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La riforma della scuola? «Un’occasione mancata»

giugno 27, 2015 Elisabetta Longo

Dall’autonomia ai precari, dal gender alle paritarie. Intervista all’assessore all’Istruzione, formazione e lavoro della Regione Lombardia

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Per Valentina Aprea, assessore all’Istruzione, formazione e lavoro della Regione Lombardia, la nuova riforma della scuola è un solenne “no”. La definisce senza mezzi termini «un’occasione mancata», con buone premesse nelle prime fasi di discussione, perse a mano a mano che se ne continuava a discutere. Spiega l’assessore a tempi.it, ricordando il suo ruolo di sottosegretario al ministero dell’Istruzione: «La riforma della scuola è forse una delle più difficili da portare a termine. Troppi gli agenti esterni che influiscono sull’andamento delle discussioni». La riforma è stata approvata al Senato il 25 giugno, a breve tornerà alla Camera, dopo di che entrerà in vigore.
L’assessore si aspettava molto di più: «Sono contenta che abbiano riconosciuto l’importanza dell’apprendistato, delle politiche di alternanza scuola-lavoro, che in Lombardia stiamo portando avanti da tempo. Oggi sono più che mai necessarie a indirizzare i giovani nella sfida del mercato del lavoro. Per il resto ho molti dubbi che questa riforma rappresenti un grande cambiamento. A cominciare da come è stato gestito il tema dell’autonomia».

AUTONOMIA E GENDER. All’assessore sembra paradossale instaurare un discorso sul futuro partendo dal passato: «Per parlare di autonomia ci si basa ancora sulla legge omonima del 1997 e del decreto legge del 1999. Siamo nel 2015, sono passati tanti anni, credo sia giunto il momento di staccarci da quelle leggi. Speravo che ci sarebbe stata una spinta in avanti, guardando i modelli anglosassoni di scuola, ma così non è stato». Aprea vuole poi ricordare un’ultima contraddizione, insita nella riforma, relativamente all’autonomia: «Hanno imposto l’insegnamento dell’educazione anti bullismo e discriminazione e le lezioni di teorie del gender. Impedendo così al dirigente scolastico che lo vorrà di bandire certe materie dal proprio istituto. Vorrei capire allora cosa intendono con autonomia scolastica».

PRECARI. Sembrava che la Buona scuola avrebbe risolto il problema del precariato degli insegnanti. Sarà così solo a metà, perché diventeranno di ruolo solo 52 mila su 100 mila, sulla base di principi di anzianità: «Ancora una volta è più importante l’età di un insegnante rispetto al suo aggiornamento o merito. A settembre diverranno di ruolo insegnanti che hanno un’età media di 45 anni, mentre rimarranno fuori tutti i giovani che recentemente si sono cimentati con il Tfa e che quindi si sono preparati e aggiornati. La scuola non riesce ad avere un ricambio generazionale nemmeno questa volta, in un momento in cui dovremmo introdurre nuove tecnologie a supporto dell’insegnamento e essere al passo coi tempi».

PARITARIE DELLA DISCORDIA. Nella “Buona scuola” si parla anche delle tanto citate paritarie. Per un aspetto positivo come la detrazione delle rette di iscrizione agli istituti, ne viene compensato uno negativo: «Tra i 52 mila nuovi assunti sono presenti tantissimi professori di istituti paritari. Potranno essere nominati di ruolo da ottobre a dicembre, cioè quando l’anno scolastico sarà ormai avviato. Ciò significa che molte classi di scuole paritarie potrebbero trovarsi scoperte di professori da un momento all’altro. Subendo un evidente discriminazione».
In Lombardia sono circa 10 mila le scuole paritarie: «Abbiamo degli istituti che tutti ci invidiano, non permetterò che quanto costruito con fatica in questi anni possa essere rovinato. Il modello di istruzione lombardo non ha eguali, e cercherò di difenderlo dalle tante ombre che affollano questa nuova riforma nazionale».


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3 Commenti

  1. leo aletti says:

    Sono lombardo per questo concordo con la signora Valentina Aprea, che invito a perseverare senza paura.

  2. Filippo81 says:

    Inutile farsi illusioni, l’attuale governo pd-ncd è quello che è, comunque neanche è questione di vita o di morte dover emulare il sistema scolastico anglosassone, è un sistema già alle corde.E’ già tanto , comunque, che l’attuale governo non abbia fatto come quelli del centrodestra, che fecero passare per “riforme” dei semplici e drastici tagli .

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