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Renzi: «Cancellieri si dimetta senza attendere avviso di garanzia»

novembre 19, 2013 Chiara Rizzo

In attesa della riunione dei parlamentari del Pd di stasera, il candidato alle primarie nella sua enews: «Non è un problema giudiziario, ma politico. Il Guardasigilli ha minato l’idea di imparzialità». È scontro nel partito

“Non è un problema giudiziario, ma politico”: così Matteo Renzi scrive nella sua enews a proposito del caso Cancellieri-Ligresti. Il candidato alle primarie del Pd ritiene che la vicenda Ligresti “ha minato l’autorevolezza istituzionale e l’idea di imparzialità” del Guardasigilli e di conseguenza “se cambia il ministro della Giustizia il governo Letta è più forte, non più debole. Con questo ministro qualsiasi intervento sulle carceri, qualsiasi posizione sulla riforma della Giustizia sconterà un giudizio diffidente di larga parte degli italiani”.

DIMISSIONI. Per Matteo Renzi non occorre la notizia di un’indagine sul ministro perché la Cancellieri arrivi alle dimissioni: “Sono per le dimissioni di Cancellieri, indipendentemente dall’avviso di garanzia o meno” dato che “L’idea che ci siamo fatti dell’intera vicenda Ligresti è che la legge non sia uguale per tutti e che se conosci qualcuno di importante te la cavi meglio. È la Repubblica degli amici degli amici: questo atteggiamento è insopportabile”. Per cui, anche se “i media scrivono che il ministro Cancellieri dovrebbe dimettersi se le arrivasse un avviso di garanzia, non la penso così – prosegue Renzi–: e so che adesso non tutti saranno d’accordo con me: le dimissioni non dipendono da un avviso di garanzia. L’avviso di garanzia è un atto di tutela verso l’indagato, non è una sentenza di condanna: vent’anni di giustizialismo soprattutto mediatico hanno trasformato uno strumento a favore della difesa in una condanna preventiva. Un Paese civile, un Paese che cambia verso, è un Paese in cui non basta un’informazione di garanzia per condannare una persona. Se diventerò segretario del PD su questo tema vorrei combattere una battaglia culturale”.

CITA TALLEYRAND. Il sindaco di Firenze prosegue la sua riflessione: “La questione non è la telefonata per interessarsi a un caso di salute, ma la credibilità del racconto proposto dal Ministro, che chiama la famiglia di tre arrestati e un latitante dicendo che non è giusto ciò che sta accadendo. Ma il Ministro è un essere umano, si dice: dunque coltiva i suoi rapporti d’amicizia. Certo, fa benissimo, non siamo robot. Ma proprio perché è intima di quella famiglia, quando ci sono i procedimenti giudiziari non mette naso, non telefona, sta fuori: altrimenti perde l’autorevolezza necessaria a fare il Guardasigilli. Proprio perché sei amico di quelle persone, stai lontano da quel caso. Cancellieri è una servitrice dello Stato e delle Istituzioni: lei per prima sa che il responsabile del Ministero della Giustizia deve avere caratteristiche peculiari di assoluto prestigio». Poi Renzi cita Talleyrand, il primo ministro della Francia della Restaurazione post-napoleonica: “Purtroppo, dico purtroppo questa vicenda ha minato l’autorevolezza istituzionale e l’idea di imparzialità del Ministro della Giustizia. Talleyrand diceva: ‘è peggio di un crimine, è un errore’. Il Ministro non ha fatto niente di criminale, sia chiaro: ha sbagliato. Prima lo ammette, meglio è, innanzitutto per lei. Ecco perché secondo me dovrebbe dimettersi”.

LA POSIZIONE DEL PD. La risposta di quanto farà il Pd arriverà in serata, alla conclusione del Consiglio dei gruppi parlamentari, convocato alle 20.30, al quale potrebbe partecipare persino Enrico Letta. Al momento, come confidato da un ministro Pd a Repubblica, il partito si trova in effetti in un cul de sac. Da una parte ci sono la base e i renziani che vorrebbero le dimissioni del ministro, dall’altra la Cancellieri che, appoggiata anche dal Quirinale, non pensa di fare un passo indietro. «Rischiamo una crisi istituzionale. Se il Pd oggi salva la Cancellieri sfiducia Renzi, il suo prossimo segretario. Se al contrario il Pd si schiera contro il ministro, a essere sfiduciato sarà Letta. Da questo cul de sac se ne esce soltanto con un gesto di responsabilità da parte dell’interessata».

LA LEGA: «SI’ ALLA SFIDUCIA». Intanto sulla vicenda Cancellieri – il voto di sfiducia al ministro è previsto per domani, 20 novembre – la Lega ha espresso la propria posizione, attraverso il segretario e presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni: «Voteremo sì alla mozione di sfiducia contro Annamaria Cancellieri. Le novità che sono emerse rendono incompatibile il proseguimento dell’attività del ministro della Giustizia. Mi auguravo che il suo senso delle istituzioni le consigliasse di dimettersi».

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