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Quagliariello: «Monti può stare solo coi moderati. L’accordo Pd-Casini è uno specchietto per le allodole»

dicembre 17, 2012 Francesco Amicone

«Mario Monti è l’unica ipotesi per federare i moderati per evitare di far vincere o stra-vincere le sinistre, sia alla Camera che al Senato». Intervista al pidiellino Gaetano Quagliariello

 Forte di quasi il 40 per cento dei consensi, secondo i sondaggi, la coalizione Pd-Sel guidata da Pier Luigi Bersani, fino a poco tempo fa, sorrideva a una vittoria data quasi per scontata. Ma ora, dopo che Silvio Berlusconi ha dato forza all’ipotesi che sia invece Mario Monti a guidare una coalizione moderata, è andato in crisi l’ottimismo post-primarie della sinistra. Rimane un problema: cosa farà Monti? «Non so cosa farà, ma noi tutti speriamo che si candidi», spiega a tempi.it Gaetano Quagliarello (Pdl), ieri tra i protagonisti della manifestazione Italia popolare. «L’ipotesi di un accordo post-elettorale fra il centro e il Pd è solo uno specchietto per le allodole. Di fatto, la divisione fra i moderati regalerebbe il parlamento alle sinistre e il Pd non avrebbe più bisogno di Monti. Dobbiamo unirci».

Bersani potrebbe sempre offrirgli la presidenza della Repubblica.
Non penso. Quella andrebbe al cattolico adulto Romano Prodi.

Come convincere l’elettorato del Pdl, che se secondo i sondaggi è molto restio a votarlo?
L’elettorato di centrodestra è pragmatico, non ideologico. Non è necessario convincerlo a votare una coalizione con a capo Monti. Sa che questa è l’unica possibilità per non trovarsi a fare i conti con un governo di rappresentanti degli interessi della Cgil e di teorici della patrimoniale. Mario Monti è l’unica ipotesi per federare i moderati per evitare di far vincere o stra-vincere le sinistre, sia alla Camera che al Senato.

Poniamo che Monti presenti la sua agenda. Rigore, tasse e disciplina contabile. Quali sono i contenuti che può proporre il Pdl?
Noi porteremo la nostra carica riformista e le nostre idee liberali, a cui hanno dato soltanto parzialmente seguito il governo tecnico e l’ultimo governo di Berlusconi.

Cioè?
La riforma del lavoro, per esempio, sulla quale la sinistra ha sempre posto il veto.

Bersani è tornato a parlare del posto fisso per tutti. Come potrebbe questa sinistra accordarsi con Monti?
Una sinistra demagogica che accusa gli altri di esserlo, ovviamente, non ha alcun interesse nel coinvolgere Monti, se non per calcolo elettorale. Sa che dividendo i moderati, avrebbe la vittoria in tasca.

Bersani non manterebbe la parola, se ci fosse un eventuale accordo con Pier Ferdinando Casini?
Non ci sono i presupposti perché la sinistra si accordi con il centro. Primo, ce lo dicono i numeri: se i moderati si presentassero divisi, la sinistra non ne avrebbe bisogno per avere la maggioranza. Secondo, perché a sinistra c’è Nichi Vendola e la sinistra massimalista. Non c’è spazio per il centro montiano.

Secondo Roberto D’Alimonte, non è detto che al senato la sinistra raggiunga la maggioranza. In bilico ci sarebbero Lombardia e Sicilia.
Con i moderati divisi, l’ipotesi che il ticket Pd-Sel vinca anche in Lombardia e Sicilia è quasi scontata. Il premio di maggioranza assegnato su base regionale premia il primo partito o la prima coalizione. E difficilmente Pdl e centro a guida Monti arriveranno primi da soli contro la coalizione di centrosinistra.

L’iniziativa del neonato movimento dell’Italia Popolare per proporre Monti al governo non è un’ulteriore spaccatura fra i moderati?
No. La nostra è una proposta chiara, netta, unitaria, a vocazione maggioritaria, che trova spazio all’interno del Pdl e va oltre i confinini elettorali e oltre l’opportunismo. Siamo a un bivio della politica e della storia italiana. Il centrodestra deve presentarsi unito.

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