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«Il processo contro Gesù è illegale». Avvocato kenyota vuole far causa a Italia e Israele

agosto 1, 2013 Leone Grotti

Dola Indidis ha presentato un’istanza alla Corte internazionale di giustizia per riaprire il caso. È sicuro di avere «ampi margini di successo»

«Far rispettare la dignità di Gesù» e «ristabilire l’integrità dell’Uomo di Nazareth». Sono questi gli obiettivi di Dola Indidis, avvocato kenyota che ha presentato un’istanza alla Corte internazionale di giustizia per riaprire il caso giudiziario più famoso della storia: quello che ha condannato alla crocifissione Gesù Cristo. Sembra una follia agostana, ma il nostro legale è determinato nel suo intento e convinto (beato lui) di poter vincere.

RIAPRIRE IL CASO GESÙ. Ponzio Pilato se n’è lavato le mani e Dola non ha nessuna intenzione di agire allo stesso modo. E poiché secondo l’avvocato cristiano il processo avvenuto duemila anni fa è stato «illegale, ingiusto, discriminatorio e lesivo dei diritti umani di Gesù», è giunto il momento di riaprirlo.

PROCESSO CONTRO ITALIA E ISRAELE. E se l’imperatore Tiberio e Ponzio Pilato potrebbero essere difficili da imputare, così come il Sommo sacerdote, Dola vuole portare sul tavolo degli imputati gli Stati connessi a quelle personalità: l’Italia e Israele. L’avvocato è sicuro di avere «ampi margini di successo» ma ci sono diversi problemi che la Corte, qualora decidesse di accettare l’istanza, dovrà affrontare.

NIENTE PRESCRIZIONE. La prescrizione del reato non dovrebbe rientrare tra i pericoli, visto che spesso non viene considerata quando si parla di crimini internazionali. Anche l’esistenza storica di Gesù ormai non viene più messa in dubbio da nessuno, ma è certo però che Dola farà fatica a portare in aula testimoni dell’ingiusto processo, anche se lui ha già considerato questo problema: «La prova di quanto avvenuto si trova ufficialmente nella Bibbia. E non si può gettare discredito sulla Bibbia».

PROBLEMA GIURISDIZIONE. Dola sembra avere tutte le carte in regola per vincere la causa anche se una doccia fredda per l’avvocato potrebbe arrivare proprio dalla Corte internazionale, il cui responsabile ha dichiarato: «La Corte non ha giurisdizione per istruire questo processo». Ad ogni modo, se l’Alta corte di Nairobi ha in precedenza rifiutato come irricevibile la causa presentata da Dola, la Corte internazionale non ha ancora accettato né rigettato il caso in via ufficiale.

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8 Commenti

  1. giancarlo says:

    mi sembra che possa essere un buon inizio; poi passerei a S.Stefano, senza dimenticare i Santi Innocenti, e via via a tutti quanti i martiri della storia, dai più noti fino agli ultimi in Siria, Sudan, ecc…

  2. Aldo says:

    Ma senza quel processo e quella condanna Gesù non sarebbe mai stato crocifisso e senza crocifissione non sarebbe neanche risorto riscattando tutta l’umanità. Quindi che si fa: si mette in dubbio tutto il cristianesimo?

  3. giovanni says:

    Mi sembra una baggianata solenne! Se trova dei giudici atei non credo che ritengono valida la testimonianza della bibbia. E poi, in caso di vittoria l’eventuale risarcimento chi se lo intasca? Mi sa che questo avvocato è un pochino birbantello.

    • Giulio Dante Guerra says:

      Anche secondo me tutta questa faccenda non ha nessun senso. A che titolo lo stato italiano “inventato” nel 1861 come “Regno d’Italia” e “reinventato” nel 1946 come “Repubblica Italiana” può essere considerato “erede” d’un Impero Romano, che, ai tempi di Gesù, comprendeva tutto il bacino del Mediterraneo, e l’Europa ad ovest del Reno e a sud del Danubio? Benito Mussolini aveva provato a raccontarlo in giro, e noi italiani paghiamo ancora le conseguenze della batosta che ci fece prendere nella II guerra mondiale. Quanto a Israele, dov’è, oggi, un Gran Sacerdote del Tempio di Gerusalemme, erede istituzionale di Caifa? Non solo non c’è più un Gran Sacerdote, ma non c’è più neppure un Tempio di Gerusalemme! Tutto sommato, il governo “laico” dell’attuale Stato d’Israele sembra più “erede” d’Erode Antipa – che, non dimentichiamolo, rispedì Gesù a Pilato, rifiutandosi di giudicarlo – che del Sinedrio. In altri termini: dove sono gli “imputati”?

  4. TtoTM says:

    AHAHAHAHAH…..fatemelo conoscere!!! STO QUA’ è un MIIIITOOOOO

    🙂 🙂 🙂 🙂

  5. Matteo says:

    Giusto! E propongo anche una causa all’Iraq, erede di Babilonia, per abusivismo edilizio nonche’ violazione delle norme ambientali per la costruzione della torre di Babele!

    Non conosco la societa’ keniota ma o si sta facendo pubblicita’ oppure e’ un folle… Comunque ci vorrebbero piu’ persone come questo avvocatuccio, almeno ci farebbero ridere in un periodo in cui ce ne e’ bisogno…

  6. Ravecca Massimo says:

    Gli ebrei volevano uccidere Gesù, ma non potevano, Pilato poteva condannarlo a morte, ma non voleva, Erode tratto Gesù come fosse il protagonista di un carnevale ebraico (Purim), i soldati romani come se fosse il protagonista di un carnevale romano (Saturnali). Barabba più che un nome proprio, che probabilmente era Gesù, potrebbe essere un titolo relativo ad una funzione ed in ogni caso coincideva con l’imputazione relativa a Gesù: essersi proclamato Figlio del Padre. Per questo Michelangelo quando dipinse il Giudizio Universale per Gesù giudice riprese la figura di Aman (protagonista del carnevale ebraico) dipinta precedentemente nella volta della Cappella Sistina? Cfr. ebook (amazon) di Ravecca Massimo. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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