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Polito: «Ho firmato l’appello per le scuole paritarie di Bologna. Va difesa la libertà di educazione»

maggio 7, 2013 Matteo Rigamonti

«Il pensiero dei promotori del referendum è viziato da un fortissimo pregiudizio ideologico che confonde la laicità con la discriminazione»

Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, ha firmato il manifesto in difesa delle scuole paritarie cui un referendum a Bologna vorrebbe togliere i fondi. «Il pensiero dei promotori del referendum di Bologna – spiega Polito a tempi.it – è viziato da un fortissimo pregiudizio ideologico che confonde la laicità con la discriminazione, per cui dovrebbe essere prerogativa esclusiva dello Stato fornire il servizio educativo scolastico, mentre è prerogativa dei genitori scegliere a chi delegare l’istruzione dei figli».
Ad oggi, il Comune destina 35 milioni di euro alle comunali, 665 mila euro alle statali e poco più di un milione di euro alle paritarie che, pertanto, ricevono il 2,8 per cento delle risorse, mentre accolgono il 21 per cento dei bambini bolognesi. Buona parte della società civile, tra cui molti esponenti di sinistra come l’ex sindaco Walter Vitali e l’attuale primo cittadino Virginio Merola, si è mossa sottoscrivendo un appello bipartisan per votare “b” al referendum.

Polito, perché ha sottoscritto l’appello?
Anzitutto per riaffermare un principio costituzionale per lo più dimenticato, e cioè che la nostra scuola è la scuola pubblica. Quale che sia il soggetto che eroghi il servizio, lo Stato, un comune, un privato profit o non profit: il servizio è pubblico. Così, del resto, vuole una norma, oltretutto, introdotta in Costituzione da una maggioranza di centrosinistra. La contrapposizione tra scuola pubblica e privata è antica e, ormai, superata. Mi è parso giusto ricordarlo. C’è poi una seconda ragione per cui ho deciso di sottoscrivere l’appello.

Che sarebbe?
È la difesa della libertà di educare i figli secondo il volere dei genitori; a nessuno, infatti, può essere imposto di frequentare una sola scuola e quella soltanto.

«Se uno vuole mandare i figli alle private, lo faccia pure, basta che paghi», obiettano i detrattori di un sistema di scuole integrato (statali, paritarie comunali e paritarie private) e che vorrebbero soltanto una scuola statale per tutti.
Se fosse davvero così, allora, soltanto le famiglie ricche e benestanti potrebbero effettivamente scegliere dove mandare i loro figli a scuola. Anche perché, si sa, in Italia, chi sceglie un’istituto privato, deve pagare, oltre alle tasse che già paga per la scuola pubblica, anche il costo della retta. Ma non è detto che tutti ci riescano o che lo vogliano fare. Alcuni genitori, di fatto, sarebbero trattati con disparità.

Quel milione di euro e poco più che a Bologna è riservato alle paritarie convenzionate, non potrebbe essere, invece, destinato con eguale successo alle scuole statali?REFERENDUMB-come-Bologna copia
Vede, la scuola non statale dà una grande mano al funzionamento del sistema educativo nel suo complesso. E l’appello, che è stato sottoscritto da molte persone di sinistra, è estremamente chiaro al riguardo. A Bologna, infatti, il Comune spende 35 milioni di euro per 5.137 bambini che frequentano le scuole d’infanzia comunali (che, oltretutto, sono anch’esse, parificate) e che costano 6.900 euro l’uno ai contribuenti. Un posto nella scuola d’infanzia statale, invece, costa 445 euro al Comune, per un totale di 665 mila euro e 1.496 bambini; il resto ce li mette lo Stato. Mentre alle scuole paritarie il Comune destina 1.055.500 euro per 1.736 bambini, siano esse gestite da enti religiosi o laici; ciò significa 600 euro a bambino, e il resto, in questo caso, lo mettono le famiglie di tasca propria. Se, però, anche quel milione di euro e poco più venisse destinato alle scuole statali, come chiede il referendum, si verrebbero a creare soltanto 170 posti in più, negando a 1.580 famiglie la possibilità di accedere alle scuole paritarie con retta agevolata.

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5 Commenti

  1. Marinaccio scrive:

    Condivido in toto quel che dice Polito, che sa discutere con acume dei problemi. Il referendum contro le scuole paritarie è soltanto l’ultimo tentativo dei nostalgici vetero komunisti, che coprendosi con gli abusati slogan demokratici, tentano di giustificare la loro squallida presenza. Loro sanno essere soltanto contro. Perché, per esempio, non promuovono la giusta tassazione alla grande distribuzione della Coop, adeguandola a quella degli altri negozianti? Perché non protestano contro lo sfruttamento dei lavoratori degli Ipercoop, e di tutta la galassia della Lega delle Coop, che assunti con la prospettiva di un lavoro stabile, si sono trovati di fronte a contratti part-time della durata anche di dieci anni? Perché non protestano per la mancata applicazione dell’Imu ai partiti, sindacati e fondazioni?

  2. Daniela scrive:

    I luogocomunisti non sanno fare i conti

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