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Perché il voto (conservatore) degli inglesi ha spiazzato i media accecati dal “flusso” della storia

maggio 16, 2015 Lodovico Festa

Si ritiene che il mondo abbia un destino inevitabile, fissato da precisi moti finanziari e culturali. Sembra non esserci più spazio per la politica. E invece…

Pubblichiamo la rubrica di Lodovico Festa contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Come mai le previsioni sul voto inglese sono state così largamente inesatte? Perché tende a prevalere, soprattutto nello strato di persone che si occupano professionalmente di analisi della politica (tra sondaggisti e giornalisti stessi), un senso comune indotto dal desiderio di assecondare i processi di globalizzazione in atto senza frapporre contraddizioni: si ritiene che il mondo abbia ormai un “destino”, un indirizzo irresistibilmente fissato dai flussi finanziari, accompagnato insieme dalle tendenze incontrastabili del relativismo culturale (con in testa la questione del superamento del “gender”), per cui ormai non c’è più spazio per la vecchia politica, morale, nuclei sociali tradizionali, ma esiste solo un possibile contrasto tra chi accetta “il flusso” (cioè i contemporanei) e chi lo ostacola (cioè i populisti).

In questa dimensione le soggettività progressiste o conservatrici non rappresentano più una realtà di cui tenere tanto conto perché sono subalterne alla contraddizione principale. Ci si nasconde così i rapporti concreti con la società di chi ancora fa politica: sia Syriza ad Atene sia il Psoe andaluso che corteggia Podemos, oppure i Tory che con abilità svuotano di quel che basta loro l’Ukip.

Certo in Italia si è particolarmente sviati da una crisi verticale dello Stato che ha consentito l’affermarsi di politici come Matteo Renzi del tutto immersi “nel flusso”. Ma dove ci sono ancora gli stati, la pur potente City che vorrebbe (leggetevi il Financial Times prima del voto) il prevalere del “flusso” sulla soggettività della politica viene smentita platealmente dal suffragio popolare.

The british people dimostra (certo insieme al potente scottish people che afferma altro tipo di soggettività, anch’essa per altro separata dal “flusso”) come non vota solo per rimanere nel trend automatico e invincibile della globalizzazione, ma per affermare un ruolo autonomo della Gran Bretagna. E lo fa dividendosi alla fine tra le soggettività della politica moderna: destra e sinistra.

Foto Ansa/Ap


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