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Per iscriversi al concorso per insegnante di storia e filosofia bisogna avere la fidanzata

ottobre 31, 2012 Antonio Gurrado

«Ho deciso di partecipare al concorso per la selezione di ben 12 professori di storia e filosofia a tempo indeterminato nei trienni dei licei lombardi». Peripezie burocratiche di un aspirante prof

Da ieri la mia vita è cambiata radicalmente perché, con mossa ardita e impreveduta, ho deciso di partecipare al concorso per la selezione di ben dodici professori di storia e filosofia a tempo indeterminato nei trienni dei licei lombardi. Iscriversi alla selezione è facilissimo, e infatti lo raccomando a chiunque sia in cerca di valido passatempo: anzitutto bisogna essere laureati da dieci anni, ma non da nove; dopo di che bisogna ricuperare la Gazzetta Ufficiale del 25 settembre 2012 nella quale si trovano tutte le istruzioni, comprensive di una trentina di pagine di allegati di varia risma; una volta tradotte tali istruzioni in italiano, bisogna accedere al sito del Ministero dell’Istruzione e richiedere di iscriversi alla presentazione di istanze online; effettuata questa richiesta, si riceve una mail con una password, un codice temporaneo diverso dalla password ma parimenti anti-intuitivo e un modulo da stampare; una volta stampato questo modulo bisogna compilarlo, accludervi fotocopia di carta d’identità e tessera sanitaria e presentarsi in un liceo per farsi riconoscere; a quel punto si riceve una nuova mail, in cui viene scritto che il vecchio codice temporaneo è scaduto e bisogna sostituirlo con un codice temporaneo nuovo; bisogna altresì giurare solennemente di non allontanarsi dal proprio computer ad accesso effettuato e di non utilizzare come password la parola “qwerty”. Una volta espletate queste formalità preliminari, si può iniziare a pensare a iscriversi al concorso per la selezione di ben dodici professori di storia e filosofia a tempo indeterminato nei trienni dei licei lombardi.

Un’ulteriore complicazione è data dalla compiuta informatizzazione della presentazione dell’istanza, tale che per garantire ai partecipanti di non perdere i propri dati virtuali il Ministero dell’Istruzione richiede loro di scegliere una domanda standard a risposta aperta da utilizzarsi come grimaldello per ottenere, qualora la si fosse smarrita, una nuova password – da non confondersi col codice temporaneo, sia esso quello vecchio o quello nuovo. È presumibile che, onde garantire la sicurezza degli iscritti al concorso (o, meglio, alle formalità preliminari per la presentazione delle istanze online eccetera eccetera), il Ministero dell’Istruzione abbia telefonato ai Servizi Segreti e abbia detto: “Servizi Segreti, come possiamo garantire la sicurezza degli iscritti alle formalità preliminari eccetera eccetera?”. Ecco il ponderato responso del Copasir: fra le opzioni per la scelta di tale domanda spiccano il cognome di vostra madre, il film che non smettereste mai di vedere e la data di nascita della vostra fidanzata. Questo è chiaramente discriminatorio nei confronti di chi non ha la fidanzata, oltre che di chi guarda solo film zozzi e non ricorda il cognome di sua madre. Sto trascorrendo infatti l’intera giornata odierna a telefonare alle amiche più dimenticate chiedendo come alle medie inferiori: “[Omissis], ti vuoi mettere con me? Mi serve per fare il concorso”. Una discreta percentuale di esse ha risposto di sì, pertanto ho chiesto loro di spedirmi una scansione della loro carta d’identità. In un caso mi è stato chiesto di fare lo stesso perché anche l’interlocutrice aveva necessità di iscriversi alle formalità eccetera eccetera per la selezione di eccetera eccetera dei licei lombardi.

Per fortuna il Ministero dell’Istruzione fornisce indicazioni estremamente dettagliate – su un file pdf scaricabile in parte prima di e in parte dopo avere presentato domanda per l’accesso alle istanze online – su come procedere al passaggio successivo: io infatti leggendo che, onde proseguire la registrazione della domanda per la presentazione di istanze online onde poter concludere l’iscrizione alle formalità preliminari di adesione alla partecipazione al concorso per la selezione di numero dodici professori di storia e filosofia a tempo indeterminato nei trienni delle scuole superiori della Lombardia, bisognava presentarsi in un liceo e farsi riconoscere, mi ero a stento trattenuto dall’andare al Liceo Classico [Omissis] di [Omissis] e toccare il culo alle minorenni, ruttare in faccia al preside e dichiarare sotto giuramento che se proprio non si può istituire la pena di morte bisogna quanto meno ripristinare i lavori forzati, non prima di avere cantato la canzoncina dei Wahha Put-hanga che ormai ascolto ogni giorno prima e dopo i pasti (nel mio caso, cinque). Invece si tratta più modestamente di presentarsi nella segreteria di una scuola statale, porgere il documento ricevuto nella mail di cui al primo paragrafo, debitamente compilato ma non firmato, consegnare la tessera sanitaria onde desumerne il codice fiscale, consegnare la carta d’identità, spiegare che non ho avuto il tempo di farmi la barba, spiegare che sono ingrassato perché colgo ogni occasione per mangiare pur di ascoltare prima e dopo i pasti la canzoncina dei Wahha Put-hanga, attendere che l’applicato di segreteria inoltri la certificazione virtuale al Ministero dell’Istruzione, trattenersi dal toccare il culo alle minorenni di passaggio, ricevere la mail di avvenuto riconoscimento virtuale, cambiare il vecchio codice provvisorio con il codice provvisorio nuovo, non scegliere “qwerty” come password, cominciare la procedura di autocertificazione dei titoli valutabili per l’iscrizione alla selezione eccetera eccetera nei trienni dei licei lombardi, non allontanarsi mai dal proprio computer acceso pena la squalifica, attendere fiducioso la data del concorso. Arriverò tredicesimo e mi consolerò con un bicchiere di Stock84.

tratto dal blog di Antonio Gurrado

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