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Pedrolli (Incontro e presenza): «Cosa dirò a Napolitano durante la sua visita a San Vittore»

febbraio 5, 2013 Chiara Rizzo

Mercoledì il presidente della Repubblica incontrerà anche i volontari nella casa circondariale milanese: «Vedrà la condizione di estremo disagio in cui vivono i 1690 detenuti».

Mercoledì mattina il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano visiterà il carcere milanese di San Vittore. Si tratta di un’occasione rara, perché nella visita Napolitano incontrerà e parlerà con i volontari che regolarmente entrano nella casa circondariale milanese. Con 1690 detenuti presenti in media nell’ultimo anno, di cui 1590 uomini e 100 donne secondo l’Osservatorio Antigone, e una capienza tollerabile di 800 posti (ma i posti regolamentari sarebbero 700, ridotti a 550 per via dell’inagibilità del secondo braccio e della sezione speciale) «San Vittore è il simbolo di tutte le carceri italiane», come spiega a tempi.it Emanuele Pedrolli, volontario nella casa circondariale dell’associazione Incontro e presenza, oggi attiva con 100 volontari in tutte le carceri milanesi e 35 a San Vittore. La visita del presidente è organizzata dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e non se ne conoscono i dettagli: ma di certo sarà molto forte l’impatto con San Vittore, una realtà dove le associazioni di volontari fanno da contraltare a molte carenze del sistema penale e al drammatico sovraffollamento, con l’offerta di generi di prima necessità, corsi di formazione, lavoro e colloqui.

Pedrolli, che realtà si troverà davanti Napolitano mercoledì?
Pur non conoscendo i dettagli della visita, senz’altro ciò che gli sarà fatto vedere è la condizione di estremo disagio in cui vivono i 1600 detenuti, in una struttura dell’800 vecchia e sfatta, con condizioni igienico-sanitarie che la fanno sprofondare. Un problema non dovuto all’amministrazione del carcere in sé, ma alla situazione italiana dove non ci sono soldi e i fondi per le carceri sono ulteriormente tagliati. Da questo punto di vista San Vittore è il simbolo delle carceri italiane, ci sarebbe moltissimo da fare e al presidente saranno fatte presenti le disfunzioni. Fatti salvi i 200-300 detenuti che lavorano all’interno per le mansioni domestiche, non ci sono cooperative di lavoro “interne”, perché è una casa circondariale con pochi spazi tutti occupati per ospitare i detenuti. Sono invece numerosi i progetti per il reinserimento lavorativo: ci sono corsi di formazione e noi di Incontro e presenza con il progetto “Cercare in carcere” ci offriamo alle aziende esterne come tutor per trovare dei detenuti sulla cui capacità e serietà garantiamo e per dare all’imprenditore informazioni sugli sgravi fiscali.

Nel caso avesse l’opportunità di parlargli, come volontario cosa vorrebbe dire a Napolitano?
Mi piacerebbe dirgli che accanto alle disfunzioni che ormai per fortuna sono sotto gli occhi di tutti, in carcere oggi ci sono delle persone che, grazie alla compagnia fatta dai volontari, diventano capaci di “stare in piedi” da sole. Ci sono molte persone che abbiamo incontrato nel tempo con Incontro e Presenza, che ho visto crescere responsabilmente nell’esperienza della detenzione. Gli direi che accanto al sostegno materiale che è necessario offrire ai detenuti in queste condizioni invivibili, di pari passo dev’essere offerto loro sempre un sostegno morale. Ad un detenuto si può persino dare casa o lavoro: ma ciò non basterebbe senza una trama nuova di rapporti nella realtà, perché altrimenti il detenuto torna a frequentare le compagnie che l’hanno spinto verso il carcere.

C’è qualche storia che racconterebbe come esempio?
Ci sono dei detenuti che sono rimasti a fare i volontari nella nostra associazione. Noi cerchiamo di dare in carcere quel poco di aiuto materiale che possiamo. A San Vittore curiamo il progetto “Dignità”, con l’offerta gratuita di generi di prima necessità, compresi biancheria e abiti nuovi o usati per i detenuti, che spesso entrano in carcere davvero solo con l’abito del giorno dell’arresto. L’aspetto che caratterizza di più il nostro volontariato in carcere, dati gli scarsi strumenti per rispondere a tutti i 1500 detenuti, è l’offerta della nostra amicizia. È grazie a questa che un ex detenuto, Salvatore, malato di Aids “negativizzato” (non infettivo) che ha scontato la sua pena, ha deciso di offrirsi per gli altri carcerati occupandosi del nostro magazzino esterno per il vestiario del progetto “Dignità”. Lavora lì per rendersi utile. Direi questo a Napolitano per ricordargli che accanto al sostegno delle infrastrutture, vanno sostenute quelle realtà del privato sociale che in carcere stanno lavorando per la riscoperta dell’umanità, anche solo attraverso un’amicizia.

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