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Pakistan, ministro Gill a Torino: «Perché ho preso il posto di Bhatti»

novembre 15, 2011 Alberto Manzo

Akram Masih Gill, ministro per l’Armonia Nazionale del Pakistan, è stato tra i protagonisti della quarta edizione della Winter School, organizzata a San Giusto Canavese dal vicepresidente del Consiglio comunale Silvio Magliano. Ha detto anche davanti al sindaco Fassino: «Ho capito che era il momento di farmi avanti e continuare il lavoro di Shahbaz»

Avrebbe potuto scegliere una via più facile, Akram Masih Gill, quando il suo partito, in minoranza nel Parlamento pakistano, ha deciso di partecipare a un governo di emergenza nazionale, meritandosi alcuni dicasteri. Avrebbe potuto accettare da avvocato, cattolico dichiarato in un paese in cui il 95% della popolazione è musulmana, di diventare ministro della Sanità: molto potere, la possibilità di stringere ottime relazioni, anche all’estero. Ma il 2 marzo 2011 Shahbaz Bhatti, suo amico e compagno di tante battaglie in favore delle minoranze sebbene membro di un partito avversario, ministro cattolico per le Minoranze, era stato assassinato mentre si recava al lavoro da un commando di estremisti. «Ho capito che era il momento di farmi avanti e continuare il lavoro che avevo condiviso con Shahbaz Bhatti» dice Gill. «Ho rifiutato la carica di ministro della Sanità e, poiché la persona che era stata scelta per succedere a Bhatti si era tirata indietro, ho chiesto di assumerne l’incarico».

Akram Masih Gill, ministro per l’Armonia Nazionale del Pakistan, è stato tra i protagonisti della quarta edizione della Winter School (www.winterschool.it), la scuola di politica che si svolge a San Giusto Canavese (To) articolata in tre fine settimana residenziali dedicati all’approfondimento di tematiche di attualità attraverso le lenti di ingrandimento della storia, dell’economia, del diritto e della filosofia, grazie all’apporto di personalità di spicco del mondo accademico, del sociale, della politica, della società civile. Di fronte a 150 persone che, ognuno nel suo ambito, vogliono «costruire porzioni di società migliore», per usare le parole di Silvio Magliano, ideatore e promotore della Winter School, Akram Masih Gill chiede il sostegno dell’Occidente per un Pakistan che ha sete di democrazia, diritti e libertà: «Il Pakistan è in difficoltà perché chi vuole destabilizzare la regione quasi sempre utilizza il nostro paese per creare caos attraverso attentati. Tutti vorrebbero che continuassimo il nostro progresso verso la democrazia e lo stato di diritto, ma il denaro viene investito altrove, in nazioni vicine, Afghanistan e India.  Il Pakistan ha avuto cinquantamila morti nel conflitto contro il terrorismo, ma nessuna cronaca lo riporta: quando i droni Usa sconfinano dall’Afghanistan e uccidono i pakistani, l’Occidente tace, mentre gli integralisti si scatenano perché ritengono il governo debole e connivente. Se c’è un attentato in India, subito viene additato il Pakistan, quando l’attentato avviene in Pakistan dicono che il Paese non è stabile. Più sostegno e maggiori fondi per noi significherebbero maggiore stabilità».

Le stesse cose Akram Masih Gill, 41 anni, sposato con tre figli, le ha ripetute anche davanti al sindaco di Torino, Piero Fassino, e al consigliere regionale Giampiero Leo – invitati dallo stesso Magliano, che è anche vicepresidente vicario del Consiglio Comunale -, che gli hanno promesso impegno e disponibilità a un progetto di cooperazione internazionale in favore del Pakistan. Gill ha poi parlato della vita della minoranza cristiana: «Abbiamo istituito commissioni territoriali che in ogni angolo del paese vigilano perché non si verifichino atti di intolleranza legata alla confessione. Sarà possibile per le minoranze eleggere rappresentanti nella Camera Bassa e nella Camera Alta del Parlamento, rispettivamente 20 e 4. Poiché le famiglie appartenenti a minoranze religiose versano quasi sempre in condizioni di povertà, abbiamo previsto che lo 0,5% dei posti di lavoro pubblici sia loro riservato. Organizziamo eventi e manifestazioni a favore della tolleranza e dell’armonia nazionale».

La via migliore per un’emancipazione delle minoranze resta comunque l’istruzione: «In Pakistan esistono un centinaio di istituti privati di confessioni appartenenti alle minoranze, frequentati però per il 99% da studenti musulmani, gli unici che possono permetterselo. La prossima settimana incontrerò Benedetto XVI, che è sempre molto attento ad attirare l’attenzione della comunità internazionale quando i cristiani pakistani sono in difficoltà, per illustrargli la situazione».

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