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Pakistan. Parla l’imam che difende i cristiani perseguitati: «Serve la conversione dei cuori»

dicembre 18, 2015 Leone Grotti

Intervista a Maulana Abdul Khabir Azad, Grande imam della moschea Badshahi di Lahore, che, a rischio della vita, si batte per fermare le violenze anti-cristiane

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Quando centinaia di case di cristiani e quattro chiese sono state bruciate nel villaggio di Shanti Nagar nel 1997, quando otto cristiani sono stati bruciati vivi, 40 case e una chiesa distrutte a Gojra nel 2009, quando più di 100 cristiani sono morti nell’attentato kamikaze alla chiesa di Tutti i santi di Peshawar nel 2013, quando una coppia di cristiani è stata bruciata viva in un forno a Kot Radha Kishn da islamisti nel 2014, quando 22 cristiani sono rimasti uccisi negli attentati a due chiese di Youhanabad nel 2015; dopo tutti questi casi di persecuzione in Pakistan, un imam si è recato in questi luoghi per piangere con i cristiani e aiutarli a ottenere giustizia. Si tratta di Maulana Abdul Khabir Azad (nella foto con padre Channan), Grande imam della quinta moschea più grande del mondo, la moschea Badshahi di Lahore, seconda città più importante del paese e capoluogo del Punjab, la provincia dove i cristiani sono più perseguitati. L’imam è impegnato da anni nella difesa dei cristiani ed è stato ripetutamente minacciato per questo suo impegno, del quale ha accettato di parlare in un’intervista a tempi.it.

Quando ha cominciato ad aiutare i cristiani vittime di persecuzioni. E perché?
È un atteggiamento che ho imparato in casa e che ho ereditato da mio padre, che è stato per 30 anni Grande imam della moschea Badshahi. È lui che ha cominciato 40 anni fa il dialogo interreligioso. Ogni volta che c’era un problema tra cristiani e musulmani mio padre e la mia famiglia cercavano di porvi rimedio.

Non sono tanti i musulmani che agiscono in questo modo in Pakistan.
In Pakistan in molti luoghi, ma soprattutto nel Punjab, vedo che le chiese sono sotto attacco. Io, come essere umano e come pakistano, credo che i cristiani siano nostri fratelli e sorelle. Per me è una grande soddisfazione spirituale partecipare alle gioie e ai dolori dei cristiani. Loro vengono in moschea e io vado spesso a trovarli in chiesa. Voglio menzionare soprattutto la mia ammirazione per padre James Channan (che ha contribuito alla realizzazione dell’intervista, ndr), direttore del Peace Center di Lahore. Entrambi abbiamo lavorato negli ultimi 20 anni per portare un messaggio di armonia e pace. Con la grazia di Allah onnipotente i problemi tra cristiani e musulmani sono diminuiti e il rispetto reciproco è aumentato.

Eppure la violenza non sembra essere diminuita negli ultimi anni, anzi.
Purtroppo ci sono tanti incidenti tra cristiani e musulmani. Più di 70 mila persone sono morte in Pakistan a causa di attentati terroristici. E c’erano sia cristiani che musulmani tra le vittime. Inoltre, sono state attaccate le case e le chiese dei cristiani a Shanti Nagar, ci sono stati attentati contro la chiesa di Tutti i santi di Peshawar e due chiese di Youhanabad e Gojra. Ricordo con grande dolore la coppia cristiana linciata a Kot Radha Kishn, Shama e Shehzad. Mi sono recato personalmente in tutti questi luoghi per incontrare i cristiani ed esprimere la mia profonda simpatia e la mia consolazione. Mi sono anche battuto perché ottenessero giustizia.

Può fare un esempio?
Prendiamo l’incidente alla Joseph Colony. Due amici, un cristiano e un musulmano, bevevano spesso alcolici assieme. Un giorno è nata una disputa e il musulmano ha accusato il cristiano di blasfemia. Di conseguenza, un gruppo di fanatici musulmani ha attaccato la colonia cristiana. Quando l’ho saputo, mi sono recato lì per scoprire che 178 case di cristiani erano state bruciate. Per impedire che altre colonie venissero attaccate, ho parlato con i fanatici spiegando che simili attacchi erano completamente contro gli insegnamenti dell’islam. La nostra religione insegna la tolleranza e il rispetto verso tutti. Ho chiesto alla gente di andarsene, perché non avevano alcun diritto di giudicare gli altri, e così sono tornati alle loro case. Dopo questo incidente, ho organizzato nella mia moschea di Badshahi un grande incontro con musulmani, cristiani, sikh e indù per esprimere solidarietà ai cristiani e veicolare un messaggio di pace e rispetto. Ho spiegato che i cristiani sono i nostri fratelli e che sono pakistani proprio come i musulmani.

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Perché i leader islamici delle zone rurali incitano spesso i musulmani ad attaccare i cristiani?
Gli imam, soprattutto nelle zone rurali, hanno un disperato bisogno di educazione al dialogo interreligioso e orientamento a vivere in pace: ecco perché fanno simili annunci dalle moschee, che provocano poi gli attacchi contro i cristiani. Questi attentati non dovrebbero mai verificarsi. Abbiamo un disperato bisogno di educarli. Anche il governo del Pakistan è molto preoccupato.

Come possono cambiare le cose?
Io ho già iniziato a lavorare per educarli attraverso seminari e conferenze. Ho scritto anche degli opuscoli cercando di diffondere il messaggio dell’armonia tra le fedi basandomi sul Sacro Corano e sugli insegnamenti del mio profeta Maometto (la pace sia su di lui). In certi casi ho avuto successo ma voglio fare molto di più, perché l’islam ci insegna a rispettare tutti gli uomini e le religioni. E spero che anche le altre religioni insegnino la stessa cosa, così che nessuna teoria della cospirazione possa nascere. Anche i media, in questo senso, giocano un ruolo importante.

Perché in Pakistan il livello di persecuzione contro i cristiani è così alto?
Tanti incidenti vengono perpetrati da terroristi, che perseguitano i cristiani e io condanno con forza questi atti. Ma bisogna lavorare insieme. I musulmani devono seguire il Corano e i detti di Maometto. Nel Sacro Corano c’è scritto che chi uccide una persona, uccide tutta l’umanità, e chi salva una persona, salva tutta l’umanità. Se i miei fratelli musulmani seguissero rigorosamente questi insegnamenti, non si verificherebbero simili incidenti verso i miei fratelli cristiani. Il mio profeta Maometto (la pace sia su di lui) ci ha insegnato che le persone migliori sono quelle che non fanno del male al prossimo.

Lei è stato minacciato per il lavoro che fa. Chi l’ha minacciata e perché va avanti?
Io lavoro per la pace e per il miglioramento dell’umanità. A minacciarmi sono coloro che operano contro la pace e hanno stilato molti piani contro di me. Ma io non ho paura. Credo fermamente che Dio mi protegga e che questi terroristi non potranno farmi del male. Il nostro governo e l’esercito hanno anche cominciato operazioni militari contro questi estremisti. E stanno avendo successo. Sono sicuro che un giorno non ci saranno più estremisti in Pakistan.

Molti imam, che prima non volevano neanche sedersi a tavola con i cristiani, dopo i suoi incontri hanno cambiato idea.
Sono contento, la gente cambia se capisce che sta sbagliando. Gli estremisti devono cambiare modo di pensare. Le nostre porte sono aperte, prego che cambino: c’è bisogno della conversione dei cuori.

L’abuso della legge sulla blasfemia ha distrutto le vite di tanti musulmani e cristiani. Che cosa ne pensa?
È un tema molto sensibile. La legge è stata fatta per proteggere la dignità di tutti i Profeti e dei Libri sacri. E questo è giusto. Io penso però che gli abusi vadano fermati, ci vogliono delle garanzie. Gli Ulama devono confrontarsi su questo tema perché la legge non venga più abusata e la vita di tutti sia protetta.

Perché la comunità musulmana è restia a cambiare la legge?
Perché, come musulmani, abbiamo una grande reverenza verso il Profeta Maometto (la pace sia su di lui), tutti i profeti e i nostri Libri sacri.

Nel 2004 ha organizzato una grande conferenza interreligiosa nella sua moschea Badshahi, invitando a parlare dei cristiani per la prima volta in 350 anni. Come mai?
L’ho fatto perché ispirato dal mio modello: il profeta Maometto. Circa 1425 anni fa, ha ricevuto una delegazione cristiana e quando è giunto il tempo della preghiera li ha lasciati pregare in moschea. Ci sono cose in comune tra cristiani e musulmani. La mia comunità ha reagito bene alla mia iniziativa e dopo quella ne ho organizzate altre.

Conosce il caso di Asia Bibi?
L’argomento è troppo sensibile e preferisco non rispondere.

Foto cristiani e musulmani Ansa


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6 Commenti

  1. SUSANNA ROLLI scrive:

    Non ho letto l’articolo, ma ho capito.
    Bene, in fondo si tratta di rispetto, di rispetto delle PERSONE.
    Sarà meglio che incominciamo a volerci bene sul serio in questa valle di lacrime, perchè tanto poi dopo dovremmo stare insieme tutti quanti – non dico stretti stretti,ma quasi- per una ETERNITA’ ; no, dico, eternamente, MAI FINE!!-.
    Quindi, buon lavoro e tanti auguri a tutti quanti.

  2. Sebastiano scrive:

    “…il profeta Maometto…circa 1425 anni fa, ha ricevuto una delegazione cristiana e quando è giunto il tempo della preghiera li ha lasciati pregare in moschea…”

    Dopo qualche annetto è andato a cercarli e li ha accoppati a bizzeffe, ma questo non se lo ricorda.

    “Conosce il caso di Asia Bibi?
    L’argomento è troppo sensibile e preferisco non rispondere”

    E ti pareva…

    • SUSANNA ROLLI scrive:

      Seba, anche io penso come te. Volemmose bbene, ma N.S.G.C. non si svende, nemmeno per trenta denari, perchè è LUI l’unico Salvatoree del mondo; io no nho dubbi.

  3. Alberto Melli scrive:

    Dobbiamo quindi convertirci all’islam?

  4. underwater scrive:

    L imam ha grinta, ma anche lui, in coda, si dimostra cedevole. La riverenza non copre tutto e su Asia Bibi deve dire chiaro che è innocente.

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