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Una neonata brandita come un’arma. Una foto spiega la disperazione dei migranti in Grecia

aprile 7, 2016 Leone Grotti

Il migrante, fuori di sé, protestava nel Pireo perché non voleva essere trasferito in un altro centro, dal quale poi dovrà partire forzatamente per la Turchia

È il ritratto del dramma dei migranti. Un profugo che brandisce una neonata nel porto più grande della Grecia, quello del Pireo nella capitale, e minaccia di scagliarla contro la polizia. Le immagini dei filmati e gli scatti fotografici riprendono l’uomo, fuori di sé, che protesta perché non vuole essere trasferito in un altro centro, dal quale poi dovrà partire forzatamente per la Turchia.

TENSIONE ALTISSIMA. La protesta ad Atene è scoppiata quando la polizia ha informato 4.700 rifugiati che saranno trasferiti in tre diversi centri. L’incidente è solo un esempio della tensione altissima che serpeggia tra i 53 mila migranti che si trovano in Grecia come in un limbo e sono sparsi nell’area del Pireo e negli accampamenti al confine (sbarrato) con la Macedonia.

ACCORDO UE-TURCHIA. Tutti condividono un comune destino: in base all’accordo tra Unione Europea e Turchia, saranno registrati caso per caso e poi rimandati indietro ad Ankara. Dalla Turchia i siriani che hanno diritto di asilo, fino a un massimo di 72 mila, saranno accolti in Europa. Gli altri invece dovranno arrangiarsi in qualche modo. Da qui la disperazione di tanti, che dopo aver attraversato a rischio della vita l’Egeo, in questi mesi aveva sperato di poter accedere al suolo comunitario. Lunedì 202 migranti sono partiti dalla Grecia per le coste turche. La maggior parte di loro proveniva dal Pakistan.

PROTESTE DISPERATE. L’uomo preso dalla rabbia che stava per scagliare la neonata contro la polizia è stato fermato da altri profughi, che l’hanno bloccato in tempo, gli hanno tolto dalle mani la bambina che piangeva e l’hanno restituita alla madre. Non è chiaro se lui fosse il padre. Questa non è però l’unica protesta: mercoledì un pakistano ha cercato di impiccarsi nell’isola di Lesbo su un traliccio del telefono, prima che un altro migrante si arrampicasse e lo salvasse.

PAPA FRANCESCO. La speranza dell’Unione Europea è che l’accordo freni altri migranti dal compiere la traversata verso la Grecia. Dal 20 marzo, chiunque arrivi sulle coste illegalmente viene portato direttamente nei centri di detenzione. Prima dell’accordo, ogni giorno sbarcavano fino a mille profughi. Martedì, ne sono giunti solamente in 68.
La Chiesa si sta dimostrando sempre più vicina al dramma dei migranti. Papa Francesco sarà a Lesbo il 16 aprile con il patriarca ecumenico ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo. L’invito è stato rivolto ad entrambi dall’arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia Hyeronimus.

Foto Ansa/Ap


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7 Commenti

  1. Rolli Susanna says:

    Perchè 53 000 migranti, poverini, fuggono dai loro Paesi d’origine?

  2. AlessandroT says:

    Voleva lanciare la bambina contro la polizia? Un comportamento ingiustificabile ma d’altronde questi clandestini ci hanno abituato a tutto: stupri, aggressioni, attentati, omicidi a picconate, furti… quest’uomo non ha infatti fatto uso del suo corpo, di se stesso ma invece di un’innocente neonata il che non suscita in me nessun sentimento di pietà o empatia ma piuttosto disgusto.
    In effetti non provo grandi sentimenti di solidarietà verso costoro tutt’altro. So di essere in contrasto con la posizione del papa ma proseguo lo stesso per questa strada: ho sentito le testimonianze perplesse anche di molti chierici, persino dei vescovi africani, ripenso alla storia della Chiesa e non trovo esempi di accoglienza a prescindere come ora si predica.
    Sono per lo più migranti in cerca di vantaggi economici non profughi soprattutto nel caso dell’Italia e tengono in vita un business osceno pagato con le nostre tasse! Mancano le donne per esempio e questo è un problema gravissimo che molti si ostinano a non cogliere.
    I siriani poi potrebbero tornare in Siria se sol ci si disse una mossa per eliminare i vari califfi ed emiri della ribellione.

  3. AlessandroT says:

    Voleva lanciare la bambina contro la polizia? Un comportamento ingiustificabile ma d’altronde questi clandestini ci hanno abituato a tutto: stupri, aggressioni, attentati, omicidi a picconate, furti… quest’uomo non ha infatti fatto uso del suo corpo, di se stesso ma invece di un’innocente neonata il che non suscita in me nessun sentimento di pietà o empatia ma piuttosto disgusto.
    In effetti non provo grandi sentimenti di solidarietà verso costoro tutt’altro. So di essere in contrasto con la posizione del papa ma proseguo lo stesso per questa strada: ho sentito le testimonianze perplesse anche di molti chierici, persino dei vescovi africani, ripenso alla storia della Chiesa e non trovo esempi di accoglienza a prescindere come ora si predica.
    Sono per lo più migranti in cerca di vantaggi economici non profughi soprattutto nel caso dell’Italia e tengono in vita un business osceno pagato con le nostre tasse! Mancano le donne per esempio e questo è un problema gravissimo che molti si ostinano a non cogliere.
    I siriani poi potrebbero tornare in Siria se solo ci si desse una mossa per eliminare i vari califfi ed emiri della ribellione.

  4. filippo81 says:

    Rimanessero ai loro Paesi, l’atteggiamento bellicoso e schizofrenico del padre della bambina spiega tutto, altro che “profughi disperati”, questi sono invasori veri e propri.

  5. lettrice 123456 says:

    Sinceramente un uomo che vuole scagliare una neonata in un impeto di rabbia andrebbe reimpatriato immediatamente. Da queste cose si vede il valore che da alla vita e che da soprattutto a una piccola vita femminile. Mi dispiace ma lui non riesce a suscitarmi nessuna pietà. La piccolina invece mi fa tanta tenerezza.. così piccola e già considerata inutile.

  6. Sebastiano says:

    E a questa gente qualcuno pensava di dare subito la cittadinanza italiana…
    Vabbe’, sono gli stessi che i bambini li comprano.

  7. Aldo says:

    Vogliamo essere veramente umanitari? Allora accogliamo solo le madri e bambini minorenni, tutti gli altri, uomini, single, giovani a casa a costruire qui quello che i nostri antenati si sono costruiti con sudore e fatica invece di scappare.

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