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«Mamma perché non ho un papà?». Uno studio svela cosa pensano i figli dell’eterologa

luglio 5, 2016 Benedetta Frigerio

Una ricerca della Cambridge University ha intervistato 51 madri single ricorse all’eterologa e i loro figli. Oltre un terzo dei bambini vorrebbe un padre

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«Mia madre si sente in colpa, allora non si rendeva conto che io avrei avuto tutti questi problemi. Mi ha detto un giorno: se solo l’avessi saputo, non l’avrei mai fatto. Oggi non lo rifarei più». Così la 36enne belga Stephanie Raeymaekers, nata in provetta dall’unione dell’ovulo materno e del seme di uno sconosciuto, confessò a Tempi la sua frustrazione e crisi identitaria. Oggi quella stessa esperienza è stata confermata da un terzo dei bambini intervistati nell’ambito di una ricerca della Cambridge University, presentata alla conferenza annuale ad Helsinki della European Society for Human Reproduction and Embryology.

MADRI SINGLE. Lo studio si è svolto su un campione di 51 madri single che si sono sottoposte alla fecondazione artificiale eterologa in una clinica di Cambridge. Si tratta soprattutto di donne benestanti, che arrivate alla soglia dei 40 anni temono di non riuscire ad avere figli e decidono di produrli in laboratorio tramite la “donazione” di sperma. «Le madri single, senza partner», affermano i ricercatori, «sono il 15 per cento di quelle registrate dalle cliniche della fecondazione artificiale. E anche se i numeri restano piccoli (952 nel 2013, secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Hfea), dal 2006 sono cresciuti del 226 per cento».

PARLANO I FIGLI. Oltre alle donne sono stati intervistati anche i loro figli (dai 4 ai 9 anni, come non era mai avvenuto finora nell’ambito di ricerche simili). Di questi oltre un terzo ha ammesso che vorrebbe cambiare la sua famiglia. Il 27 per cento prova «sentimenti contrastanti» rispetto alla mancanza di una figura maschile paterna, mentre l’8 per cento esprime un giudizio negativo per la privazione che ha subìto. Il 39 per cento invece ha espresso un parere né positivo né negativo.

RICERCATORI. Sophie Zadeh, tra i ricercatori, ha spiegato che «la grande maggioranza non parla della mancanza del padre o del concepimento da donatore. Tuttavia, in alcuni casi, questi bambini sono gli unici nelle loro classi senza un padre a casa» e se «dalle dichiarazioni delle madri è chiaro che molti dei bambini fanno domande sull’assenza del padre», ciò accadrebbe «perché vivono in un mondo in cui la famiglia nucleare è ancora la norma». In realtà, per quanto riguarda l’accoglienza sociale, il 63 per cento dei figli di madri single ha detto di non avere disagi, la restante parte invece ha problemi relazionali, ma non a causa della discriminazione per la situazione familiare. Significa che le difficoltà non possono attribuirsi al contesto sociale.

«PERCHÉ NON HO UN PAPÀ?». Una delle donne intervistate ha chiarito: «Mi ricordo la prima volta che mi ha fatto una domanda, quando aveva circa 3 anni, e stavamo tornando dalla piscina e la sua piccola voce dal fondo dell’auto ha detto: mamma ma perché non ho un papà?». Un’altra madre di due gemelle di 7 anni ha aggiunto: «Non parlano del donatore, ma della figura del padre e dicono: devi uscire e trovare qualcuno che ci faccia da papà. Non parlano del padre biologico perché non hanno fatto il collegamento».
Per Zadeh, «in termini psicologici sembra che i bambini si adattino». Le madri «in maggioranza preferirebbero una vita familiare», anche se i ricercatori leggono il dato per spiegare che quindi «non sorprende che dicano che i loro figli vivono negativamente o abbiano sentimenti contrastanti circa l’assenza paterna».

«CONSEGUENZE SUI BAMBINI». Un membro del Family Education Trust di Londra, Norman Wells, ha sottolineato che «nel loro zelo a voler essere in prima linea rispetto alle innovazioni della nuova tecnologia riproduttiva, la comunità scientifica e le istituzioni politiche hanno dato insufficiente considerazione alle implicazioni e alle conseguenze sui bambini prodotti artificialmente. Molti bambini prodotti senza alcuna connessione con il padre biologico affrontano sfide psicologiche significative. I bambini nati tramite donatore di sperma si chiederanno chi sono e perché sono qui». Esattamente come Raeymaekers, che pur allevata da un padre non biologico, si chiede: «Mi sento come se mancasse un pezzo del puzzle».

Foto Ansa

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65 Commenti

  1. Giannino Stoppani scrive:

    “Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti.”
    Albert Einstein

    • Elena scrive:

      Mai frase fu più vera.
      Bambini creati volutamente orfani di padre, una condizione di sofferenza che solo chi ha avuto l’enorme sfortuna di perdere il padre da piccolo o piccolissimo può ben comprendere.
      Siamo colpevoli della sofferenza di questi bambini.

    • das scrive:

      La citazione non è di Einstein

      • Giannino Stoppani scrive:

        A me risulta di sì, ma anche se fosse stata di Pinco Pallino sarebbe stata giusta lo stesso.

        • DAS scrive:

          Giusta o sbagliata, bella o brutta, condivisibile o non condivisibile, simpatica o antipatica, bianca o nera….date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio (cit. Gesù)…semplicemente non è di A. Einstein.

          • Giannino Stoppani scrive:

            Se magari fai bere anche me alla fonte di codesta sicurezza…

            • Rolli Susanna scrive:

              AIUTO!

            • DAS scrive:

              Potrei io chiedere quale fonte storica o biografica attribuisce la frase ad A.E.. Comunque basta fare una rapida ricerca su internet per scoprire che la frase in questione, così come la storiella in cui Einstein giovin studente rimbrotta il professore ateo circa l’esistenza di Dio, sono bufale, storielle. Nel sito frasicelebri punto it si può fare una rapida ricerca e scoprire che questa frase neanche esiste, oltre a non essere di Albert. Oppure nel sito aforisticamente punto com, idem come sopra. Infine leggere tutti i libri che riguardano E., soprottutto le biografie, per rendersi conto che mai disse quella frase.

            • das scrive:

              Potresti dirmi tu in quale libro l’hai trovata. comunque basta fare una ricerca in internet oppure, sempre in internet, cercare in frasicelebri punto it, apoftegma punto it o aforisticamente punto com per rendersi conto che la frase non è di E.

              • Giannino Stoppani scrive:

                Grazie delle indicazioni. Perché cercando ho trovato sia chi dice che la frase è di Einstein e chi dice che non è vero nulla, ma è tutta roba basata su ipse dixit.

                • Giannino Stoppani scrive:

                  Grazie anche della dritta che non conoscevo su come far passare gli indirizzi dei siti web. 😉
                  Dimenticavo: io l’ho sentita citare da un noto cardiologo in TV e poi l’ho ritrovata su internet, sempre attribuita a Einstein.
                  .

                • DAS scrive:

                  prova in inglese, scrivi fake, vedrai che deriva da un film della metà degli anni 90

    • Rolli Susanna scrive:

      Questa me la stampo….

  2. Sono sicuro che con qualche “studio peer review” si può provare che uomini e donne con arti mutilati hanno una vita piena e serena come gli altri…
    Cosa c’entra?
    Togliere madre o padre ad un bambino è una mutilazione psichica e identitaria che colpisce nel profondo.
    Ma no, sarà che sono un bigotto io, sicuramente.

    • giovanna scrive:

      Aleudin, anticipo la trollona, che si presenti come nino o micheleL o caterina o daniele o altri :
      buongiorno
      fattene una ragione
      i bambini comprati sono felicissimi
      Tempi ha sbagliato il giorno in cui è stata pubblicata la ricerca di Cambridge
      siete rimasti in pochi
      gli autorevoli studi
      vattene via se non ti sta bene
      catto-bigotto
      cordiali saluti

      la trollona è tutta qui

      • giovanna scrive:

        Ah, dimenticavo, probabilmente nelle squalli de vesti di “Samuele” o altri squalli doni simili, mi insulterà e ripeterà a pappagallo le mie argute considerazioni !
        Si è fermata o non si è fermata, come sviluppo psico-affettivo-sessuale alla prima media ?
        Di sicuro, nella sua spaventosa solitudine decennale, non sa cosa è un figlio , né un padre o una madre.

        • Ferruccio scrive:

          Giovanna, ti prego di levarmi una curiosità: come fai ad essere sicura che Samuele Nino e MicheleL siano una trollona piuttosto che un trollone maschio pipparolo?

  3. viccrep scrive:

    Quando si esce dal progetto iniziale: maschio e femmina li creo’ a sua somiglianza li creo’, dove la vita è un dono dell’amore tutto diventa negativo, la vita diventa un diritto a ciò provoca male dolore ai più deboli i bambini. Quando due divorziano i figli ne soffrono, quando un single vuole un figlio il bimbo ne soffre, quando gli omosessuali comprano i bambini questi ne soffrono.
    Questa è la realtà

  4. beppe scrive:

    bastava farli intervistare dalle IENE e ne usciva il ritratto della felicità.

  5. MicheleL scrive:

    Titolo capzioso. Questi non sono i figli dell’eterologa, ma figli di madri single. C’è una differenza evidente tra avere due genitori e averne uno solo, spesso tale per necessità più che per scelta.

    • Rolli Susanna scrive:

      Com’è possibile che una madre single sia madre!!, scusa! Non si rimane mica incinta col pensiero!! Oforse si!!

    • Giannino Stoppani scrive:

      Un bel tacer non fu mai scritto.
      Lo studio di cui si da conto ha per oggetto figli di madri single che sono ricorse all’eterologa, evidentemente per scelta e non per necessità.

      • MicheleL scrive:

        Un bel tacer non fu mai scritto.
        E se per scelta non facevano prima con metodo meno tecnicamente impegnativo? Sa, quello che a lei le stimola l’acquisto 😀

        • Giannino Stoppani scrive:

          Forse perché il metodo tecnicamente impegnativo consente l’anonimato del padre che quindi non verrà mai a rompere le scatole?
          P.S.: quando fai il personaggio del finto tonto ricordati di usare l’altro nick.
          P.P.S.S.: quando io scrivo che evocare la sodomia in associazione a un prodotto tradizionale e semplice come la pasta non è appropriato e tu ti senti autorizzato a scrivere che l’evocazione della copula “stimola”, pur volendo solo applicare la tua solita stupida tecnica dell’uomo di paglia (vedi wikipedia), ci hai involontariamente azzeccato.

          • MicheleL scrive:

            Mi scusi, ho da rispondere ad Andrea. La lascio al suo mondo in cui persino la spesa è un’orgia.

            • Giannino Stoppani scrive:

              “La lascio al suo mondo in cui persino la spesa è un’orgia.”
              Eh sì purtroppo qui sul pianeta Terra la pubblicità è piena zeppa di riferimenti sessuali.
              Buon per te che vieni da Marte.
              Ma guarda fino a che punto un troll è disposto a passare per scemo pur di far credere di aver ragione…

            • Giannino Stoppani scrive:

              Tra l’altro, vista la brodaglia d’insolenza e stupidità hai rivogato ad Andrea, ti consiglio vivamente di affrontare una figura da cioccolataio alla volta.

    • andrea udt scrive:

      NO!

      No caro, NE’ il NUMERO NE’ il GENERE e nemmeno l’identità di genere.

      Ma li leggi i report dell’APA?

      Hai letto BENE “donor, dad or…” che TU hai detto a me di leggere?

      Hai letto la ricerca? Come reagiscono gli unici due ragazzi a cui inizialmente le madri non rivelano l’identità del donatore?

      • MicheleL scrive:

        Dal sito dell’APA: “Public Policy, Work and Families: The Report of the APA Presidential Initiative on Work and Families”
        “Of course, well-adjusted children are raised in all sorts of family arrangements, and many single mothers raise wonderful children, but in general, research has shown that children raised without fathers are more likely to be raised in poverty and have the negative outcomes associated with poverty (more crime, less school achievement) than children raised with supportive fathers (Dudley & Stone, 2001)”

        Il lavoro che lei cita (e che a questo punto avrà letto):
        Goldberg, Abbie E., and Katherine R. Allen. “Donor, dad, or…? Young adults with lesbian parents’ experiences with known donors.” Family process 52.2 (2013): 338-350.

        Eh, cosa dicono? Cosa dicono dei ragazzi, 3 su 11 che percepiscono il donatore come genitore? E cosa dicono del ruolo della società (anche LEI Andrea) nell’equilibrio di questi ragazzi? Ragazzi che potrebbero essere qui a leggere quello che stiamo scrivendo Andrea. Ci ha mai pensato?

        P.S. Abbiamo una discussione qui, Andrea, ma pare che le sia “sfuggita”… “Utero in affitto. Coppia gay compra tre bambini | Tempi.it “

        • Giannino Stoppani scrive:

          E intanto mentre tu fai il finto tonto, è stata pubblicata una monumentale e completa rassegna dei tuoi tanto sbandierati autorevoli studi, la quale dimostra come questi ultimi non siano scientifici manco per nulla.
          Non che ce ne fosse bisogno.
          Si sapeva.
          Saludos

          • MicheleL scrive:

            Eh lo so, il suo formidabile “Lindo Mastro, Natale Babbo, Stoppani Barzotto et al”
            Che colpo di spugna! Che sorpresa! Che smitragliata!

            Sciami di genitori omosessuali disperati che gettano i figli dalle finestre per salvarli dalla loro ormai certificata inettitudine genitoriale, insospettata un attimo prima della lettura dell’illuminante e misterioso testo.
            Ricercatori umiliati che bruciano pergamene di dottorato intonando litanie da “voglio la mamma” di Adinolfi per riqualificarsi!

            E io che pensavo che fosse il solito Sullins (non “et al”, che lui è un solitario incompreso) su una rivista che so, esotica egiziana o qualche cartoccio a pagamento predatorio.

            Ma mi piacerebbe leggerlo, questo lavorone! Come la distribuiscono la sua evanescente “Rivista Internazionale della Fantasia, dei Frizzi, dei Lazzi e delle Pinzillacchere”? Con le lanterne magiche o con le slitte volanti?

        • andrea udt scrive:

          “società?”

          Bravo, inizi a capire. L’educazione affettività servirà a quello.

          1) ambiente privo di disconferma. Si indottrina con stupidaggini come il “piccolo uovo” per insegnare ai poppanti che affittare un utero e’ una variante naturale di far l’amore con una donna

          2) lo si fa a scuola sottraendo controllo ai genitori, perché i TUOI autorevoli dicono che l’ambiente familiare codifica la “eteronormativita”, stereotipi sessisti e menate varie.

          3) educazione sessuale precoce: non si introducono questi temi per una reale esigenza dei ragazzi, ma per supportare “le favole gender di cui sopra”. Favole per adulti, adulti che devono giustificare le loro scelte ai figli.

          4) devono farlo, perché il “vuoto di origine” di cui parla la Scabini (che ti avevo consigliato di leggere) esiste, va riempito con una “narrazione di affetti” (strano, questa gente parla come Vendola)

          5) fluidificare la sessualità: cavoli, questa gente scrive test psicometrici sul sessismo in cui basta rispondere per essere sessisti. Psicologi che hanno bisogno di psicologi. Questa e’ l’educazione all’affettivita che hanno in mente per medie e superiori. Replicare il modello educativo che emerge nelle famiglie omogenitoriali sulle questioni attinenti alla sfera sessuale

          6) concedere qualsiasi diritto richiesto. Perché gli arcobaleni si sentono stigmatizzati, trasferiscono l’ansia ai figli

          7) quindi usano l’argomento “senza diritti” per usare i figli come scudi umani. I “diritti” sono esigenze di adulti. E la prima esigenza e’ il riconoscimento sociale di padre anche se non è padre e madre anche se non e’ madre.

          Due papà o due mamme: questi che si concetto antropologico!

          8) definire stigma, omofobia, sessismo senza soglie patologiche. Quindi gli si deve concedere TUTTO (lingiardi, citizen gay)

          E chi farà la formazione obbligatoria agli insegnanti? Chi si sta accreditando all’unar? Chi sta cercando di diventare ente formatore?

          E se qualcuno propone nei corsi affettività il tema “non esiste il diritto al figlio” ne vita può essere oggetto di contratto secondo te passa o si becca dell’omofobo?

          Hanno affittato un utero, comprato gameti. E’ stata una LORO scelta. Che non usino il loro figli per forzare le leggi e indottrinare quelli degli altri.

          Ti sembro cattivo? Omofobo?

          No caro. Non attacca.

          • MicheleL scrive:

            No Andrea, lei non è cattivo, è spaventato, omofobo, e non ragiona, ma annaspa ideologicamente in cerca di ogni appiglio, quando la realtà è di fronte al suo naso.

            Solo che lei è arrivato all’età a cui è arrivato convinto rigorosamente che tutto debba essere perfettamente come crede lei. Nessuno le ha fatto presente quanto non era ancora radicalizzato che esistono diversi tipi di affetto, e di famiglie. Certo, la colpa è del clima di omofobia e bigottismo di qualche decennio fa, in cui non era raro incontrare ragazzine ansiose perchè dopo il primo bacio temevano di restare incinte.

            Sarebbe bastata una istruzione per età, perchè il rispetto, la conoscenza di sé e la comprensione degli altri, si impara in continuazione, o si finisce come lei, che arriva, adulto fatto e finito, convinto di sapere tutto, che solo lei sa e VEDE, che gli psicologi hanno bisogno di psicologi, che serve lei per rivoluzionare la psicometria, e che ha il diritto a causare disagio a tutti quelli che non sono giusti come dice lei, anche tutte le evidenze affidabili dicono che non hanno alcun bisogno di essere aggiustati.

            Ma lei non è d’accordo e tanto basta. Chissene se dopo il suo salvifico intervento si creano disagio, depressione, ansie, manie di suicidio, come nei campi di concentramento riparativi per “convertire” (ops “riparare”) i gay…Il peccato è debellato e tanto basta!

            E se tutto questo significa disprezzare persone altruiste e disinteressate fino ad impedire la nascita di bambini, tanto meglio che non siano mai venuti al mondo secondo lei, dico bene?
            E se vengono la mondo vanno sottoposti a questionari obiettivi con domande come “Tra lacerante e dilaniante come descriveresti la tua tragica esistenza irretito da un paio di lesbiche?” e altre di analogo tono. Così si scongiura il rischio che questi piccoli sfortunati manifestino la loro esistenza e turbino il perfetto equilibrio di bambini che sognano di cavoli, cicogne e quando va male di uomini cattivi arcobaleno che vengono a rapirli nei lettini.

            No Andrea, lei non è cattivo, è solo abbacinato dall’omofobia.

            P.S. Come al solito ha lanciato il sasso e poi non risposto. Lo ha letto il report APA? Lo ha letto lo studio che ha citato? Ma davvero non la disturba avere una tale faccia di bronzo, che quando la si contraddice fa finta di nulla?

            • andrea udt scrive:

              “omofobia”.

              I militanti lgbt sono tutti uguali quando non sanno che rispondere.

              La mia mail ce l’hai.

              • MicheleL scrive:

                Quello che non risponde è lei. E’ saltato platealmente di palo in frasca e non ha risposto sulla questione da lei stesso sollevata, ovvero sui genitori single, che è poi quello di cui discutiamo in questa pagina (bulli come Toni e Stoppani permettendo).

                Si è lanciato un assurdo anatema all’educazione civile e sessuale nelle scuole, forzata dalla pretesa (addirittura!), di genitori che chiedono solo che le loro famiglie non siano un tabù.

                E io sarei il militante? Ma per favore. Andrea (Pinato), è lei che si prodotto in un banale quanto superficiale attacco alla comunità scientifica cercando di basarsi su spazzatura come quella pubblicata da Regnerus, Sulline e Larks (sai che novità nel panorama dalla propaganda omofoba…), ben conscio delle falle ma omettendole ipocritamente, scrive ai giornali e giornalisti e dice a me che sono un attivista?
                Lei uno che fa quello che fa lei come lo definirebbe, se non un attivista omofobo? Vuole che aspetti che si metta fare “seminari” per darle la patente di attivista?

                E fa tutto a testa bassa e faccia di bronzo. Inizio ad avere forti dubbi che la discussione le interessi. Fino ad ora lei cerca ogni pretesto per la sua omofobia e le innumerevoli volte in cui fa cilecca, beh, faccia di bronzo e si continua come nulla fosse.

                Lei ha non solo la mia mail, ma ben due messaggi a cui rispondere. Se mi sbaglio sul suo conto e non è un attivista ma una persona davvero interessata a conoscere un punto di vista differente, mi scriva e mi faccia sapere, ho cancellato lo spam giusto ieri, controllo quella casella di rado.

                • andrea udt scrive:

                  “omofobo”.

                  Ancora. Ma ti capisco: secondo lo studio sullo minority stress di Bos basta rispondere perché si misuri stigma. E Crouch usa quella scala.

                  Secondo Ciocca et alt. copiando questionario di Adam 1999 omofobo e’ praticamente chi non la pensa come te e come Ciocca.

                  Se fai un test psicometrico senza definire soglia patologica lo capisce anche uno come te, laureato in “so usare Google meglio di voi” (parole tue) che basta compilarlo per creare omofobia, stigma, sessismo etc. etc.

                  Non credere che manchino voci critiche fra gli psichiatri e psicologi. E come tu sai già, perché presidi tutti i siti cattolici ove si può commentare, nell’ordine psicologi sul tema gender tira una brutta aria.

                  Usa Google e conta quanti studi contrari non sono né stati inseriti nel WWKP ne nella “lista senatori”. Sai già dove si trova il documento.

                  Lista senatori con commenti di presentazione delle ricerche di Paola Biondi, che collabora con Famiglie Arcobaleno.

                  Basta controllare la lettera agli educatori degli asili nido su festa papà che “struttura pregiudizio omofobico”, guarda chi l’ha firmata e leggi introduzione.

                  Ti aspetto per il caffè ☕ e se finisco nel RIRO so già chi ringraziare.

                  • MicheleL scrive:

                    Mi faccia capire Andrea:

                    i tre ricercatori che cita hanno pubblicato con altri autori, in media 5 o 6, quindi parliamo di decine di ricercatori che pubblicano su riviste prestigiose, lavori revisionati da decine di revisori, tutti che non capiscono quello che lei, che fino a qualche mese fa non distingueva nemmeno editore da rivista e che disegnerebbe questionari chiaramente condizionanti, pare capire perfettamente, pur senza alcuna competenza specifica e senza l’avvallo di alcun ricercatore tranne un paio prezzolati da un istituto religioso (Whiterspoon) e uno che è direttamente un prete.

                    Ho capito bene?

                    Ma se vuole citarmi altri autori, che ora che anche lei ha scoperto Google (difficile da trovare in effetti…) ha reperito, lo faccia. Ma lasci che le ricordi che per lei una fonte autorevole era fino a qualche tempo fa il blog di Magdi C Allam, quindi mi risparmi certe vette della conoscenza, se non ne trova altre.
                    Poi magari mentre da la sua ricerca, prenda anche atto delle proporzioni delle evidenze, della qualità degli approcci e di come questi stanno permettendo agli esperti di giungere ad un parere sulla questione. Perchè non c’è solo l’APA, c’è la AAP, la NSWA… Esperti e professionisti psicologi, medici, sociologi, che sembrano tutti nella necessità che arrivi un ingegnere di CL a rivoluzionare la psicometria.

                    Io aspetto la sua mail, a dimostrazione di una volontà reale di dialogo e non di sorda polemica, visto che a due miei messaggi non ha affatto risposto. Poi ci potremo bere tutti i caffè che vuole.

                    • Franco scrive:

                      Scusi Michele, ma se vuol essere utile alla sua causa, risponda con fatti e non con pettegolezzi.
                      Altrimenti è meglio soprassedere

                    • MicheleL scrive:

                      Gentile Franco, ecco qui un fatto, certificato da una alta corte:

                      La Corte Suprema della Florida ( Third District Court of Appeal State of Florida, July Term, A.D. 2010 Florida Department of Children and Families, Appellant, vs. In re: Matter of Adoption of X.X.G. and N.R.G):
                      “Le relazioni e studi documentano che NON CI SONO DIFFERENZE tra la genitorialità omosessuale o il benessere di questi bambini. Queste evidenze sono suffragate e approvate da:
                      the American Psychological Association,
                      the American Psychiatry Association,
                      the American Pediatric Association,
                      the American Academy of Pediatrics,
                      the Child Welfare League of America and
                      the National Association of Social Workers.
                      Di conseguenza, sulla base della natura ROBUSTA delle evidenze disponibili in questo ambito, questa Corte è convinta che la questione sia ampiamente FUORI DISCUSSIONE e che sarebbe IRRAZIONALE sostenere il contrario; il MIGLIORE INTERESSE del bambini non si preserva proibendo l’adozione alle coppie omosessuali.” (maiuscolo aggiunto dal sottoscritto)

                      E badi che non c’è alcuna “mia causa” ma la necessità di capire dove arriva un giudizio e dove inizia il pregiudizio.

                    • Franco scrive:

                      Recitare la solita orazione in cui elenca lo schieramento di una fazione non vuol dire portare argomenti convincenti.
                      Risponda in modo puntuale e non come un centralino automatizzato.
                      Mi spiace perché la discussione potrebbe essere interessante.

                    • MicheleL scrive:

                      Ora la Corte Suprema della Florida sarebbe faziosa. Ora ho capito che quello con la fazione è lei Franco e anche quale disposizione lei abbia alla discussione.

                    • Giannino Stoppani scrive:

                      Solito argomento fantoccio.
                      Nessuno ha scritto che la corte paraponzi è “faziosa”.
                      Ti hanno scritto che leggere e rileggere la formazione di una squadra non vuol dire che la squadra vinca il campionato.
                      Ma perché devi essere sempre disonesto anche con quei due o tre che ti pigliano sul serio?

                    • MicheleL scrive:

                      In questo caso l’arbitro (il giudice) ha deciso che è la squadra vincente. Qui si urla “arbitro cornuto!”… E se uno liquida una sentenza del genere, suffragata da esperti a decine di migliaia, come pettegolezzo di una fazione schierata, penso che abbia ben altre discussioni da fare per capire come si giudica l’autorevolezza di un parere.

                      Per dirla in altri modo, in Italia al bar, sono tutti CT della nazionale e purtroppo quando tornano a casa si credono pure Giudici Supremi, Pontefici, Nobel, ecc. ecc.

                  • Giannino Stoppani scrive:

                    Scusalo Franco, ma i pettegolezzi sono l’unica cosa cui egli può accedere con le competenze che possiede.
                    Ognuno tira il calcio che può.

                    • Franco scrive:

                      Sarebbe auspicabile che lei si ponesse in modo meno irriverente nei confronti di chi alla fine cerca di imbastire un dialogo.

                    • Giannino Stoppani scrive:

                      Caro mio, se intendevo pormi in modo meno irriverente non sceglievo questo pseudonimo irriverente di suo.

                • Giannino Stoppani scrive:

                  Come al solito ti sceneggi un bel film, te lo proietti nella zucca e pretenderesti che lo si stia ad ammirare anche noialtri.
                  Non è basandosi su Sullins e gli altri che Andrea ti ha (ri)demolito gli autorevoli studi: gli è bastato semplicemente leggerli.
                  Perché non provi anche tu?
                  Ah, già, ma tu non sei competente.

    • DAS scrive:

      se, come scritto e specificato nell’articolo, le madri hanno utilizzato la fecondazione eterologa risulta abbastanza chiaro che i figli possono essere considerati per l’appunto figli dell’eterologa poichè concepiti con tale tecnica.Essendo una tecnica che si usa quando uno dei due patner è sterile serve o un donatore maschio o un donatore femmina. Qua si parla di donne single, quindi non sappiamo se esse erano sterili, con tutta probabilità possiamo supporre che non lo erano, quindi il donatore è pricipalmente maschio. Di conseguenza esse sono madri a tutti gli effetti dato che l’ovulo è il loro ed esse stesse hanno portato in grembo il nascituro.

  6. Caterina scrive:

    Premesso che io non ho mai insultato nessuno, neanche chi insulta gratuitamente per sport, mi viene da pensare che in effetti una mamma sola e’ un po’ poco, molto meglio averne due.

    • andrea udt scrive:

      Caterina, facciamo tre per star sicuri?

    • Giannino Stoppani scrive:

      Giusto, meglio due, come le corna.

      • Edo scrive:

        Non capite niente: io ne ho offro due, due maschi o due femmine, ma rigorosamente lesbiche o gay, perché la famiglia Mulino bianco non esiste, ma se esiste è omosessuale.

  7. Rolli Susanna scrive:

    Eppoi i bambini ascoltati sono ancora piccoli, aspetta che crescano!, altro che domande!
    “il babbo è andato a comprare le sigarette, poi torna”!!..magari potessero “liquidarli” in questomodo!
    Il peccato mortale -lo si creda o meno- danneggia chi lo fa e chivive accanto a chi lo fa, quindi danneggia il mondo -in definitiva:ci furono dati per la nostra gioia, non la nostra “morte”. Tristezza infinta alberga nei cuori di chi non porta Dio nel proprio cuore (e neppure nella propria mente.) C’est tout.

  8. Nino scrive:

    Il solito giornalismo … le conclusioni del dott. Zadeh nello studio sono le seguenti

    “Between the ages of four and nine, donor-conceived children in solo mother families generally seem to be doing well,”

    I bambini di madri singole tra i 4 ed i 9 anni (oggetto della ricerca) sembrano stare bene

    “In general, our findings seem to suggest that what matters most for children’s outcomes in solo mother families is not the absence of a father, nor donor conception, but the quality of parenting, and positive parent-child relationships.”

    In generale i risultati sembrano suggerire che ciò che importa non è l’assenza del padre o il fatto che siano stati concepiti con un donatore, ma la qualità del genitore ed una positiva relazione genitore-figlio.

    • Giannino Stoppani scrive:

      Il solito trollazzo.
      Le accomodanti conclusioni dell’autrice possono negare il dato di cui l’articolo dà conto?
      No, al massimo lo possono minimizzare mimetizzandolo in un quadretto rassicurante.
      Così la canaglia non si sguinzaglia e lo stipendio è salvo.

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