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L’impegno italiano per Asia Bibi. Terzi: «Insistiamo molto sulla sua storia»

gennaio 2, 2013 Redazione

Il ministro degli Esteri Giulio Terzi spiega l’impegno italiano per liberare Asia Bibi: «Ho dato disposizioni di sollevare sistematicamente il caso di Asia, sia nelle varie occasioni di concertazione a Islamabad, sia negli abituali contatti con le autorità».

L’Italia ha cominciato a muoversi e continuerà a farlo per chiedere al governo pakistano di liberare Asia Bibi. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi ad Avvenire: «La libertà di religione è l’indicatore cruciale dello standard di tutela dei diritti fondamentali della persona». Asia Bibi è una donna cattolica di 46 anni condannata a morte senza prove per blasfemia e rinchiusa nel carcere pakistano di Sheikhupura da 1294 giorni, in attesa del processo di appello. «Confidiamo – continua il ministro Terzi – che da parte pakistana possano venire segnali positivi su questa vicenda. Fra Italia e Pakistan vi è un rapporto di partenariato fondato su solidi vincoli di amicizia. L’Italia è molto impegnata per favorire l’avvicinamento e la cooperazione fra il Pakistan ed i vari fora di cui siamo parte, a cominciare dall’Unione Europea. È questo lo spirito con il quale insistiamo molto sulla vicenda di Asia Bibi».

(Scarica qui il taz&bao con l’appello in sua difesa)

L’IMPEGNO ITALIANO. Fin dall’insediamento alla Farnesina, Terzi ha detto di aver «dato disposizioni alla nostra ambasciata di sollevare sistematicamente il caso di Asia, sia nelle varie occasioni di concertazione comunitaria a Islamabad, sia negli abituali contatti con le autorità di quel Paese». Allo stesso modo, l’Italia cerca di fare convergere tutta l’Ue sull’obiettivo della liberazione di Asia. «Il forte auspicio – conclude Terzi – è che questo impegno porti a una soluzione positiva».

LA FEDE DI ASIA. Asia Bibi è stata accusata di blasfemia solo perché ha bevuto dallo stesso pozzo di una musulmana e perché ha rifiutato di convertirsi all’islam. In una lettera racconta che il giudice Naveed Iqbal, che l’ha condannata a morte, le ha proposto di liberarla in cambio della sua conversione all’islam. Lei ha rifiutato, affermando: «Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui». Come dichiarato prima di Natale a tempi.it da Joseph Nadeem, l’uomo a cui Asia ha chiesto di proteggere la sua famiglia, «l’ho visitata pochi giorni fa con la sua famiglia: stava bene e si preparava con gioia all’avvento del Natale. Lei sta riflettendo sul fatto che Gesù nasce anche per la sua libertà. La sua fede in Gesù è forte e questo le permette di essere felice».

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