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«La Libia non era pronta ad avere una democrazia. Non rimpiango Gheddafi, ma ucciderlo è stato un errore»

febbraio 17, 2015 Leone Grotti

Intervista ad Angelo Del Boca, massimo storico del colonialismo italiano: «L’Italia deve impegnarsi in uno sforzo di pace, non di guerra»

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«Ci tengo a dire una cosa: io non provo nostalgia per Muammar Gheddafi, perché era un dittatore. Ma lo conoscevo bene, aveva molti lati positivi e da noi ha fatto tanto». Quando dice “da noi”, Angelo Del Boca intende la Libia. Il massimo storico del colonialismo italiano è nato a Novara ma conosce quel paese come le sue tasche e a 89 anni vi è ancora così legato che, dice, «mi sembra casa mia». Parlando a tempi.it di una crisi libica che precipita inarrestabile con l’avanzata dello Stato islamico e le minacce all’Italia, il direttore della rivista di storia contemporanea I sentieri della ricerca e autore di decine di libri non nasconde «imbarazzo e dolore», anche se ammette: «Mi aspettavo che sarebbe finita così».

Perché?
Da tempo vedo la situazione della Libia peggiorare sempre di più. Subito dopo la caduta di Gheddafi, si sono creati due governi, le diverse tribù hanno ricostruito le loro frontiere: siamo tornati alla tribalizzazione di due secoli fa.

libia-mappa-cartina-tobruk-tripoli-stato-islamico-italia-corriere-kEra meglio il regime rispetto a questo caos?
Non si può avere nostalgia di un dittatore e io li ho odiati tutti: bianchi e neri. Gheddafi ha avuto momenti terribili, sguinzagliava i suoi squadroni della morte per uccidere i rivali. Io ho documentato nei miei libri gli assassinii che ha commissionato a Milano e Roma.

Però?
Però l’ho conosciuto, incontrato personalmente più volte, a me ha dato l’intervista più lunga di tutta la sua vita e ho scritto su di lui un libro di oltre 400 pagine. E dico che Gheddafi aveva lati positivi: intanto ridistribuiva tra la gente gran parte dei proventi del petrolio ed è merito suo se i libici avevano un reddito pro capite superiore a tutti gli abitanti dell’Africa e vicino a quelli europei. In più ha stabilizzato il Paese.

In che modo?
Gheddafi veniva da una tribù ridicola, appena tremila persone. Ce n’erano altre di 90 o 100 mila persone. Lui ogni anno viaggiava per giorni andando a incontrare tutti i leader, con i quali intratteneva rapporti personali. È così che ha tenuto insieme un groviglio di tribù per 42 anni arginando gli islamisti, cosa che noi non abbiamo capito e qualcuno ha finto di non capire quando ha deciso di attaccarlo.

gheddafi-sh-71887432Si riferisce all’intervento della Nato del 2011?
Certo. La Francia di Nicolas Sarkozy (l’allora presidente, ndr) è responsabile degli incidenti di questi giorni perché ha promosso una guerra con lo scopo di estromettere gli italiani dalla Libia e inserire Total al posto di Eni. Era un gioco evidente e non so come abbiamo potuto non capirlo, partecipando per giunta a un conflitto che ha causato migliaia di morti e danni per 35 miliardi di dollari. Ma ci sono anche altri due errori.

Quali?
Gheddafi andava processato, non ucciso in quella maniera, e chissà quante cose interessanti sarebbero uscite anche contro l’Italia o Sarkozy. Il terzo errore, il più recente, è quello di non aver inviato Romano Prodi quando il premier libico ha chiesto lui come mediatore tra le diverse fazioni. Mi dispiace, ma il commissario Onu che poi è stato nominato al suo posto, Bernardino Léon, non è in grado di far dialogare le parti in conflitto.

Lei ha pubblicato di recente un appello nel quale chiede di scongiurare una seconda guerra di Libia. Perché l’ha scritto?
Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha parlato di inviare cinquemila uomini. Ma siamo impazziti? Neanche nel 2011 sono state usate truppe di terra. Sarebbe un massacro, un disastro. Anche perché non abbiamo truppe specializzate capaci di fare la guerra contro i fanatici di quei territori.

Pensa che la Libia possa uscirne da sola?
No, assolutamente no. Noi dobbiamo impegnarci ma serve uno sforzo di pace, non di guerra, come ho scritto nell’appello. L’unica alternativa, per me, è un intervento con il benestare dei due governi di Tripoli e Tobruk, insieme all’Onu e all’Unione Africana. Bisogna includere anche Egitto, Algeria e Marocco. Questa è la missione che deve promuovere l’Italia.

Perché dopo la caduta di Gheddafi la Libia è piombata nel caos?
La Libia non era pronta ad avere una democrazia. Anche questi due governi non sono democratici, ma affastellati, non danno garanzie. Il benessere che la Libia ha conosciuto con Gheddafi per 42 anni è andato a scapito della democrazia, che era molto carente. Il Paese non ha neanche una Costituzione. Il figlio di Gheddafi, Saif al-Islam, ne stava scrivendo una. Ma ora lui è in carcere e il padre è morto.

Foto Gheddafi da Shutterstock

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36 Commenti

  1. Cisco scrive:

    Certi governi occidentali pensavano – e forse ancora pensano – di poter esportare la democrazia come si esportano le patate: altra conseguenza logica della perdita delle proprie radici.

  2. deas scrive:

    La destabilizzazione del mediterraneo del 2001,rispondeva al disegno imperialistico e opportunistico di Obama e Sarkozy ,sostenuto dall ‘dall’Inghilterra.Una strategia di attacco in nome della democrazia ,le cui conseguenze erano chiare a tutti : morti ,devastazioni ,danni
    economici enormi per l’Italia ,paese privilegiato nei rapporti economici .Si volle,tuttavia,in Italia assecondare questo folle progetto : con la tecnica abusata della propaganda per la democrazia contro la dittatura ,opporsi alla barbarie in atto avrebbe assunto il significato di appoggiare il “feroce “dittatore . L’attivismo del momento di Napolitano fu apprezzato dagli ambienti internazionali che contano , i guerrafondai di sempre che dispensano bombe e sangue alla popolazione inerme .Non ci furono ,allora,manifestazioni per una soluzione diplomatica della crisi , come oggi “il bambino col gelato” chiede .Evidentemente, trattare con i tagliagola dell’isis riesce al governo italiano piu’ naturale ,piu’ congeniale che trattare con i “dittatori “che assicuravano la stabilita’ del paese
    In realta’ Renzi e i suoi temporeggiano in attesa di ricevere ordini dall’ alto : non importano gli interessi dell’Italia, le gole tagliate, i battelli assaliti ,l’invasione dei “profughi”E’ questo che un paese diviso e indebolito da lotte politiche
    per il potere e incapace di riconoscersi in un complesso di valori condiviso ,atuando una politica autonoma in nome degli interrssi nazionali ,si puo’ attendere.

  3. Ale scrive:

    In Libia c’è un governo ufficiale, a confine con l’Egitto ed un’altro opposto, ieri sera ad una trasmissione del canale La7 hanno intervistato questi ultimi..ebbene ha parlato uno di aspetto medio orientale (arabo)con una sacchettata di soldi in mano e un camion di armi che “donava” ai guerriglieri libici, che forse combattono l’IS, ed a scaricare il camion aveva gente africana che ha chiamato senza mezzi termini clandestini.. Ha detto gli italiani devono tornare per fare affari con noi, con il petrolio, mentre ora fa soldi mandandoci senza dubbio clandestini a gogo su bagnarole. Comunque a me sembra che Total sia meno cara nella vendita a noi di carburante..penso che o i libici hanno sempre fatto pagare tanto il petrolio o gli italiani che ci lucrano sopra hanno straguadagnato al tempo di Gheddaffi. Comunque è innegabile che sia stato un danno permettere ai francesi di farlo fuori.

  4. Mario Rossi scrive:

    Di Alfredo Jalife-Rahme (analista messicano di origine libanese, specialista in relazioni internazionali, economia, geopolitica e globalizzazione.

    l piano di “balcanizzazione” del Medio Oriente conforme al progetto della “Grande Israele”

    Dal piano Yinon allo schema Yaalon: balcanizzazione della Libia, dell’Iraq, della Siria, secondo Israele

    di Alfredo Jalife-Rahme

    Nel corso del suo viaggio di cinque giorni negli Stati Uniti, il ministro della Difesa israeliano, Moshe Yaalon, ha dichiarato, in una intervista con Steve Inskeep, nella edizione del mattino, del canale NPR , che “le frontiere del Medio Oriente sono instradate verso un cambiamento definitivo” (sic). Yaalon segue alla lettera il piano di balcanizzazione del Medio Oriente elaborato nel 1982 nel “Plan Yinon” (il piano conosciuto come quello della “grande Israele”).Vedi: Greater Israel”: The Zionist Plan for the Middle East

    Yinon era stato un precedente funzionario della cancelleria di Tel Aviv: “le frontiere sono già in corso di cambiamento, visto che la Siria non può essere riunificata dal suo Presidente Bashar Al Assad, il quale controlla soltanto una parte del territorio, un conflitto nel quale anche Israele dovrà combattere”, ha detto Yaalon.

    Secondo la visione paleo biblica di Yaalon, esistono paesi con una storia differente ed altri le cui frontiere furono tracciate artificialmente dalla Francia e dalla Gran Bretagna ( le potenze coloniali) con riferimento agli accordi di Sykes-Picot del 1916 per spartirsi quello che rimaneva dell’Impero Ottomanno.

    Moshe Yaalon esterna verità lapalissiane in modo perentorio: l’Egitto ha continuato ad essere l’Egitto, tuttavia “la Libia fu una nuova creazione, una creazione occidentale come risultato della Prima Guerra Mondiale: La Siria, l’Iraq, lo stesso-furono Stati nazione artificiali (sic!!) e quello che vediamo adesso è il collasso dell’idea occidentale”

    Non sappiamo se per caso risulti, a questo eminente funzionario israeliano, che Israele è stata una creazione dei banchieri schiavisti Rothschild e lo studio di avvocati del Lloyd George, quello che poi sarà un premier della Gran Bretagna.

    Dopo una sua incrostazione e l’ulteriore persecuzione subita in Russia nel 1883, ancora nel 1903 il sionismo errante titubava con la possibilità di un insediamento ufficiale esogeno nei paesi dell’anglosfera: si guardava al Canada, all’Australia, all’Africa orientale, alla parte sud occidentale del Texas (sic!!), all’Angola ed all’Uganda (quest’ultima proposta come terra per l’insediamento dal Congresso Sionista del 1903).

    Non avrà forse ottenuto, il sionismo finanziario – più letale che non il suo irredentismo territoriale- di incorporare i citati paesi della sfera anglofona nella loro totalità nel secolo XXI, attraverso la deregolamentazione della globalizzazione bancaria?
    In un’altra intervista con Charlie Rose, Yalon si è scagliato contro il presidente turco Erdogan, che ha qualificato come “un conosciuto sostenitore della Fratellanza Mussulmana”.

    Il quotidiano israeliano Haaretz ha commentato che Yaalon non ha discusso se le frontiere di Israele, che furono determinate dalle potenze occidentali dopo la Prima Guerra Mondiale, dovranno cambiare.

    Yaalon si aspetta altre aggressioni razziste contro i palestinesi, arrivando all’oltraggio di considerare un trasferimento etnico di tutta la popolazione.

    Il giro di Yaalon negli USA è stato fatto per riappacificare gli animi con l’equipe di Obama dopo gli affronti tossici fatti da Naftali Bennet- leader del partito religioso fondamentalista dell’ultra destra “The Jewish Home-, contro John Kerry, segretario di Stato USA, che aveva collegato il sorgere dello Stato Islamico (ISIS) con la mancata risoluzione del conflitto Israel- palestinese.

    Poco prima Kerry aveva osservato che Israele è quasi da considerare uno “Stato paria”. Quasi?

    Il quotidiano Haaretz manifesta che Yaalon era stato umiliato pubblicamente dagli USA, che gli hanno negato una udienza per riunirsi con gli alti funzionari dell’Amministrazioe Obama: il vice presidente Joe Biden, John Kerry e la consigliera per la Sicurezza Nazionale, Susan Rice.

    In una abituale convergenza con il piano di Israele, la rivista “The Economist”- di proprietà, assieme al Financial Times, del gruppo Pearson, che controlla la maggiore Banca d’Affari del Mondo, la Black Rock che dirige l’israeliano statunitense Larry Fink- stabilisce che la maggior parte dei 3 milioni circa di rifugiati siriani contemplano la perdita del loro paese.

    Il governo di Bashar Assad controlla circa un 25% della Siria (secondo Haaretz) e la maggior parte del restante territorio si trova nelle mani degli jihadisti del Califfato Islamico (ISIS) (la cui capitale è la città di Racka, si trova oggi sotto il controllo dall’esercito mercenario transnazionale di incappucciati telediretti), mentre una relativa piccola porzione del territorio al nord este, si trova nelle mani dei curdi- siriani nella frontiera della Turchia- il cui simbolo si è trasformato nella città martire d Kobani, dove forse i miliziani hanno lanciato armi chimiche, cosa che è stata stranamente occultata dalla macchina della propaganda nera degli USA ed Israele.

    Esistono altre enclave ad Aleppo, fuori da Damasco, e sulle alture del Golan (dove Israele gioca la carte di Al-Nusra) nelle mani della bizzarra coalizione cucinata in Occidente: l’Esercito Libero della Siria/Al Nusra/Al Quaeda/gli Jihadist dell’ISIS.

    Lo schema balcanizzatore degli israeliani Yinon e Yaalon fa rapidamente progressi grazie all’illusione del califfato dell’ISIS, i cui tentacoli emergono nel Magreb (nella parte occidentale e nord africana del mondo arabo) per la sua balcanizzazione il cui paradigma è la Libia.

    Saranno forse gli jihadisti dell’ISIS il “coltello nel burro” per tagliare in forma squisita e selettiva il mondo arabo, in accordo con gli schemi dei funzionari israeliani Yinon e Yaalon, i cui obiettivi arrivano fino allo Yemen?

    Ad un innocente pensiero lineare, non abituato ai marchingegni Israel -anglosassoni, potrebbe stupire il fatto che gli aerei degli USA si siano sbagliati nella consegna di armi destinate ai curdi-siriani assediati a Kobani, armi che sono finite nelle mani degli jihadisti dell’ISIS.

    Nessuno conosce meglio la perfidia degli schemi di balcanizzazione- del duo Yinon/Yaalon, passando per gli jihadisti dell’ISIS fino ai geostrateghi degli USA (la formula Brzezinski/Rice/Peters/Clark/Whright) – che il rude presidente turco Erdogan- con il suo proprio programma in relazione ai kurdi (appoggiati da Israele e dalla NATO) che costituiscono tra il 15 ed il 25% della popolazione turca al limite dell’implosione-, ha frustrato i piani dei nuovi Lawrence d’Arabia, per inciso una spia della Gran Bretagna e massimo esperto dell’epoca in processi di balcanizzazione.

    Israele si prepara alla sua ennesima guerra contro gli Hezbollah in Libano al limite dell’implosione, mentre, in un escalation strategicamente più alta, la convergenza verso la balcanizzazione di tutto l’arsenale propagandistico di Tel Aviv viene propalata dal centro di propaganda sionista MERI . Un centro con sede in Washington e fondato da Yigal Carmon, una spia militare israeliana, e da Meyrav Wurmser, una amazzone dell’Hudson Insitute collegata con il partito fondamentalista sionista Likud- che programma i 4 assi del Nuovo Ordine Mondiale in Medio Oriente secondo la convenienza unilaterale del Grande Israele, grazie all’avanzata folgorante degli Jihadisti dell’SIS:

    1) un contenzioso nucleare con l’Iran (senza diritto a disporre di armi atomiche in contrasto con quanto dispone il “popolo eletto”); 2) Il conflitto arabo -israeliano (congelato); 3) il processo turco-kurdo (implosione della Turchia ed espansione del Gran Kurdistan?); 4) il conflitto sciita-sunnita (da prolungare teologicamente in una nuova Guerra dei 30 anni?).

    Per un fatto di estetica, lasciamo da parte la gravissima accusa fatta dal Presidente Putin: che gli USA promuovono il terrorismo con il loro finanziamento agli jihadisti dello Stato Islamico.

    La balcanizzazione del grande Medio Oriente ed il suo “Nuovo Ordine” si inserisce nei piani della accoppiata israeliana Yinon/Yaalon, incastrati con la formula Brzezinski/Rice/Peters/Clark/Wrighty nell’avanzata selettiva dei suoi “Pulcinella” jihadisti?

    • Andrea UDT scrive:

      Boston in questi giorni è paralizzata da una nevicata che non si vedeva da secoli.

      A quando un commento che dimostra che tale nevicata fa parte del piano Yinon?

    • Elisa scrive:

      Articolo molto interessante. Ero stata lontana dai commenti di Tempi perchè monopolizzati dai monologhi (anche prepotenti) delle solite due-tre persone. Ma trovo ora utile copincollare riferimenti ad articoli o pezzi di articoli di specialisti internazionali ed anche nazionali. Si stimola il confronto e la ricerca.

      • Grillo Parlante scrive:

        Che spettacolo penoso questi troll islamisti che si incensano a vicenda non senza aver sparlato di chi di solito gli fa pelo e contropelo.

      • Menelik scrive:

        Lui è il solito filo-islamista che si è annidato qua su Tempi e sta operando come da suo programma, cioè attuare un fiancheggiamento mediatico a favore dell’isis.
        E tu probabilmente sei sempre lui facendo il giochino di botta e risposta che fa parte della strategia del trollaggio.
        Pensi o pensate di trovare i fessi qua.
        Io credo che sei o siete immigrati provenienti da paesi islamici, dunque odiate a morte gli Ebrei e l’Occidente e parteggiate per l’isis.
        Dunque sei assolutamente in mala fede, e se non fosse così sareste estremisti della creduloneria.
        Ma siete in mala fede, siete filo-islamici, a voi l’isis piace e odiate noi Occidentali ed il Cristianesimo.

    • Sebastiano scrive:

      Cambia psichiatra

  5. CCP scrive:

    In un mondo di Giustizia con la G maiuscola la Francia e l’Inghilterra dovrebbero risarcire le vittime civili del conflitto in Libia.

    • Raider scrive:

      Già e i musulmani vorrebbero indietro l’Andalusia e perchè no, noi gliela daremo se, in cambio, ci restituiscono Costantinopoli e le terre dell’ex impero bizantino.

      • CCP scrive:

        io parlavo di un bombardamento del 2011… praticamente ieri..

        • Raider scrive:

          Lei può dire questo e altro, ma per la mentalità islamica la realtà non è ieri o oggi, la validità della legge coranica e delle rivendicazioni storiche rimane. Vogliono che siano rimborsati i discendenti dei musulmani esplusi dalla Spagna dopo la Reconquista, da venti a trenta milioni di individui: come arrivarono i musulmani in Spagna, chi ci trovarono e sottomisero mentre provavano a allargarsi e annettersi il resto dell’Europa, non rientrano nella contabilità. Ogni scusa è buona per aprire contenziosi a non finire con l’Occidente imperialista: sono soltanto loro a avanzare certe pretese. Ma non insisteranno: sanno che, con i trend demografici e politicamente corretti attuali, fra qualche tempo, avranno tutta l’Ue in regalo.

          • CCP scrive:

            Ogni gruppo religioso può dire quello che gli pare. per fortuna esiste il Diritto Internazionale e poi esiste il pensiero progressista occidentale che non bombarda qua e la fregandosene delle consenguenze. Se poi lei vuole fare l’equivalente occidentele del militante isis non sarò io a negarle questa libertà di espressione.

            • Raider scrive:

              Non ho detto da nessuna parte, anzi, che ogni gruppo religioso (lei saprà perchè limitava solo a questi la sua fantasia) non abbia la libertà riconosciutagli dal nostro ordinamento, anche se lei ci tiene a farmelo dire. Il perché si capisce dalla fretta con cui a questa “attribuzione indebita” lei fa seguire l’idea che il progressismo occidentale non bombardi: e non è così, il progressismo occidentale bombarda come gli altri, anche se lei può sempre arrogarsi il diritto di dire chi è progressista e chi no: il che non dimostra affatto, da parte sua, né progressismo né anti-progressismo, dimostra solo che quello che lei dice con leggerezza degli altri – gruppi religiosi, la libertò che ai gruppi religiosi riconosco, progressismo, quello che lei immagina la libertà le faccia dire – è proprio “altro” dalla libertà regolata dal diritto.
              Fatto questo, con la stessa legittimità di dire quello che le passa per la testa – che non c’entra col diritto: e è proprio “altro”, che lei lo voglia o no -, lei stabilisce l’equivalenza fra un intero movimento terroristico, l’Isis e me: tanto poco le basta per dire enormità. Se la mancanza del senso delle proporzioni, della realtà e del ridicolo la porta a saltare a conclusioni tanto gratuite, la conferma di questa predisposizione e abitudine a dire le cose senza pensarci mal si concilia con la modestia, per falsa che sia, nel riconoscere a me il diritto di corrispondere o meno al ritratto che lei ha fatto di se stesso.

    • angelo scrive:

      CCP io mi accontenterei di vedere sarkò, cameron , napolitano, obama penzolare da qualche parte….

  6. Saint-Juste scrive:

    Potremmo fare dire a Gheddafi: “dopo di me, il diluvio”, perche’ e’ proprio un diluvio quello in atto in Libia e altre zone del medioriente…Vi ricordate quando il colonnello venne in visita in Italia Bene durante la sua visita, portava una foto di un eroe dell resistenza libica contro gli italiani negli anni 20′: Omar al-Mukhtar. Esso fu catturato e giustiziato da Badoglio nel 1931. Prima di essere impiccato pronuncio’ queste parole: “A D..io apparteniamo ed a Lui ritorniao”.

  7. Rossi Mario scrive:

    Dal sito informare per resistere (il nome mi piace 😉

    La psicosi del terrorismo investe l’Europa. Cosa c’è dietro

    – di Luciano Lago –

    Mentre tutti i media puntano i riflettori sull’avanzata dello Stato Islamico e sulla minaccia terroristica, seminando il panico nell’opinione pubblica, si occultano alcuni aspetti di questo fenomeno e si evita di indagare su chi lo abbia creato, sostenuto e per quali fini.

    Quando ci soffermiamo ad analizzare la copertura che i media occidentali riservano al denominato esercito dello Stato Islamico ed alle sue azioni efferate come le decapitazioni in pubblico, crocifissioni, le esecuzioni mediante sgozzamenti e, da ultimo, il pilota giordano arso vivo in gabbia, dalla qualità perfetta delle riprese e dalle scenografie abilmente costruite, sembra che ci sia la mano di un team di professionisti esperti nel diffondere visivamente le atrocità realizzate dai terroristi islamici, come se si trattasse di cortometraggi costruiti ad Hollywood.

    Questo induce il sospetto che, dietro questi avvenimenti, ci siano i mercenari addestrati dalle agenzie dei servizi di intelligence occidentali e dei loro alleati , che lasciano supporre chiaramente che l’importazione del terrorismo mediatico brevettato dalla CNN, da BBC, Fox News, ABC News, da Al Jazeera, ecc. faccia parte di una campagna di terrore volutamente diffusa.

    Non è un mistero che la creazione dei gruppi terroristi organizzati, il loro reclutamento, il finanziamento, l’addestramento e la fornitura di armi, è una attività che è stata eseguita e sostenuta dai servizi di intelligence dei paesi occidentali, USA, Francia e Regno Unito, con la fondamentale collaborazione e finanziamento da parte di Arabia Saudita, Qatar e Turchia.
    Ciascuno di questi governi ha agito per le proprie finalità geopolitiche ed interessi che andavano dall’obiettivo di rovesciare il regime di Asad in Siria al progetto di balcanizzazione del Medio Oriente secondo un piano prestabilito.Si continua ancora oggi a sminuire il ruolo che la CIA e le Monarchie petrolifere del Golfo hanno avuto nella strategia che loro stessi hanno disegnato dopo aver creato l’ISIS l’esercito dello stato Islamico. Vedi: Il piano di “balcanizzazione” del Medio Oriente….

    Esisteva la volontà di creare un mostro davanti all’opinione pubblica mondiale che doveva seminare il senso di terrore e di insicurezza e che aveva la funzione, con la sua rapida espansione, di destabilizzare una serie di paesi fra il Medio Oriente e l’Africa e, con episodi avvenuti anche in Europa ed altrove, dare la sensazione del “nemico in casa”, dando luogo a interventi militari, azioni di repressione e misure restrittive che in altro contesto non sarebbero state facilmente giustificabili.

    Questa strategia non è nuova ma è partita dagli avvenimenti eclatanti dell’11 Settembre a New York e da allora si è ulteriormente raffinata.

    Per comprendere da dove e quando abbia avuto origine questa strategia, bisogna andare indietro nel tempo e precisamente al 1997 quando un gruppo di pensatori e strateghi statunitensi (di tendenza “neocons”) stabilirono un centro di studi (un “think tank”) conosciuto come il “progetto per il nuovo secolo americano” (Project for the New American Century o PNAC). Il suo obiettivo dichiarato era quello del dominio mondiale da parte degli Stati Uniti d’America. i componenti di quel centro studi costituirono la retroguardia dell’Amministrazione Bush ed almeno 18 di loro furono collocati poi in posizione chiave all’interno di quella Amministrazione.

    Nel Settembre dell’anno 2.000, dopo soltanto quattro mesi della nuova presidenza, la PNAC pubblicò una informativa dal titolo eloquente: “Rebuilding America’s Defenses: Strategy, Forces and Resources for a new Century”. In quel documento si stabilivano come obiettivi la necessità di mantenere della leaderschip statunitense a livello mondiale, la confrontazione con possibili potenze rivali (Cina, Russia, India, Iran ), la formazione di un sistema globale di sicurezza in conformità con gli interessi degli USA. Nella sezione V dell’informativa, denominata “creando la forza dominate del domani”, si includeva una frase scritta in modo sinistro: “…….Inoltre, il processo di trasformazione, richiede un cambiamento rivoluzionario, sembra che questo sarà lungo, salvo che sia necessario un qualche evento catastrofico e catalizzatore – come una nuova Pearl Harbor”.

    Esistono varie teorie su quanto è accaduto l’11 Settembre del 2011, non vale la pena qui di esaminarle, tuttavia un fatto è certo: quell’avvenimento è stato lo spartiacque tra una fase precedente ed una fase nuova della Storia, così come lo era stato l’avvenimento di Pearl Harbur nel 1941 (7 Dicembre) che cambiò il corso della Storia. Allo stesso modo a partire da quella data, l’Amministrazione USA di George Bush ha potuto dichiarare la “guerra globale al terrorismo” (Global War on Terror o GWOT) e quell’evento è stato il pretesto e la giustificazione ideologica in base alla quale gli USA hanno attuato gli interventi militari degli USA in Asia, in Medio Oriente ed in Africa, dando luogo alla più massiccia campagna di militarizzazione mai avvenuta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, con estensione del controllo statunitense in regioni dove esistono le più ingenti risorse del globo.

    Di fatto questa campagna ha rappresentato una estensione del controllo economico del grande capitale finanziario che ha potuto entrare nello sfruttamento delle risorse potenziali e di paesi che fino a pochi anni prima erano rimasti ai margini delle aree di intervento americano ed occidentale.
    Gli interventi militari sono stati diretti ed imponenti nel corso della stessa amministrazione Bush (Afghanistan, Iraq, Libia, ecc.). , hanno avuto come obiettivo quegli stati o regimi politici che potevano rappresentare un ostacolo per gli interessi americani (come Saddam Hussein o Gheddafi ).

    Già nel 2002 Donald Rumsfeld, aveva creato il Gruppo di Operazioni Attivo e preventivo (“Proactive, Preemptive Operations Group”, P2OG), una organizzazione “coperta” creata per portare a compimento operazioni segrete, per suscitare reazioni nei gruppi terroristi, includendo la possibilità di compiere essi stessi azione terroristiche. In pratica una organizzazione parallela alla CIA ed alla NSA, destinata ad operare in modo occulto. A questo gruppo si devono ad es. le prime operazioni di “fase flag” attuate nella zona del Sahara algerino, con sequestro di 32 turisti, mediante l’intervento di un ex ufficiale dei servizi algerini (collaboratore degli USA) che creò il pretesto per estendere la “guerra al terrorismo” nella zona occidentale del Sahara- Sahel, esteso poi al Mali, al Niger ed al Chad, dove le forze USA, assieme ad un contingente francese, hanno potuto aprire un nuovo fronte ed avere il controllo di importanti risorse minerarie.

    Successivamente, con il cambio della guardia avvenuto a Washington e l’ascesa di Obama alla Casa Bianca, la strategia della nuova Amministrazione ha puntato molto di più sugli interventi “coperti ” mediante i servizi di intelligence come la CIA e il NSA che hanno reclutato veri e propri eserciti di “contractors” (mercenari) per eseguire il lavoro sporco, utilizzando in supporto le forze aereo navali e i micidiali droni senza pilota che hanno colpito obiettivi dal Pakistan alla Somalia, all’Iraq ed allo Yemen, al Sudan, alla Nigeria mietendo migliaia di vittime civili e suscitando lo sdegno e la rabbia delle popolazioni colpite.

    Per portare a compimento la loro campagna, in Medio Oriente, nell’area più delicata ed importante per la geopolitica e le risorse petrolifere, la strategia degli USA, supportata dagli strateghi neocons (molti dei quali di origine israelita) si è basata sull’assoluto predominio militare di Israele, una costola degli Stati Uniti, nonchè sulla collaborazione totale con gli alleati regionali ed in particolare con le monarchie petrolifere del Golfo, in primis Arabia Saudita e Qatar, interessate a cooperare con gli USA ed Israele per il mantenere la stabilità dei loro regimi dispotici e contenere la crescente influenza dell’Iran, potenza antagonista, vista come un pericolo da Israele e dalla stessa Amministrazione americana.

    Per assicurare questo obiettivo, Washington e Tel Aviv, hanno puntato sulle rivalità confessionali ed etniche presenti nella regione, esasperando e provocando la così detta “Jhad” o guerra santa dei sunniti e wahabiti contro le popolazioni di fede sciita, per isolare l’Iran ed i suoi alleati, la Siria di Bashar al-Assad ed il movimento sciita libanese, Hezbollah, nemico dichiarato di Israele e dei radicali sunniti ispirati dall’Arabia Saudita e dal Qatar.
    Questo spiega l’interventismo americano ed occidentale contro la Siria, paese che è stato letteralmente devastato da una guerra civile, mascherata inizialmente come “rivoluzione” o “insurrezione” contro il regime di Bashar al-Assad, che gli USA ed Israele avevano deciso di rovesciare, contro il quale è stato infiltrato un vero è proprio esercito di mercenari jihadisti, di fede wahabita e sunnita, provenienti da molti paesi arabi e non arabi, incluso ceceni, kossovari, pakistani ed afghani, un esercito armato dagli USA inizialmente mediante un ponte aereo realizzato da aerei USA sulle basi in Turchia, finanziato dai sauditi e dal Qatar, equipaggiato ed addestrato dagli istruttori americani, britannici e francesi in appositi campi in Giordania, come documentato da vari organi di informazione.

    Questo esercito ( composto da vari gruppi spesso rivali fra loro) la cui consistenza totale è valutata intorno alle 100.000 unità, dopo i primi successi militari, grazie ai quali aveva preso il controllo di importanti zone del paese come Aleppo e Quom, ha subito poi forti rovesci militari per effetto della riorganizzazione e della controffensiva condotta dell’Esercito siriano, supportato e rifornito da Iran e Russia (che ha una base navale nel paese a Tartuus) e soprattutto appoggiato dalla maggiornaza della popolazione siriana che ha subito le efferatezze e la crudeltà degli invasori, fanatici islamisti che imponevano la Sahria nelle zone controllate.

    Inevitabilmente l’esercito terrorista, dalla Siria si è riversato in Iraq, secondo un piano prestabilito, con mezzi ed armamenti made in USA, nuovi di zecca, trovando complicità in settori della popolazione sunnita di quel paese, assediando e sbaragliando sul terreno diverse formazioni dell’esercito iracheno che si sono arresi di fronte all’impetuosa avanzata di nuovo esercito auto denominatosi Stato Islamico (ISIS) dell’Iraq e del Levante.

    Il capo di questo stato è un personaggio, detto” il califfo, che è stato prigioniero per alcuni anni delle forze USA e sembra certo sia stato addestrato dalla CIA e dal Mossad. Fra l’altro è stato fotografato in Siria assieme al senatore americano McCain e da questi ha ricevuto appoggio e sostegno. Vedi:Voltairenet

    Ci sono ormai prove certe e documentate della complicità degli americani ed dei servizi occidentali nella crazione dell’ISIS, fra l’altro anche ammesso dalla Hilary Clinton (“lo abbiamo creato noi ma poi ci è scappato di mano”) che lasciano pochi dubbi in proposito. Vedi : “contro lo stato Islamico chi c’è dietro il califfato“. Idem per quanto riguarda la Francia del governo Hollande che aveva persino riconosciuto ufficialmente il suo appoggio e sostegno al terrorismo in Siria. Vedi: Il presidente Hollande riconosce che la Francia ha armato le milizie antisiriane.

    Si tratta di complicità che perdurano tuttora con comportamento ambiguo delle forze degli USA che da una parte bombardano le formazioni dell’ISIS e dall’altra le riforniscono di armi ed equipaggiamenti come denunciato anche da esponenti parlamentari iracheni che hanno documentato l’atterraggio di aerei della coalizione in zone dell’Iraq controllate dall’ISIS.

    Il terrorismo dell’ISIS, ispirato dal wahabitismo della monarchia dell’Arabia Saudita, stretto alleato degli USA e dell’Occidente, oggi attira una serie di persone esaltate e fanatiche anche in Europa e sta conoscendo una espansione in tutto il nord Africa, dall’Egitto alla Libia, da dove minaccia anche l’Italia, il paese più imbelle e indifeso dell’Europa meridionale che fino ad esso ha lasciato invadere le sue coste da moltitudini di immigrati africani ed arabi fra i quali si sono insinuati molti combattenti della Jihad in incognito, nella totale indifferenza del ministro dell’interno Alfano.

    Adesso è partita massicciamente la campagna di terrore lanciata dai media con diffusione in tutto il mondo ed è focalizzata sulla paventata minaccia del terrorismo in Europa, con i vari episodi da Parigi a Copenaghen, e con la promessa di una prossima invasione delle coste italiane e risveglio di cellule terroriste dormienti infiltrate in tutta Europa dove è forte la presenza dell’immmigrazione araba, sunnita, costituita da una massa di giovani magrebini spesso emarginati e collocati nelle periferie delle città europee, da Parigi a Roma, Milano, Madrid e Londra.

    Questa campagna di allarme e di pericolo imminente vuole giustificare una serie di reazioni che sono prevedibili da parte dei governi occidentali:

    1) compattare nell’opinione pubblica un fronte “democratico” filo atlantista e filo Israele (destra e sinistra) in appoggio ai governi, complici delle guerre della NATO, per nuove prossime iniziative militari contro i paesi arabi ed africani che non vogliano adeguarsi alle direttive di Washington, concernenti la “lotta al terrorismo” 2) emarginare i partiti o gruppi estremisti che non siano conformi a tali politiche , 3) Impedire ai governi europei, mediante l’intimidazione del terrorismo islamico, di riconoscere lo Stato Palestinese (quello che la Francia ed altri governi europei si apprestavano a fare), 4) evitare che i governi europei rivedano le sanzioni alla Russia (cosa che anche la Francia, in crisi economica, cercava di ottenere ).

    Saranno previsti prossimi interventi militari delle forze NATO, una stretta repressiva sulla libertà di circolazione e sui controlli dei gruppi sospettati di complicità con il terrorismo, limitazione della libertà di espressione in base a motivi di sicurezza.

    Possiamo quindi tutti prepararci a rispondere all’appello di indossare l’elmetto della NATO e di stringersi tutti assieme a sostenere i governi che garantiranno l’ordine e la sicurezza anche se sono di frequente gli stessi (vedi governo Hollande e governo Cameron) che avevano armato e sostenuto i terroristi.
    Gli italiani saranno pronti a rispondere all’appello?

    • Giannino Stoppani scrive:

      Porca vacca!
      Possibile che il signor aspirante “influencere” islamico si sia scordato di rammentare gli F35?!?

      • Raider scrive:

        Il bello è che i complottisti copincollano pezzi giornalistici intitolati alle psicosi dilaganti… E per dimostrare da quale reparto psichiatrico viene il bollettino, il titolo avvetrete che si tratta di “dietrologie”, chi l’avrebbe detto, eh? Mentre il brutto è che la Redazione permetta la trasformazione di “Tempi.it” in una vetrina di blog e siti complottisti: nessun dibattito, nessun confronto, nessun contributo personale, solo collage dall’estensione superficiale pari alle dimensioni colossali dei deliri ammucchiati mescolando quello che capita: quello che si sa, quello che si immagina, quello che si vorrebbe, vecchi cavalli (pazzi) di battaglia della vecchia Sinistra, paranoie d’annata, bufale nuove di zecca.
        – La perfezione tecnica dei filamti è di matrice hollywoodiana: un giudizio estetico in cui riluce solo il pregiudizio politico, se un filmato è fatto per funzionare e funziona, allora, è falso: come si fa a dimostrare vera o falsa un’asserzione che funziona prescindendo da qualunque dimostrazione? E la non dimostrazione scatena la paranoia: la pregevolezza tecnica “induce il sospetto (…) del terrorismo mediatico brevettato”: una conclusione ineccepibile a lume di “logica del sospetto”, cioè, della paranoia berevettata tipica dei compliottisti: cui fa da riscontro quanto dichiarato da Hamaa e altri benemeriti gruppi terroristici di sicura matrice isamica, che neppure i complottisti di professione, per vocazione, per scelta ideologica, per isitinto, per imprinting, per occlusione mentale osano contestare. Hamas. Cosa ha dichiarato Hamas? “Se gli occidentali, italiani compresi, osano intervenire in Libia, questo sarò considferato un attacco a tutto l’Islam.” Quindi, in effetti, Hamas minaccia tutti, anche noi, pur di difendere i jihadisti made in Hollywood loro fratelli di fede e di sangue;
        – la solita storia fumettistica del finanziamento dei jihadisti in ogni contrada dell’Islamistan e fuori vieen associata, una volta di più, al progetto di una balcanizzazione del Medio Oriente… Come se il Medio Oriente – e la Libia, se è per questo: e altri Paesi ancora dell’Islamistan, dalla Siria alla Turchia all’Iran all’Afghanistan – non fossero costituivamente balcanizzati, con conflitti endemici fra diverse religioni, etnie, tribù, clan, ideologie;
        – l’idea, non nuova e noin meno folle delle altre, che le crisi e destabilizazioni – ignorando di proposito la macroscopica destabilizzazione in atto dell’immigrazione incontrollata e dell’islamizzazione crescente dell’Europa – siano create per “dare luogo a interventi militari”: quindi, si parte da un presupposto indimostrato, che le crisi siano create ad arte per balcanizzare ovvero destabilizzare aree che instabili sono per conto loro – laddove altre vedono il risveglio bellicoso dell’Islam e solo dell’Islam, beninteso, dall’Africa all’Estremo Oriente: e lo stesso nell’Europa in via di islamizzazione -, per accusare l’Occidente di attaccare i Paesi islamici: perchè? Per il petrolio. Dopo che il petrolio gli occidentali lo pagano oggi come lo pagavano prima: e quindi, perché fare tutto questo per non avere nulla, come era chiaro fin dall’inizio?;
        – al di là delle strategie elaborate dal PNAC, un gruppo che si è dissolto ancor prima che finisse “l’éra Bush”, ma rispetto a cui si potrà sempre dire quello che, a Destra come a Sinistra si è sempre sostenuto, l’Amercia che vuole dominare il mondo col tucco e con l’inganno e quello che i complottisti dicevano ancor prima di PNAC, ancor prima di conoscere i documenti tut’altro che segreti del PNAC e ancor prima dell’11 settembre e cioè, che l’America complotta con Israele: va detto che la lotta per raggiungere o mantenere la leadership mondiale non vede solo gli U.S.A. in lizza, U.S.A il cui debito pubblico è garantito dalla Cina, che si accaparra zone ricche di risorse energetiche e compre anche il debito U.S.A.: per cui, se gli U.S.A. tramano e i cinesi gli tengono premuta la lama sul collo, pensino i cinesi a mettere un freno alle manovre americane: ma, siccome le cose sono più complicate di quanto ai complottisti piace immaginare, le cose procedono senza curarsi né del PNAC né di Yinon con il supporto, ora, di Yalom, pare di capire, né di chi ha in testa solo overdose di PNAC e Yinon/Yalom;
        – nel pezzo qui riportato come un prezioso reperto, in effetti, fossile, si sostiene che gli U.S.A. avrebbero messo su gruppi terristici a cominciare da sequestri di turisti in Algeria non è detto quando, se prima o dopo l’11 settembre per rispettare la cronologia complottarda, né è chiaro perché proprio l’Algeria, dove non c’è stata altra destabilizazione che quella condotta fra gli anni ’80 e ’90 da guerre interne fra islamisti del F.I.S. e del G.I.A., che compì attenatti in francia e a Parigi ben prima dell’11 settembre e del PNAC, jihadisti che nessuno sobillava dall’esterno e il governo ‘laico’ algerino, che accusè gli occidentali di non essee interventui e di averlo lasciato solo a fronteggaire e sventre una minaccia islamista costata più vittime della guerra di liberazione dal dominio colonloale francese, senza contare che non c’è stata, in seguito, alcuna “balcanizzazione”, in Algeria, ricca di petrolio e fosfati, ma da cui gli algerini, islamisti e no, hanno continuato a emigrare verso l’Europa
        – il copincollato mette sullo stesso piano le azioni terroristiche dei jihadisti che dice finanziati e armati dagli U.S.A., con attacchi voltuamente indiscriminati a civili e minoranze: e gli attacchi degli occidentali contro la guerriglia, con le vittime collaterali: e non si capisce perchè distingua gli uni dagli altri, quando sembra che le vittime involontarie di U.S.A. e alleati nella lotta ai jihadisti sembra giustificare la lotta dei jihadisti facendone dei “resistenti”, cosicchè i jihadisti una volta sono servi degli U.S.A. e la volta dopo, combattenti contro l’imperialismo americano;
        – per il copincollista come per il copincollato, non è legittimo per Israele puntare sulle rivalità e divisoni interne nel campo nemico, isolando l’Iran che minaccia di dotarsi di atomiche e ha già minaccatio l’Italia e chiunqe si metta di mezzo per opporsi al progetto, condiviso con Hezbollah e Hamas, di “distruggere l’entità sionista”: e anzichè espellere l’Iran dal proprio consesso come Paese che dichiara di puntare alla distruzione di uno Stato membro, l’O.N.U. affida all’Iran – oltre che a altri Paesi retti da dispotismi islamici e dittature personali o di regimi politici totalitari – la direzione di importanti commissioni, come quella sui diritti umani; ciò che non fa venire in mente alcun complotto virtuoso a gente naturalmente versata enllo sviluppo di rigogliose manie complottistiche;
        – fra i nemici dell’Iran e della Siria, per rivalità intrinseche al mondo islamico e per più generali e normali divergenze di interessi a egemonie più o meno regionali che si riflettono all’interno della Lega Araba e dell’Opec, l’Arabia Saudita è stata più volte indicata come “nemico dell’Islam” non solo dall’Iran, ma anche dai jihadisti che sarebbero manovrati da U.S.A. e Israele perchè accusata di puntare alla pace con Israele, col che finirebbe la destabilizzazione dell’area, mentre la pace, a norma di statuto dei Hamas, Iran e tutti i jihadismi, si avrò solo distriggendo Israele; l’Arabia Saudita è accusata di vlere la pace con Israele perché retta da una dinastia cripto-giudaica: delicato pensiero stupendo paranoico che i complotisti condividono fino in fondo con i loro amati jihadisti.
        ll resto del pezzo copincollato è la serie di castronerie che i complottisti copincollano tutti i giorni, con proeizioni nel regno celeste degli effetti speciali che l’ideologismo apocalittico fa agli affetti da sindrome paranoide cronica.
        A parte questa certezza, è certa un’altra cosa, una notiza, non un’illazione, non una speculazione a mano libera sul tasto ‘invio’ e mente otturata dalle ossessioni complottarde, non una dietrologia, non una santabarbara di fesserie ad alto potenziale comico: e cioè, lo ripeto, che Hamas ha diffidato, ammonito, severamente vietato, minacciato gli occidentali dall’azzardarsi a intervenire in Libia, fosse pure per combattere contro l’Isis. Col che, tutti i deliri letti qui sopra e quelli che leggeremo nei prossimi giorni crollano di schianto in un colpo solo.

    • Menelik scrive:

      “Informare per resistere” è un sito di centri sociali e black block, questo i lettori di Tempi lo devono sapere.
      Nonostante si presenti al di sopra delle parti, è un sito fortemente politicizzato a sinistra. Per loro il PD è destra.
      Nell’articolo incollato di sopra, CHE NON HO LETTO, ci tengo a precisarlo, gli ho solo dato una rapida occhiata saltando le righe, mi è balzato davanti agli occhi un errore sicuramente non casuale.
      Il fatto che le armi che gli USA avevano paracadutato su Kobane siano in realtà state catturate dall’isis.
      E’ vero in minima parte.
      Ogni tanto seguo i notiziari dei Curdi italiani, di sicuro informati meglio di chiunque altro di quello che succedeva a Kobane e dintorni, visto che lì c’erano anche i parenti di alcuni che scrivevano rapporti sul sito internet curdo.
      All’epoca (era autunno) i daesh occupavano la gran parte di Kobane e i guerriglieri curdi dello YPG erano asserragliati in centro.
      La situazione era su per giù come quella della Wehrmacht asserragliata tra le rovine dell’abbazia di Cassino, dove ogni spezzone di rudere poteva celare un cecchino pronto a “fulminare” chi gli passava davanti al mirino: così era Kobane tra ottobre e novembre.
      I daesh erano sicuri di riuscire a distruggere la resistenza dello YPG col favore del doppiogiochista Erdoan.
      Gli Americani hanno lanciato armi, munizioni e viveri sui Curdi, DALL’ALTO, ovviamente, paracadutando le casse.
      Il centro di Kobane è piccolo, l’area occupata dai daesh era molto più vasta.
      Chi è capace di lanciare tante casse da una certa quota che non è poco, senza avere la possibilità di avvicinarsi per non entrare nel raggio di azione dei razzi dei daesh, e far cascare TUTTE le casse a giusta destinazione?
      E’ chiaro che alcune casse sono andate fuori da dove avrebbero dovuto cadere, e la maggior parte hanno raggiunto l’obiettivo giusto, cioè quella piccola parte di Kobane controllata dallo YPG.
      Tra i rifornimenti c’era anche materiale elettronico sofisticato, tra cui un apparecchio in grado di comunicare sfuggendo al controllo avversario, mediante il quale lo YPG poteva avvicinarsi al nemico e indirizzare gli aerei alleati proprio sul bersaglio, a colpo sicuro, senza sprecare bombe a vuoto sul terreno.
      Infatti i raid alleati da quel momento sono stati molto più tempestivi, al momento giusto, e precisi.
      Questo ha consentito di allargare lo spazio controllato dallo YPG e far retrocedere i daesh, avendo un maggior spazio a terra disponibile per i lanci, che si sono fatti più precisi potendo gli aerei sganciare da quote più basse e allora i rifornimenti sono interamente finiti nelle mani giusti destinatari.
      L’isis ha messo in rete filmati con le casse americane per fare propaganda ed aizzare i loro sostenitori, cioè quelli come te, fornendo un elemento per fare mobilitazione contro i lanci di rifornimenti.
      Ci sono anche i notiziari Curdi che danno informazioni.
      L’isis adesso non se la sta passando bene.
      Hanno defezioni e ci sono un sacco di esecuzioni capitali di persone sospettate di voler fare i disertori.
      Loro necessitano di fare tanta propaganda ma sono messi in condizioni pietose, non avanzano più in Siria-Iraq e appena mettono il muso fuori sono braccati.
      L’apertura del fronte libico per loro è una mano santa e sperano che si alleggerisca la pressione.
      Cosa che sappiamo bene non accadrà.

    • Copincolloanchio scrive:

      Da BLOGO News
      Terrorismo: Pisa, espulso studente turco
      di Alessandro Pignatelli del 20 gennaio scorso

      Espulso dall’Italia uno studente di nazionalità turca, che frequentava un corso alla Scuola Normale di Pisa. Avrebbe manifestato simpatie islamiste su alcuni siti internet secondo le indagini eseguite dalla Digos del capoluogo toscano. La vicenda sarebbe avvenuta e dicembre e sarebbe rimasta avvolta finora nel massimo riserbo.
      Come scrive Tgcom, è stata perquisita anche l’abitazione del giovane, dove gli investigatori avrebbero trovato riscontri ai sospetti iniziali. Lo studente, in particolare, avrebbe postato messaggi contro il mondo occidentale su blog e siti internet islamici, monitorati dalla polizia italiana. Dopo una breve indagine, si è arrivati all’identificazione del ragazzo, a cui è stato notificato un provvedimento di espulsione, immediatamente esecutivo.

      Lo straniero è stato prima accompagnato in un Cie del nostro Paese, quindi rimpatriato. Alla Normale è stata inviata una comunicazione formale in cui si spiegava che lo studente non avrebbe più potuto seguire il corso al quale era iscritto. L’allarme terrorismo in Italia, in seguito ai fatti di Parigi, è stato innalzato. Ma è dal 2001, quando ci fu l’attentato alle Torri Gemelle, che l’Italia ha affidato alla polizia postale il compito di monitorare il web, dove spesso si possono prevedere le mosse dei potenziali terroristi.
      Punire non solo chi arruola e addestra i terroristi, ma anche chi si mette a disposizione della causa, chi si auto addestra e chi organizza i viaggi all’estero dei foreign fighters. Estendere ai potenziali combattenti la possibilità di applicare le misure di prevenzione personali, tra cui il divieto di espatrio. Aumentare la pena del carcere per i reati di istigazione e apologia del terrorismo quando sono commessi attraverso il web.
      E istituire una ‘black list’ dei siti internet, continuamente aggiornata. Sono questi i principali contenuti del “disegno di legge recante misure per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale”, che il Sole 24 Ore è in grado di anticipare e che arriva oggi sul tavolo di Palazzo Chigi.

      • Raider scrive:

        Ma certo, ormai, questo blog è il terminal di tutte le agenzie di “informazione” presenti sul web, peccato si limiti solo ai complottisti, dovrebbere trovare spazio anche la numismatica, sarebbe giusto permettere anche agli amanti segreti del badminton e alla loggia super-potente super-occulta dei sostenitori del Gran Dressage di avere accesso a queste pagine; dare più visibilità ai risvolti segreti dei casi irrisolti di cronaca nera; il cake-design; senza trascurare il ricamo, che ben si addice ai tessitori di trame;

      • Leo_Nardo scrive:

        Quale miglior argomento della nostra sicurezza per istituire leggi speciali, patriot acts, modifiche costituzionali per potere andare in guerra (pardon interventi umanitari preventivi) e tutto ciò che i padroni occupanti ci ordinano ?

        Devo ammetterlo : è interessante il fatto (vero o falso che sia) del materiale paracadutato dai nostri alleati-e-non-nemici che un po’ va a favore e un po’ a sfavore degli amici di Mc Cain sfuggiti di mano alla Clinton. Risponde alla politica dei nostri alleati-e-non-nemici : Distruggere sì l’ISIS, ma non troppo per assicurare il ricambio dei miliziani e la tenuta della farsa.

        • Grillo Parlante scrive:

          L’apologeta della dhimmitudine e della sharia applicata come strumento di terrore in mano ai tagliagole islamici si preoccupa delle “leggi speciali”…

          • Raider scrive:

            Scusate, ho inviato ieri sera un lungo post in cui ribattevo punto per punto ai deliri dei filo-islamici e dei loro lecchini loro lecchini modello e punto di riferimento anti-occidentale (e senza Cristianesimo a pretendere), vorrei capire perché i loro copincollaggi passano mentre i post che li smentiscono o rimangono in attesa o non vengono fatti passare. Date almeno la possibilità di replicargli almeno su questo blog.

        • Raider scrive:

          Però, quando si vuole porre fine alla ‘farsa’, i falsari pro-Islam si uniscono a jihadisti e Hamas nell’intimare: ogni intervento occidentale contro i fratelli in Maometto è un attacco “crociato” a tutto l’Islam! I servi sedicenti cristiani dei servi di Allah mostrano di che tempra sia la “l’Islam, religione di pace” e di sottomissione.

    • Raider scrive:

      Sarebbe possibile sbloccare il post che ho inviato? Grazie.

  8. Rossimario scrive:

    Sempre da Informare per Resistere a proposito di chi veramente tira le fila dell’ISIS :

    Nuove evidenze confermano l’aiuto militare degli USA al gruppo takfiri dell’ISIS tanto in Libia come in Iraq

    “Come mai gli equipaggiamenti militari di fabbricazione statunitense sono arrivati nelle mani dello Stato Islamico?”
    Un giorno dopo dall’esecuzione dei 21 cristiani copti egiziani in Libia da parte dell’ISIS, lo scorso Lunedì, vari utilizzatori egiziani delle reti sociali hanno diretto la loro attenzione dei cittadini di tutto il mondo agli equipaggiamenti militari di fabbricazione statunitense che utilizzano i componenti dello Stato Islamico.

    Si tratta delle baionette che vengono utilizzate dai terroristi dell’ ISIS nel nuovo video in cui decapitano le loro vittime cristiane. Gli utenti egiziani si domandano come questo tipo di pugnali , che appartengono all’Esercito statunitense come armi d’ordinanza, siano arrivati nelle mani dello Stato Islamico.

    Parallelamente il Movimento di Resistenza Islamica (Hezbollah) dell’Iraq ha pubblicato questo Lunedì immagini che mostrano un elicottero da trasporto di carico pesante, modello Chinook, che fornisce armi all’ISIS nella provincia occidentale del Al-Anbar.
    L’elicottero ha sbarcato armi, il giorno 5 di febbraio, a due veicoli che appartenevano all’ISIS, nella zona est della città di Faluya , così come ha spiegato Hezbollah dell’Iraq, citato dall’agenzia di notizie “Al-Sumaria”.

    Atre evidenze testimoniano l’appoggio degli USA all’ISIS

    Il presidente della Commissione della Sicurezza e difesa del Parlamento Iracheno, Hakem al-Zameli, ha assicurato che lo scorso mercoledì che questo Parlamento dispone di documenti che mettono in evidenza come gli aerei degli USA offrono appoggio all’ISIS.
    In data precedente, il vice segretario generale di Hezbollah dell’Iraq, Husein al-Ramahi, ha divulgato la notizia che “gli aerei statunitensi lanciano di frequente armi per l’ISIS nelle regioni sotto il controllo di questo gruppo e dopo adducono che non si tratta di una misura premeditata e tutto avviene in modo accidentale”.

    Nel corso degli ultimi mesi, in reiterate occasioni i media ed i funzionari siriani e gli iracheni hanno rivelato e hanno condannato gli appoggi che gli Stati Uniti offrono in segreto al gruppo dell’ISIS, autore di massacri e azioni di violenza nella regione.

    Questa azione paradossale degli USA, rispetto ai gruppi armati mette in tela di giudizio la loro serietà e quella dei loro alleati rispetto al combattimento contro il terrorismo, visto che i gruppi estremisti come l’ISIS si sono rafforzati nel corso degli ultimi anni grazie al sostegno ed all’aiuto finanziario di paesi come gli USA, la Turchia, l’Arabia Saudita ed il Qatar che cercavano di rovesciare il governo siriano con l’utilizzo dei gruppi terroristi.

    Nel frattempo si registrano le dichiarazioni rilasciate dall’ex collaboratore della CIA, Steven Kelley , il quale ha riferito, nel corso di una intervista rilasciata alla PressTV, che l’ISIS è un nemico totalmente creato e finanziato dagli Stati Uniti. “ Intervista registrata ad Anaheim, in California.

    “I finanziamenti arrivano dagli Stati Uniti e dai loro alleati e il fatto che l’opinione pubblica pensi che questo sia un nemico e che deve essere combattuto in Siria o in Iraq è soltanto una farsa, dato che è chiaramente qualcosa che abbiamo creato, che controlliamo, e solo adesso è diventato svantaggioso attaccare questo gruppo come un nemico legittimo”, ha aggiunto l’ex agente della CIA.

    Le parole di Kelley arrivano in un momento in cui il presidente degli Stati Uniti Barack Obama cerca l’approvazione del Congresso prima di estendere la campagna aerea americana su obiettivi Isis in Iraq e Siria. Il Pentagono ha lanciato finora circa cento raid su obiettivi Isis nel nord dell’Iraq da quando è stato autorizzato l’uso della forza a inizio agosto.

    “Se si vuole risolvere il problema alla radice e rimuovere questa organizzazione, bisogna togliere i finanziamenti e occuparsi delle entità responsabili della creazione di questo gruppo. Credo che il gruppo probabilmente si dissolverebbe, sarebbe sconfitto dalle armate di Bashar Assad”, ha concluso Kelley.

    Fonti:
    Hispantv
    PressTv

    • Raider scrive:

      Ripeto, non si capisce come e perché si consenta che questo il blog sia trasformato nel punto in cui convergono a getto continuo tutte le trame complottiste, senza che vi sia modo di andare oltre quello che viene copincollato e che non aggiunge nulla di nuovo a quanto era stato riportato in precedenza, tranne che le stesse cose le dice una volta un analista ritenuto infallibile malgrado le contraddzioni in cui incorre, un’altra volta, un ex agente che non rivela nulla, ma è considerato attendibile solo perché avvalora quello che sostengono i complottisti travisando la realtà dei fatti: e cioè, che le ‘primavere arabe’ dalla Libia alla Siria hanno dovuto far leva su gruppi di oppositori fra i quali i più determinati e i meno manovrabili, come sperimentato fin dai tempi dell’Afghanistan, sono gli islamici jihadisti.
      Laddove non si è avuta una estesa ribellione armata, come in Egitto, i fondamentalisti islamici c’erano senza che glieli avesse messi nessuno: i Fratelli Musulmani, preso il potere, hanno inizaito a fare pressappoco quello che fanno anche i gruppi che sarebbero manovrati dagli U.S.A.: e con un Ministro, non ricordo se del Culto o degli Interni, del loro governo dichiararono, per es., che per i copti non c’era posto in Egitto, a meno che non accettassero la sharya: e se non gli andava bene così, prego, emigrate dove vi pare e tante grazie. Questo, mentre violenze e mattanze contro la minoranza cristiana avvenivano nel silenzio o con la complicità del governo Morsi, un governo islamico che nessun americano o occidentale aveva messo lì: e da cui lo hanno fatto sloggiare di corsa i militari di Al Sisi.
      Quando al Sisi ha cacciato via i Fratelli Musulmani, i musulmani di ogni dove e gli islamofili di qui in conformità ai loro modelli di Cristianesimo che stanno a Gaza e in Cisgiordania gridarono al complotto occidentale contro l’Islam, così pacifico e gentile: a tutti loro stava bene, eccome!, il potere preso sensa colpo ferire e gestito in modo da introdurre la sharya e scatenare la guerra santa a Israele, cosa massimamente cristiana per i mentecatto-islamisti: e quindi, cacciare i fanatici alla Morsi, che sono anch’essi – si badi – sul libro paga dei Paesi del Golfo, era un sopruso “crociato” e occidentale che non poteva nè può essere tollerato.
      Allo stesso modo, ora che si discute se intervenire in Siria e in Libia con truppe di terra, ecco che,
      – da un lato, dicono i complottisti e i loro testimonial, non è vero, è solo una farsa;
      – se fosse vero, sarebbe sbagliato;
      – se non fosse sbagliato – perché i jiahdisti sono islamici che, magari, sbagliano, ma vanno difesi come il Corano fa obbligo agli islamici di mettere da parte ogni divisione per combattere i nemici: cioè, sempre noi, “quelli della Croce” – sarebbe, comunque, un sopruso “crociato”;
      e così, a tutte le congetture, paranoie e dietrologie complottiste cade dalla faccia il niqab o la keyah o come si chiama: e si capisce facilmente perché i complottisti filo-islamici tengono tanto a intorbidare sempre e comunque tutto e il contrario di tutto.

      • Giannino Stoppani scrive:

        Chissà per quale meccanismo mentale gli stessi che son disposti a credere che gli americani (i quali, per inciso, non rientrano affatto nelle mie simpatie personali) siano talmente astuti e spregiudicati da organizzare uno spettacolare auto-attentato come quello delle torri gemelle, non si domandino come facciano gli americani medesimi ad essere talmente scemi da rifornire i terroristi con armi in dotazione alle loro forze armate, invece che con roba ex sovietica o cinese che, oltre a sviare i sospetti dei complottisti a cottimo, costerebbe pure la metà.

      • Menelik scrive:

        Io spero con tutto il cuore che si possa mettere in porto un intervento militare di grande portata che colpisca al cuore del problema: la Libia e il Medio Oriente.
        L’isis ha da essere annientata, prima che loro annientino noi.
        E’ una questione di sopravvivenza.
        Troppi Italiani credono ancora che ci sia la pace e il benessere del dopoguerra, ma ormai sono entrambi morti.
        Il mondo è in guerra, e se non ci difendiamo verremo distrutti.
        Si sveglieranno gli Italiani, credo quando vedranno i primi nostri connazionali uccisi.
        Si sveglieranno improvvisamente, speriamo solo che sia ancora in tempo.
        Adesso sono ancora nelle fasi finali di un sonno iniziato negli anni 60, subito dopo la ricostruzione.

      • Sebastiano scrive:

        @Raider: “…non si capisce come e perché si consenta che…”

        Te lo dico io: Luigi Amicone è amico fraterno dello psichiatra che ha in cura RossiMario e i suoi alias e non vuole dispiacere all’amico suo che gli ha chiesto di permettere ai suoi pazienti di scrivere qualcosa qui.
        Oltretutto Amicone ha uno spiccato senso dello humour e si diverte un sacco a leggere le nostre risposte.

  9. maurizio scrive:

    Contrariamente a quanto scrive Elisa trovi stucchevole.questo riportare copincollando scritti e relazioni,documenti di vari esperti o centri-studi di vario tipo e vari evidenti scopi propagandistici.Chi può accertare e quanto fidarsi dell’attendibilità di tali lunghi(lunghi?io credevo di essere lungo,ma almeno portavo mie riflessioni!)?Meglio rischiare sulla libertà peersonale che dover assistere a monologhi di innominati o di terzi estranei a questo sito ma comodamente utilizzati da chi non vuol giocarsi in prima persona….anche a rischio di assistere a pallosi fuochi d’artificio-pallosi e spesso anche velenosi-di vanitosi e vuoti esibizionisti!!

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Tempo di restyling per una delle vetture meno convenzionali – almeno esteticamente – degli ultimi anni. In occasione del Salone di Shangai, la crossover Lexus NX beneficia di un lifting di dettaglio cui si accompagnano affinamenti a livello tecnico volti a incrementare il comfort dei passeggeri e a rendere più dinamico il comportamento della vettura. […]

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Vi abbiamo già parlato del legame (inconsueto) che c’è tra l’ibericissima Seat e l’italianissima Ducati (entrambe con un tedeschissimo proprietario). Un po’ come se lo Jamon Serrano si gemellasse con il Prosciutto di Parma. L’accordo di collaborazione Seat-Ducati una delle tappe nella consegna di una Leon Cupra nuova fiammante ai piloti Ducati Dovizioso e Lorenzo. Nonostante un […]

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COSA: BIKE FESTIVAL GARDA TRENTINO, quest’anno dura un giorno in più  DOVE E QUANDO: Riva del Garda, Trento, 28-30 aprire e 1° maggio Tra le più importanti rassegne outdoor del comparto ruote grasse il Bike Festival Garda Trentino quest’anno aggiunge un giorno in più al suo (sempre) ricco programma di iniziative. Eventi speciali, escursioni, gare, test, un […]

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A volte ritornano. Oltretutto quando meno te lo aspetti. Dopo dodici anni di assenza dal panorama europeo, lo storico marchio inglese MG annuncia il rientro nel Vecchio Continente. Un’operazione che avrà inizio nel 2019 e che vedrà protagonista la cinese Saic, dal 2005 proprietaria del brand. Il successo con le spider negli Anni ‘60 La […]

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