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«La scuola paritaria non toglierà soldi all’Università, anzi potrebbe subire pesanti tagli»

luglio 4, 2012 Carlo Candiani

Roberto Gontero, presidente Agesc: «La spending review non porterà nessun beneficio alle casse della scuola paritaria. Anzi, con i tagli che ci aspettano, potremmo assistere alla chiusura di numerosi istituti».

È solo un’anteprima su una bozza smentita a denti stretti dallo stesso ufficio di presidenza del Consiglio dei Ministri, ma quello che filtra sulla annunciata spending review avrà a che fare con il sistema scolastico. Nulla di deciso, la partita tra il ministero e l’esecutivo è ancora tutta da giocare, ma i giornali hanno già fatto partire l’allarme: la scuola non statale avrebbe in premio duecento milioni di euro che arriverebbero dai tagli all’Università. «Non è vero. La gente deve sapere che esiste un fondo per le paritarie che da dieci anni si aggira sui cinquecento milioni di euro». È inviperito Roberto Gontero, presidente nazionale di Agesc, l’associazione che rappresenta le famiglie che hanno scelto la scuola paritaria per i loro figli.  «Questi duecento milioni, per i quali i giornali si stracciano tanto le vesti, potrebbero essere i soldi destinati alle scuole paritarie, e allora il fondo si troverebbe decurtato del sessanta per cento, con il rischio reale di chiusura della grande maggioranza degli istituti paritari. Oppure, nella migliore delle ipotesi, sarebbero i soldi dei fondi pluriennali già decisi, a cui però mancherebbero cinquanta milioni. Ma di quale regalo alle paritarie stanno cianciando!».

Ci va giù pesante.
Come al solito c’è questo gioco maliziosissimo che sputa veleno e accende gli animi sul tema del privato contro la scuola pubblica, che per certi sindacati e per certe forze politiche è solo statale. La legge Berlinguer del 2000 afferma che la scuola pubblica è statale e non statale, cioè paritaria. Le notizie di questi giorni sono state diffuse ad arte per creare malcontento tra gli studenti universitari che, se tutto venisse confermato, potrebbero insorgere contro le scuole paritarie che invece all’università non tolgono proprio nulla.

Il fondo per le paritarie, quello sì che sarà decurtato.
E il risultato sarà la chiusura per molti istituti o l’aumento delle rette per le famiglie che già pagano due volte: le tasse indirette per l’intero sistema scolastico e la retta della scuola scelta. Le famiglie riusciranno a resistere a questi aumenti? Vista la situazione generale di crisi, ho i miei dubbi. Alla faccia della libera scelta! E poi mi lasci ripetere una verità sacrosanta …

Prego.
Sarebbe una beffa tripla, quadrupla anche per lo Stato. I numeri parlano chiaro: chi manda i figli alla scuola paritaria fa risparmiare allo Stato ben sei miliardi di euro all’anno. Spero che questa notizia sia smentita: sarebbe demenziale tagliare l’università, sarebbe un impoverimento culturale insopportabile. Possibile che uno Stato non sappia fare altro che tagli alla scuola?

A soffrirne sarebbe l’intero sistema scolastico.
Basti pensare agli insegnanti. Se le paritarie chiudessero davvero, in seguito ai pesanti tagli, gli insegnanti di quegli istituti, magari con anni di esperienza alle spalle, tornerebbero sul mercato del lavoro e andrebbero a ingrossare le fila dei precari già sold out. Si metterebbero sul lastrico altre famiglie. È un quadro che non lascia tranquilli.

D’altra parte questo è un governo che ha rimandato alla Corte Costituzionale la norma, votata in regione Lombardia, che permetteva in forma sperimentale l’assunzione diretta dei supplenti annuali per le scuole lombarde.
Un provvedimento che Agesc aveva molto apprezzato, un primo passo verso la tanto sospirata autonomia scolastica, una della chiavi per migliorare il nostro sistema scolastico. Andando avanti così, comunque vada, non sarà che un segnale di ulteriore degrado della scuola tutta, statale e paritaria.

Che farete, se tutto verrà confermato?
Non ci arrendiamo. Venerdì 6 luglio saremo a Roma al tavolo della Commissione parità istituita dal ministro Gelmini e confermata da Profumo, per rimettere al centro della discussione la pluralità dell’offerta scolastica italiana, non solo sulla carta. Mi viene il sospetto che la famosa legge Berlinguer del 2000 sia stata pensata per darci il colpo di grazia. Afferma un principio di parità tra statale e paritaria che rimane astratto e non si concretizza, intendo a livello economico. L’unica notizia concreta è che in dieci anni su cento scuole paritarie quaranta hanno chiuso i battenti.

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3 Commenti

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    QUALCUNO FORSE S’ERA ILLUSO, MA A QUESTO GOVERNO NON INTERESSA NE’ LA SCUOLA PUBBLICA STATALE NE’ QUELLA PUBBLICA NON STATALE, TANTO I LORO PARGOLI FREQUENTANO LUSSUOSE SCUOLE D’ELITE.DIPENDENTI DELLA SCUOLA STATALE E NON DOVREBBERO RENDERSI CONTO DI ESSERE NELLA STESSA BARCA, EVITANDO STERILI CONTRAPPOSIZIONI CHE FANNO IL GIOCO DEL POTERE,

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