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«L’eutanasia per i bambini accelera solo l’auto-genocidio dell’Europa. E non è un diritto: è la fine del diritto»

novembre 29, 2013 Leone Grotti

Intervista al cardinale Sgreccia, ex presidente della Pontificia accademia per la vita, sulla legge in via di approvazione in Belgio. «La dolce morte serve ad alleviare non le sofferenze di chi sta male, ma il peso di chi sta bene»

«L’Europa ha intrapreso il cammino dell’auto-genocidio. Quello che è successo segnala un calo drastico di umanità, un abbassamento del livello di civiltà». Il cardinale Elio Sgreccia, ex presidente della Pontificia accademia per la vita, si riferisce alla decisione presa dalla Commissione del Senato belga che ha autorizzato l’estensione dell’eutanasia ai bambini. La legge per essere approvata dovrà ottenere il via libera dalle due Camere ma come dichiara Sgreccia a tempi.it questo primo voto «è un salto di inaudita gravità che disumanizza il rapporto tra adulti e bambini e legalizza un grave delitto contro la vita umana».

Eminenza, chi appoggia la legge in Belgio dice di farlo in nome della «dignità dei malati».
L’eutanasia è un grave crimine contro la vita umana. Quella della dignità è solo una scusa: nessuno è padrone della sua vita, che non ci diamo da soli.

L’uomo non ha diritto di essere autonomo fino alla fine?
È giusto invocare il principio di autonomia quando parliamo in generale delle nostre azioni, di cui siamo sempre responsabili, ma noi non siamo autonomi rispetto alla vita, perché non ce la diamo noi. Con l’eutanasia si offende il diritto alla vita e si offende anche la società, che permettendola perde il controllo di se stessa e autorizza un delitto grave. E se parliamo di bambini, il delitto è gravissimo.

Secondo la nuova legge, è il bambino a dover chiedere l’eutanasia e uno psicologo deve valutare la sua capacità di comprendere quello che sta facendo.
I bambini non sono in grado di giudicare o decidere. Il bambino è sempre stato una categoria protetta, infatti non può prendersi la responsabilità di sottoscrivere contratti, di votare né di assumere un servizio come quello militare. La legge poi non fissa limiti di età, quindi il bambino può essere ucciso anche a due anni o quando è ancora neonato. L’idea dello psicologo, poi, è solo un trucco.

Perché?
Se uno vede un soggetto che si sta gettando da un ponte per suicidarsi, cosa fa, va a chiamare lo psicologo perché si accerti se l’aspirante suicida è in grado di decidere o meno? La decisione di uccidere è sempre ingiusta e il diritto alla vita vale di più di un esame psicologico. Lo psicologo è un trucco usato per dare una parvenza di legalità a una legge che distrugge la dignità e la libertà del bambino. Perché, diciamolo, l’aiuto a morire non è affatto un aiuto.

Ma se un bambino dà il suo consenso?
Ma di quale consenso stiamo parlando? Anche se dice di volerlo, magari sta solo passando una crisi di scoraggiamento. Il consenso è solo un pretesto e non era mai successo che aggrappandosi a questo si permettesse di anticipare la morte. Un tredicenne, un adolescente, potrebbe chiedere l’eutanasia solo perché attraversa una crisi, magari dopo una bocciatura o un forte dispiacere. La verità è che il bambino quando soffre deve essere aiutato e curato, non ucciso.

La legge belga autorizza l’eutanasia anche per i pazienti dementi, come in Olanda.
Anche qui si dimostra che il consenso è una scusa, perché la volontà dei malati mentali è ritenuta non valida da sempre. Infatti non possono firmare contratti. Ma c’è di più, perché il Belgio supera anche l’Olanda non fissando limiti di età per l’eutanasia dei bambini. Siamo davanti a un salto di inaudita gravità che disumanizza il rapporto tra le persone. È davvero arrivato il momento per l’Europa di chiedersi che cosa vuole fare dei suoi figli.

Perché?
Già ne nascono sempre di meno: siamo sotto il livello di ricambio tra morti e nati, ormai, per cui si può dire che l’Europa ha intrapreso un cammino di auto-distruzione, auto-genocidio. La sua popolazione infatti va estinguendosi. Se poi, a questi pochi che nascono, si toglie anche la percentuale dei sofferenti che possono essere uccisi, si accelera il processo di distruzione, di abuso del diritto della vita e di crudeltà. Così diventiamo disumani.

Perché un bambino possa ottenere l’eutanasia, però, serve il consenso dei genitori.
Ma di cosa stiamo parlando? I genitori non hanno la potestà neanche di fare delle operazioni sui minori, che non siano necessarie per il loro bene, figuriamoci di autorizzarne la morte. Questa legge non è gravissima solo dal punto di vista giuridico, ma anche da quello morale e umano perché la vita è sacra.

Chi non è religioso, però, non riconosce la sacralità della vita.
Non sono solo le religioni ad opporsi a questa legge perché considerano la vita un dono di Dio, è un problema di rispetto dell’uomo che tutti possono riconoscere.

Eppure da quando l’eutanasia è stata legalizzata in Belgio nel 2002, i casi sono quintuplicati.
Se cresce il numero dei casi è perché si allargano le eccezioni e il rigore delle condizioni iniziali viene meno. È la legge del piano inclinato: quando si fa uno strappo alla legge, è destinato ad allargarsi sempre di più.

Non può essere un atto di umanità alleviare le sofferenze di chi sta male?
No, perché con l’eutanasia si allevia solo il peso di chi sta bene. Diamo alle cose il loro nome: questo è utilitarismo, perché si toglie di mezzo il malato, è la cultura dello scarto di cui parla papa Francesco. Una persona è malata, mi pesa, è scomoda, non produce e quindi la butto. Chi sta bene per aiutare i sofferenti deve sacrificarsi, se uno non vuole sacrifici e non vuole soffrire deve eliminare il prossimo che gli sta vicino. Ma una persona così protegge solo se stesso finché ha piena validità e salute, perché poi finisce per buttare via anche la propria vita: eutanasia e suicidio assistito, infatti, vanno insieme. Dovremmo allarmarci tutti davanti a queste cose perché una legge del genere segnala un calo di umanità, di rispetto della vita umana, un abbassamento del livello di civiltà.

Da dove nasce questo calo di umanità?
La cultura della morte nasce dal fatto che si vuole la vita solo quando è perfetta e capace di produrre denaro o vantaggi. È il principio del piacere che diventa principio di morte: quando la vita non ti dà più soddisfazione, non è più apprezzabile o degna. In ultima analisi, però, è il calo della fiducia nella vita ultraterrena, la mancanza di fede nella vita eterna, in Dio e nell’immortalità a portare al deprezzamento dell’uomo. Come dice il Concilio vaticano II, quando viene meno la fiducia in Dio anche l’uomo svanisce. La vita va verso la pienezza e merita di essere vissuta perché ha un valore eterno. La morte va accettata quando è naturale, quando la fisicità non regge più e per questo non bisogna neanche praticare l’accanimento terapeutico.

Diversi studi dimostrano oltretutto che la legge sull’eutanasia in Belgio è continuamente abusata.
La legge è già un abuso in sé, chi si stupisce se poi se ne aggiungono altri? È tutto un abuso perché, lo ripeto, la vita non ci appartiene.

Non ha ragione chi dice che l’uomo ha diritto di morire?
No, l’eutanasia non è né un diritto né una libertà ma è la fine del diritto e della libertà.

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43 Commenti

  1. Piero scrive:

    “…con l’eutanasia si allevia solo il peso di chi sta bene. Diamo alle cose il loro nome: questo è utilitarismo, perché si toglie di mezzo il malato, è la cultura dello scarto di cui parla papa Francesco. Una persona è malata, mi pesa, è scomoda, non produce e quindi la butto. Chi sta bene per aiutare i sofferenti deve sacrificarsi, se uno non vuole sacrifici e non vuole soffrire deve eliminare il prossimo che gli sta vicino….”

    “…La cultura della morte nasce dal fatto che si vuole la vita solo quando è perfetta e capace di produrre denaro o vantaggi. È il principio del piacere che diventa principio di morte: quando la vita non ti dà più soddisfazione, non è più apprezzabile o degna…”

    E non c’è altro da dire…….

    • Laura scrive:

      Ricordiamoci che tra qualche anno, quando saremo un po’ svaniti, poco produttivi, lenti nei gesti quotidiani, ma felici di contemplare il cielo e una giornata di sole, felici di guardare i nostri nipotini che giocano e ridono, allora ci faranno fuori, risolvendo così l’annoso problema delle pensioni.

      Firmiamo la petizione di CitizenGo !!!

  2. giuliano scrive:

    queste schifezze provengono sempre dai porci rossi, si quelli che dicono che è immorale che Berlusconi organizzi una cena con ragazze tra gli invitati

  3. I Firmatari scrive:

    Noi abbiamo firmato la petizione di citizengo contro l’eutanasia e anche quelle contro l’ideologia del gender. Tu cosa aspetti?

    Cornacchia, Aldo, Paolo, Fabio, Anna, ChiccaMareBlu, Remoq, Bifocale, Torquemada, Giovanni, Alex, Cagliostro, Francesco, Andrea.

    • Bifocale scrive:

      A) ognuno è libero di scegliere se dannarsi o no, quindi se quello vuole quello avrà, tentare di impedire questo semplice principio espresso in tutti i testi sacri (libero arbitrio) con l’uso di una legge o contro una legge è sbagliato e anticristiano.
      B) Sono favorevole all’eutanasia, ogni persona ha una sua dignità e grado di sofferenza diversi, morire oggi o morire tra un mese non fa differenza al mondo, per chi soffre invece fa tanto, e ognimodo vale l’opzione A, riguardo a me poi deciderò se dannarmi o no.
      C) “l’ideologia di gender” non esiste, nessuna ideologia ma solo studi scientifici che al momento (perchè tutti sanno che la scienza progredisce e trova sempre nuove strade), stabilisce che nell’uomo esistono e convivo diversi generi che vanno oltre all’essere semplicemnte uomo o donna, tant’è che già si sa che geneticamente un sesso maschile/femminile non è mai uguale ad altro sesso maschile/femminile

      • AndreaB scrive:

        Buonasera, in merito all’eutanasia vorrei porre l’accento su alcune domande nelle quali ognuno di noi potrebbe immedesimarsi. E’ giusto che il mio amico depresso si uccida o si faccia uccidere da qualcuno? E’ giusto che quel povero operaio con tre figli, che ha perso il lavoro ed e’ disperato si uccida dandosi fuoco? E’ giusto che una madre di famiglia colpita da leucemia, separata e senza piu’ lavoro, lasciata sola da tutti i falsi amici che prima la circondavano, piuttosto che tentare di guarire decida di farsi uccidere con una iniezione letale. E’ giusto che i genitori di un povero bambino di tre mesi, malato di cuore fin dalla nascita e mai veramente desiderato, piuttosto che operarlo e curarlo tramite un’operazione costosissima, decidano di ucciderlo, favoriti e addirittura incentivati dalla legge di cui stiamo parlando? Se leggendo queste domande, nessuno ha provato un desiderio di ribellione, di aiutare quei poveri protagonisti che stanno per morire, la nostra societa’ e’ oramai assoggettata ad una cultura che favorisce la morte, che, piuttosto di scegliere la via difficile di trovare una cura, di lenire la soffefenza, di trovare una soluzione che restituisca la voglia di vivere, anche per un solo istante in piu’, preferisce favorire l’uccisione di chi soffre, facendogli prima provare il desiderio di morire… O di uccidere.

        • Bifocale scrive:

          Sono giuste entrambe le cose, sia la voglia di non esserci più, sia la voglia di salvare chi si può salvare. Ribadisco il punto A) del precedente post.

          • emanuele scrive:

            Ha mai contemplato una impostazione differente? Lei parte dal presupposto che ognuno è libero, quindi la legge non deve porre limiti.
            Ma non è tutto qua.
            Il motivo per cui si fa una legge, e quindi un ordinamento giuridico, non è solo quello di garantire la libertà ma anche la (civile) sopravvivenza e coesistenza.
            Ergo, la legge impone alle persone uno standard di “obbligatorietà” che è sempre e necessariamente più elevato di quello che pone la religione.
            Qualsiasi peccato può essere perdonato. Ma questo non vale per i reati: nessun reato può essere perdonato. E potrei riferirmi agli illeciti civili e amministrativi.
            Per cui: il fatto che la legge non possa obbligare nessuno in generale è semplicemente falso perché smentito dalla esperienza quotidiana.
            La legge obbliga: è proprio quello che fa.
            Quindi ci si deve interrogare non sul libero arbitrio e sulla legge come una naturale ricaduta di esso. Ci si deve interrogare sulla opportunità di una certa legge, fermo restando che è possibile farla.
            questo non lo dico per convincerla. Solo per farle presente che secondo la sua impostazione non si può dire altro che sì all’eutanasia. Forse dovrebbe valutare non tanto altre posizioni, ma altre impostazioni dello stesso problema.

            • bifocale scrive:

              La legge non obbliga, punisce semplicemente dei comportamenti che sono ritenuti contrari al cosideto vivere civile. Se io rubo sarò punito, la legge non mi obbliga a non commettere l’atto, ma mi obbliga alla punizione, inoltre io non detto, o meglio non ho mai voluto intendere, che la legge non deve imporre limiti. Poi esistono leggi e leggi, non tutte possono essere prese a paragone tra loro e qua non si tratta nè di proteggere una vita, nè di evitare un gesto che potrebbe recare danno ad altro, qua abbiamo una persona che spontaneamente decide che la parte restante della sua vita non vale essere vissuta. Poi possiamo discutere entro quale limite, moralmente parlando, si possa delineare la non dignità della vita, personalmente non credo che una semplice malattia, o incidente invalidante possa travalicare la non dignità, ma un malato all’ultimo stadio già può rifiutare le cure, perchè costringerlo a soffrire?

          • AndreaB scrive:

            Buongiorno,
            da quanto ha affermato nel suo punto A), mi sembra di aver capito che lei crede nella possibilità che una persona possa dannarsi. E’ giustissima la sua affermazione in merito al fatto che ognuno è libero di scegliere.

            Certo, in una società dove tutti dovrebbero volersi bene, mi sembra pacifico il poter affermare che non è giusto favorire la dannazione del proprio prossimo. Approvare leggi sbagliate, sopprattutto nel campo umano e sociale, vista la patologica e progressiva perdita di moralità di cui siamo colpiti, potrebbe portare a derive difficilmente prevedibili e a conseguenze gravi. Il relativismo a volte ci fa credere che una cosa orribile per la nostra coscienza, possa andare bene per qualcun altro che la vuole a tutti i costi, ma spesso quel qualcun altro ha ammutolito la sua coscienza continuando a fare per egoismo ciò che nel suo profondo reputava sbagliato. L’uomo da solo spesso non capisce ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. L’uomo non conosce se stesso, si potrebbe aggiungere “fino in fondo”, ma forse sarebbe un auspicio troppo ottimista. Forse dobbiamo ammettere umilmente che non siamo in grado di giudicare quale sia il nostro momento giusto per morire o per fare morire qualcun altro.

            • bifocale scrive:

              Ma caro Andrea, siamo sempre li. Non è giusto aiutare qualcuno a dannarsi è un sentimento che va bene per un cattolico perchè ha un credo dogmatico e indissolubile, però di contro non può pretendere che una legge vada a bloccare il libero arbitrio. Ciò non significa necessariamente che un ateo sia invece disposto a far dannare un’anima, e giustamente cadiamo nella morale. Ma cos’è la morale? E’ quantificabile? Direi che non lo è, ogni persona ha la sua, quindi come possiamo dire che una legge è sbagliata moralmente? E soprattutto ha ancora un senso fare una legge contro o a favore della morale? Ora, se l’uomo non capisce cosa è giusto e cosa è sbagliato, e le leggi vengono comunque fatte dall’uomo, significa che tutto ciò che abbiamo fatto, inventato, proposto etc. sono tute cose sbagliate, quindi è sbagliato sia legiferare pro l’eutanasia sia contro. Un bel dilemma.

              • AndreaB scrive:

                Credo che lei abbia proprio identificato il problema. Il relativismo porta a giustificare tutto ed il contrario di tutto. Se non c’è un punto di riferimento…
                Ma non dobbiamo scoraggiarci, dobbiamo continuare a cercare la Verità, con onestà verso noi stessi e verso le altre persone.
                Un altro difetto della nostra società è proprio quello di demolire molto del passato, senza curarsi del motivo per cui era stato costruito, dimenticando anche i valori che avevano permesso di costruirlo. Così, per mancanza di umiltà, per superbia e per egoismo, gli orrori della storia vengono ripetuti e aggravati. Dove il relativismo primeggia, anche la ricerca della verità perde di significato e l’uomo è ridotto ad una bestia senza senso. Dovremmo prendere più esempio dalle persone che si sono sacrificate e hanno sofferto per gli altri, che hanno voluto veramente bene, che non raccontavano bugie ne a se stessi ne agli altri, che hanno difeso la vita nella sua pienezza, con tutte le loro forze. Per fortuna di queste persone ce ne sono ancora, magari ne abbiamo qualcuna anche vicina. Forse sono proprio loro ad avere proclamato molte verità che oggi noi non vogliamo accettare. Forse studiando la loro vita, il loro esempio, le loro parole, riusciremmo a capire chiaramente ciò che per loro era scontato, che l’eutanasia è qualcosa che va contro la vita e l’essere umano.

                • Bifocale scrive:

                  Cos’è la verità? Anch’essa è misurabile? Se io ora gridassi a gran voce che le mie sole parole sono verità tutti le ascolterebbero e mi seguirebbero? Sinceramente ne dubito, così come dubito che io seguirei la prima persona che dicesse che le seu parole sono verità. Non è un problema di relativismo, ma di assolutismo, o per meglio dire dell’assoluto. Esiste? E cos’è? E’ Dio così come professava Aristotele, oppure è il punto supremo in cui gli opposti coincidono così come professava Nicola Cusano, oppure dobbiamo rifarci a Kant? Ma soprattutto, l’assoluto esiste? Infine è chiaro che l’eutanasia va contro la vita, ma la vita, in certe condizioni vale la pena di essere per così dire vissuta? ed è vera vita?

                • Bifocale scrive:

                  Il relativismo nega le verità assolute, non credo che in questo caso si possa parlare quindi di relativismo. Inoltre se dobbiamo parlare di relativismo per forza di cose dobbiamo citare il suo contrario, cioè l’assolutismo, ergo, se il relativista tende ad imporre il suo pensiero automaticamente diventa un assolutista, e se di contro un assolutista impone il suo pensiero diventa un dittatore. Ora suquesto giornale si leggono sempre più spesso articoli che criticano apertamente certe condotte di persone non cattoliche nei confronti dei cattolici stessi, si leggono spesso di imposizioni, quindi si tratta di condannare di fatto un assolutismo. Però di contro si condanna anche il relativismo, cosa alquanto strana. Quindi, per una normale sequenza logica dovrei stabilire (visto che non è stato detto espressamente) che lei criticando il relativismo, leggendo tempi, è di conseguenza un assolutista, ora, quando due assolutismi si incontrano, si può parlare veramente di incontro o di scontro? e se avviene un incontro, non si ricade nel relativismo?

                  • AndreaB scrive:

                    E’ vero, il piu’ grande relativista puo’ anche essere il peggiore assolutista. Se partiamo con l’idea che Dio non esista tutto diventa piu’ complicato. Se invece partiamo con l’idea che Dio potrebbe esistere, la ricerca della Verita’ ha ancora senso. Credo che una matrice di Verita’ sia insita nell’uomo… Noi non dobbiamo solo scoraggiarci e dobbiamo continuare a cercarla, senza timore. A risentirci e a presto, magari su altri articoli.

      • Clara scrive:

        Prendi Stephen Hawking, quando si accorse di esser malato… se avesse chiesto l’eutanasia… invece incontrò una ragazza e si innamorò, si sposarono nonostante la malattia e la predizione di solo 2 o 3 anni di vita. Pensa te!
        Pensa che una mia amica condannata a morire di cancro non ha mai chiesto di morire, ma fino al suo ultimo minuto di vita voleva vivere, perché la sua famiglia si è stretta intorno a lei e l’ha circondata del suo amore: per questo nonostante la devastazione fisica, lei non si lasciava alla disperazione e non desiderava la morte.

        Quanto poi alla questione dei generi sessuali, forse dovresti aprire un qualunque libro di scienze.
        Se sei un batterio sei asessuato perché ti riproduci in maniera agamica (scissione o gemmazioe, cioè produci un clone di te stesso).
        Se sei un animale più evoluto, per esempio un essere umano, ma anche una pianta, presenti la varietà dei due sessi: maschio e femmina, stami (portatori del polline, parte maschile) e ovario (parte femminile).
        I generi, ove presenti, sono 2 e senza di essi la vita finisce, perché la riproduzione non può altrimenti avvenire.
        Se poi parliamo di persone che vogliono credersi femmine, ma sono maschi (la genetica non è un’opinione e non può essere alterata), o vogliono credersi nè l’uno nè l’altro (e si mutilano per illudersi di quello che frulla loro in testa) o simili ti dirò che mi dispiace per il fratello di una mia amica: lei è consapevole che la propria omosessualità è legata alla propria famiglia e agli abusi sessuali subiti, mi dice del fratello (omosessuale convinto) che secondo lei anche lui deve aver subito abusi sessuali, ma non se lo ricorda forse perché era veramente troppo piccolo…

        • Bifocale scrive:

          Non prendo affatto S. Hawking come esempio, non ha nessun senso, altrimenti dovrei portare come esempio P. Welby. Non è quello il punto. La centralità del pensiero, almeno del mio, è da ricercare nella libertà individuale insita in ognuno di noi, sia esso cristiano, mussulmano, ateo o pagano. In una sintesi molto stringata, il cristiano sa benissimo che sarà dannato rinunciando volontariamente alla sua vita, e ha il libero arbitrio se peccare o no, l’ateo, in quanto non credente non pensa ne di salvarsi ne di dannarsi, pertanto sarebbe comunque al di fuori della giurisdizione di una qualsivoglia religione. Per quanto riguarda il genere sessuale, saprai benissimo che è al di fuori della genetica e della biologia, hai mischiato mille cose a caso, ma l’intenzione del post de “I FIRMATARI” era per l’appunto contro la teoria del genere, quindi michiare sesso, sessualità e disforia di genere denota una leggera confusione, restando in tema esistono studi scientifici sull’identità di genere, quando porterai a sostegno studi che dicono il contrario bene, se ne può parlare, altrimenti è solo fuffa.

          • emanuele scrive:

            Come le ho scritto sopra più ampiamente, la invito a rivedere la sua impostazione. Perché per come imposta lei il problema non si può essere che d’accordo con l’eutanasia.
            Ma come è chiaro c’è chi è contrario, e non per questo è stupido.
            Forse la sua impostazione è troppo limitata se non ammette che un solo esito.
            La invito a rifletterci su.

            • bifocale scrive:

              In primis non mi permetterei mai di dire, nè di pensare, che chi è contro l’eutanasia è uno stupido. Secondo, se da come imposto il problema non si può che essere a favore dell’eutanasia, perchè mai la mia interpretazione è limitata e dovrei rifletterci su magari dire cose contro i miei stessi pensieri? I miei come i suoi sono semplici pareri personali che esponiamo in questi post, magari non esaustivamente come si potrebbe fare con un discorso viso a viso, si può essere d’accordo o in disaccordo, quindi casomai sarebbe più corretto dire riflettiamoci entrambi, cosa che probabilmente è già avvenuta, altrimenti non avremmo i famosi pareri da poter scrivere. Il mio punto di vista, sempre in linea generale, è quello che ho espresso, poi ognuno puà essere d’accordo in toto con me, oppure parzialmente, oppure decisamente contrario; non c’è nessun problema, finchè si può si parla e si discernono le rispettive idee va tutto bene, anzi si rischia di imparare qualcosa di nuovo.

      • Piero scrive:

        Bisognerebbe che si facesse una lista chi è favorevole all’eutanasia e che ognuno registrato in quella lista sia obbligato a praticare l’eutanasia sparando in faccia al “candidato”.
        Comodo parlare a vanvera, in modo asettico e senza sporcarsi le mani, che si assumano anche il lavoro sporco……..

  4. Andrew scrive:

    Ma che orrore

  5. Piero scrive:

    Sì, pero’ anche la chiesa locale (e non solo) dovrebbe anche fare mea culpa, per aver appoggiato, attraverso partiti di ispirazione cristiana, questi governi che poi introducono questa legislazione mortifera.

    • Tommasodaquino scrive:

      Non sa quanto ha ragione, il discorso è che lo stesso errore lo si sta facendo anche qui

  6. Chiara scrive:

    Per stare in tema diritti bambuni andate a votare il sondaggio sul sito del Corriere

    http://www.corriere.it/appsSondaggi/pages/corriere/d_11674.jsp

  7. viccrep scrive:

    con questo i belgi sono già morti e hanno già perso la loro dignità

    • Laura scrive:

      Quest’estate è morta la mia gatta.
      Pare che stia dando i numeri a mettermi a parlare di animali quando incombe sui bambini la pena di morte.
      Ma la sua malattia e agonia mi hanno fatto riflettere ulteriormente su questo problema.
      La micia aveva 18 anni, quindi un’età egregia e in fondo era campata bene, senza problemi di sussistenza, eppure sono rimasta colpita di quanto amasse la vita anche in una condizione dolorosa.
      Fino all’ultimo si è trascinata in giardino con le zampette posteriori paralizzate e annusava i fiori, alzava il muso al canto degli uccelli, cercava un raggio di sole.
      Mi è parso chiaro che fino all’ultimo ha cercato e amato la vita pur essendo la morte un evento naturale ed essendo gli animali guidati dall’istinto. Pure ha lottato fino alla fine contro la morte e io non ho avuto il coraggio di farla sopprimere, malgrado in casa tutti non condividessero.
      Mi pareva che finché sussisteva il soffio di Dio che era in lei, non era nel progetto del creato che fossi io a stabilire quando dovevano terminare i suoi giorni.
      Ogni giorno vissuto mi pareva un giorno guadagnato anche per un animale.
      Inoltre continuava a seguirmi miagolando e appoggiava la testa o sui miei piedi o sulla mia mano guardandomi negli occhi (gli animali non fissano mai l’uomo se non per aggredirlo). Io non sono né particolarmente estroversa né affettuosa, ma quella sua richiesta di tenerezza mi ha colpito, non voleva morire sola. Anche in agonia cercava la mia mano.
      Questo mi ha fatto molto pensare, ormai le persone muoiono quasi sempre in ospedale in un ambiente poco accogliente e per nulla idoneo ad espressioni d’amore, attorniati da personale sempre più indifferente e a volte sgarbato.
      Spesso molti malati muoiono con la sola compagnia della flebo nel braccio.
      Non abbiamo tempo per gli infermi, per i disabili, per i fragili, c’è sempre da fare. e dopo “aver fatto un mucchio di cose” c’è ancora da fare e ancora.
      E’ questa disumanità che ti fa desiderare la morte, è il sentirsi un peso e un rifiuto che ti rende intollerabile la vita molto più del dolore fisico che può essere circoscritto.
      Quando un bimbo si fa male gli diamo un bacino e il male diminuisce, il piccolo smette di piangere e guarda se la ferita è scomparsa.
      Tutti noi, tutto il creato ha bisogno di quel “bacino”!

  8. Ilythia scrive:

    Posso capire che l’accoppiamento eutanasia bambino sia drammatica, ma non si devono usare le parole a sproposito. I bambini per cui viene chiesta eutanasia sono malati terminali, in nessun caso raggiungerebbero l’età adulta, quindi la stirpe non perde nulla, non c’è nessun genocidio, solo l’abbreviamento di gravi sofferenze. È comunque nessuno è obbligato all’eutanasia. Io se fossi terminale la vorrei, perché di fronte al dolore fisico o al malessere atroce non c’è affetto che sia conforto, spesso alte dosi di farmaci non servono a nulla, creano solo effetti avversi, aggravando il malessere più che alleviarlo. Bisognerebbe conoscere le situazioni cliniche prima di parlare e comunque il fatto che non tutti hanno la stessa tolleranza al dolore fisico.

    • Laura scrive:

      Forse non sei mai stata al fianco di malati terminali e forse non ti è mai successo di sentirti diagnosticare una malattia senza speranza.
      Poi l’eutanasia è prevista anche per i dementi come sotto il nazismo…chi è demente? Un down che ama la vita? Un anziano? Un neonato? E’ stata fatta anche questa proposta da parte di “scienziati”: sopprimere i nuovi nati che in qualche misura creano problemi ai familiari.
      E comunque in Olanda, per dare un esempio concreto, fanno un uso molto più ampio dell’eutanasia.
      Abbastanza inevitabile da parte dei cultori della morte, così come avviene per l’aborto.
      La storia di Eluana è un esempio di caso diverso; non aveva dolori, non esprimeva disperazione, non le avevano neanche mai dato un’aspirina per la febbre, poiché il suo fisico era sano.
      Non ti auguro veramente di trovare a fianco del tuo letto di morte, anziché un sacerdote e quelli che tu ami, un gruppetto di becchini !!

  9. ilythia scrive:

    Complice anche una informazione poco corretta, qui si fa veramente molta confusione. La legge non prevede che vengano soppressi i dementi in quanto tali (men che meno i Down, che peraltro possono aver al massimo qualche ritardo cognitivo), ma che anche queste categorie di persone possano, dove siano affetti da Gavi malattie incurabili, all’eutanasia, magari perché prima di ammalarsi, es. Di incorrere nel morbo di Alz. Hanno lasciato queste disposizioni
    Quanto a me,non essendo cattolica e non amando la visione cattolica del mondo e dell’aldilà,l’ultima cosa che vorrei al letto di morte è un sacerdote cristiano
    preferirei un monaco buddista che mi legge le istruzioni del libro tibetano dei morti..
    Ma in ogni caso essere imbottiti di morfina è già essere morti, non ci si accorge neanche piú di ciò che accade intorno…

    • MF scrive:

      “Ma in ogni caso essere imbottiti di morfina è già essere morti, non ci si accorge neanche piú di ciò che accade intorno…”

      Eh già….. allora tanto vale sparargli un colpo in fronte, giusto? Meno pensieri per i parenti, meno costi per lo stato!!!!
      Ah già no…. niente sangue, potrebbe impressionare…. in fondo in fondo siete sensibili anche….. meglio un bel cockatail di farmaci paralizzanti, così è come se si addormentino, senza sofferenza, senza urlare, silenziosamente: ma chi ve lo dice che non soffrono o che non capiscono, solo per il fatto che non urlano o non si agitano mentre li stanno ammazzando?

      Siete soltanto IPOCRITI !!!!!!!!!!!!!!

      • ILITHYA scrive:

        Ma l’eutanasia è una opzione, non un obbligo, forse è questo il punto che pare non capiate. Se è per questo poi ci sono pure malati terminali che si suicidano proprio sparandosi un colpo di pistola (solo che non tutti hanno una pistola o comunque sanno usare un arma in modo da uccidersi a colpo sicuro) o gettandosi dalla finestra (in quel caso con il rischio di restare pure ancora più infermi, aggiungendo sofferenze alle sofferenze). Se delle persone desiderano morire in maniera rapida, senza agonizzare, perché dovrebbe essere disumano concederglielo? La vostra religione lo vieta, perché la vita appartiene alla divinità, solo il dio ne può disporre, l’uomo né è solo amministratore temporaneo etc…, ma non è corretto trasformare i divieti religiosi in pretesi divieti che riposerebbero sul senso di umanità. E’ anche disumano non aiutare una persona che comunque deve morire a farlo nel modo che preferisce.
        Detto questo l’eutanasia infantile, soprattutto neonatale non è una di quelle istanze per cui mi metterei a lottare, penso che alla fine i neonati abbiano un senso del dolore molto diverso e più attenuato di quello dell’adulto, perché manca tutta la componente della consapevolezza psicologica, inoltre un bambino è anche più facile da gestire e da palliare rispetto ad un adulto. Però se ci sono paesi in cui è socialmente accettata, non vedo perché inorridirsi tanto.
        I mali che ci minacciano sono altri e sono legati piuttosto alla sfera economica.

        • MF scrive:

          Non è soltanto una questione di diritto religioso, ma ben più ampia… di “legge naturale”, neppure gli animali si suicidano!!
          La vostra è soltanto una falsa pietà!!
          Secondo te i problemi sono legati alla sfera economica, quindi un disabile/malato/ecc…. morto è una spesa in meno per lo stato, giusto? Quindi è giusto farli fuori, così lo stato si indebita di meno, giusto? Gira e gira, sempre al soldo si arriva…..
          Ma la chiudo qui, visto che non ci sono i presupposti per un dialogo costruttivo…….

          • Mario scrive:

            Spiacente ma devo contraddire l’affermazione sugli animali che non si suicidano. Resta da vedere quanto in maniera consapevole (delfini ad esempio che smettono di respirare, per loro l’atto è volontario non come per noi che è del tutto inconsapevole, un cane terranova che ha infilato la testa sotto l’acqua diverse volte per non riemergere più, altri cani che letteralmente, forse per malinconia, hanno rifiutato il cibo fino a morire di fame), o per semplice istinto e/o protezione della specie (imenotteri che “esplodono” all’avvicinarsi di predatori liberando sostanze repellenti che ritardano l’ingresso del predatore nella tana o lo allontanano definitivamente, le api, che sono molto aggressive e quando pungono muoiono, liberando così feromoni che allarmano le altre api inducendole all’attacco mentre il pungiglione conficcato nell’intruso continua la sua corsa continuando a spargere veleno, i polpi femmina che si rinchiudono in una tana e alla nascita dei piccoli muoiono consentendo ai loro piccoli di iniziare a cibarsi con il corpo della madre stessa). quindi la legge naturale ammette il suicidio. A dire il vero lo ammetterebbe anche se fosse solo una specie a compiere l’atto, in quanto esisterebbe solo per quella specie ma comunque esisterebbe, quindi sarebbe da considerarsi legge naturale.

      • Laura scrive:

        Non si dovrebbe mai giudicare, ma veramente, Ilythia, non capisco se sei incredibilmente ingenua o in
        mala fede.
        A parte il fatto che la realtà della cronaca registra continuamente l’uso alquanto “dinamico” dell’eutanasia,e la storia lo conferma, ma se anche questo non avvenisse, in un mondo di fiaba, credi veramente che sarebbe possibile delimitare con qualche norma un evento drammatico come l’eutanasia di fronte alla concretezza umana assolutamente varia e irripetibile?
        Comporterebbe una capacità di giudizio al limite del divino, e questa non c’è davvero neppure nelle vostre fiabe.
        Personalmente poi non riesco a comprendere come si possa dire sono buddista, sono induista, sono Testimone d.G. ecc. se non ci si confronta e non si ricerca per tutta la vita la verità, dato che un’eventuale sopravvivenza dell’anima dopo la morte comporta per noi e per i nostri cari l’eternità felice o dannata (non una gita in bicicletta!).
        Dunque per me è inconcepibile che uno non si confronti, ad esempio, con la lettura dei mistici che danno (in accordo uniforme, pur appartenendo ad epoche e contesti diversi) un’immagine e un significato del dolore, anche di quello innocente, opposto a quello che ci propongono le mode attuali.

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