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L’amore, da solo, non basta. Perché un figlio ha bisogno di un padre e una madre che gli dicano: «Vai!»

gennaio 12, 2014 Benedetta Frigerio

«Contro l’ideologia dell’indifferenza sessuale, l’evidenza da sola non basta. Dobbiamo usare l’arma del fascino». Intervista allo psicanalista Campagner

«Per vincere la sfida della famiglia bisogna giocare in attacco. Ci vogliono testimoni della bellezza di ciò che può nascere dall’amore fra un uomo e una donna». È per questo che lo psicoanalista Luigi Campagner ha intitolato il suo libro sulla famiglia Figli! O del vantaggio di essere genitori (Lindau, 13 euro, 155 pagine). «Perché ai miei figli insegno a vivere: amando mia moglie, lavorando per la mia crescita, coltivando le mie passioni. Ma da loro imparo anche a desiderare il massimo. Ad amare come un bambino, a guardare le cose in modo puro, per quelle che sono e non per quello che la maggioranza dice che siano».

Dottor Campagner, nel suo libro lei parla della distinzione in relazione al sesso, la prima che il bambino coglie. Sottolinea che questa diversità è arricchente, ma che spesso oggi nell’esperienza si configura come difficoltà e, in casi estremi, come obiezione di principio. Può spiegare perché la differenza sessuale arricchisce e come mai oggi è vista come una cosa negativa?
La differenza sessuale è una cosa da riconoscere più che da spiegare. Se oggi, invece, ci si riduce a parlare del rapporto fra uomo e donna stando “sulla difensiva” è perché spesso manca il fascino di una madre e un padre che sappiano accogliere la differenza tra loro come arricchente. Che sappiano dare, ma accettando anche di ricevere, di dipendere. Mi viene in mente l’abbraccio fra Adamo e Eva di Jan Gossaert, un’opera che ho visto nel Palazzo Abatellis di Palermo (nella foto in basso). I due si guardano come complici. In questo dipinto la differenza appare come un bene. Essa, infatti, è necessaria all’uomo per rispondere al suo bisogno naturale di completarsi e di generare, per crescere e costruire. Il problema è che oggi chi vive così è una minoranza di cui la maggioranza dei media non parla.

adamo ed evaCome si può negare una differenza evidente?
Le differenze biologiche esistono e le vedono tutti. Anche chi le nega ideologicamente, pur provandoci, non può eliminarle. Ma l’evidenza non basta da sola, insieme a questa dobbiamo usare l’arma del fascino: far venire invidia della famiglia naturale, l’uomo e la donna devono provare a costruire delle vere e proprie opere familiari.

Perché non possono costruirne anche due uomini o due donne?
Il bambino ha bisogno di una mamma e un papà diversi e complementari. Per la psicoanalisi, come disse già Freud, è necessario che il bambino attraversi la cosiddetta fase fallica, importantissima per lo sviluppo equilibrato di una persona. In questa fase il bambino impara ad accettare la propria identità, attraverso l’accettazione del genitore dello stesso sesso. Se non avviene questo processo il bambino resterà frustrato, non si sentirà voluto e cercherà continue conferme dalle persone del proprio sesso, che si percepiranno poi come antagonisti. Invece, quando la propria identità viene accolta, il bambino diventa stabile e crescendo cercherà il compimento nell’altro sesso.

Abbiamo bisogno della diversità per completarci. Cosa implica questo?
Ad esempio, lasciare da parte l’orgoglio: accettare di farsi accogliere oltre che di dare. Spesso, invece, siamo nella posizione di chi vuole solo dare. Questo succede con i figli, non solo fra coniugi. È un peccato, perché il lasciarsi accogliere è necessario e bello, completa: dove manco io farai tu e viceversa, questo aiuta a costruire una bella famiglia e quindi una bella società.

Cosa pensa della campagna per la promozione delle adozioni fra coppie dello stesso sesso? Basta l’affetto?
I sentimenti non sono sufficienti a crescere un bambino. E poi perché una persona desidera un figlio? Le ragioni possono essere due. La prima è la volontà pericolosa di soddisfare una proiezione di sé che ci confermi, pensando di colmare dei vuoti. La seconda è il desiderio di dare, educando un soggetto ad amare ed essere amato, comprendendo e accogliendo la diversità dei sessi. Una mamma e un papà possono cadere nell’errore di trattare un figlio come una proiezione di sé che li soddisfi, ma è una possibilità che non si può predire a priori. Mentre legalizzando le adozioni di persone dello stesso sesso l’errore sarebbe approvato legalmente il fatto che queste coppie non potranno mai dare al figlio ciò di cui ha bisogno. La natura poi è un segnale che sta lì a dire: «Per questa via non puoi generare un uomo. Fermati!».

Eppure a qualcuno sembra impossibile rinunciare ai figli che desidera.
Io lavoro in alcune comunità, vedo genitori che volontariamente rinunciano a tenere con sé i figli se capiscono che per un po’ è meglio così. Non è facile, ma questo è un atto d’amore enorme. Mi viene in mente la madre dell’episodio biblico di Salomone, che pur di non vedere il figlio morire è disposta a lasciarlo alla donna che mente, dicendo che il bambino è suo.

Non si perde qualcosa così?
No, perché la vera felicità di un genitore è quella del figlio.

Si sente ripetere sempre più spesso che ciò che conta è solo l’amore.
La parola amore è abusata, intesa come un sentimento generico. Ai figli non bastano i soldi, l’affetto, le attenzioni. Oggi i bambini sono pieni di cose materiali e di protezioni. Li immergiamo in vasi di miele in cui soffocano. Ma se li teniamo sempre in braccio non impareranno mai a camminare. Il bambino stesso desidera essere lanciato nel mondo dall’adulto che vuole imitare. C’è un cartone africano, Kiriku e la strega karabà, che spiega cosa intendo. Kiriku chiede alla madre: «Ma perché la strega è cattiva?». La madre non gli spiega perché, ma gli dice che esistono persone cattive. Cioè gli dà degli argini entro cui muoversi e poi lo lascia andare.

Nel libro parla del rischio di alcune campagne pubblicitarie come quelle sulla pedofilia. Quali pericoli vede?
Se gli adulti appaiono come orchi si continua a separare il loro mondo da quello dei bimbi. Così il piccolo diventa un idolo, che alla fine rimane solo, senza rapporti: i grandi vedono i bambini come un fardello a cui bisogna dare senza ricevere, mentre nei piccoli si introduce un sospetto sull’adulto. Oggi bisogna muoversi al contrario, riavvicinando due mondi che hanno assoluto bisogno di dare e ricevere l’uno all’altro.

Lei scrive che aumenta l’intelligenza teorica delle nuove generazioni, mentre il pensiero pratico sta regredendo. Da dove deriva questa separazione?
Vedo tantissimi pazienti colti, bravissimi professionisti, ma assolutamente fragili nei rapporti, incapaci di gestirli. Come mai? Il bambino per crescere deve essere abituato a un lavoro continuo di costruzione di sé, di cambiamento di fronte all’altro, di accettazione del bene o di rifiuto del male. Se i genitori non hanno fatto questo lavoro continuo, se non hanno fatto squadra, anche nelle difficoltà, per costruire qualcosa, il figlio non sarà capace di fare altrettanto.

Nel suo libro spiega che spesso si parla ai figli senza tener conto del peso delle parole, che i genitori li sgridano senza mai confermarli, si irrigidiscono in un ruolo… Come riparare a questi sbagli che possono segnare i figli?
Siamo madri e padri, ma siamo innanzitutto uomini e donne e questo non va nascosto ai figli. Siamo esseri umani che sbagliano, hanno sbagliato, hanno delle passioni. La bussola per muoversi è la riflessione su di sé e sull’altro. Il far spazio a ciò che accade, a ciò che i figli ci dicono, lasciandoci interrogare. La tristezza in questo senso è un aiuto. Quando si introduce nel rapporto significa che c’è qualcosa che non andava, è quindi un bene che arrivi. Cosa fare? Attendere con pazienza e pensare a come cambiare, ricreare, riprovare in un altro modo. Siccome poi il rapporto di reciproca crescita è drammatico, si può anche arrivare a capire, come dicevo prima, che per un po’ è meglio che il figlio si riferisca ad altri. I veri genitori sono anche capaci di dire: «Vai, se serve, purché tu sia felice!». E qui si capisce come l’amore non sia un sentimento. Si può continuare a ripetere: “Ti voglio bene”, come è giusto fare, ma servono anche i fatti. L’amore non è un enunciato generico, è un rapporto di dipendenza e di scambio reciproco, di errori e riprese, soprattutto fra i coniugi. E l’amore non si dice soltanto, si deve vivere: i bambini non imparano l’italiano se facciamo loro delle lezioni, ma se la mamma e il papà lo parlano fra loro e con lui.

Molti figli oggi sono in difficoltà perché non hanno davanti padri e madri come quelli che riporta a modello. Che risorse hanno?
Tutti, anche chi ha avuto bravi genitori, a un certo punto abbiamo cercato madri e padri spirituali che ci hanno sostenuto, consigliato. A volte guardiamo più a loro che ai genitori biologici. Anzi spesso sono i padri spirituali a farci riabbracciare anche quelli biologici. Ai ragazzi dico che devono cercare padri e madri, a scuola, al lavoro, dappertutto. Esistono.

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30 Commenti

  1. luca scrive:

    si certo che crescere nella famiglia di origine, quindi composta da padre e madre è molto meglio… ma se uno non ha nessuno dei due ci sono 1000 soluzioni preferibili ad un istituto

    • AndreaB scrive:

      Buongiorno Luca, ieri ho saputo casualmente che il rapporto tra famiglie disponibili ad adottare un bambino ed il numero di bambini che potrebbero essere adottati e’ 32:1. Sto parlando dell’Italia: un bambino disponibile su 32 richieste di adozione… Volevo poi condividere ancora una volta un piccolo pensiero. E’ vero, basta l’Amore per crescere dei bambini, un amore che faccia capire cio’ che e’ meglio per loro e che dia sempre la forza di sacrificarsi per loro, un amore che dia la capacita’ di
      rinunciare al nostro egoismo, che ci faccia cercare la giusta saggezza per istruirli, per correggerli nel modo giusto, per dargli tutto quello di cui hanno veramente bisogno, una mamma e un papa’.

      • luca scrive:

        andrea io mi sono già espresso in materia. se ci sono sufficienti famiglie etero veramente capaci e adatte ad allevare bambini, dovrebbero essere affidati a loro. subito!

      • luca scrive:

        invece di fare tante manifestazioni contro i matrimoni gay, perchè non ne fate qualcuna per chiedere una legge sull’affidamento più razionale che permetta di far incontrare e stare assieme queste famiglie con questi bambini?
        ah, è vero, prima combattere i gay poi se c’è tempo (non c’è) si pensa agli orfani

        • beppe scrive:

          luca, smettila di parlare per slogan e informati . adottare bambini non è come andare a prendere i bastardini al canile.

          • luca scrive:

            beppe forse non hai capito il senso di quello che ho detto, come sempre d’altronde… trovo che invece che battervi per impedire ai gay di vivere la loro vita come loro vogliono, potreste battervi per una legge sull’adozione più breve e razionale

      • rmt scrive:

        Sera Andrea. Se ho capito bene, secondo le statistiche da lei citate ci sarebbero 32 famiglie che desidererebbero adottare un bambino ma solo una di esse riuscirà nell’intento. Ma la mia domanda è, quante di queste famiglie saranno comunque scartate e non ritenute idonee ad adottare un bambino? Secondo il sito del ministero abbiamo in media il 28% annuo di domande scartate per i più svariati motivi. Quindi il 28% delle famiglie composte da un uomo e una donna non sono adatte ad adottare un bambino in quanto non ritenuti genitori capaci a tal compito. Si potrebbe dire che fortunatamente non hanno avuto figli altrimenti chissà cosa sarebbe accaduto ai bimbi con genitori incapaci. Ergo se queste coppie avessero avuto dei figli, benchè sarebbero stati mamma e papà, non avrebbero avuto la giusta saggezza per istruirli e correggerli nel modo giusto. Quindi ritengo che affermare che tutto quello di cui i bimbi hanno bisogno è una mamma e un papà sia un affermazione non del tutto corretta, così come non è corretta l’affermazione che basta solo l’amore (almeno dal mio personale punto di vista) per crescere dei figli, che comunque è già meglio di niente. Sinceramente penso che le statistiche siano solo dei freddi numeri che da sole non esplicano appieno ciò che poi avviene in realtà.

        • giovanna scrive:

          Caro/a Rtm, e con questa, dopo quella sulla bambina down, sono due le cause perse che perori !
          Ti assicuro che avere una mamma e un papà è il principale diritto di un bambino e il non averli è la principale causa di infelicità per un bambino. ma io dico, ma come è possibile dimenticarsi il prorpio essre figlio, posto che chi fa queste affermazioni , come te, sicuramente non ha figli ?

          • rmt scrive:

            2 figli. femmina e maschio. Non capisco la citazione sulla bambina down ma non importa. Sinceramente, chiedo scusa, ma non capisco la sua risposta su ciò che io ho scritto, che rileggendolo mi sembra abbastanza chiaro. L’unica cosa che capisco del suo pensiero appena espresso è la seguente “non averli è la principale causa di infelicità per un bambino”, il che apre un’altra discussione, comunque sempre differente su quanto da scritto sul post precedente, Lo ribadisco, magari ho scritto male. Avere un padre e una madre non è di per se motivo sufficiente allo sviluppo del bambino, così come non lo è solo l’amore.

            • giovanna scrive:

              va bene, Rmt, non capisci, non vedi , non senti….ma perché mi puzzi di falso lontano un miglio ? Faccio veramente fatica a credere che chi si esprime come te possa avere dei figli. Mi sbaglierò, ti chiedo scusa, ogni tanto capita qui gente che si esprime in modo molto ambiguo, con chiari intenti “pedagogici”, alla barilla, intendo, mi è capitato di farlo notare…pufff..spariti…dopo un pò ricompare qualcuno con le stesse caratteristiche…sparirai anche tu ?

              • rmt scrive:

                Ma veramente io ho semplicemente detto che avere un papà e una mamma non è l’unica cosa che abbisogna ad una prole per una corretta crescita, così come solo l’amore non è sufficiente. Se prendiamo per verità l’assunto che la famiglia perfetta, quella che non ha problemi, quella che sa educare senza sbagli e con assolutà e comprovata capacità è semplicemente quella in cui vi è un papà e una mamma, dobbiamo con altrettanto sicurezza e verità dire che chi, per svariati motivi, è cresciuto solo con una figura (padre o madre), o con gli zii, o con i nonni, o in un istituto, è un adulto infelice, malato, inadeguato a vivere nella società, pertanto negato a sua volta nel poter educare figli. Padre e madre sono una base di partenza, anche ottima, ma da sola non basta. non mi sembra di essere ambiguo, ma chiaro e trasparente come la famosa pubblicità della recoaro

                • giovanna scrive:

                  Caro/a Rmt, te la canti e te la suoni ! Noto per l’ennesima volta una freddezza in chi propugna tesi contro la famiglia, un distacco, un ché di umanamente respingente. Manca una partecipazione emotiva, si sente lontano un miglio la puzza di propaganda. Sarà un caso, senz’altro.
                  ( padre e madre non sono “una “base di partenza, sono “la” base di partenza , dato che tutti nasciamo da un padre e una madre, e a meno che non capitino disgrazie, la base più auspicabile per qualsiasi bambino al mondo : ma tu sei mai stato/a bambino/a ? )

                  • rmt scrive:

                    Io si sono stato bambino, come tutti del resto. E’ vero, sono freddo e distaccato, è il mio lavoro, guai se non fosse così. Tanto per capirci io sono crescito con mia madre, mia nonna, mia zia, occasionalmente uno zio e una coppia di vicini di casa. Fino a sei anni mio papà, per motivi di lavoro, lo vedevo raramente. Poi mia padre si è tabilizzato in una città e mia madre e mia sorella l’abbimo seguito. Quindi il rapporto con mio padre è iniziato tardi, e ahimè finito presto causa decesso. Comunque nonostante padre madre e sorella, ho sempre sentito la mancanza di mia nonna e di mia zia, e anche dei vicini di casa che in fondo erano per me un porto sicuro e affettivo. Quindi posso dire di avere avuto quattro madri, due padri e quattro sorelle. In cuor mio credo di essere stato più fortunato di altre persone che hanno avuto un solo padre e una sola madre, non credo proprio di essere contro la famiglia.

                    • giovanna scrive:

                      Va bene, caro Raffaele, ora si capisce meglio.
                      Gira e volta, quasi tutti quelli che sono intervenuti su Tempi per minimizzare il ruolo della famiglia o combatterlo apertamente , raccontano di famiglie problematiche a dir poco. Ma io dico, secondo logica , uno che non ha avuto la fortuna di crescere con i propri genitori, con conseguenze acclarate , perché dovrebbe augurarlo anche ad altri innocenti ?
                      Forse è un modo, benché fallace, per attenuare il disagio e la sofferenza, non saprei quale altra spiegazione trovare.
                      E comunque nessuna situazione al mondo dice l’ultima parola sull’uomo, siamo nati liberi e con la possibilità di essere felici in qualsiasi situazione, ma da qui a creare noi stessi un inferno in terra per i figli…ce ne corre.

        • beppe scrive:

          rmt, smettila di spaccare i capelli n quattro. i miei genitori avevano fatto le elementari, hanno passato l’adolescenza tra guerra e fame, hanno fatto una montagna di sacrifici, non erano perfetti ( come nessuno di noi lo è) ma se avessero aspettato di avere la laurea, i soldi, e tutte le sicurezze prima di avere figli, io e le mie due sorelle saremmo ancora a giocare tra le nuvole.

          • rmt scrive:

            Intanto signor Beppe buonasera, non credo di avere usato toni inurbani ne di voler spaccare nessun capello in quattro, ancora, non mi permetto di dare del tu ad una persona, seppur virtuale, che non conosco personalmente. Secondo, ho semplicemente detto che un padre e una madre, solo per il fatto di essere padre e madre, non necessariamente li rende di fatto genitori capaci.

        • AndreaB scrive:

          @Rmt – Buonasera, speriamo che i responsabili della valutazione di affidamento e adozione facciano sempre bene il loro lovoro: devono sempre cercare il meglio possibile per i bimbi. La mia affermazione che basta l’Amore non contraddice l’articolo per nulla, anzi lo rafforza. Spesso l’amore viene inteso come semplice emozione. L’amore che non basta e al quale mi sembra di aver capito che abbia fatto riferimento l’articolo e’ proprio questo. L’Amore al quale ho voluto riferirmi e’ un amore piu’ completo, certamente fatto di sentimento, ma fatto anche di sacrifici, di fatica quotidiana, dal desiderio di migliorare nel rapporto con i propri figli, un amore che, anche nei momenti di aridita’ ci aiuta a mettere da parte il nostro egoismo e a perseverare nelle scelte educative migliori, anche se costano. Mi riferivo quindi ad un amore che coinvolge tutto l’essere umano e non solo l’emotivita’, che a volte puo’ esserci di piu’ e a volte di meno. Se l’amore non basta, l’Amore invece si’ ed e’ lo stesso Amore che dovrebbe farci capire che un bambino ha bisogno di una mamma e di un papa’ che lo amino veramente. Certo e’ che genitori non si nasce, ma si diventa e che la perfezione non e’ di questa terra… Cerchiamo sempre di fare del nostro meglio.

    • beppe scrive:

      luca, e guardacaso, si trova sempre un giudice che tralascia le 999 per preferirne una sola.

      • luca scrive:

        beppe grazie al piffero, se si parla di genitori naturali…
        ti spiego, perchè tu sei troppo lento per capirlo da solo:
        gli affidamenti ai quali ti riferisci sono di uomini gay che hanno avuto figli con donne etero (o viceversa) che poi hanno avuto affidato il loro stesso figlio… grazie,la madre etero(o il padre) in quei casi era pessimo…. che facevano lo davano ad un estraneo? a te magari? no grz!

  2. luca scrive:

    guardate questo e riflettete… ps attivate i sottotitoli

  3. Luca scrive:

    Vedo che il link al video non compare. Comunque, niente di che, era solo un filmatino dei Simpson dove dicono “qualcuno pensi ai bambini”.

    • beppe scrive:

      guardati i tuoi simpson e smettila.

      • luca scrive:

        beppe quello è un trol, sarai tu o giovanna o viviana o qualcuno della vostra specie… il link non appare che no, qui siete per la libertà di espressione… solo della vostra però

  4. beppe scrive:

    questa è davvero l’ultima: ma dov’è cresciuta questa gente per odiare tanto la famiglia? io rimpiango di non aver dato abbastanza soddisfazioni ai miei genitori.

    • luca scrive:

      ma chi è che odia la famiglia beppe? se noi gay vogliamo farcene una si vede che l’amiamo no?
      sei tu quello pieno di odio e rancore, basi indissolubili della tua religione

  5. Tiziano Tubertini scrive:

    Dopo essermi letto dopo l’articolo tutta la discussione vorrei osservare alcune semplici cose a proposito delle osservazioni di Luca e Rmt. Se costoro si fossero letti con la dovuta attenzione l’articolo stesso vi avrebbero già trovato le risposte che inutilmente cercano fuori. Cosa dice, ad un certo punto il suddetto articolo ? “I sentimenti non sono sufficienti a crescere un bambino. E poi perché una persona desidera un figlio? Le ragioni possono essere due. La prima è la volontà pericolosa di soddisfare una proiezione di sé che ci confermi, pensando di colmare dei vuoti. La seconda è il desiderio di dare, educando un soggetto ad amare ed essere amato, comprendendo e accogliendo la diversità dei sessi.”
    Ora, in queste semplici parole è contenuto tutta la LINEA DI DEMARCAZIONE sulle adozioni.
    Il 28% che viene scartato è perchè non da’ sufficienti garanzie sul “SECONDO” punto.
    Ed è la stessa identica ragione perchè il problema delle adozioni da parte di omosessuali NON SUSSISTE NEPPURE essendo questi esclusivamente orientati, TUTTI, su detto primo punto.
    Tutto il resto sono solo chiacchiere inutili di profani in materia.

    • luca scrive:

      Tiziano, grazie di avere detto a ME come sono fatto IO… comprendo che la tua conoscenza dei gay è infinita e smisurata. immagino che avrai passato ore ed ore in circoli gay a verificare se le tue ipotesi sulla natura del loro desiderio fossero corrette ed immagino che qualunque cosa scritta nell’articolo possa essere presa come verità sacrosanta e incontestabile. ora ho capito, sei un semplice anche tu!

      • Tiziano Tubertini scrive:

        Vedi, cara, io sono semplicemente uno psicoanalista esattamente come quello che ha scritto il libro. Ma non ti preoccupare di deferirmi all’Ordine degli Psicologi. Sabato prossimo ho già infatti una causa con lo stesso per il mio fermo rifiuto di considerare l’omosessualità meno che un DISTURBO DELLA PERSONALITA’ e relative TERAPIE RIPARATIVE DOVEROSE se richieste dal paziente. Vuoi che ti mandi il mio Dossier di 180 pagine dove spiego per filo e per segno il “CASTELLO DI CARTE” della vostra bella IDEOLOGIA GAY ?

        • Tiziano Tubertini scrive:

          PS: E’innegabile che, detto in modo elementare, quando si fa sesso si pensa alla riproduzione più o meno nella stessa misura in cui si pensa alle sostanze nutritive quando si mangia. E, così come l’atto del mangiare è legato alla conservazione della vita, l’atto sessuale è invece legato alla sua riproduzione. E questo un minimo di rilevanza sociale ce l’ha, che piaccia o meno è innegabile.

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