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Video propaganda dell’Isis in cui uccide 30 etiopi cristiani: «Non sarete al sicuro finché non vi convertirete»

aprile 20, 2015 Redazione

In un video diffuso dai jihadisti, si vedono 12 uomini decapitati e altri 16 uccisi con un colpo di pistola alla testa. Molti punti oscuri.L’appartenenza alla Chiesa etiope non è stata confermata

Mideast Libya Islamic State

Sono ancora poche e confuse le notizie sull’ultima strage di cristiani da parte dello Stato islamico in Libia. Ieri, attraverso il loro canale media Al-Furqan, i jihadisti hanno diffuso un video di 29 minuti nel quale vengono mostrati circa 30 uomini decapitati e fucilati.
Non è chiaro quanti uomini siano stati uccisi. Il video mostra la decapitazione di 12 uomini su una spiaggia e poi l’uccisione di almeno altri 16 con un colpo alla testa. L’identità delle persone assassinate non è ancora stata accertata, ma in un sottotitolo del filmato si parla di loro come «gli adoratori della croce appartenenti all’ostile Chiesa etiope».

VITTIME SONO MIGRANTI? Ieri il portavoce del governo etiope Redwan Hussein, «condannando l’atto atroce», ha affermato che sono in atto «verifiche» per capire se i circa 30 cristiani siano davvero etiopi. Stamattina ha aggiunto che le vittime potrebbero essere migranti prelevati prima di partire sui barconi per l’Europa. Un ufficiale della Chiesa etiope ortodossa, Abba Kaletsidk Mulugeta, ha dichiarato a Sky News: «Credo si tratti di un nuovo caso di cristiani uccisi dallo Stato islamico nel nome dell’islam. I nostri concittadini sono stati uccisi per la loro fede e questo è totalmente inaccettabile».

STRIKE AEREI. Il filmato è simile a quello diffuso a febbraio, nel quale lo Stato islamico mostrava l’uccisione di 21 cristiani copti. L’Egitto aveva reagito conducendo strike aerei contro le postazioni dell’Isis in Libia e ieri il governo egiziano si è offerto di aiutare l’Etiopia per condurre nuovi attacchi.

«NON SARETE MAI AL SICURO». Nella parte finale del filmato, un uomo mascherato con in pugno una pistola afferma: «Noi giuriamo su Allah che voi [cristiani] non sarete mai al sicuro, neanche nei vostri sogni, neanche in roccaforti, fino a quando non abbraccerete l’islam. La nostra è una battaglia tra fede e blasfemia». Nel video, viene anche spiegato che i cristiani possono scegliere se pagare la jizya, il tributo umiliante, per mantenere la loro fede oppure andarsene dalle proprie terre, come avvenuto per i cristiani iracheni. L’unica alternativa «è la morte di spada».

CAOS LIBIA. Molti etiopi, al pari degli egiziani, sono soliti trasferirsi in Libia per cercare lavoro e sostenere così le proprie famiglie rimaste nella terra d’origine. Molti si recano nel paese nordafricano anche per cercare una nave su cui imbarcarsi e raggiungere l’Europa. Nella confusione che regna in Libia, dove due governi in lotta fra loro si contendono il potere con le armi, l’Isis ha preso piede in molte città, tra cui Derna e Sirte.

Articolo aggiornato alle 14.30 – Foto Ansa/Ap

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4 Commenti

  1. Livio says:

    Resto convinto che adesso non sia il momento del perdono, la comunità cristiana rischia di scomparire e non si possono accettare ancora martiri della fede.
    Il gregge va protetto, quindi non vedo perchè non prendere le armi contro i satana islamici.

    • cosimo says:

      una cosa è il perdono che si deve dare di cuore come Gesu’ lo ha dato a noi, un’altra cosa è la legittima difesa che a livello collettivo implica mettere malviventi aggressori ecc ecc IN CONDIZIONI DI NON NUOCERE. Si puo’ fare in modo civile con tribunali e prigioni nel caos della guerrigia urbana e del deserto libico? Ne dubito e quindi metter in condizioni di non nuocere per proteggere l’innocente implica usare il mezzo militare ed uccidere queste persone affinche’ non continuino loro a farlo impunemente a danno di poveri cristi come questi qua citati.

    • Menelik says:

      I casi sono due:
      o si interviene direttamente con un’operazione militare di un consorzio di eserciti europei, e qui bisogna fare accordi prima con le altre forze libiche, e delimitare nettamente i contorni della missione, cioè far capire alle altre forze libiche che non avranno nulla da temere, in quanto l’operazione ha uno ed un solo scopo: l’eliminazione totale di uomini e mezzi dell’isis, e solo contro di loro è rivolta l’operazione.
      In alternativa, se non si vuole intervenire (e Renzi stasera ha fatto capire che non si interverrà direttamente), allora bisogna fornire armi, mezzi e munizioni e intelligence a che combatte l’isis, praticamente si farebbe la guerra all’isis per procura, come con i Curdi in Siria.
      Fare come ha dichiarato ieri in TV il parlamentare grillino, cioè “raccogliere tutte le teste attorno ad un tavolo e trattare” non è altro che un’inutile perdita di tempo che favorisce l’isis. Infatti l’hanno smascherato subito gli altri ospiti della trasmissione (era l’Arena con Giletti) e l’hanno sommerso.
      Sii meno ipocrita e dillo subito: il movimento 5 stelle ritiene di non dover fare nulla, aspettare l’evolversi degli eventi e studiare l’opportunità, quando avranno consolidato il potere, di stringere relazioni d’affari con il califfato di baghdadi.

  2. maurizio says:

    Sono d’accordo con te Menelik,però nel secondo caso bisogna comunque trattare-mettersi attorno un tavolo con qualcuno(preciso che io sono tutt’altro che un grillino)-.Magari perché non fare entrambe le opportunità?Probabilmente si guadagnerebbe tempo ed anche in efficacia quanto all’esito…in ogni caso é sul territorio libico che il problema,ora caotico,dell’immigrazione va risolto,non in mare-più o meno vicino alle coste-come taluno vorrebbe.

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