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Iraq. «Da arcivescovo cattolico mi trovo in difficoltà a dirlo, ma abbiamo bisogno di un intervento militare»

febbraio 10, 2015 Redazione

Per l’arcivescovo di Erbil, Bashar Warda, per quanto «sventurata» questa è l’unica soluzione. «I raid aerei non bastano»

Bashar Warda«Non è rimasto molto tempo per i cristiani nella regione». Così ha dichiarato Bashar Warda, arcivescovo di Erbil, capitale del Kurdistan, parlando a un gruppo di parlamentari a Westminster, durante una visita a Londra. Chiedendo senza mezzi termini un intervento militare da parte dell’Occidente, ha dichiarato che «gli attacchi aerei non sono sufficienti» e che il numero dei cristiani dal 2003 è calato «in modo drammatico», riporta la Bbc.

«INTERVENTO NECESSARIO». «Da cattolico, mi trovo in difficoltà a dire questa cosa ma voglio un’azione militare, non c’è altro modo ormai» per fermare lo Stato islamico e impedire l’estinzione dei cristiani iracheni. L’arcivescovo ha aggiunto: «Vi prego di concentrarvi sulla necessità di un’azione militare. Quello che stiamo vedendo ha conseguenze peggiori per il mondo di quanto avvenuto in Afghanistan. Sempre più giovani vanno a combattere con l’Isis. C’è bisogno di un intervento militare per cacciarli via dai villaggi» della piana di Ninive.

«SOLUZIONE SVENTURATA». Monsignor Warda non nasconde il dramma di questa richiesta e definisce questa soluzione «spiacevole», «sventurata», sulla quale però sono d’accordo i leader di tutte le denominazioni cristiane della regione. Se nel 2003 in Iraq vivevano 1,5 milioni di cristiani, oggi non sarebbero più di 300 mila e ogni giorno circa dieci famiglie lasciano il Paese. L’arcivescovo lotta «per convincere i cristiani a non andarsene» ma è dura dopo che questi sono stati cacciati dalle loro case perdendo tutto ciò che avevano. La maggior parte di loro è attualmente rifugiata a Erbil, dove si trovano oltre 10 mila famiglie cristiane.

«CHI LIBERERÀ I NOSTRI VILLAGGI?». La baronessa Berridge, che guida il gruppo trasversale di parlamentari che si occupano di libertà religiosa, ha reagito così alle parole del prelato: «Quanto deve essere terribile e malvagia questa situazione se un arcivescovo cattolico ci chiede un intervento militare» dopo aver «conosciuto la guerra». Padre Nizar Semaan, cappellano dei cattolici siriaci in Inghilterra, originario della piana di Ninive, ha aggiunto: «È chiaro che i proiettili non possono risolvere tutti i problemi, ma sono d’accordo con l’arcivescovo. Chi libererà i nostri villaggi e le nostre città? Noi non ci fidiamo dell’esercito iracheno e dei peshmerga. L’Inghilterra dovrebbe andare a liberare le nostre città. Nel 2003, non avete completato il lavoro».

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6 Commenti

  1. GabsTheFabs says:

    Scusatemi ma perchè è così “duro”, “drammatico” chiedere di muovere guerra ad un branco di bestie?
    E non ditemi per il “porgi l’altra guancia” perchè mentre la cosa è applicabile alla libera volontà di sacrificio del singolo non può essere esteso tout court ad una comunità, ad un popolo che viene sistematicamente “violentato”. A me puzza tanto di pacifismo peloso, di doppiopesismo se non addirittura di calcolo perchè il Cristianesimo, soprattutto nelle confessioni più ancorate alla Tradizione apostolica, è una fede irriducibile agli schemi del potere. E’ così in tutte le zone calde del mondo, anche dove, diciamocelo, è chiaro chi siano i cattivi e chi i buoni. Nel nome della “pace”, peggio del politically correct si tollera ogni violenza, tanto è un film che viene girato a migliaia di km dalle nostre case. Ma che succederà quando questi simpatici tagliagole busseranno alle nostre porte? Li accoglieremo con mazzi di fiori e spinelli ed inni all’amore libero e pervertito? Che tristezza….

  2. Samizdat2000 says:

    Da un sito dal nome significativo : “Informare per resistere” ;

    Nuove rivelazioni: come è miseramente fallito il programma della CIA per aiutare i “ribelli” in Siria : un esercito di mercenari allo sbando.

    La scorsa settimana l’autorevole quotidiano economico The Wall Street Journal ha svelato i dettagli sul programma della CIA per armare i gruppi dei “ribelli” in Siria ed il fallimento di tale programma. Il giornale ha indicato che il programma non ha ottenuto alcun successo per quelli che l’amministrazione USA ha denominato “i ribelli moderati”. Molti di loro hanno abbandonato il campo di battaglia e si sono uniti all’ISIS (lo Stato Islamico) ed ad altri gruppi estremisti.

    A metà del 2013, la CIA aveva intervistato alcuni dei capi dei ribelli, in alcuni casi nel corso di giorni, ed aveva analizzato le loro e-mail e le comunicazioni telefoniche per assicurarsi che si trovavano realmente al comando degli uomini che loro affermavano di comandare. Coloro che avevano passato la prova, avevano firmato degli accordi scritti, avevano presentato informazioni sui loro uomini per ricevere i pagamenti e avevano dettagliato la loro strategia sul campo di battaglia. Soltanto allora ottennero l’aiuto economico che fu, tuttavia, molto minore di quello che loro si aspettavano. Alla fine di ogni mese i “ribelli” che partecipavano al programma della CIA ricevevano il loro salario, dai 200 ai 400 dollari al mese.

    Nel nord della Siria, gli USA ed i loro alleati, crearono una centrale unitaria di comando delle operazioni per supervisionare il programma. Il pannello della centrale includeva sia elementi della CIA sia di altri servizi segreti, come quello dell’Arabia Saudita, del Qatar e della Turchia. I capi dei ribelli ebbero colloqui anche con ufficiali dell’agenzia statunitense negli Hotels del sud della Turchia.

    Le informazioni di tutte le fonti riferiscono adesso che l’aiuto della CIA ai “terroristi moderati” della Siria finì in un fallimento totale. Attualmente i denominati “terroristi moderati” finanziati dalla CIA esistono solo in piccole ridotte nel sud del paese e nei dintorni di Aleppo. Il resto del territorio (occupato dai gruppi jihadisti) si trova sotto il controllo dei gruppi estremisti come l’ISIS ed il Fronte al Nusra.

    Un altro problema è stato che centinaia dei “ribelli” (mercenari) che avevano partecipato al programma della CIA, sono passati armi e bagagli all’ISIS ed al Fronte di al Nusra. Altri hanno abbandonato la lotta ed hanno cercato l’amnistia dalle autorità siriane o semplicemente sono scomparsi.
    La CIA ha smesso di offrire aiuto adesso ai miliziani siriani, ad eccezione di un gruppo di comandanti di sua fiducia. L’impostazione dell’agenzia statunitense è cambiata adesso verso il sud della Siria nella convinzione che i ribelli sembravano più uniti da quelle parti, ma la crescita del fronte al Nusra, i nuovi scontri interni tra le milizie e l’offensiva dell’Esercito siriano nella regione hanno dimostrato di nuovo l’impotenza di questi gruppi anche su questo fronte.

    D’altra parte sono sorte delle discrepanze tra la CIA ed i vari gruppi ribelli per quello che si riferisce agli obiettivi della lotta. In principio l’obiettivo di entrambi era di cercare il rovesciamento del governo di Bashar al-Assad. Tuttavia la CIA non aveva previsto la crescita del gruppo dello Stato islamico in Siria ed in Iraq e questo si è trasformato adesso nella priorità per la politica statunitense. Tale situazione ha determinato la paura negli americani che le armi che inviano ai gruppi ribelli (mercenari)possano cadere nelle mani dell’ISIS, come è già successo in numerose occasioni, o per aver preso le stesse con la forza o perchè i “ribelli moderati” se le sono rivendute all’ISIS ed a altri gruppi radicali.

    L’offensiva aerea nordamericana contro l’ISIS non è stata ben ricevuta dai “ribelli moderati”, i quali non erano stati consultati per la stessa e sono stati associati a questa campagna senza un loro consenso. In ogni caso, nessuno dei gruppi armati “moderati” ha mostrato entusiasmo nel partecipare ad una lotta contro l’ISIS.

    Dopo l’inizio della campagna, il Fronte Al Nusra ha iniziato la sua offensiva contro i gruppi appoggiati dagli USA. In due offensive nell’Ottobre del 2014 e sulla fine di gennaio del 2015, il gruppo aveva preso dei territori che erano sotto il controllo del Fronte dei Rivoluzionari della Siria e il Movimento al Hazm e aveva confiscato tutte le loro armi. I leaders del primo sono fuggiti verso la Turchia, Il peggio dal punto di vista nordamericano è stato che tali gruppi si sono arresi praticamente senza alcuna resistenza. Così è successo nel caso degli attacchi contro il quartiere generale del Movimento Hazm a jan Assubul, nella provincia di Idleb, dove molti combattenti dello stesso sono passati anche direttamente nelle file del Fornte al Nusra.

    Un altro gruppo, finanziato dagli americani, l’esercito dei muyahidines, che si era unito al programma della CIA la scorsa estate, ha inviato 50 combattenti al Qatar per ricevere addestramento dalla agenzia di quel paese, si è ritirato dallo stesso e si è alleato con il Fronte Islamico, appoggiato dall’Arabia Saudita.

    In ogni caso, i nordamericani hanno potuto constatare che i gruppi armati che loro patrocinano, operano in uno stato confusionale e spesso si scontrano fra di loro, vendono gli aiuti statunitensi ricevuti a terzi ed incluso finiscono con l’unirsi ai gruppi radicali, specialmente in cambio di altro denaro o di altri benefici.
    In definitiva, secondo le stesse fonti della CIA, i comandanti ,che si presupponeva che fossero di fiducia, sono finiti per non esserlo. “Tutti stavano lì per difendere il proprio interesse”, ha detto un alto responsabile statunitense al Wall Street Journal. In tutti i casi, l’addestramento e il finanziamento nordamericano non sono serviti per frenare le continue sconfitte di questi gruppi sul campo di battaglia, tanto per mano dell’Esercito siriano come dai gruppi più radicali.

    L’esercito dei mercenari armato e finanziato da Washington ha clamorosamente fallito i suoi compiti di fronte al forte contrattacco dell’Esercito Nazionale Siriano, un esercito costituito da coscritti che lottano per difendere il proprio paese, le proprie famiglie e la propria sopravvivenza. Questo Obama ed i suoi strateghi non lo avevano calcolato.

    Fonti:
    Al Manar
    Wall Street Journal

    • Raider says:

      Tutti i siti più improbabili sono saccheggiati per l’operazione “Occupy Tempi.it”: siccome è permesso spargere questa immondizia, uno dovrebbe stare a prendere sul serio tutte le speculazioni e dichiarazioni di questo e quello.
      Gli U.S.A., con Obama, hanno intrapreso una serie di ‘iniziative’ che hanno solo complicato e aggravato un quadro regionale difficile, compromesso: su queste scelte, il dibattito in Amercia è pubblico e libero, come non avviene, per es., nell’iran, Eldorado dei diritti civili e della tolleranza, secondo i dementi che si intitolano “Samizdat” che è come fregiarsi di charlie hebdo a Teheran, a Kabul, a istanbul, a La Mecca.
      Senza bisogno di siti in satto di allucinazione permanente, si comprende che
      – aiutare alcuni gruppi contro altri è inevitabile e lo dimostrano i precedenti storici non solo nell’area;
      – il meglio o il peggio – riguardo bande e oppositori di tutte le risme – sono dififfcile da individuare, perchè so tratta di gruppi che hanno un seguito popolare, per cui si invocherà sempre la miseria, l’arretratezza, il sottosviluppo, addossati sempre e comunque, all’Occidente e buonanotte;
      – dittatori come Assad ai sostenitori dell’islamismo di marca iraniana o agli interessi russi nella regione, per quante malefatte all’occorenza gli si possano imputare;
      – ma è un fatto che coloro lamentano la guerra a Assad – un altro errore U.S.A., ripeto-, vorrebbero che gli U.S.A. attaccassero il regime saudita: e che la guerra fosse condotta contro la “triade diabolica”, quando l’Arabia Saudita non si comporta come piace ai complottisti. Questo pacifismo in armi è tipico della “religione di pace” che significa anche sottomissione: e infatti, i complottisti fanno l’una e l’altra cosa.
      Come? Per esempio, non accorgendosi che perfino gli articoli che copincollano qui ne smentiscono le manie complottiste.

      • Mappo says:

        Raider, Informare per resistere ha scritto più di una volta cose del tutto deliranti, ma questa volta, mi duole ammettere ha descritto cose effettivamente accadute e rinvenibili su tutti i siti specializzati, anche italiani, come Analisi difesa, Rivista italiana difesa o esteri come il famoso Jane’s, una delle pubblicazioni più autorevoli al mondo in materia militare. A parte alcuni errori, come indicare che la centrale della CIA e di altri servizi occidentali si trovasse in Siria, mentre in realtà si trova in una base aerea giordana (ed è un dato pubblico e non segreto) la sostanza di quanto riportato è vera. La CIA sta continuando spasmodicamente a cercare questi fantomatici ribelli moderati, ma con esiti oltremodo deludenti, le ultime notizie però forse danno adito a qualche speranza che questa attività sadomasochistica abbia termine e dai comunicati della Casa BIanca e del Pentagono è sparita la questione del rovesciamento del regime di Assad come conditio sine qua non per il futuro della Siria.

        • Raider says:

          Grazie, Mappo, ma io non vado a cercare da nessuna parte, mi baso su quello che leggo su giornali, riviste e libri o ascolto in televisione, dove le notizie, anche quella che lei mi dà, sono cosa diversa dalle ‘ricerche’ mirate, a quello che vedo anche qui, a criminalizzare l’Occidente in nome di un terzomondismo annesso all’islam armato come a quello migratorio.
          Le sarei grato, Mappo, se volesse chiarire, però, il discorso, spiegandomi cosa avrei detto di diverso rispetto a quello che accade in Siria: perché convengo da sempre sulla disastrosa politica medioreintale obamiana, sul fatto che non si sa chi aiutare perchè gli islamici che combattono e si combattono sono uno peggio dell’altro e se aiuti l’uno, ecco che diventi chi ha voluto un jihadismo che è un prodotto tipico dell’Islam e non di altre religioni. E tutte le demenziali speculazioni in proposito servono solo a confrondere le cose e a non risolvere i problemi.
          Grazie.

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