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«Il Registro delle unioni civili è inutile, ha solo valore ideologico»

luglio 18, 2012 Carlo Candiani

Claudio Marcellino, presidente della sede di Milano e provincia del Forum delle associazioni familiari: «Sostenere la famiglia “tradizionale” significa sostenere i consumi e l’economia».

Milano sta per varare il Registro delle unioni civili. Tra i critici della scelta della giunta Pisapia c’è quella di Claudio Marcellino, presidente della sede di Milano e provincia del Forum delle associazioni familiari. «Come Forum, siamo contrari all’attuazione del Registro perché è uno strumento inutile, in quanto la nostra Costituzione già garantisce chi non è sposato» dichiara a tempi.it. «Questa iniziativa ha un valore ideologico: far sì che la famiglia “tradizionale” venga screditata. Ma se non c’è la famiglia al centro della società, le conseguenze saranno molto gravi».

Come si spiega tanta fretta da parte di Pisapia di approvare il Registro?
È chiaro che questo provvedimento va verso l’approvazione delle unioni di persone dello stesso sesso, ma il matrimonio omosessuale non è previsto dalla Costituzione, che afferma che la famiglia è fondata sul matrimonio tra uomo e donna. È chiaro che sostenendo tipi di aggregazione diversi dalla famiglia sancita dalla Costituzione, basandosi solo sulla condizione affettiva, si svalorizza la realtà familiare. Non dimentichiamo infine che dovunque è stato approvato il Registro, è rimasto intonso: non l’ha usato nessuno.

Il Registro danneggia la società?
Le coppie che si sposano, in comune o in chiesa, fanno un atto pubblico: si presentano davanti alla società come coppia, cioè come nucleo che persegue un progetto. Attraverso l’educazione dei figli, per esempio.

Molti giovani però non si sposano più a causa della crisi.
Una posizione di questo tipo si può comprendere, ma bisogna sapersi lanciare. In qualunque esperienza nuova non esiste la sicurezza, non c’era nemmeno un tempo. Una coppia si gioca il suo destino insieme. Purtroppo è vero che la politica non ha più la priorità di aiutare la famiglia, i giovani se ne accorgono, cresce la sfiducia e si domandano: “Chi ce lo fa fare di sposarci?”.

Voi del Forum vi battete per introdurre il Fattore famiglia. Non siete soddisfatti della scala Isee?
Bisogna tutelare la famiglia, che per la Costituzione è il motore dello sviluppo del Paese. Mi spiego: l’Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) non considera in modo adeguato alcuni pesi all’interno della famiglia, che invece sono strutturali, come i figli. È un dato di fatto che questo strumento, del quale aspettiamo la riforma già inserita nella Legge di Stabilità, a parità di reddito, non tiene conto di chi ha figli.

Siamo in crisi, possiamo permetterci il Fattore famiglia?
Lo Stato può sopportarne il costo: il Fattore famiglia non è una proposta pazza, non parte dalle famiglie che vogliono stare bene. L’obiettivo è far crescere i consumi: perché è diminuito il gettito dell’Iva? Perché le famiglie hanno ridotto i consumi all’osso a causa della crisi. Purtroppo questo governo è partito col piede sbagliato, avendo eliminato il richiamo al Fattore famiglia nel Piano nazionale della Famiglia, presentato un paio di mesi fa dal ministro Riccardi e che è in attesa di essere discusso dal Consiglio dei Ministri.

Milano può indicare una rotta positiva?
Milano è storicamente una delle città più dinamiche, ha ancora molto da dire in questo momento difficile di crisi dove tutti ci stiamo rimboccando le maniche, specialmente le famiglie. Non dimentichiamo le giornate del Convegno mondiale della famiglia, dove il Papa è intervenuto dicendo: «Dove non c’è famiglia, non c’è futuro». Il compito della politica, oggi, è non far cadere queste parole nel dimenticatoio, sia a livello nazionale sia a livello locale. La famiglia non può essere succube delle mode culturali, è centrale nel rilancio dello sviluppo della società.

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