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Il record di Fowler e Westphalia, i due villaggi americani dove la crisi delle vocazioni non esiste. «Il sacerdozio è nell’aria»

giugno 19, 2014 Leone Grotti

Negli ultimi anni dai due paesini, duemila abitanti in tutto, sono usciti 44 preti e 80 suore. «Se le famiglie sono aperte alla chiamata di Dio è normale che molti entrino in seminario»

Koenigsknecht-tom-gary-preti-usaTom e Gary Koenigsknecht sono gemelli e hanno 26 anni. Entrambi sono cresciuti a Fowler, piccolo paesino di 1.224 anime nel Michigan, dividendosi tra la scuola e la mungitura delle mucche nell’azienda agricola familiare. Sabato sono stati entrambi ordinati sacerdoti della Chiesa cattolica ma nel loro villaggio non si stupisce nessuno: non solo nella loro famiglia ci sono già altri quattro preti ma negli ultimi anni nel paesino ne sono stati ordinato ben 22.

POCHI ABITANTI, TANTI PRETI. Tom e Gary hanno così permesso al loro villaggio di pareggiare il conto con il paese vicino, Westphalia, appena 938 abitanti a otto miglia di distanza, dove negli ultimi anni sono stati ordinati 22 preti. Sarà che la parrocchia di Tom e Gary prega per un’ora ogni settimana per le vocazioni, sarà che ogni anno tutto il paese contribuisce alla formazione dei novizi con 10 mila dollari di raccolta fondi o sarà che qui la vocazione al sacerdozio «è nell’aria», come dice scherzando al New York Times padre Todd, sta di fatto che i giovani di Fowler (e Westphalia) sono in controtendenza mondiale.

TANTE MANI ALZATE. «Sembra che qui la cultura faccia più fatica ad attecchire», afferma Vernon Thelen, l’equivalente del sindaco di Fowler. «E quando dico cultura, intendo la pessima cultura che la televisioni e certe sit-com veicolano». I gemelli Koenigsknecht sono cresciuti senza televisione, giocando fuori casa e dicendo il rosario ogni sera in famiglia. Ma anche i vicini di Westphalia non sono da meno. Quando padre Mathias Thelen si è recato in prima media due settimane fa chiedendo se qualcuno stava considerando la vita consacrata, «su 43 studenti una dozzina tra ragazzi e ragazze ha alzato la mano».

«I FIGLI NON SONO NOSTRI». Certo, molti genitori storcono il naso quando i loro figli annunciano di volere intraprendere questa strada, spiega ancora padre Mathias. Ma non tutti: «I figli non sono nostri perché ce li teniamo per noi», dichiara Agnes Koenigsknecht, contadina, madre dei due gemelli e di altri otto figli. «Come potrei trattenerli qui?».

«FAMIGLIE APERTE ALLA CHIAMATA DI DIO». I due paesi non sono stati investiti solo da molte vocazioni maschili, negli ultimi dieci anni infatti da Westphalia sono uscite 37 suore e 43 da Fowler. Presto quest’ultimo dato dovrà essere aggiornato perché Marita Wohlfert ha preso i primi voti l’anno scorso ed entrerà nell’ordine “Servants of the Lord and the Virgin of Matará”. Quinta di nove bambini, suo padre Jerry ha fatto quattro anni di seminario prima di capire che non era la vita adatta a lui, uscire e sposarsi. «Se le famiglie sono aperte alla chiamata di Dio», afferma, «è normale che molti entrino in seminario».

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4 Commenti

  1. Jens scrive:

    Questa è la conferma di ciò che si dice da tempo: la crisi di vocazioni è solo in Europa…

  2. Laura scrive:

    Leggere qualche notizia piena di luce fa piacere dopo tutti gli abusi e le sporcaccionate che ci infliggono quotidianamente i cultori della morte

  3. Efrem scrive:

    Faccio notare come le vocazioni menzionate provengano tutte da famiglie cristiane numerose: 8-10 figli… e queste famiglie vivono in piccoli paesi dove c’è una significativa vita comunitaria perchè tutti si conoscono.
    La vita cristiana comunitaria aiuta la famiglia e la famiglia aiuta la Chiesa!

  4. Paolo scrive:

    La salute del sacramento dell’ordine dipende dalla sicurezza del sacramento del matrimonio, e viceversa.
    San Giovanni Paolo II aveva capito presto, già da sacerdote e poi da vescovo, che una sana educazione dei giovani e delle giovani doveva aver luogo nelle parrocchie o nei luoghi deputati in cui la verità circa l’uomo e la donna potesse essere elucidata chiaramente e onestamente. Il suo sforzo educativo era legato alla verità della dignità della persona umana. Se vogliamo, era una controcultura, una educazione del tutto controcorrente, una affermazione della verità che se si vuole resistere al relativismo morale imperante, all’edonismo ateo della postmodernità, è necessario avere una propria cultura alternativa, una cultura religiosa, una antropologia e un’etica, una gnoseologia, fortissime. Ma quello che mi preoccupa è l’osservare anche qui da noi, in Italia, nella nostra società, della vasta presenza di persone di ogni età che non sono affatto consapevoli della serietà della vita, del fatto che pochissimi si confessano, hanno mai pensato lontanamente alla prospettiva della morte, vicina o lontana, e alla disciplina morale, al contrario invece di quanto si fa per i progetti dopo il pensionamento.La conversione del mondo e le vocazioni sacerdotali dipendono in ultima analisi dall’analisi del nostro cuore, dei suoi moti, dei suoi disordini. Siamo tutti collegati, anche nei nostri disordini e peccati.

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