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Il carcere non può attendere. Riforma penale subito

novembre 22, 2012 Redazione

Il Movimento Social Riformatori e l’onorevole Muscardini hanno indirizzato una lettera al ministro Severino per chiedere una riforma della giustizia penale

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Movimento Social Riformatori 

Milano, 22 novembre 2012. La giornata di astensione dalle udienze e di protesta degli avvocati per sensibilizzare la politica e l’opinione pubblica sul grave problema delle carceri italiane trova eco in una iniziativa del Movimento Conservatori Social Riformatori che «nel far proprie le ragioni della protesta degli avvocati penalisti ribadisce con forza l’esigenza di por mano senza indugi al programma di riforma della giustizia penale che passa attraverso la riforma del codice, dell’ordinamento penitenziario e la depenalizzazione, nonché l’eliminazione immediata delle storture derivanti da norme emergenziali e miopi come quelle contenute nella legge c.d.”ex Cirielli” che comporta effetti paradossali come quello realizzato (non è l’unico, solo l’ultimo in ordine di tempo) dal Tribunale di Bolzano che ha condannato un giovane a un anno di reclusione, che sconterà, per avere rubato un pacchetto di wurstel e due pomodori in un supermercato». Ha dichiarato il responsabile nazionale  giustizia del C.S.R. Manuel Sarno che con la Portavoce del Movimento, on. Cristiana Muscardini, ha indirizzato una lettera al Ministro Severino per chiedere che il governo porti all’attenzione delle Camere le riforme della giustizia penale già predisposte dalla Commissione Nordio e dalla Commissione Pisapia. «Una riforma a costo zero ma con impatti positivi enormi» – ha detto Cristiana Muscardini. «L’Italia non può più attendere e subire continui richiami dall’Europa per la lentezza dei suoi procedimenti e per disumana condizione delle sue carceri».

Le condizioni di vita dei reclusi: i numeri, aggiornati al 31/10/2012, sono inquietanti:

–         Popolazione detenuta 66.568 unità (di cui circa un terzo stranieri) percentualmente in aumento da anni a fronte di una capacità del circuito penitenziario di 44.558 posti, il che significa il 142,5% di sovraffollamento rispetto a una media europea che è del 99%.

–         Circa il 40% dei reclusi è in attesa di giudizio, con tempi abnormi di celebrazione dei processi, il che significa che 26.780 presunti non colpevoli stanno, in effetti, soffrendo l’espiazione anticipata di una pena che potrebbe non essere mai inflitta se ritenuti non responsabili e ciò indipendentemente dalla effettiva gravità dei fatti attribuiti.

–         I morti in carcere da inizio 2012 sono 138 di cui 52 suicidi.

Le cifre dicono che, a tacere delle condizioni di vita, della carenza di igiene, di assistenza sanitaria, di lavoro interno ed effettività delle strutture rieducative, il carcere si propone come una sorta di discarica sociale che infligge ben di più e di peggio della mera privazione della libertà e – in particolare – non assicura le condizioni per il reinserimento dei condannati: la democrazia di un Paese si misura, tra l’altro, dalla qualità delle scuole e dei penitenziari soprattutto se i secondi assomigliano alle prime e, attraverso la rieducazione, portano ad un abbattimento dei fenomeni di recidiva.

Nessun intervento strutturale è stato realizzato nel corso della legislatura dai Governi che si sono succeduti, arrestatisi a vaghe promesse o al varo di soluzioni normative rivelatesi inadeguate.

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