Indovinate un po’ chi ha creato veramente la falsa emergenza prescrizione

Le prescrizioni sono in calo da una decina d’anni. Inoltre, i tempi si allungano durante le indagini preliminari, quando il pm è l’unico attore processuale

prescrizione-tabellaArticolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

In questi giorni si discute molto di prescrizione. Il 24 marzo, alla Camera, una maggioranza di 274 deputati di centrosinistra ha licenziato un testo di “legge anticorruzione”. La nuova norma prevede un drastico allungamento dei tempi che determinano l’estizione di quel reato: oggi siamo sui dieci anni ma con il nuovo provvedimento, che ora passa al Senato, raddoppiano a 21.

Come spesso accade in Italia, in campo giudiziario si legifera sull’onda di una conclamata emergenza e soprattutto delle fibrillazioni instillate nell’opinione pubblica dagli scandali. Negli ultimi tempi, è indubbio, le cronache grondano di corrotti (veri o presunti tali) e quindi che si fa? Si aumentano le pene e si allunga la prescrizione. Ovvio che la prima misura non serva a nulla: quando mai si è frenato un reato colpendolo con una pena più severa, fosse pure la morte sulla sedia elettrica? Quanto alla seconda, rischia soltanto di squilibrare ancora un sistema già scaleno.

Come sempre accade in Italia, ed è questo l’aspetto forse più sgradevole della recita mediatico-giudiziaria degli ultimi giorni, realtà e finzione scenica si mescolano in maniera vergognosa. Perché nessuno guarda ai dati. E si fa soltanto indebita gazzarra. La prescrizione non è affatto un fenomeno in aumento, come oggi sostengono troppi politici e i magistrati sindacalizzati. Al contrario, da una decina d’anni è in netta diminuzione. Nel 2005, infatti, i procedimenti penali estinti per prescrizione erano stati 183.224; nel 2012 erano scesi a 113.057, cioè il 38 per cento in meno. Nel 2013, l’ultimo anno per il quale il ministero della Giustizia abbia cifre aggiornate, è solo parzialmente risalita: 123.078 procedimenti estinti.

Certo, non sono pochi e si può fare di meglio. La statistica, però, assolve un presunto colpevole: è un fatto incontrovertibile che la legge ex Cirielli, varata il 2 dicembre 2005 dal centrodestra e oggi sul banco degli accusati, non abbia accresciuto le prescrizioni. Sempre al contrario di quanto sostengono molti politici e pubblici ministeri, inoltre, la prescrizione non è causata soprattutto dalle tecniche dilatorie adottate dalle difese degli imputati. A dimostrarlo è un dato tanto sorprendente quanto misconosciuto: dal 2005 al 2012 la stragrande maggioranza dei decreti di archiviazione dettati dalla prescrizione sono stati firmati dai giudici delle indagini preliminari, quindi proprio nella fase iniziale del procedimento. E cioè quando il pm è l’unico attore processuale.

Torniamo a guardare i dati del ministero: nel 2005 i processi estinti per prescrizione durante le indagini preliminari erano stati 146.029, il 79,7 per cento del totale. Nel 2013 la quota si è ridotta, ma resta elevatissima: nella prima fase processuale si sono estinti per decorrenza dei termini 80.434 processi, il 65,4 per cento. Significa che troppi processi penali iniziano quando è già evidente che sono destinati ad abortire ancora prima di arrivare a un rinvio a giudizio e alla successiva discussione in tribunale. Oppure vengono fatti languire nei cassetti di una procura.

Insomma, hanno un bel gridare i magistrati: due processi prescritti su tre finiscono così nel lungo periodo che, di fatto, è sotto il loro esclusivo governo. E poi parlano della “obbligatorietà dell’azione penale” come di un totem, un imprescindibile precetto costituzionale. E gridano alla lesa indipendenza se qualcuno invoca un po’ di responsabilità civile.