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La guerra tra Russia e Ucraina ha un costo, anche per l’Europa. Oltre 16 miliardi spariti in un anno

febbraio 23, 2015 Leone Grotti

L’Italia tra il 2013 e il 2014 ha perso 1,1 miliardi, la Francia 4,6 miliardi, la Francia 3,9. Ecco cosa ha spinto Merkel e Hollande a cercare un accordo a Minsk

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Nel 2013 le esportazioni di beni europei verso la Russia valevano 119,8 miliardi. Nel 2014, appena 103,4 miliardi: oltre 16 miliardi in meno. Bastano questi dati diffusi dall’Eurostat, che compila le statistiche generali dell’Ue, per capire perché Angela Merkel e François Hollande, dopo poco meno di un anno di sanzioni e contro-sanzioni, sono volati a Minsk per cercare di far trovare un accordo a Ucraina e Russia. Se non cambierà qualcosa, infatti, il 2015 andrà sicuramente peggio.

SANZIONI E CONTRO-SANZIONI. «La Russia è il terzo partner commerciale dell’Ue, mentre l’Ue è il primo della Russia», spiega l’andamento dei dati a tempi.it Joseph Waldstein, addetto stampa della Commissione Europea per il commercio. «La Russia ha adottato il 7 agosto 2014 un blocco della durata di un anno delle importazioni di prodotti agricoli da Unione Europea, Stati Uniti, Norvegia, Canada e Australia (virando verso la Cina, ndr). I mercati più colpiti sono quelli che riguardano carne, latticini, frutta, verdura, pesce e crostacei». Questi prodotti rappresentano per l’Ue «un valore di 5,1 miliardi di euro, cioè il 43 per cento delle esportazioni agricole dell’Ue verso la Russia nel 2013 e circa il 4 per cento delle esportazioni totali».

CALO DELL’EXPORT. Come dichiarato a tempi.it da Lucio Caracciolo, direttore di Limes, lo stato di guerra tra Ucraina e Russia è per l’Europa «insostenibile». L’Italia, quinto fornitore della Russia, nel 2013 esportava a Mosca beni per 10,4 miliardi di euro (0,70 per cento del Pil) e nel 2014 ha perso 1,1 miliardi. L’export verso la Russia della Francia nel 2013 valeva 11,4 miliardi (0,50 per cento del Pil), nel 2014 appena 6,8 miliardi. La Germania portava a Mosca nel 2013 beni per 33,4 miliardi (1 per cento del Pil), nel 2014 l’export è sceso a 29,5 miliardi.

europa-flickr-european-parliament«PERDITE LIMITATE». «Le perdite totali per i Paesi europei a causa delle contro-sanzioni russe sono limitate», continua Waldstein. «Certi Stati e certi settori però sono stati duramente colpiti. Anche se è ancora troppo presto per fare un bilancio finale del divieto russo, gli effetti sono comunque meno acuti di quanto si pensasse, eccezione fatta per certi settori (come la produzione di latticini per i Paesi baltici e la Finlandia)».

«COSTO PESANTE». In tempi di crisi, ad ogni modo, anche perdere una piccola percentuale del Pil fa sentire i suoi effetti sul bilancio. Ed è per questo che il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Garcia-Margallo, ha dichiarato: «Le sanzioni hanno avuto un costo pesante per tutti noi. La Spagna è stata duramente colpita in termini di agricoltura e turismo». Anche per questo motivo Hollande e Merkel hanno cercato di mettere d’accordo Ucraina e Russia (che di contro ha perso in export in un anno 24 miliardi). Il risultato della missione, però, è ancora incerto.

CESSATE IL FUOCO. Il cessate il fuoco firmato nella notte tra l’11 e il 12 febbraio da Vladimir Putin e Petro Poroshenko non funziona o funziona solo in parte. Secondo Stati Uniti e Ue ci sono già state circa 300 violazioni. L’unico organismo incaricato di verificare eventuali violazioni, l’Osce, ha affermato che il cessate il fuoco è stato violato a Mariupol, ma non ha un accesso completo a tutto il territorio ucraino. Nella maggior parte del Donbass si è smesso di combattere, ma a Debaltseve e a Mariupol la tregua non si è mai sentita e gli spari non si sono fermati.
Ieri c’è stato il primo scambio di prigionieri tra l’esercito ucraino e i ribelli separatisti: ha riguardato 139 militari di Kiev e 52 miliziani e si è svolto nella terra di nessuno vicino al villaggio di Zholobok, a circa 20 km a ovest dalla città di Lugansk, in mano ai ribelli. Gli accordi di Minsk prevedono lo scambio di tutti i prigionieri, ma non è chiaro quanti siano in totale.

Foto vertice Nato da Shutterstock

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8 Commenti

  1. Alpen_Jaeger2 scrive:

    Caro Grotti hai sbagliato di brutto il titolo. Questa non è la “guerra tra Russia e Ucraina”, ma la guerra degli Stati Uniti alla Russia (ed all’Europa) che, come qualcuno ha detto, vogliono combattere “fino all’ultimo soldato ucraino” !

  2. Sascha scrive:

    A me certa gente ricorda i giapponesi che dopo decenni che la guerra era finita combattevano nascosti nei bunker delle foreste asiatiche contro gli americani. L’Urss è finito, il patto di Varsavia sciolto il comunismo no: a sede a Pechino per cui se la NATO vuole contenere il comunismo deve accogliere la Russia al suo interno per accerchiare da nord la Cina, Nordcorea, Vietnam. Tutti sottovalutano la sfida della Cina alla nostra società, pensate che se le cose continuano così al posto dell’egemonia Usa ci sarà un mondo multipolare nel senso di una Cina comunista e uno Stato Islamico globale a contendere l’egemonia agli Usa. Entrambe potenze totalitarie e anticristiane. Provate a pensare alle condizioni di lavoro e ai diritti in Cina o a come si vive nelle terre dominate dal califfo potreste persino rimpiangere l’America.
    Quello che molti non capiscono, sia filo- che anti-americani è che il mondo sta cambiando in fretta e l’Occidente non è più invicibile come molti sono convinti: Washington non è più onnipotente.
    Come ho già scritto per contenere la pressione di queste delle due nuove superpotenze, Cina e Califfato, l’una in crescita l’altra in potenza, è nessario superare gli schemi mentali della guerra fredda e procedere con un’integrazione della Russia in Europa e successivamente di un’alleanza più ampia tra le potenze cristiane nel mondo e con i paesi che pur non essendo cristiani condividono i valori occidentali come il Giappone. Questi valori sono apertamente contestati dalle due potenze emergenti e se un giorno il peso di questi potrebbe cambiare seriamente il mondo che conosciamo. Un mondo dominato dalla Cina assumerebbe i contorni autoritari e il sistema economico dello stato cinese mentre viceversa un mondo egemonizzato da uno Stato Islamico esteso su tre continenti sarebbe sottoposto alla shariah.

    • Raider scrive:

      Anziché volare ai Piani alti della paranoia, come fanno i soliti complottisti sotto falso nickname che la guerra la vogliono, occorrerebbe tenere i piedi per terra. L’Ue ci rimette un bel po’ di quattrini, è un fatto: per sostenere un Paese che vuole entrare nell’Ue o sostengono altri, per inglobarvelo, come vorrebbe fare la Russia, in modo più o meno scoperto, che combatte “fino all’ultimo secessionista del Donbass.” Idealismo e interessi di bottega valgono per tutti: e ognuno dovrebbe essere libero di fare come riteine meglio i propri, si tratti di ucraini che di russofoni del Donbass.
      Quello che ai complottisti preme è combattere gli U.S.A. e spacciare l’idea di un’Ue consorziata a un mondo di Brics e bricconi, un’Eurabia felice sotto la sharya e la dhimmitudine. ecco, questo dovrebbe essere il traguardo finale di un luminoso cammino per uscire fuori dalla storia restando all’interno della follia che gli fa ritenere più libero e prospero un mondo dominato da Russia, Cina e Islam.

      • Sascha scrive:

        Credo tu abbia risposto al commento sbagliato Raider. Comunque basta guerra nel Donbass vedere cristiani e popoli slavi fratelli che si massacrano istigati anche dalla NATO e dagli Usa mentre il califfo aumenta la sua collezione di teste ogni giorno è una visione insostenibile!
        Si proponga l’entrata della Russia nell’Ue piuttosto

  3. Nardo_leo scrive:

    Gli USA, in alleanza con le monarchie arabe, grandi riserve e grandi produttori di petrolio, hanno fatto crollare i prezzi del petrolio ; contemporaneamente, assieme ai paesi europei hanno imposto sanzioni ed impedito l’esportazione di prodotti agricoli verso la Russia con la scusa della crisi creata ad hoc in Ucraina. Insomma, gli USA ed i suoi alleati contano di stroncare la Russia, attaccandola políticamente, economicamente e mediaticamente.

    La Russia è una potenza in ascesa, alleatasi apertamente con la Cina, con la quale ha stipulato grandi accordi commerciali bilaterali tendenti a superare l’uso del dollaro nelle transazioni; basta citare lo storico accordo per la fornitura di gas alla Cina. Inoltre, è del primo dicembre scorso l’altro storico accordo con la Turchia per l’estensione del Blue Stream, l’oleodotto che trasporterà gas dalla Russia alla Turchia, passando per il Mar Nero; dalla Turchia il gas arriverà ai paesi dell’Europa meridionale (Grecia ed Italia), all’Austria ed ai paesi dei Balcani. A questo oleodotto che porta il gas russo all’Europa, si unirà un ramo che porterà anche il gas dell’Iran e dell’Azerbaigian. I paesi dell’Europa che lo desiderano hanno totalmente assicurato l’approvvigionamento gassifero. Tutto ciò rappresenta una minaccia per la potenza USA, perchè tale gas non sarà certo fornito utilizzando il dollaro come strumento di pagamento.
    Questi accordi commerciali in cui si elimina l’utilizzo del dollaro, si stanno diffondendo grazie alla Russia (ed alla Cina) anche ad altri stati, come Malesia, Nuova Zelanda e vari paesi dell’America Latina.

    • Sascha scrive:

      La Cina è una delle due principale minacce (l’altra è lo Stato islamico del califfo) che incombono sulla nostra civiltà. La Russia, stato cristiano ed europeo, è stata data in pasto ai cinesi i quali ora possono avere accesso ai forzieri di risorse naturali della Siberia per sostenere la propria crescita economica. La Russia deve guardarsi da Est più che da ovest: l’unica invasione che ebbe successo fu quella mongola proveniente dalle steppe asiatiche. I russi sono un decimo della popolazione cinese.
      Certo la responsabilità di questa catastrofica perdita della Russia ricade quasi interamente sull’Occidente e sugli Usa in primis che hanno preferito ingrandire la NATO inglobando paesi dalle forze armate insignificanti come l’Estonia o l’Albania piuttosto che stringere un’alleanza di ferro con Mosca non più comunista ritornata in seno alla civiltà occidentale per contrastare la minaccia cinese e del califfato.

  4. Nardo&Leo scrive:

    La Russia è, assieme alla Cina, la forza che spinge alle spalle della classe dirigente e il continuo sviluppo, di un forum internazionale “non-occidentale” come il gruppo dei BRICS, la Shanghai Cooperation Organization, la Eurasian-Economic-Union ed una manciata di altre istituzioni . Queste piattaforme di cooperazione internazionale hanno un’importante caratteristica in comune: non sono dominate dagli Stati Uniti.
    Dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, quasi tutte le maggiori istituzioni internazionali sono state, in un modo o nell’altro, dominate dagli Stati Uniti. Dalla propria politica egemone nelle Nazioni Unite, fino a far leva sul dominio su IMF (international monetary found, ndr), Banca Mondiale ed altre istituzioni finanziarie, compresa la capacità militare a livello globale della NATO e simili, gli Stati Uniti hanno interpretano il ruolo di giudice, giuria e boia. In effetti, questo può essere riassunto come un’egemonia globale americana.

    • Raider scrive:

      Il complottista falso fino al midollo e cultore delle paranoie, mescola qualche verità in mezzo a tutta una serie di intepretazioni a tasto libero e mente otturata:
      – l’Arabia Saudita ha imposto il ribasso del prezzo del petrolio danneggiando anche gli U.S.A. dello shale oil & gas, fa i propri interessi e persegue i propri fini senza riguardi per amici, alleati, vicini e lontani
      – i complottisti che accorrono qui presentano la Turchia, ora o mai più, come un Paese senza sovranità, agente degli US.A. e loro vassallo: poi, però, viene fuori che, no, non è così, la Turchia, esattamente come l’Arabia Saudita e i Paesi del Golfo e – non c’era da aspettarselo, vero? – tutti i Paesi del mondo, fa quello che gli conviene e decidono i suoi governanti: in un altro thread, lo stesso falsario paranoide, in cvncorso con altri suoi degni compari e emuli, aveva tenuto a informare che Erdogan è un agente al servizio dell’Occidente: ora, però, è tutto a posto;
      – la Cina è stata ammessa nel WTO dagli U.S.A. di Bill Clinton: lo sviluppo cinese è iniziato così, grazie a capitali e konw-how statunitensi e giapponesi e mettendo in soffitta – ma ce n’è voluta! – l’ideologia, che ha fallito nella Cina maoista come nell’U.R.S.S.: le paranoie nulla possono contro i dati di fatto;
      – la Cina è garamte del debito americano: ogni rimostranza in sede diplomatica (come ogni analisi seria delle reali dinamiche politiche, economiche e strategiche va condotta in un ambito rigorosamente, entro certi limiti, ‘scientifico’), non certo i deliri complottardi, andrebbe rivolta anche alla Cina: che, cosa strana, fa quello che le pare, senza aspettare i consigli dei complottisti;
      – il predominio U.S.A. post-sovietico è durato assa poco, quello he è avvenuto e avviene segue dinamiche di ‘lungo perido’, le spiegazioni univoche sono la risposta di automotismi psicologici e e riflessi politicamente condizionati da ideologie che, per giunta, non osano dire il loro nome: ma riconoscibili proprio nella reticenza di ‘atti verbali mancati’ o sostitutivi: nel caso, il multipolarismo come pseudonimo dell’islamismo: tutta la tirata a favore di Russia e Cina, acritica e contraddittoria, svia da ciò che ne viene legittimato: la sottomissione dell’Occidente a un Islam in chiave petrolifera, finanziaria e migratoria.

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