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Giallo alla Camilluccia, ucciso il “cassiere” di Mobkel

luglio 3, 2014 Chiara Rizzo

Silvio Fanella, condannato in primo grado come “cassiere” di Mobkel per riciclaggio, è stato ucciso stamattina da due o forse tre uomini, dopo una lite in casa. È caccia ai killer, intanto salta fuori la vicenda di un tentato sequestro ai danni dell’uomo

La scientifica davanti lo stabile della Camilluccia

Grida, poi tre colpi di arma da fuoco: così è morto Silvio Fanella, 41 anni, accusato in diverse inchieste di essere il “faccendiere” di Gennaro Mokbel, già condannato dal tribunale di primo grado, lo scorso ottobre, nel processo Telecom Italia Sparkle – Fastweb, con l’accusa di essere tra i protagonisti di un maxi riciclaggio da 2 miliardi di euro (Fanella aveva riportato una condanna a 9 anni di reclusione). Domani, 4 luglio, era prevista la prossima udienza del processo d’appello e Fanella nei prossimi giorni avrebbe dovuto testimoniare.

CHI ERA LA VITTIMA. Fanella era accusato dalla procura di Roma (e appunto era stato condannato in primo grado) per associazione a delinquere transnazionale aggravata pluriaggravata e finalizzata al riciclaggio, insieme a Gennaro Mokbel. In particolare di aver diretto «il materiale trasferimento delle somme indebitamente sottratte all’erario e il relativo reinvestimento in attività lecite ed illecite, il controllo delle attività investigative in atto, l’assistenza alle famiglie degli associati che si erano allontanati dal territorio nazionale». Fanella con Mokbel avrebbe costituito alcune società «in alcuni paesi appartenenti alla black list, impartendo direttivie mediante via telematica, inviando emissari all’estero, gestendo di fatto la collocazione e la distribuzione dei capitali illecitamente acquisiti». Secondo l’accusa uno dei mezzi per farlo era la compravendita di brillanti e di opere d’arte, dipinti e sculture. Nello stesso processo è stato assolto in primo grado il fondatore di Fastweb Silvio Scaglia, come assolti sono stati due ex dirigenti del gruppo (Mario Rossetti e Roberto Contin), ma anche l’ex ad di Telecom Italia Sparkle Stefano Mazzitelli e due ex funzionari (Antonio Catanzariti e Massimo Comito). Fanella non aveva perso un’udienza del primo processo e ora anche di quello d’appello: in passato era stato produttore cinematografico, e aveva seguito alcune attività imprenditoriali nel settore dell’intrattenimento.

La presunta auto dei killer

L’OMICIDIO. Intorno alle 9.30 di stamattina un vicino di casa del civico 9 di via dei Gandolfi, alla Camilluccia di Roma, ha dato l’allarme al 113 per una sparatoria in corso. Secondo le ricostruzione fatta dagli investigatori, in base alle varie testimonianze raccolte, stamattina a casa Fanella si sarebbero presentate almeno due persone. Ne sarebbe nata una lite, con urla e poi gli spari: l’uomo è rimasto ucciso per alcuni colpi che lo hanno raggiunto in pieno petto. Subito dopo i testimoni hanno visto fuggire un’auto con a bordo due persone: la vettura, una Fiat Croma che è risultata rubata, è stata ritrovata poco dopo da una pattuglia dei carabinieri poco distante dal luogo dell’omicidio, e a circa 15 minuti dagli spari.

IL GIALLO DEL FERITO. Poco dopo l’omicidio inoltre la polizia ha ritrovato, proprio davanti allo stabile, un giovane di 29 anni, steso a terra per via di alcune ferite causate proprio dalla sparatoria. L’uomo è Giovanni Battista Ceniti, originario di Genova. Inizialmente si è diffusa la notizia che il giovane fosse un esponente di Casa Pound, e che facesse parte, come terzo uomo, del commando di killer. Ma il leader di Casa Pound Gianluca Iannone ha precisato: «Nessun esponente di Cpi è coinvolto nell’agguato avvenuto questa mattina a Roma e siamo pronti a querelare immediatamente chiunque sostenga il contrario. Un giovane con il nome Ceniti è stato espulso dalla nostra organizzazione qualche anno fa, per condotta non adatta al movimento». Il ragazzo è stato subito operato al Policlinico Gemelli, le condizioni sono gravi e la prognosi è ancora riservata.

I RAPITORI LUCANI. Intanto è emerso che la procura di Potenza aveva aperto un’inchiesta perché tre mesi fa Fanella aveva subìto un tentativo di sequestro da tre persone, e secondo quanto emerso nell’indagine tale tentativo sarebbe nato come la punizione di un clan lucano a Fanella perché avrebbe sottratto dei soldi all’organizzazione.

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