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Francia, “allarme jihadismo”. Ecco le «quattro verità» sull’islam «introvabili a causa del terrorismo intellettuale»

giugno 4, 2014 Redazione

Gilles-William Goldnadel, segretario nazionale del partito di centrodestra Ump, scrive sul le Figaro: «Il jihadismo non è che una versione dell’islamismo»

Mehdi Nemmouche, 29 anni, musulmano francese fermato a Marsiglia venerdì e sospettato di essere l’attentatore che ha sparato al museo ebraico di Bruxelles lo scorso 24 maggio, uccidendo quattro persone, ha fatto scoppiare a Parigi “l’allarme jihadismo”. Si ritiene, infatti, che nel 2013 Mehdi sia andato a combattere in Siria e sia tornato per ripetere in Europa le stesse azioni.
«Noi li combatteremo, noi li combatteremo, noi li combatteremo», ha tuonato il presidente francese François Hollande, ma per «combatterli davvero e fino alla fine, bisogna osare dire alla società francese queste quattro verità».

«PRIMA VERITÀ». Scrive così sul Figaro Gilles-William Goldnadel (foto in basso a destra), segretario nazionale del partito di centrodestra Ump con l’incarico di seguire la comunicazione e presidente dell’associazione Francia-Israele. «La prima verità – scrive – è che questa società democratica ha il dovere di difendersi. Anche con mezzi eccezionali quando viene attaccata in modo eccezionale. Gli individui trasformati in jihadisti devono essere rintracciati nella comunità nazionale».

«JIHADISMO VERSIONE DELL’ISLAMISMO». La seconda verità è che «il jihadismo non è che una versione dell’islamismo. Non esiste islamismo senza jihad o sharia. L’islamismo ha dichiarato una guerra di conquista e di civilizzazione al mondo occidentale giudeo-cristiano. Non sono concesse accondiscendenze con alcun tipo di islamismo: né il wahabismo degli emiri, né il preteso islamismo moderato della Turchia o dell’Iran, né quello dei Fratelli Musulmani in Egitto, nel Maghreb o in Palestina (Hamas)».

COME COMBATTERE IL TERRORISMO. Questa seconda «verità» ha implicazioni ancora più politicamente scorrette: «Di conseguenza, ripetere tre volte o mille volte che si combatte il terrorismo islamista e continuare a tollerare allo stesso tempo che certe televisioni come Al Jazeera diffondano le preghiere antiebraiche o anticristiane condotte da predicatori di odio, significa mentire tre volte o mille volte».

WILLIAM GOLDNADEL (CONSEIL REPRESENTATIF DES INSTITUTIONS JUIVES DE FRANCE), INTERVIEW«TERZA VERITÀ». La terza «verità» è che «fino ad oggi, per debolezza, la comunità musulmana organizzata si è dimostrata troppo silenziosa. Solo una grande e vera manifestazione di massa metterebbe a tacere l’ambiguità che incoraggia gli estremisti», cioè quella di «una minoranza non trascurabile della comunità musulmana» che è d’accordo con i jihadisti.

«POLIZIA INTELLETTUALE». Infine, «quarta verità», «la pressione dei clandestini alle frontiere non è mai stata così forte. Chi ha l’ingenuità di pensare che tra loro non si ci siano i futuri jihadisti?». Queste considerazioni, conclude Goldnadel, fanno parte «del dibattito più ingrato e difficile da affrontare [che ci sia]. Solo a evocarlo, si rischia di essere demonizzati dalla polizia intellettuale». Ma queste «quattro verità, dure da scrivere, dure da leggere, introvabili a causa del terrorismo intellettuale, sono dure tanto quanto i tempi del terrore che ci attendono».

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7 Commenti

  1. Raider scrive:

    Accorgersi solo ora della realtà dei fatti, è troppo tardi. Prima, a fare notare che l’immigrazione non era un fenomeno né spontaneo né pacifico, che era facile da integrare nella società multietnica e multiculturale, era tacciato né più nè meno di razzismo, E ora? Ah, ora! Mai più! La Sinistra anti-sistema, il terzomondismo come opzione preferenziale anti-occidentale, la Chiesa – purtroppo – come fattore di promozione acritica dell’immigrazione senza limiti né controlli, hanno prodotto una realtà al limite del collasso. Vediamo la punta dell’iceberg. Il bello deve ancora arrivare. Ma, tranquiilli, sarà indolore. I trend demografici e il politicamente corretto narcotizzano la percezione di una trasformazione lenta, ma inesorabile. Eurabia sarà, per la soddisfazione di chi ha sempre remato contro l’Europa giudeo-cristiana.

  2. filomena scrive:

    Contrapporre una religione ad un’altra religione produce solo guerre sante. Personalmente credo che la soluzione sia una sana integrazione laica tra popoli diversi culturalmente e per quanto sia un obiettivo molto lungimirante, è a mio avviso l’unico perseguibile anche se prevede un passo indietro da parte di entrambe le parti a favore di una sana laicità degli stati dove la libertà di culto dovrebbe essere lasciata alla sfera individuale.
    Se tutti noi occidentali ci unissimo secondo il principio che ho citato avremmo più possibilità di combattere estremismi come quello islamico. Si tratterebbe di mettete in evidenza il primato dell’uomo sulle religioni che costituisce una terza via alla contrapposizione tra diverse fedi.

    • Raider scrive:

      La ‘teoria degli opposti estremismi’ 2.0. Ma chi è contrappone una religione a un’altra? Filomena, lei è l’espressione allo stato puro di tutte le fandonie del politicamente corretto senza alcuna ipocrisia, in tutta la brutale ottusità delle mistificazioni di storia, cronaca e religione: come questa del ‘contrapporre una religione a un’altra.’ Nel mondo, dovunque esistano minoranze islamiche, ci sono o guerre unilateralmente dichiarate e combattute; o tentativi, pacifici per continuare la guerra santa con altri mezzi che l’Islam ha dichiarato ai non musulmani, le cui terre, invase in forme migratorie massicce e con l’uso del corpo della donna come invincibile arma demografica, sono definite dar-al-Harb, che significa, chissà mai perché?, “casa della guerra”, perché non ‘pacificate’ dal predominio islamico sotto una forma o un’altra.
      Ma, poi, di fronte alla stragi che i cristiani subiscono – in genere – senza reagire, lei come rappresentante qualfiicata e delegato/o unico/a del politicamente corretto, ha mai espresso, laicamente, almeno solidarietà incondizionata alle vittime? Si è battuta, anche contro chi la pensa come lei, per difendere le prevaricazioni anti-cristiane o per contrastare, almeno sul piano ideale, l’islamizzazioone strisciante? No, anzi: ne approfitta per predicare una religione ‘lasciata alla sfera individuale”: cioè, da discriminare ancora di più. Perché non si ricorda di questo appello alla ‘sfera inviduale’ quando si consente la proliferazione di moschee e gli imam dichiarano che i soldi dell’assistenza dei Paesi occidentali è la corresponsione della jizya, la tassa che i dhimmi – cioè, noi, gli infedeli, benevolmente protetti dalle rappresaglie dei Veri Credenti tramite versamento di equo-solidale pizzo – devono pagare agli islamici?
      Invece, straparla del ‘primato dell’uomo sulle religioni': cioè, per caso, del primato di chi la pensa come lei su quelli che la pensano come me? Che fa, mi diventa islamica anche lei senza bisogno di ‘la illah ill’Allah?’ Del resto, va bene anche così, ai musulmani, un laicismo servizievole come il suo, intransigente con le radici cristiane e indulgente con i frutti dell’Islam.
      E poi, dopo la citazione degli anni di piombo, eccola a rinverdire, tutta da sola, il Mito della Terza Via… Il laicismo come Terza Via… Le sue idee vintage sul laicismo andrebbero risciacquate alle fonti, che sono tante: forse, lei ha già provveduto, ma il risultato le fa somigliare a una contraffazione cinese o maghrebina a elevato grado di tossicità di un glorioso marchio occidentale.

  3. Sergio scrive:

    Di fronte al silenzio dei tanti progressisti intellettuali radical chic nostrani, mi torna in mente la Fallaci:

    “Vi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa, e parlare diventa un obbligo. Un dovere morale, un imperativo categorico al quale non ci si puo’ sottrarre”. (Oriani Fallaci, in “La rabbia e l’orgoglio”)

    Altra citazione su cui riflettere:

    “La debolezza dell’Europa sta nel cedere in tutti i campi: in nome della multiculturalità si accetta che il mondo islamico calpesti lo stile di vita occidentale” (Samir Khalil Samir, gesuita ed esperto islamista, su Asianews.it il 31/01/07)

  4. Raider scrive:

    Ma i tentativi di negare l’evidenza non sono mai tralasciati. Come in altri casi simili, si dice che l’attentatore è francese e che, pertanto, è colpa della Francia non averlo integrato!… La sfacciataggine e l’ipocrisia del politicamente corretto sono delle armi di distruzione della verità dei fatti più spaventose delle bombe, che ammazzano la gente, ma non redimono gli assassini colpevolizzando le vittime del politicamente corretto, prima che del terrorismo. Dopo che si è proclamato che è diritto degli immigrati non integrarsi, che tutto ciò che vogliono gli va concesso, che la società multiculturale e multietnica si basa sulla convivenza (fra componenti migratorie in ascesa demografica e rimpinguate da continui arrivi e autoctoni in crescente denatalità!) fra culture diverse, per cui nessuno deve ‘imporre’ la visione di un crocifisso al collo di un’annunciatrice televisiva né lo studio dell’arte cristiana all’Università, ecco che il politicamente corretto imputa alla Francia l’essersi attenuta al politicamente corretto!
    Poi, diciamo la verità: uno che si chiama Mehdi Nemmouche, diventa francese alla terza generazione o non resta, innanzi tutto, islamico per sempre? E del resto, se vogliamo dirla tutta, rimane esemplare il discorso in cui Sarkozy sbraitò, fuori dai gangheri come non mai, che la Francia doveva (letteralmente) ‘meticciarsi’, nel senso – esplicitamente dichiarato dall’ex Presidente che rideva dei bunga-bunga altrui – di unioni fra individui di etnie e razze diverse: e che se i francesi si fossero ostinati a non accettare di ‘meticciarsi’ il governo – citazione letterale – “dovrà ricorrere alle maniere forti.”
    Ora, Silvio avrà avuto tutti i difetti e le magagne di questo e di ogni altro mondo è possibile: con le magagne vere, gliene hanno appioppate altre. fra queste, quella per cui non era uno statista, eppure, senza nemmeno essere statista, era un dittatore peggio di Mussolini, come hanno voluto raffigurarlo per sentirsi ‘resistenti’ senza sparare altro che insulti, fesserie, retorica e odio come valore condiviso. Silvio è stato sabotato da alleati, da avvocati come Dotti, da gente del suo stesso partito, gente che lui aveva rimesso in posta dopo Tangentopoli, da sua moglie: infine, è stato fatto fuori, il dittatore inesistente che nemmeno statista era, con manovre di Palazzo, di Procura, di spread e di giornali.
    La Francia ha avuto, invece di Silvio, un Presidente eletto per proteggerla che minacciava il popolo francese trattandolo come carne da ‘meticciare’ a forza, olte che un Pressdente che ha tramato con altri per rimuovere i leader di altri Paesi e incasinare Libia e Siria. E i francesi come e quanto Mehdi Nemmouche ne traggono le conseguenze.

  5. Laura scrive:

    Integrazione non significa rinuncia alla propria identità, anzi è vero esattamente il contrario.
    L’integrazione è possibile se in un paese c’è una forte coscienza della propria storia, dei propri valori, della propria religione.
    I rapporti internazionali e le scelte legislative sul fenomeno migrazione si impongono a chi ci rappresenta, ma l’integrazione avviene sul territorio, nelle espressioni di fede, di formazione, di incontro che esistono nei vari paesi occidentali.
    E’ proprio la perdita di un’identità di popolo che permette l’avanzata dell’islamizzazione.
    Se noi sapessimo ancora chi siamo non ci troveremmo a fare i conti con il diffondersi di questi problemi; un dialogo può avvenire solo tra chi ha chiaro chi è e conosce gli argomenti che tratta con l’altro.
    Inoltre è normale che un ospite entri con rispetto e in punta di piedi nella casa che lo accoglie e questo è un punto fermo e condiviso dalle culture di tutti i popoli. La nostra cultura sa accogliere con umanità chiunque bussi rispettosamente alla porta.
    Altro che riservare alla religione una sfera personale e privata, altro che togliere i crocefissi dalle pareti ! La perdita della fede dei popoli occidentali è il fatto che suscita maggiore disprezzo nei musulmani, che ci considerano corrotti e depravati.
    Se fossimo ancora capaci di testimonianza a livello collettivo, potremmo contare su una ben più vasta solidarietà da parte degli stranieri presenti sul nostro territorio.

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