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Formigoni: «Basta giochetti e ricattini. È l’ora della responsabilità»

novembre 7, 2012 Lodovico Festa

Intervista al governatore, “uscito a stento dal tritacarne”. «Se avessero aspettato il 2015, i leghisti avrebbero avuto il prossimo presidente». E poi Monti, Grillo, Albertini e le primarie del Pdl

Sul prossimo numero del settimanale Tempi, in edicola da giovedì 8 novembre, sarà pubblicata un’intervista di Lodovico Festa al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Ne anticipiamo alcuni stralci.

«Come si sta, usciti a stento dal tritacarne?», chiede Festa. «Fossi stato solo io nel tritacarne – risponde il governatore –, sarei oggi molto più tranquillo. È l’Italia che mi sembra ancora in una terribile difficoltà. A una verticale crisi dello Stato mi paiono corrispondere sintomi gravi di degenerazione morale e di disgregazione della società».

LA SITUAZIONE ITALIANA. «La baraonda mediatico-giudiziaria ha prodotto il risultato non solo di giustificare il taglio al bilancio dei comuni virtuosi, ma anche di mescolare regioni fallimentari con regioni (a partire da Lombardia, Veneto, Emilia) che hanno fatto il loro dovere e hanno modelli di comportamento più efficienti di quelli dello Stato. Ecco perché quel che è avvenuto e sta avvenendo non si giustifica senza una spiegazione più ampia. A un certo punto in vari ambienti internazionali statuali ed economici si è considerato necessario semplificare la governance italiana e si è spinto con decisione in questo senso. Non si è badato molto a distinguere tra il virtuoso e il vizioso: era la democrazia che andava ridimensionata! E si è trovato nell’opera dei settori politicizzati della magistratura (ben coperta da una stampa essenzialmente scandalistica o scandalistico-affaristica come la Repubblica) lo strumento più adatto a questo scopo».

TECNICI E GRILLO. «L’altra faccia della semplificazione dei tecnici è il successo crescente di Beppe Grillo. Pensare di governare una delle prime economie del pianeta, una società ricca e complessa come quella italiana con qualche diktat dei tecnici più la repressione contro “i nemici” (cioè chi crede ancora nella democrazia dal basso) compiuta dai pm indirizzati politicamente, significa prepararsi un avvenire di disastri».

SCONCERTATO DALLA LEGA. «Lo sbandamento della Lega mi ha sconcertato: il giovedì 11 ottobre sera si decide – Maroni, Angelino Alfano e io – di fare una nuova giunta e di governare per i prossimi due anni, e 24 ore dopo si ribalta la decisione lanciando la candidatura di un leghista per la Lombardia: non sono mancati i trucchetti dei leghisti in questi venti anni ma questo mi è sembrato uno dei più stravaganti e alla fine autolesionista. Fossero stati capaci, i leghisti di aspettare il 2015, avrebbero avuto il prossimo presidente di Lombardia. Chissà se il solito apparato mediatico-giudiziario che con tanta solerzia ha perseguitato anche me, ci ha messo lo zampino».

GIOCHETTI E RICATTINI. «La sfiducia dei cittadini nella politica è ampia. Credo, come abbiamo detto, che in parte essenziale derivi dalla crisi dello Stato, ma ciò non cambia la realtà. Certe forme di politica (giochetti di partito, trabocchetti, manovrette) che potevano funzionare quando la società civile dava una delega ampia ai leghisti (ma anche a Forza Italia/Pdl) non solo non servono più ma producono ulteriore degradazione. Lasciar marcire le cose, traccheggiare sui ricattini, giochicchiare con scambi tra quadro nazionale e regionale, avrebbe esasperato i lombardi (come per esempio ha esasperato i siciliani)».
«I leghisti saranno perdonati?», chiede Festa. «Nessuno deve perdonare nessuno – risponde Formigoni. Tutti devono prendere atto di una realtà particolarmente difficile che non consente più certi giochetti».

ALBERTINI. «Spazi per riprendere un cammino comune ve ne sono ma solo a partire da un’adeguata coscienza della realtà drammatica in cui viviamo e di cui fa parte anche l’obbligatorietà di certe scelte. E tra queste pongo la candidatura Albertini. È una vera fortuna che vi sia una personalità come la sua di sindaco amato di Milano (leale collaboratore anche dei leghisti nel secondo mandato), di europarlamentare del Pdl (e del Ppe), di già stimatissimo presidente di Federmeccanica: un uomo che può riunire una società civile dove abbondano leader lombardi del mondo delle imprese come Squinzi, Bombassei, Sangalli e tanti altri, a diverse anime che si richiamano al Partito popolare europeo».

ALFANO E PRIMARIE. «Ho il massimo rispetto per il segretario del Pdl che si è assunto un compito così difficile come traghettare il centrodestra in un quadro politico drammatico. È e sarà un lavoro immane: si tratta di rimettere in piedi una vera dialettica politica centrodestra verso centrosinistra senza la quale Grillo arriverà ben oltre il 20 per cento dei voti. Di stare in Europa (e nel Ppe) con la schiena diritta, tenendo conto che ha ragione – pur nell’esasperazione di certi toni – Silvio Berlusconi ad avvertire che non si può accettare l’attuale egemonismo tedesco. (…) Un lavoraccio per cui c’è bisogno di una guida autorevole: è indispensabile che si tengano in questo senso le primarie per la premiership nel Pdl, e che siano partecipate e condotte con un vero confronto sui programmi. Senza questo, il centrodestra non potrà che sbandare».

E FORMIGONI? «Come ho detto più volte sono e sarò comunque in campo: per la Lombardia, per un nuovo Pdl (anche il nome andrebbe urgentemente cambiato), per un nuovo centrodestra. E mi assumerò tutte le responsabilità che saranno necessarie».

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3 Commenti

  1. pikassopablo says:

    Ora-della-responsabilità! che bei paroloni 🙂 è per questo che avete votato una legge elettorale su misura per la casta?

  2. Enrico says:

    Se non vale farsi domande e darsi risposte … molti giornali possono chiudere domattina.
    Aspettando che i buoni propositi per un nuovo e DIVERSO centrodestra si avverino.

  3. luigi lupo says:

    Tutti contro il celeste imperatore. I nemici sono:
    vari ambienti internazionali
    la stampa scandalistico-affaristica
    settori politicizzati della magistratura (non quella che indaga su Penati).
    Ma questi sono avversari già ampiamente citati dal celeste imperatore ma quello che ha fatto crollare tutto è stata la lega che non ha saputo aspettare il 2015.
    Da quando il Papa gli ha detto che prega per lui, il celeste imperatore ha capito che oltre al nuovo grattacielo, in un anno mi auguro per lui lontano, gli verrà dedicato anche un giorno sul calendario. San Roberto martire del buon governo.
    Anzi perchè aspettare? Santo subito

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