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Esce “Colpo di Stato. La legge è uguale per tutti… salvo alcuni”, controverso ritratto di Antonio Di Pietro

febbraio 7, 2011 Chiara Sirianni

L’autore è l’avvocato Mario di Domenico, uno dei fondatori dell’Idv, di cui l’ex magistrato di Mani Pulite è leader. Parla a Tempi Martino Cervo, caporedattore di Libero: «Ci vorrebbe lo psicologo per analizzare il personaggio»

Esce oggi in libreria l’ennesimo saggio che tratteggia la figura politica di Antonio di Pietro. Si tratta di  “Colpo allo Stato. La legge è uguale per tutti… salvo alcuni”, Edizioni Sì. L’autore è l’avvocato Mario di Domenico, uno dei fondatori dell’Idv. Libero ha lanciato la pubblicazione stamattina in prima pagina: Tempi ha chiesto a Martino Cervo, caporedattore del quotidiano diretto da Belpietro, un parere in merito.

Nel saggio si indicano somme stornate dai conti del partito. Si indicano casi di raccolta di firme false. Si citano nomi e cognomi dei presunti testimoni che avrebbero visto addirittura Antonio Di Pietro in una banca a Hong Kong con una «pesante valigia» in mano. Verità o esagerazioni?
Come sempre nel caso di Di Pietro, la cosa si risolverà in tribunale, dove tradizionalmente la spunta. Va ricordato che finora le querelle tra Di Domenico e Di Pietro hanno sempre visto uscire vincente il secondo. Il materiale più interessante del libro, comunque, sembrano le fotografie.

Perché il leader dell’Idv ha più volte denunciato l’autore, e cercato di evitare la pubblicazione del libro?
Difficilmente Di Pietro risponde nel merito. Di solito o pubblica paginate citando atti di sentenze, o querela, come ha annunciato puntualmente oggi su Libero e come ha fatto stamattina. In precedenza aveva “forzato” o stoppato altri libri, oppure aveva contribuito direttamente a quelli più agiografici, dandone l’autorizzazione dopo forti modifiche. Sicuramente, guardando la storia dei collaboratori di Di Pietro (da ultimo De Magistris), acquisire troppa visibilità è problematico per chi ha a che fare con lui. La sua avventura politica è strutturalmente personalizzata e personalistica, con tutto ciò che ne deriva.

Di Pietro ha dichiarato guerra alla «macchina del fango portata avanti da un’organizzazione criminale, montato allo scopo di intimare tutti coloro che si oppongono al governo Berlusconi».
È legittima propaganda. Il gioco – volendo, molto berlusconiano – è sempre lo stesso: è un complotto contro di me per motivi politici. Resta il fatto che tanti nodi di Mani Pulite non sono mai stati davvero sciolti.

C’è una lunga tradizione di “ex amici” che all’improvviso vedono Di Pietro per quello che è. A quali aspetti della leadership si lega questo disincanto?
Questo è l’aspetto più sconvolgente: Di Pietro ha difeso il suo amico d’infanzia dall’accusa di uxoricidio, per poi trasformarsi in suo accusatore (e venne condannato), cosa che tra l’altro è illeggittima e gli valse una sospensione dall’ordine degli avvocati. C’è una trafila incredibile (Facci l’ha raccontata più volte) di ex amici che l’hanno incrociato e oggi sono tra i suoi più feroci nemici (i socialisti a Milano, Veltri, lo stesso Di Domenico…). Ci vorrebbe lo psicologo per analizzare il personaggio, sicuramente molto interessante. La retorica dipietrista (legalità, partito dal basso, scarso apparato ideologico) ha attratto molti in buona fede. La gestione di un partito è una macchina diversa e ben più spietata, soprattutto al Sud l’Italia dei Valori è un concentrato di ciò che in teoria nega: chi l’ha sperimentato ne ha tratto le conseguenze, con tutti i difetti del dente avvelenato.

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