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Ebola. In Guinea scambiano i medici per “untori” e li sgozzano. In Nigeria si raccomanda a Messa di non dare l’ostia in bocca

settembre 19, 2014 Redazione

Un tremendo fatto di cronaca capitato in Guinea e le raccomandazioni dell’arcivescovo di Lagos per quanto riguarda lo “scambio della pace” e l’eucarestia durante le funzioni religiose

Ieri sono stati trovati nei gabinetti pubblici di Wome, un villaggio della Guinea, i cadaveri di otto persone con la gola squarciata. Tre di questi erano giornalisti, gli altri medici e infermieri. Il gruppo era arrivato nel villaggio del paese dell’Africa occidentale, dove il virus Ebola è un’enorme minaccia, per portare avanti un’opera di prevenzione e disinfezione, ma gli abitanti del villaggio hanno pensato che fossero degli “untori” e che volessero diffondere il virus.

LANCIO DI PIETRE. In Sierra Leone, Guinea e Liberia il virus ha già fatto circa 2600 vittime. Il team era arrivato martedì in una città di frontiera del Sud-est della Guinea, Guéckédou, dove era scoppiata un’epidemia di Ebola, vicino al luogo del ritrovamento dei cadaveri. Qui erano stati accolti con un lancio di pietre, motivo per cui avevano dovuto nascondersi. Da quel momento non si è saputo più nulla di loro.

PROBLEMA EDUCATIVO. Il caso guineano dimostra che Nicola Orsini, responsabile di Avsi in Sierra Leone, aveva ragione quando dichiarava a tempi.it che «se in Africa ci fosse un’educazione, l’epidemia di Ebola non si sarebbe diffusa tanto. Molti malati infatti non vanno neanche in ospedale e non gli si può dare del tutto torto: in questa parte dell’Africa molto spesso ospedale fa rima con la parola morte e non con la parola cura».

BASTA SEGNO DELLA PACE. L’epidemia rischia di diffondersi anche in Nigeria, se pur in misura minore, almeno fino ad ora. Il timore ha spinto però l’arcivescovo di Lagos, Alfred Adewale Martins, a rilasciare un documento intitolato “L’esplosione del virus Ebola – un approccio pastorale”. In questo si raccomanda ai sacerdoti di non dare l’ostia direttamente in bocca ai fedeli e ai partecipanti alle funzioni di non prendere più parte al “rito della pace”, nel quale ci si scambia una stretta di mano o un abbraccio. «Voglio chiarire – si legge nel testo – che prendere la comunione in mano non influisce sulla validità, santità, dignità e divinità dell’Eucaristia». Ad ogni modo, chi desidera comunque riceverla in bocca «potrà farlo».

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