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Dopo la Grecia, ora è il Portogallo il sorvegliato speciale

marzo 14, 2012 Massimo Giardina

Atene torna a sorridere, Lisbona potrebbe presto versare lacrime amare. Standard&Poors fissa il rating della penisola portoghese a BB, Fitch a BB+. I rendimenti sui titoli di stato hanno superato il 20 per cento, il sistema bancario è in sofferenza e il debito pubblico è di circa 190 miliardi. Quanto fanno paura questi numeri?

Grecia: problema (quasi) archiviato. Spagna: sotto osservazione, ma i giudizi sono positivi. Italia: chapeau della comunità internazionale per Mario Monti (che secondo Le Monde andrà a sostituire Jean Claude Junker all’Eurogruppo). Nella’area mediterranea c’è ancora una nazione che, seppur di piccole dimensioni, viene guardata con preoccupazione: il Portogallo.
Standard&Poors ne fissa il rating a BB introducendo il paese nella categoria junk (spazzatura), anche Fitch dà lo stesso giudizio, valutandolo BB+. Sta di fatto che, dopo il caso greco, il Portogallo è la realtà europea più aleatoria anche se non comparabile al livello di rischio visto ad Atene. I timori maggiori si riscontrano nel medio e lungo periodo dove risiede una forte sfiducia degli investitori: i rendimenti sui titoli di stato dai tre ai cinque anni hanno superato il 20 per cento. Diverso è il “sentiment” per gli investimenti di debito pubblico nel breve periodo, aiutato dagli effetti del prestito triennale della Bce.

Le dimensioni economiche dello stato portoghese sono di poco inferiori alla Grecia, infatti il Pil del 2011 si attesta sui 172 miliardi di euro, registrando una decrescita rispetto all’anno precedente dell’1,5 per cento. Il debito pubblico è di circa 190 miliardi, pari alla metà del debito greco ante operazione di risanamento. Il superamento della soglia del 108 per cento del rapporto debito pubblico/Pil ha destato nei mercati un po’ di nervosismo, soprattutto per le previsioni di decrescita per il 2012 che, secondo il Fmi, sarà del 4,2 per cento. Più ottimista la Banca del Portogallo che stima le perdite sul Pil al 3,1 per cento.

Il governo portoghese si sta impegnando in un’operazione di risanamento dei conti pubblici, in particolare il capitolo di spesa maggiormente sotto controllo è il sanitario. Nell’aggiornamento del memorandum d’intesa tra la Troika e il governo, avvenuto lo scorso dicembre, viene ribadito che il Portogallo dovrà raddoppiare il risparmio realizzato durante il 2011 nel settore sanitario, portandolo a 1 miliardo. Sempre legato ai bilanci della sanità, la voce che desta l’attenzione della Commissione europea è l’accumulo di debiti con i fornitori di assistenza sanitaria (ritenuto fino a 3 miliardi): aggregato di debiti senza una strategia e nessun calendario di rimborso. L’Fmi stima che il 40 per cento del debito totale dello Stato verso i fornitori è dovuto al sistema sanitario.

Il sistema bancario è in sofferenza: le banche più importanti della nazione hanno annunciato scarsi risultati per il 2011; si è salvata solo Santander Totta con un modesto profitto (64 milioni di euro). Alla scarsa redditività è da sommare un altro fattore: alcune realtà creditizie importanti nel paese devono necessariamente  ricapitalizzarsi. Solo il Banco Comercial Portugues (perdita nel 2011 di 786 milioni di euro) ha confermato un aumento di capitale. Gli investitori privati non sono propensi a investire nelle banche in perdita. Ma, in assenza di nuovi assetti di solidità patrimoniale, le aziende di credito in difficoltà non potranno accedere ai fondi stanziati dal Portogallo per evitare i fallimenti.
Twitter: @giardser

 

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