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Don Antonio Villa. Storia di un prete anarco-resurrezionalista e della sua libera scuola impastata con le cose e con la vita

febbraio 9, 2015 Luigi Amicone

Viaggio a Tarcento, Udine, dove un sacerdote milanese quarant’anni fa ha “impiantato” (e ancora oggi conduce) una formidabile paritaria. Che non si fa soffocare dalle procedure e «non copia le statali, perché qui è la realtà che decide»

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«Pochissimi dei nostri piccoli vivono assieme a persone persuase che siamo creati da Dio e che a Lui ritorneremo. Quindi la maggior parte di loro è al mondo incurante di risposte a due domande: da dove vieni e dove vai… Siccome l’alternativa è inventare risposte comunque fasulle, i nostri piccoli vivono nella censura totale del significato della vita. Così però si parla senza sapere cosa si dice e ci si muove senza costruire. Inefficienza, burocrazia e violenza diventano le caratteristiche del vivere sociale. Questo è l’oscuramento della ragione. Riaccenderla è il tentativo dei pizzini settimanali» (don Antonio Villa)

don-antonio-villa-scuola-paritaria-tarcento-udine-2Non fai in tempo a prendere fiato e buttarti su un divano, che don Antonio Villa, il pastore delle pecorelle della media paritaria friulana, ti saluta già con il pensiero stivato nell’esperienza di quasi mezzo secolo di convinta e transumante educazione. «Senti, qualche grimaldello c’è in questa storia della Buona Scuola. Se il preside fa “il timoniere” e l’insegnante il libero professionista, vuoi non trovare, come dice il Renzi, “almeno mille persone in Italia innamorate della scuola”? Il punto è lì, nell’autonomia. Perché il dirigente scolastico dev’essere per forza un passacarte e l’insegnante per forza l’impiegato delle 18 ore? Perché il capo non può fare il capo e il docente non può insegnare le ore che vuole? Guarda che le paritarie sbagliano se imitano le statali. È la realtà che decide. E poi stai attento, sono niente le macerie di un terremoto a confronto delle macerie umane. Ma se liberano sul serio l’autonomia e ci permettono di continuare a servire il popolo in libertà, le famiglie faranno la corsa a inventarsi scuole e a condurre i loro figli là dove c’è vita, vita che puoi toccare e veder crescere».

D’altronde succede così a Tarcento. Dove il Villa ha impiantato una scuola che da quarant’anni fa il “tutto esaurito”. E lunghe liste di iscrizioni “in attesa”. Per capire che razza di scuola è questa “media Monsignor Camillo Di Gasparo”, messa in piedi da un prete molto anarchico e per giunta anche credente, bisogna venire qui, alle pendici delle Prealpi Giulie. Tuffarsi in una gelida giornata della merla. Lasciarsi indietro il lento sul Transatlantico parlamentare delle presidenziali. E ballare il rock che già Chiara Sirianni fotografò in modo perfetto sul Tempi n. 39 del 2011.

L’incontro con don Giussani
La figura del maestro Villa, però, merita l’ingrandimento. Sebbene afferrarla sia impossibile. Bisognerebbe avere un punto di Archimede fuori dallo spazio e dal tempo. Allora sì che acchiapperesti in un’istantanea l’essenza di 82 anni veloci come una palla di schioppo. Una fucilata partita a 23 anni, 1955, appena diventato prete, subito assegnato a vicerettore di seminario. «Giussani lo incontro che ne ho 22. Teneva a noi seminaristi un corso di teologia orientale. Uffa, perché doveva sempre raccontarci di quei suoi studenti del Berchet?». Villa rivede Giussani nel 1963. Quando per munirsi di attestato teologico per l’insegnamento della religione cattolica, frequenta un corso a Milano. «Oddio, ancora quello lì del Berchet! Mi siedo all’ultimo banco, testa bassa, preparo il mio panino per l’intervallo. A un certo punto lui parla di Chiesa, drizzo l’orecchio, finisco per andare a sedermi al primo banco. Lui mi fulmina con uno sguardo, mi costringe a spiegare. “Volevo solo capire meglio”. Finita l’ora mi ribattezza “el Villin”. Passano altri cinque anni. Lo incrocio di nuovo. Mi riconosce subito. “Ehi, Villin, perché non vieni a trovarci in via Statuto?”. Vado. È la sede di Gioventù Studentesca. Un gran via vai di ragazzini e ragazzine. C’è uno che diventerà una gran testa della psicoanalisi, Giacomo Contri. Con lui parto come una lippa in mezzo a studenti – Guido Clericetti, Adriano Rusconi, Paolo Mangini… – che mi trascinano nell’iradiddio. Caritative, giornalini, pensionati, cascine come quella di Gudo che doveva servire per il ricovero delle opere di Bill (Congdon, pittore dell’Action painting newyorkese, ndr) e invece diventa la prima casa dei miei amici che hanno questa idea di “Gruppo Adulto” (Memores Domini, ndr), una sorta di monachesimo laico. Per farla breve: in Curia non avevo grandi appoggi, mi sballottavano di qui e di là, fino a che nel 1966 mi danno la parrocchia di san Babila».

don-antonio-villa-scuola-paritaria-tarcento-udine-3La partenza per Tarcento
E siamo ai titoli di coda. Nel maggio ’76 qualcuno gli alza la mano durante l’assemblea in cui Giussani reclama volontari per l’emergenza terremoto in Friuli, e il “Villin” parte. Si ritrova a far da baby sitter a bambini rimasti senza famiglia o impegnate a raccattare masserizie nelle case sventrate dal sisma. «Trascorsa l’estate che si fa?». Villa è in procinto di battere in ritirata. Se non fosse che lo reclamano. «“Volete andarvene anche voi?”, ci dicono in paese. “Questa l’ho già sentita”. Ed eccomi qui. Quanto tempo è passato? A me sembra un attimo che eravamo sotto la tenda, un freddo bestia, la cucina degli alpini, le stufe di Zamberletti. E quei marmocchi lì a tirarmi la giacchetta».

Il diario di un anarco-resurrezionalista («che comincia col pitturare le macerie») lo conteremo un bel giorno. Adesso, tanto per dirne una, «mi ricorderò sempre un bravo funzionario del ministero che un giorno comparì in presidenza e chiese “i verbali”. Sì, faccio io, ma non vorrebbe prima visitare la scuola? “No guardi, a me interessano i verbali”». Anche con la gerarchia ecclesiastica sembra sia andata un po’ così. «Ma la vita è come l’acqua, mettici sopra le pietre, i verbali, la dottrina, quel che vuoi. La vita non la fermi. Perché la vita non va dove vogliono le dottrine, le chiacchiere, i verbali. La vita va dove piace a lei». Tipo quella volta che? «Che un mio superiore telefona e, a proposito di una mia ex alunna, mi dice: “Senti, vuole sposare un focomelico. Ma un figlio ha bisogno di un padre integro!”. E io: “Integro? Ma queste sono cazzate”. E metto giù. Poi mi viene lo scrupolo e chiamo la ragazza. E lei: “Senti don Villa, vuoi dirmi che non credi più in quello che mi insegnavi a scuola?”. “Bè, vengo io a sposarti”».

«A tutto ci pensa un Altro»
Eppure dev’essere mica tanto comodo insegnare dal Villa. C’è perfino un quaderno a disposizione dei ragazzi, con diritto di asilo, inattaccabile dai prof, dove ogni studentello può scrivere domande, osservazioni, doglianze. Le partite di calcio. Le vacanzine. Il bar autogestito. Il panino a debito (1 euro, ma segnare sul foglio appeso alla parete e pagare). Il “pizzino” distribuito in capo a ogni settimana, di buon mattino, dopo i canti assieme, le preghiere, lo scambio di chiacchiere, lo strimpellare di chitarre e addirittura tam tam di bonghi africani… L’anarco-resurrezionalismo in pedagogia è una bomba che esplode in mille rivoli di fantasia.

don-antonio-villa-scuola-paritaria-tarcento-udine-4L’appello dell’intera scolaresca non ha cognomi. Villa scandisce: «Beatrice, Filippo…». «Ci conosce uno a uno», mi spiega un ragazzino. E in quest’aula ne conto quasi novanta. Questa grande e luminosa aula in cui ogni mattina la scuola ricomincia tra manifesti che gridano vendetta per ogni attimo fuggente. Un’intera parete è riservata alla cartina geografica planetaria («perché quello è il nostro orizzonte, il mondo intero»). Però un manifestino sembra di pura e semplice rivendicazione. “Un alunno statale riceve 7.688 euro. Un nostro alunno 106. Non vi sentite un po’… fuori casa?”. Ma subito a fianco leggi:  “Per chi è creato non ci sono diritti ma solo doveri. Alcuni facili, altri difficili”. Ci sono pure biglietti tipo quello di Martina. «Continua a infonderci le sue “pillole di saggezza” e ad allestirci ottimi pranzetti». Poi esci per andare in refettorio e trovi sul muro che “Ci deve essere una maniera di venire a mangiare che non offende chi muore di fame”.

E questo baretto dentro la scuola? Autogestito dai ragazzi come la famosa Radio Camilla. Anche qui un cartello di sottile ironia: “Gli estranei sorpresi nel bar saranno diffidati cioè sospettati di furto”. Lo spirito giocoso non ha dimenticato nemmeno un titolo de L’Unità. Sembra La Repubblica di oggi e invece è un’edizione dell’epoca terremoto. «Cl impianta a Tarcento una scuola privata a danno della media statale». Che danno ha fatto l’impianto di don Villa? È una gioia esuberante (ma dev’essere anche faticosa) quella che si respira nell’isba in cui ragazzini e adulti giocano a «non nascondersi».

don-antonio-villa-scuola-paritaria-tarcento-udine-5Guardate Sara, sposata e prof trentenne, cosa ci racconta. «Mi sono laureata in lettere classiche e ovviamente puntavo a un posto di greco e latino alle superiori. Mi han detto: “E ti vai a seppellire in una media? Per di più di paese e paritaria?”. Ci ho pensato. Per un anno ho fatto supplenza nel liceo statale più rinomato della zona. Tanti figli di buona famiglia. E preoccupazioni. Dal dirigente in giù eravamo barricati nelle procedure. Sia mai una virgola di legalità fosse stata fuori posto. Ci puoi credere? In un anno ho contato mille circolari. Giuro, mille. Naturalmente anch’io mi sono difesa. Mai mosso un dito senza previa comunicazione scritta. Ecco. Sono sette anni che insegno da don Villa. Capisci perché prego Dio che mi tenga qui fino alla pensione?».

Ama i nemici, e pure i burocrati
Il Villin non ha mai avuto il tempo di litigare con nessuno. Ama i nemici. E anche i burocrati li chiama “amici”. Al punto che tra Iva, Inps, registri, verbali, dichiarazioni, in quarant’anni di “impianto” tutto è filato via liscio (sia pur con diverse occasioni di contenzioso), perché «la scuola va secondo la vita». Che altro? C’è forse da rammentare che da quel maggio 1976 don Villa non si è mai mosso da questa sua isba. Che non ha mai pensato di preparare il futuro, né a mettere fieno in cascina, ché «a tutto ci ha pensato un Altro». Tutt’uno con la scuola, il cielo, il cammina e cammina, il leggere giornali, dire i suoi rosari, ascoltare la sua Radio Maria, farsi mettere in riga da Luciana ed Eva, le sue prof. di Ulassari e Cingoli, Sardegna e Marche, compagne d’avventura da quarant’anni.

Don Villa non ha mai smesso di preparare panini per la ricreazione e pizzini per alimenatre il cuore dei suoi ragazzini. Tutto un viandare e mai un ragionare intorno all’isba. Perché il ragionare per don Villa è nient’altro che dare e poi ancora dare. Un impastarsi con gli esseri e le cose che il sole illumina ogni mattina e che riposano all’ombra di ogni sera. Poi, alle 20.30, il Villin si corica. Si impasta col sonno. Col segno della croce. Col sogno della notte. E, di fila, dorme fino alle sei e cinquanta del mattino seguente. La pittura continua. E pian piano vien fuori l’affresco di una vita.

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16 Commenti

  1. Lady scrive:

    Interessante, io sono andata a visitare scuole in
    Svizzera
    Austria
    Stati Uniti
    Inghilterra

    Sono rimasta senza parole..
    Programmi ed insegnanti incredibili
    Un sacco di laboratori interessantissimi
    Ed insegnanti che non fanno i monologhi come in italia
    O peggio i politici
    Insegnanti più coinvolgenti e coinvolti, con uno standing molto alto.
    E poi le scuole fig h i s s i m e
    Curate in ogni minimo dettaglio.
    Con delle aree sportive da competizione.

    • Fran'cesco scrive:

      Lady, tu hai scritto della scuola. A don Villa mi sa che interessano gli scolari…

      • lady scrive:

        Vero, sono interessata alla scuola prima di tutto, perchè quando il modello funziona anche gli scolari ne sono avantaggiati.

        • Fran'cesco scrive:

          Mi sa che non hai capito niente dello spirito che anima don Villa…

          • Lady scrive:

            Se il frutto dello spirito di don villa sono le persone come te, sono contenta di non averlo capito.

            • Fran'cesco scrive:

              Lady guarda che non volevo offenderti.
              Non conoscevo don Villa (grazie, Tempi!), ma mi sembra di capire che a lui di strutture, laboratori, programmi, standing(?) e muri non gliene importi un granche’.
              Come tutti i “santi” dei giorni nostri, l’uomo e’ al centro di tutto. Anzi, l’Uomo.

      • yoyo scrive:

        Disambigua la tua constatazione.

  2. Paolo Venisi scrive:

    Le vostre scuole non saranno mai libere perchè insegnano il cattolicesimo.

    Non farete mai una scuola che insegna il libero pensiero, ma serviranno solo ad indottrinare i bambini rendendoli schiavi della vostra ideologia pronti per darvi sempre piu soldi e potere.

    • EquesFidus scrive:

      Perché, nelle scuole statali “insegnano il libero pensiero” e non rendono i ragazzi “schiavi della vostra ideologia” (cioè quella relativista ed omosessualista, diabolica infine)? Parlo per esperienza diretta: perché tutti a lagnarsi delle scuole paritarie, quando io alle superiori ho avuto più professori contrari alla Chiesa, uno dei quali candidato per il PD alla presidenza di un Quartiere della mia città e che usava le ore dedicate alla sua materia per farci educazione sessuale e gender (sul serio, dato che affermava, con incrollabile sicurezza, che avere un padre o una madre oppure due “genitori” dello stesso sesso era esattamente lo stesso per un bambino), senza che nessuno avesse chiesto il consenso ai miei genitori (o a me)? Tra l’altro, questo arrogante si permetteva, come fai te, di dare ai ragazzi degli indottrinati se qualcuno sbuffava o, come nel mio caso, contestava quello che diceva ‘sto fior di professore (peraltro divorziato, ovviamente). Questa non è ideologia, da cervello all’ammasso come il tuo da troll, propugnata coi soldi pubblici (e quanti!), vero? Per i nemici la legge si applica, per gli amici si interpreta, giusto?
      E basta con queste idiozie, nella scuola pubblica c’è un indottrinamento continuo contro la Chiesa ed i cattolici, basta vedere i programmi di storia (risalenti dritti al Dopoguerra rosso), ed anche in materie in cui non c’entra nulla ci deve essere sempre il solito attacco, schifoso e doppiamente vile (vile in sé, doppiamente perché fatto dinanzi a persone che, anche volendo, non possono ribattere pena vendette del docente): dove la mettiamo la mia professoressa di inglese che, peraltro, tradendo un’ignoranza radicale in quello che non era la sua materia, si chiedeva ironicamente (ma premurandosi di renderne partecipe tutta la classe) se nel Medioevo le donne avessero un’anima? A parte il fatto che è una falsità totale, ma cosa c’entrava con la materia di studio?
      Quello che a voi troll anticristici, sbavanti di rabbia e di un odio infernali, sfugge è che non solo le scuole paritarie sono le uniche a cui importi qualcosa degli studenti, ma anche che sono l’unica opzione formativa valida; e questo non “perché tolgono fondi”, che sono anche troppi per le statali, ma perché in queste ultime si formano delle non-culture non soltanto anticristiane, ma anche fasulle.

    • EquesFidus scrive:

      Avevo tentato di postare un commento ieri in risposta agli insulti del volgare Paolo Venisi, ma evidentemente il sistema non lo ha postato; lo ripropongo modificato.

      Perché, caro Venisi, la scuola statale è “libera”, scevra dalla vostra ideologia a cui volete si inchino tutti (stessa cosa di cui accusate il cattolicesimo, peraltro), ovverosia il laicismo e lo statalismo anticristiano? Io parlo per la mia esperienza personale: al liceo, anche in situazioni che non c’entravano niente, c’erano sempre insegnanti che andavano all’attacco della Chiesa. Per esempio, il docente di educazione fisica, peraltro iscritto al PD e candidato per il consiglio comunale, ebbe la bella pensata di fare lezioni di “educazione” sessuale e di teoria gender durante le sue ore, senza chiedere nulla a nessuno. Anzi, con tutta l’arroganza del mondo, insultava chiamandoli “indottrinati” tutti quelli che osavano sollevare dubbi su ciò che insegnava spacciandolo come verità assolute, senza motivare un bel niente. Non era cercare di indottrinare ad una ideologia, quello? Oppure quando la professoressa di inglese, dando peraltro prova di crassa ignoranza al di fuori della sua materia, affermava con sicurezza che si credeva che le donne nel Medioevo non avessero anima, non era diffondere balle laiciste, vero? Giustamente, per i nemici la legge si applica, per gli amici si interpreta, vero?

    • gipo scrive:

      Alla fine arrivò pure il sommo trottolone (da tradurre in milanes)!!!!

      Mi vien da fare una domanda: ma cosa cerca, realmente?
      Ho come l’impressione che lei faccia parte di quella schiera che cerca in tutti i modi di dimostrare che la realtà, non confermando la teoria, sia sbagliata.

      Provenendo, come origini, da terre assai prossime alla Carnia terremotata del 1976 mi vien da constatare che, se la “naturale” ritrosia furlana ha accettato, sostenuto e condiviso l’opera del “villino” allora quella particolare “pasta” d’uomo (di prete, per parafrasar il Guareschi), attaccato al Fatto generatore e non ai “valori” (che sono mutevoli “…qual piuma al vento…”), deve proprio aver toccato nel profondo quel popolo uso alla concretezza dell’incontro vero (per la cronaca, il 7 maggio 1976 quella gente, quel popolo, aveva già cominciato a ricostruire case, chiese, fabbriche, scuole: luoghi tutti dove l’umano incontra l’uomo).
      Ed anche il motto del bar “Gli estranei sorpresi nel bar saranno diffidati cioè sospettati di furto” non crei spavento: in quel luogo nessuno è estraneo.

      Mandi ninine, mi tocje partî

  3. Gazz.34487 scrive:

    Trovo, in questo bellissimo racconto del “maestro” Villa, molte analogie con Padre Aldo Trento (anch’egli maestro di liceo).
    Dice Marìa Zambrano:
    “Non avere maestro è come non avere a chi domandare e, ancora più profondamente, non avere colui davanti al quale domandare a se stessi, il che (significherebbe) restare chiusi all’interno del labirinto primario che in origine è la mente di ogni uomo; restare rinchiuso come il Minotauro, traboccante d’impeto senza via d’uscita. La presenza del maestro che non ha abdicato ne si è dimesso indica un punto, l’unico verso il quale si indirizza l’attenzione. L’alunno si irrigidisce. Ed è in questo secondo momento che il maestro, con la sua tranquillità, ha da dare quel che gli sembra possibile, ha da trasmettere, prima ancora di un sapere, un tempo, uno spazio di tempo, un cammino di tempo. Il maestro deve giungere, come l’autore, per dare tempo e luce, gli elementi essenziali di ogni mediazione. (…)
    Il maestro ha da essere colui che apre la possibilità, la realtà nel mondo della vita, della verità. Una conversione è il modo migliore di chiamare l’azione del maestro. L’iniziale resistenza che irrompe nelle aule, si converte in attenzione. La domanda comincia a dispiegarsi. L’ignoranza risvegliata è già intelligenza in atto e il maestro ha cessato di sentire la vertigine della distanza e il deserto della cattedra, prodigo, come tutti i deserti, di tentazioni. Ignoranza e sapere circolano e si risvegliano in misura uguale nel maestro e nell’allievo, che solo più tardi comincia a essere discepolo. Nasce il dialogo”.

  4. Ale scrive:

    Tutto bello…ma sul blog yallaitalia.it si pubblicizza un corso di formazione in FINANZA ISLAMICA. E sarebbe bello sapere in cosa differisce rispetto alla Finanza Convenzionale …o ci invadono o compreranno tutto ed imporranno anche le loro leggi coraniche ..dopo?! Altro che Don Giussani..

    • Fran'cesco scrive:

      Ale, don Giussani passa, don Villa passerà, anche la finanza islamica e tu e io. Gesù fatto uomo in cui crediamo e la nostra fede non passerà. Questo è quello che conta, che tu creda o no.

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