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Cosa prevede il “Fattore famiglia lombardo”

marzo 16, 2017 Francesca Parodi

Il consigliere regionale Colucci ci spiega perché questo nuovo indice riconosce il «ruolo centrale delle famiglie nella società»

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Martedì 14 marzo è stata approvata in aula dal Consiglio regionale della Lombardia la legge sull’introduzione del “Fattore famiglia lombardo”, un nuovo indicatore reddituale che d’ora in poi integrerà l’Isee (acronimo per “indicatore della situazione economica equivalente”, mirata a misurare la condizione economica delle famiglie). Come ci spiega il relatore Alessandro Colucci, consigliere regionale di Lombardia Popolare, «si tratta di un primo passo storico» nel contesto sociale, perché «consentirà di non valutare solamente la sfera economica nell’erogazione dei servizi e nella costruzione delle graduatorie, ma permetterà di riconoscere i reali carichi di cura e assistenza delle famiglie». Questo nuovo indicatore infatti si va ad aggiunge ai criteri patrimoniali e reddituali stabiliti dall’Isee, prendendo in considerazione anche la presenza, all’interno di un nucleo famigliare, di un numero elevato di figli, anziani disabili, persone non autosufficienti, ma anche donne in stato di gravidanza accertato. «Si tratta di uno strumento in grado di garantire più equità, andando a modificare i criteri tradizionali dell’accesso agli aiuti economici». L’obiettivo è «ampliare la platea di beneficiari dei sostegni regionali, riconoscendo il ruolo centrale delle famiglia all’interno della società per il mantenimento del sistema paese».

LE CIFRE. Per due anni e mezzo, la Regione stanzierà 7 milioni e mezzo di euro, di cui 1,5 milioni nel 2017 e gli altri 6 nei due anni successivi. «Le famiglie verranno sostenute nel campo della sanità, dell’accesso all’abitazione principale e nei servizi scolastici e di formazione». In una prima fase, il “Fattore famiglia” verrà applicato alle misure del Buono scuola e buono libri della Dote scuola, ai progetti di inserimento lavorativo, ai contratti di locazione a canone concordato (ad eccezione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica) e al trasporto pubblico locale. «Attraverso l’inserimento di criteri legati all’apertura di un mutuo per l’acquisto della prima casa e alla residenziali in Lombardia saremo in grado di individuare le famiglie oggi più in difficoltà che spesso rischiamo di rimanere escluse dai sostegni». Per accedere ai benefici previsti dalla legge però, specifica Colucci, è fondamentale che il nucleo familiare sia in regola con il pagamento delle imposte regionali.

UN MODELLO. La Lombardia è la prima regione italiana ad adottare questa misura, ma la speranza è quella di fornire un modello per l’intero paese: «Apprezziamo le osservazioni fatte ieri dal ministro Costa che sottolinea la necessità di adottare un’iniziativa simile a livello nazionale». Il “Fattore famiglia” infatti potrebbe costituire una prima risposta alla pesante crisi demografica che sta vivendo il nostro paese: «I dati dell’Istat sono impietosi e dimostrano che l’Italia non è più un paese per le famiglie. Nel 2016 è stato infatti registrato un drastico calo di nascite rispetto al 2015 (anno che si era rivelato come “il meno fecondo” dall’unità dItalia). L’anno scorso le nascite sono stimate in 474 mila unità, circa 12 mila in meno rispetto al 2015 e il saldo naturale (cioè le nascite meno i decessi) ha un valore negativo di 134 mila unità in meno. È, in pratica, il secondo maggior calo di sempre». Come riconosciuto da Colucci, «il carico economico che grava sulle spalle di una famiglia è sicuramente uno dei principali fattori che spingono a fare meno figli. E’ quindi necessario che le istituzioni diano segnali forti e si attivino per cercare soluzioni a questa situazione».

LA POLITICA. In effetti, sottolinea Colucci, era da anni che si discuteva sull’introduzione del “Fattore famiglia” e questa legge «a cui si è finalmente arrivati è il frutto di un confronto con tutti i soggetti coinvolti, dalle associazioni famigliari, alle amministrazioni locali e ai sindacati». Gli impatti di questo nuovo indicatore sull’efficacia dei servizi erogati saranno valutati da un apposito Osservatorio, composto da nove membri (di cui tre saranno consiglieri regionali e uno del fronte della minoranza).
«È importante evidenziare» conclude Colucci «che all’inizio la proposta di introduzione del “Fattore famiglia” è stata vista con ostilità dall’opposizione (composta da M5s e Si, ndr), ma in sede di votazione i voti contrari sono stati solo 12 su 80 e 17 gli astenuti. E’ segno di una disponibilità che ha colto lo spirito positivo del progetto e della possibilità di lavorare insieme».

Foto Flickr

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