Tennis, Olimpiadi e (speriamo) Mondiali di calcio: l’Italia dello sport nel 2026
Tre sono i principali filoni sportivi da seguire nel 2026: uno ci accompagnerà tutto l’anno, gli altri sono circoscritti nel tempo. Con l’Italia sicura protagonista in due, per il terzo si vedrà… I dodici mesi saranno scanditi dal tennis e già il 12 gennaio si comincia con il primo slam, gli Australian Open. Il 2025 è stato dominato da Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, oggi numero uno e due del ranking. Una classifica su cui pesa ancora come un macigno lo stop di tre mesi imposto all’altoatesino per la vicenda Clostebol.
Nel tennis sarà ancora Sinner-Alcaraz
I due si sono divisi equamente gli ultimi slam – Australian Open e Wimbledon per Sinner, Roland Garros e Us Open per Alcaraz –, l’azzurro ha trionfato nello scontro diretto conclusivo alle Nitto Atp Finals, spingendo l’avversario al cambio dello storico allenatore (Juan Carlos Ferrero) in vista dei confronti futuri. Difficile, allo stato attuale, che emerga qualcuno in grado di inserirsi nel duopolio, vista l’età di Novak Djokovic e i mancati passi avanti della concorrenza, fotografati dal ranking Atp: Alcaraz e Sinner sono separati da 550 punti (12.050 a 11.500), poi il vuoto. Alexander Zverev è terzo a quota 5.155. Classifica che vede cinque italiani nei primi 50 posti (Lorenzo Musetti, Flavio Cobolli, Luciano Darderi e Lorenzo Sonego, oltre a Sinner).
La conferma di una supremazia recente e da confermare a fine novembre a Bologna, nella fase finale di Coppa Davis: l’Italia insegue il quarto successo consecutivo, come non capita dal 1971 (con gli Stati Uniti). Ah, poco prima ci saranno le Finals, ancora a Torino. In attesa di capire cosa capiterà con Milano per il 2027.

Le speranze azzurre alle Olimpiadi di Milano-Cortina
Milano, per l’appunto. Insieme con Cortina, dà il nome all‘Olimpiade invernale che, dal 6 al 22 febbraio, coinvolgerà diverse località dell’arco alpino. Arriviamo all’appuntamento con qualche affanno, tra cantieri ancora aperti e polemiche sulle misure dell’impianto di hockey su ghiaccio. Per non parlare del lungo balletto intorno a San Siro e alla sede dove ospitare Milan-Como di Serie A, vicenda in cui le granitiche certezze dei dirigenti della Lega Calcio sulla trasferta a Perth si sono trasformate in un rinvio da disputare a Milano dopo metà febbraio.
Mikaela Shiffrin e Marco Odermatt sono i protagonisti attesi nello sci alpino, anche se i riflettori si accenderanno soprattutto su Lindsey Vonn, tornata a vincere una gara di Coppa del mondo a 41 anni e prima per dodici volte sulla pista di Cortina, dove si disputeranno le competizioni femminili. Una pista molto amata anche da Sofia Goggia, quattro successi in carriera e concreta speranza di medaglia azzurra. In attesa di capire se ce la farà Federica Brignone, che sta lavorando duro per esserci, dopo il grave infortunio di aprile. La velocità ha visto anche gli uomini, capitanati da Dominik Paris, protagonisti in questa prima fase di stagione.
Tutti pazzi per il curling
Ma gli obiettivi azzurri non si nutrono unicamente di sci alpino e, come accade ogni quattro anni, tiferemo per sport di cui siano digiuni – o quasi – pur di vedere l’Italia salire nel medagliere. Come il curling, per esempio, dove siamo campioni in carica nel doppio misto con Stefania Constantini e Amos Mosaner.

Azzurri da seguire nel biathlon (Tommaso Giacomel più il duo Lisa Vittozzi-Dorothea Wierer), nel fondo (Federico Pellegrino), nel pattinaggio di figura, in quello di velocità (Davide Ghiotto e Francesca Lollobrigida), nello short track (Arianna Fontana è alla sesta Olimpiade, dopo il debutto a Torino 2006 non ancora sedicenne), nel freestyle, nello snowboard (Michela Moioli più Maurizio Bormolini, Mirko Felicetti, Aaron March e il 45enne Roland Fischnaller, tutti vincitori di una tappa nell’attuale Coppa del mondo), nello slittino (Dominik Fischnaller), magari nello skeleton, dove la medaglia manca da Sankt Moritz 1948. E ci sarà il tempo per applaudire Lara Colturi, pur non più azzurra: potrebbe regalare una storica medaglia all’Albania.
Il Mondiale di calcio e quello di volley
Terzo, ma non ultimo, il calcio. Quello del “si vedrà…”. Perché se l’11 giugno partono i Mondiali tra Stati Uniti, Canada e Messico, quelli extralarge a 48 squadre – debordanti come le personalità di Donald Trump (padre-padrone di casa) e Gianni Infantino (padre-padrone della Fifa) – resta da vedere se noi ci saremo. L’Italia non si qualifica dal 2014 e chi scrive ha seguito da inviato di Tuttosport l’ultima presenza azzurra a una fase finale (a Natal, Brasile, sconfitta per 0-1 con l’Uruguay).

Era il 24 giugno 2014, da allora basta: fuori da Russia 2018, dopo lo spareggio flop con la Svezia; fuori da Qatar 2022, dopo il crollo con la Macedonia del Nord. Gli schiaffi incassati nel girone eliminatorio dalla Norvegia ci costringono ancora una volta ai playoff: il 26 marzo a Bergamo con l’Irlanda del Nord e il 31 in trasferta con la vincente di Galles-Bosnia Erzegovina. Come ranking siamo gli ipotetici favoriti, ma lo eravamo anche nelle due precedenti occasioni e abbiamo visto come andò a finire.
A Rino Gattuso il compito di evitare la terza figuraccia consecutiva, con la prospettiva di un girone di prima fase con Svizzera, Canada e Qatar. Mal che vada, ci appassioneremo alle vicende di Curaçao, Capo Verde, Haiti e Uzbekistan. E potremo consolarci a settembre, quando Milano ospiterà la Final Four degli Europei maschili di volley. Qui solo la Polonia può insidiare un movimento che, nel 2025, ha vinto il secondo Mondiale consecutivo e, tra i club, ha trionfato in Europa e nel mondo con Perugia.
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