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La nuova “ultima volta” di Messi, Cristiano Ronaldo e gli altri grandi al Mondiale

Di Andrea Romano
11 Giugno 2026
Dovevano salutare già quattro anni fa, ma sono pronti a sfidarsi ancora, dopo avere portato il calcio europeo oltre i propri limiti e cambiato il modo in cui si racconta questo sport. E adesso?
Neymar Jr., Lionel Messi e Cristiano Ronaldo disegnati in un murale a Karachi, in Pakistan
Neymar Jr., Lionel Messi e Cristiano Ronaldo disegnati in un murale a Karachi, in Pakistan (foto Ansa)

C’è una storia che questa Coppa del mondo non potrà esimersi dal raccontare. Indipendentemente da chi sarà ad alzare il trofeo sotto il cielo americano. Perché il Mondiale che si espande dall’Atlantico al Pacifico si porterà via proprio quei giocatori che hanno spinto il calcio europeo oltre i suoi stessi limiti. È una questione indifferibile e ineluttabile, che costringe a fare i conti con il concetto di vecchiaia e di obsolescenza. Ma anche con quello di mancanza. Da un punto di vista tecnico, ma soprattutto narrativo.

Negli ultimi 20 anni Lionel Messi e Cristiano Ronaldo hanno cannibalizzato il loro stesso sport. L’argentino e il portoghese non si sono limitati a monopolizzare la narrazione sportiva, ne hanno stravolto le regole. La loro rivalità ha assunto i contorni della guerra di religione. Fino a renderli alternativi. I fedeli di uno non potevano simpatizzare anche per l’altro. La loro immedesimazione con il Barcellona e il Real Madrid ha elevato a sistema questa dicotomia, portandosi dietro sentimenti più profondi, significati che avevano a che fare con il contrasto tra centro e periferia, tra Stato centrale e autonomie.

La rivalità tra Messi e Cristiano Ronaldo, ancora una volta

È andata avanti così per anni. Nessuno come loro due è stato spiato da buco della serratura con tanto affanno. Le loro esistenze sono state vivisezionate, scannerizzate, rese epiche. Tanto da rendere impossibile la separazione tra l’atleta, la persona, il simbolo. I loro tifosi hanno saputo tutto di loro. Che macchina guidavano, i mobili che avevano scelto per arredare le loro ville, i giochi che facevano con i loro figli. Il concetto di notizia è stato stravolto. Bastava un loro sguardo, un’espressione, un malessere vero o presunto per trasformare un’impressione in articolo. Fino a quando Messi e Ronaldo non sono diventati più grandi ancora dei club per cui giocavano, fino a quando non sono diventati sinonimi stessi dello sport che praticavano.

La prova della loro grandezza fuori scala è arrivata poco dopo, quando nella porzione discendente delle loro carriere, quando hanno lasciato la Spagna. Adulti e bambini hanno continuato a seguirli, a tifare per loro anche quando hanno scelto di seguire dollari e petrodollari verso destinazioni esotiche, come si fa con le star della Nba. Ora però il loro romanzo si avvicina all’epilogo. Per loro due questo Mondiale è qualcosa che travalica l’espressione ormai abusata di ultimo ballo.

L’addio al Mondiale 2022 non era un addio

Il loro last dance era già avvenuto quattro anni fa, in Qatar. L’addio alla Nazionale di Messi era stato perfetto. Il ragazzino che aveva sempre dovuto fare i conti con il fantasma di Maradona e con le accuse di non essere poi così incisivo con la maglia dell’Albiceleste aveva segnato due gol nella finale contro la Francia. Poi aveva realizzato anche il primo dei calci di rigore. Alla fine aveva alzato la Coppa del Mondo nel deserto, con la maglia numero 10 sulle spalle e la fascia da capitano al braccio. Difficile scegliere un addio più romantico. Difficile cedere alla tentazione del sequel appena si è realizzato un kolossal.

Lionel Messi, al centro, solleva la Coppa del mondo vinta al Mondiale 2022
Lionel Messi solleva la Coppa del mondo vinta al Mondiale 2022 (foto Ansa)

Con Cristiano Ronaldo le cose erano state diverse. A 37 anni la sua centralità nel Portogallo era stata messa in discussione. Nella gara dei quarti persa contro il Marocco era entrato al minuto numero 51. La sua gestione era stata un problema. CR7 era arrivato in Qatar da disoccupato di lusso. Il suo nervosismo sembrava poter sconfinare in sceneggiata da un momento all’altro. E così era successo dopo il cambio nella ripresa nell’ultima partita del girone. Contro la Corea del Sud, sul risultato di 1-1.

La Federazione era intervenuta poco dopo cercando di mettere una toppa su un buco che sembrava troppo grande. Smentiva le voci di un addio immediato di Ronaldo dal ritiro del Portogallo. Ma involontariamente annunciava che lo strappo era irricucibile. D’un tratto l’uomo che aveva guidato la sua squadra alla conquista dell’Europeo francese era diventato troppo ingombrante, troppo umano. Le lacrime con cui aveva lasciato il campo dopo la disfatta con il Marocco contenevano il sale dell’addio. Ma nessuno aveva fatto i conti con la sua ostinazione robotica, con il suo fisico da Ivan Drago. A quarantuno anni Cristiano Ronaldo è ancora lì. La lontananza dall’Europa ha ridotto la sua presenza sui quotidiani del Vecchio Continente a un’eco lontana.

Cristiano Ronaldo con la maglia del Portogallo e la fascia da capitano al braccio durante l'amichevole pre-Mondiale 2026 contro il Cile
Cristiano Ronaldo con la maglia del Portogallo e la fascia da capitano al braccio durante l’amichevole pre-Mondiale 2026 contro il Cile (foto Ansa)

Gli altri grandi che lasceranno dopo il Mondiale

Ma sono tanti i fari che si trasformeranno in lucciole entro luglio. Sarà così per Modric, per Neuer (l’uomo che ha reinventato un ruolo), per De Bruyne, per Salah e per Neymar Junior, l’attaccante tutta tecnica che aveva illuso Barcellona e PSG di poter essere un succedaneo di Pelé, ma che la disfatta del Brasile per 1-7 nel Mondiale casalingo aveva reso fin troppo umano.

Dopo questo Mondiale sterminato e superaffollato alcuni di loro si fermeranno, altri potrebbero continuare il cammino verso le periferie del calcio. Tutti lasceranno però un vuoto da colmare. Dal punto di vista tecnico, ma soprattutto dal punto di vista della narrazione sportiva, della sua capacità di farsi letteratura. Dietro di loro le nuove leve chiedono spazio, pretendono visibilità. Eppure nessuna delle nuove leve sembra avere la loro stessa presa sul pubblico. Mbappé, Bellingham e Yamal sono i totem di un calcio da Playstation che fatica a scaldare i cuori di molti tifosi. Almeno per il momento. Questa però è un’altra storia. O forse no.   

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