Che cosa ci fa un libero idealista come Silvio Baldini sulla panchina dell’Italia

Di Sandro Bocchio
02 Giugno 2026
Toscano “anarchico”, non scende a compromessi e punta su rapporto umano e gioco propositivo. Allenerà gli Azzurri solo per due amichevoli dopo il disastro-Mondiale: «Voglio vincere l'Europeo con l'Under 21»
Silvio Baldini osserva l'allenamento dell'Under 21 dell'Italia, da lui allenata, nel settembre 2025
Silvio Baldini, attuale ct ad interim della Nazionale maggiore dell'Italia, segue un allenamento dell'Under 21, nel settembre 2025 (foto Ansa)

Per provare a capire chi sia Silvio Baldini basti la conferenza stampa con cui ha aperto la sua brevissima avventura da ct azzurro: due partite – mercoledì 3 giugno in Lussemburgo e domenica 7 in Grecia –, preso di peso dall’Under 21 dopo la rivoluzione provocata dalla terza fallita qualificazione mondiale consecutiva agli spareggi. Lui sa di essere di passaggio in attesa del 22 giugno, quando sarà eletto il presidente federale cui spetterà il compito di indicare il nuovo inquilino in panchina. E affronta il momento come sempre: «Mi definirei anarchico, ma non è più come una volta: meglio dire libero. In Nazionale porto la mia libertà e chiedo la libertà di esprimere il proprio talento».

Da dove arriva Silvio Baldini

Logico. Baldini è nato e vive a Massa, mentre a Carrara si è rivelato come allenatore emergente in Serie C a metà anni Novanta. Carrara è riconosciuta quale capitale mondiale dell’anarchia, il tecnico non avrebbe potuto essere estraneo a tale universo: diretto, concreto, spesso spigoloso. Ma capace di riconoscere il valore di chi gli sta intorno, innanzitutto umano. Come sa esserlo lui nei rapporti con le persone. Se vai a trovarlo, ti porta nelle cave di marmo per ricordarti che cosa significhi il lavoro duro e per farti apprezzare quanto sia bello il silenzio quando sono andati via tutti. Alle feste di squadra, poi, sempre presente la figlia Valentina, disabile al cento per cento perché le manca un cromosoma («Il mio angelo, mi fa sentire imbattibile»).

Infine i giocatori, con cui cerca un rapporto non banale. Baldini ha dato più dimissioni che ottenuto successi in una lunghissima carriera. Compirà 66 anni l’11 settembre, allena dal 1992, è passato da quattordici squadre, tre di queste guidate in due occasioni: Carrarese, Empoli e Palermo. È a Empoli che si rivela, con la promozione in Serie A nel 2002 e la salvezza tranquilla la stagione successiva, con un calcio sempre propositivo.

Meriti e limiti del ct ad interim della Nazionale

Questo è stato il suo merito e, insieme, il suo limite. Perché ha ottenuto risultati dove gli hanno dato tempo di lavorare, con le promozioni in B con Palermo nel 2022 e Pescara nel 2025. Quando non glielo hanno concesso, ecco tanti licenziamenti e dimissioni perché Baldini non ha mai amato scendere a compromessi. Non c’è da stupirsi di quanto ha detto in conferenza stampa a Coverciano: «Per me è semplice. Il calcio italiano è in mano a dirigenti che pensano a interessi loro e non alla crescita del movimento. Mi diverto a chiamarli lestofanti». Come già diceva in una intervista al Corriere dello Sport nel 2022, quando sottolineava gli scontri con gli interessi altrui nella costruzione delle squadre.

Un atteggiamento che lo fa stare lontano dal calcio dal 2011 al 2017. Tutti si erano dimenticati di lui, riappare a Carrara in Serie C, in un contesto di grande difficoltà del club. Accetta di allenare senza percepire stipendio. Torna a far notizia, come accadde per il clamoroso calcio nel sedere a Mimmo Di Carlo nella stagione 2007-’08, quando allenava a Catania (pagato con cinque giornate di stop). Torna a fare risultati, come visto, vent’anni dopo Empoli. E ripete gesti clamorosi, con le dimissioni dal Pescara il 19 giugno, pochi giorni dopo la promozione. Resta fermo poco perché, il 17 luglio, è chiamato a sorpresa a guidare l’Under 21. Lo sceglie il presidente Gabriele Gravina su consiglio del carrarino Gigi Buffon. Sembra un azzardo, invece gli azzurrini giocano bene e convincono: il primo posto nel girone delle qualificazioni europee si deciderà nella scontro diretto con la Polonia il 5 ottobre, in Italia.

L’Italia di Baldini ha un’età media di 20 anni e 6 mesi

Nel frattempo c’è stato l’ennesimo disastro della Nazionale maggiore e Baldini ha detto sì al ruolo di traghettatore. A modo suo, ovviamente. Ha chiamato i “suoi” ragazzi per metterli in campo con pochi elementi della squadra maggiore. Gigio Donnarumma si è messo subito a disposizione («Mi ha telefonato e non mi è parso vero. Nessun altro si è fatto vivo, ma li capisco»), con lui Comuzzo, Palestra, Pisilli e Pio Esposito. Poi ragazzi valorizzati all’estero come Chiarodia (Mönchengladbach), Koleosho (Paris Fc), Mane e Inacio (Dortmund), già nel giro delle giovanili. Poi tanti di Serie B, più Giacomo Faticanti: della Juventus sì, ma Next Gen, quella della Serie C. Una età media di 20 anni e 6 mesi.

Nomi che hanno fatto storcere il naso al ct della Grecia («Mi incuriosisce che nel paese dove è nata la democrazia ci si preoccupa di cosa fanno gli altri…», la replica ironica) e ad Antonio Cassano: «Siamo una delle Nazionali più prestigiose al mondo e ci presentiamo a fare due amichevoli con tutti ragazzini. Stiamo facendo l’ennesima figuraccia a livello mondiale», detto da chi – in fatto di figuracce – è stato un numero uno.

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Ma affidarsi a volti nuovi e desiderosi di mettersi in mostra è il modo giusto per ripartire. Che senso avrebbe avuto chiamare elementi già in riserva nel finale di stagione e con zero motivazioni, viste le avversarie? I più anziani ricordano come Fulvio Bernardini ed Enzo Bearzot ripartirono dopo il flop mondiale nel 1974. Gente al debutto, con il giovanissimo Giancarlo Antognoni a porgere l’assist al “vecchio” Roberto Boninsegna per il momentaneo vantaggio contro l’Olanda fresca vicecampione del mondo. Certo, c’è da tenere in conto il ranking, ma che senso hanno le critiche fatte da un calcio in cui ci si lamenta che i giovani non hanno spazio?

Da sottoscrivere quanto scritto da Paolo Condò sul Corriere della Sera:

«Baldini è un tipo molto particolare in questo calcio: un idealista, poco incline ai compromessi, il che spiega la conclusione spesso burrascosa delle sue esperienze di lavoro. Tende a vedere lui pulito e tutti gli altri sporchi, e se non abbiamo dubbi sul primo punto, sul secondo ci creda, di gente onesta ce n’è più di quanta lui immagini. E comunque, detto che Baldini è un allenatore molto bravo come dimostrano anche i risultati dell’Under 21, un idealista a contatto con i giovani è sempre una buona scelta, perché comunica loro qualcosa che supera la fama e i soldi, e tocca i valori del competere, dell’appassionarsi, del rappresentarci, come sempre dovrebbe essere giocare in Nazionale. Non tutti questi ragazzi avranno una carriera nella Nazionale maggiore, ma dopo la Bosnia e il dibattito che ne è seguito, era importante un segno tangibile di fiducia nei giovani, e Baldini l’ha lanciato».

Baldini stesso, poi, ha consapevolezza del perimetro del suo incarico: «Questa opportunità è un premio inaspettato, un regalo del destino, ma per allenare la Nazionale che ha in bacheca 4 titoli mondiali, 2 europei e una medaglia d’oro all’Olimpiade ci vuole un curriculum che non ho. Ho chiaro in testa cosa voglio: partecipare e vincere all’Europeo Under 21 e andare all’Olimpiade. Se ci riuscissi, dopo sarebbe diverso. Ma adesso, se coltivassi una speranza, starebbe a significare che non credo nel merito».

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