Forza Ringhio, portaci al Mondiale
Fare il commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio è uno dei mestieri più complicati al mondo. Rileggetevi cosa scrivevano di Enzo Bearzot nel 1982, prima e anche durante il Mondiale trionfale di Spagna. Attacchi feroci, perfino personali. Un ruolo diventato ancora più difficile oggi: non (solo) per le critiche, ma per un movimento progressivamente impoveritosi.
L’Europeo 2021 è stata l’illusione in un lungo inverno pallonaro, che non offre più talenti. Una difficoltà inoltre rafforzata da come i recenti selezionatori hanno interpretato il compito, tra risultati negativi e insofferenze personali. Un fattore, quest’ultimo, esploso quando la Federcalcio non ha più scelto allenatori costruiti al Centro tecnico di Coverciano per affidarsi a chi veniva dai club. E che nei club non vedeva l’ora di tornare, preso dalla stra-abusata nostalgia del lavoro quotidiano nello spogliatoio.
Nazionale, il disastro prima di Gattuso
Cesare Prandelli è stato l’ultimo a non cedere a tale tentazione, gli piaceva fare il ct. Dimissionario dopo il fallimento di Brasile 2014, è sostituito da Antonio Conte, che resiste due anni e poi va al Chelsea. Dopo di lui il flop Gian Piero Ventura, “liberato” senza alzare barricate dal Torino di Urbano Cairo. In tredici mesi confusi, riesce a non andare al Mondiale 2018, come non accadeva da 60 anni. Quindi Roberto Mancini, che vince l’Europeo con merito e mano benevola del destino, quindi si congeda nel pieno dell’estate 2023 per accettare la sontuosa offerta dell’Arabia Saudita (dopo aver a sua volta fallito la qualificazione al Mondiale 2022).
Italia affidata a Luciano Spalletti, che pensa ancora di allenare in un club, travolgendo i giocatori con schemi e dettami tattici. Morale? Fuori con la Svizzera agli ottavi a Euro 2024 e un esonero tra due partite, come mai visto nel calcio italiano: nell’arco di due giorni e comunicato dallo stesso ct.
Accade dopo l’imbarazzante 0-3 di Oslo il 6 giugno, primo match delle qualificazioni Mondiali 2026 e incassato dalla Norvegia nel giro di 42′. Una disfatta che obbliga il presidente Gabriele Gravina – saldo al comando dopo il mancato Mondiale in Qatar, al contrario di quanto fecero predecessori dimissionari – a gestire in maniera confusa la transizione e a chiamare Rino Gattuso.
Giocatore straordinario, allenatore così così
Gattuso è stato un atleta straordinario come giocatore, per i successi al Milan e per il Mondiale vinto nel 2006 a Berlino, ma tutto da verificare su una panchina azzurra, visto il passato ondivago, dalla stagione del debutto nel 2013 a oggi. Comincia con un esonero dopo sei giornate in Serie B a Palermo, con la scusante di avere il famelico Maurizio Zamparini come presidente. Poi tante squadre abbandonate prima del tempo, per licenziamento o dimissioni. Un paio di annate al Milan con un quinto posto come massimo risultato, una Coppa Italia al Napoli nel 2020, un terzo posto in Croazia nel 2025 con l’Hajudk Spalato. E basta.

Non è un curriculum da spellarsi le mani, ma a Gattuso viene chiesto innanzitutto altro. Ciò che, da centrocampista, proponeva in campo come pochi: una dedizione totale alla maglia sfiancandosi fino all’ultimo minuto, come non si è visto nell’Italia recente. In sostanza, uno scatto di amor patrio. Per provarci ha girato ritiri durante l’estate, ha incontrato colleghi e giocatori per accogliere suggerimenti. Sa che il cammino è stato messo in salita dal tonfo di Oslo. Si qualifica direttamente una sola squadra, l’alternativa sono gli spareggi, che ci hanno sempre detto male: prima con la Svezia, poi con la Macedonia del nord.
Gattuso, tutto ma non gli spareggi
La Norvegia è in testa a punteggio pieno a 12 punti, l’Italia ne ha 3 in due gare, loro +11 e noi -1 nella differenza reti, decisiva in caso di arrivo in parità. Gattuso inizia domani, venerdì 5 settembre, a Bergamo con l’Estonia, quindi va in campo neutro in Ungheria con Israele. Sa che la materia su cui lavorare non è eccelsa, dovrà adeguare ciò che ha alle proprie idee. Senza svolazzi, con pragmatismo. È una rincorsa di cinque partite per provare ad agguantare la Norvegia il 16 novembre, giorno del confronto diretto a Milano nell’ultimo turno. Per provare a evitare gli spareggi, per non perdere il Mondiale per la terza volta consecutiva.
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