Un Mondiale figlio di globalizzazione e gigantismo
Come è lontano il 1930, non solo cronologicamente. Al primo Mondiale di calcio, in Uruguay, si presentano 13 Nazionali (la 14esima avrebbe dovuto essere l’Egitto, ma perse la coincidenza via nave causa maltempo…), le partite sono ospitate in tre stadi della sola Montevideo, dal 13 al 30 luglio. Quasi un secolo dopo le squadre in campo sono 48, si gioca in 16 stadi distribuiti in altrettante città, ma di tre differenti nazioni: si comincia giovedì 11 giugno e si chiude domenica 19 luglio partendo dal Messico (terza fase finale organizzata, un record), passando dal Canada (debutto assoluto) e chiudendo negli Stati Uniti (al loro secondo Mondiale).
Infantino che si loda e si imbroda
Numeri record, figli della globalizzazione e del gigantismo. La prima è quella che ha accorciato le distanze con spostamenti sempre più agevoli, altro che l’Egitto del 1930. Il secondo è quello imposto alla Fifa da Gianni Infantino che, come ogni presidente, ambisce a riscrivere la storia della Federazione internazionale ancor più del predecessore. Nel suo caso quel Sepp Blatter poi rovinosamente caduto per i troppi magheggi messi in atto durante la sua gestione. Circa un anno fa si era avuto un segnale forte di tale autocelebrazione, quando Infantino fece incidere trionfali parole sul trofeo destinato al vincitore del Mondiale per club negli Stati Uniti, una personalissima creatura di cui pochi ricordano oggi perfino il nome delle finaliste: «Siamo testimoni di una nuova era. L’era d’oro del calcio per club: l’era del Mondiale per club Fifa. Il culmine di tutte le competizioni per club. Ispirato dal presidente della Fifa, Gianni Infantino».
La preferenza è una cosa seria.
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Più partite, più sponsor, più voti
Lasciando da parte ispirazioni e aspirazioni, le mosse presidenziali sono ben più prosaiche. Il passaggio da 32 a 48 finaliste significa più partite (si sale dalle 64 di Qatar 2022 alle prossime 104), con ricadute su diritti tv e sponsor. Più squadre significa anche più federazioni continentali accontentate, e quindi un maggior numero di voti da raggranellare alle elezioni Fifa 2027, cui – ovviamente – Infantino si è già ricandidato. Nasce (anche) così l’allargamento delle partecipanti in cui l’Europa è ancora una volta sotto-rappresentata rispetto ad altre realtà, soprattutto nel confronto con il Sudamerica. Non tanto per i numeri assoluti, quando per quelli relativi.
L’Uefa ha diritto a 16 squadre su 55 rappresentanti continentali, la Conmebol a 6 su 10. Che avrebbero potuto essere 7 se la Bolivia non avesse perso lo spareggio interzona con l’Iraq. Saranno comunque queste le due federazioni da cui dovrebbe uscire la vincitrice, in una vigilia che dà per favoriti i campioni uscenti dell’Argentina insieme con Brasile, Francia, Spagna, la solita Germania e la sempre incompiuta Inghilterra. In una attesa continua di una protagonista africana, che migliori il quarto posto del Marocco di quattro anni fa, o di qualche sorpresa.
Il Mondiale delle prime e ultime volte
Sarà il Mondiale delle “prime volte” per rappresentative sconosciute ai più. Debutta l’Uzbekistan di Fabio Cannavaro, che festeggia così i vent’anni dal Mondiale vinto sul campo. È uno dei tre ct italiani insieme con Carlo Ancelotti (Brasile) e Vincenzo Montella (Turchia). Le altre esordienti sono Capo Verde, Giordania e Curaçao, allenata dal quasi 79enne Dick Advocaat e giunta tra le 48 grazie alla triplice co-organizzazione, che ha aperto più porte a Nazionali della federazione che raggruppa Nord e Centro America, insieme con le realtà caraibiche.
Sarà anche il Mondiale delle “ultime volte”, stavolta con concrete certezze di addii definitivi. Fissano il record di partecipazioni a una fase finale (sei) gli eterni duellanti della Liga, ora emigrati in campionati meno usuranti: il 41enne Cristiano Ronaldo e il prossimo 39enne Leo Messi (nato il 24 giugno). A sei partecipazioni giunge anche il portiere messicano Guillermo “Memo” Ochoa, che i 40 anni li festeggia il 13 luglio.
Come cambia il regolamento
Sarà poi il Mondiale delle novità regolamentari. In passato Blatter rivoluzionò le tattiche del calcio introducendo nel 1994 l’abolizione del retropassaggio al portiere. Infantino, a sua volta, vara otto novità. Tra queste, e finalmente, il Var in caso di seconda ammonizione, sanando parzialmente una falla del protocollo (ma se fosse il primo giallo quello sbagliato?). Quindi si dà ascolto a chi invoca da sempre meno perdite di tempo, con la pausa obbligatoria di un minuto per il giocatore infortunatosi in campo e i 10 secondi al massimo per uscire quando si è sostituiti. Anche qui si deve attendere un minuto e gli effetti si sono già visti in una delle tante amichevoli pre-mondiali, quando il Giappone ha segnato contro l’Islanda momentaneamente in dieci. Infine ci si fermerà a bere due volte per tempo, al di là del meteo. Gli orari, come sappiamo bene dopo Usa ’94, impongono temperature spesso torride, ma gli stop di 3 minuti l’uno saranno anche utilissimi per mandare in onda interruzioni pubblicitarie ben pagate…
E l’Italia?
Le amichevoli, per l’appunto. Le ha giocate anche l’Italia, battendo di misura in trasferta Lussemburgo e Grecia. Peccato non fossero pre-mondiali, visto che abbiamo fallito l’accesso alla fase finale per la terza volta consecutiva. Un disastro che ha portato alle dimissioni del presidente Gabriele Gravina e alle elezioni del 22 giugno, in cui Giovanni Malagò appare favorito su Giancarlo Abete. Dopo sapremo chi sarà il nuovo ct azzurro. Nel frattempo Silvio Baldini, quello ad interim, si è ritagliato un piccolo posto nella storia dell’Italia con i due successi di una Nazionale profondamente ringiovanita. Che possa essere un punto di partenza, per non ritrovarci anche nel 2030 davanti alla tv.
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