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Bologna, referendum anti-paritarie. «Una follia anche economica»

luglio 25, 2012 Carlo Candiani

Intervista a Valentina Castaldini (Pdl): «Coi soldi spesi per il referendum si garantirebbe il posto alla materna a 700 bambini. Farò un esposto al Tar».

Non si sono fatte attendere le reazioni contro il rinnovo delle convenzioni alle scuole d’infanzia paritarie votate nel Consiglio Comunale di Bologna, con una maggioranza composta da Pd, Pdl e Lega. È sceso in pista il “Comitato art. 33” che ha proposto un referendum consultivo che, se avesse successo, bloccherebbe la delibera appena votata. «È una pura follia amministrativa. Nonostante sia riuscita a scongiurare già tre volte una risposta positiva dei garanti, questa volta non ce l’ho fatta. Nell’attesa la deliberazione è sospesa». Dice così a tempi.it Valentina Castaldini, battagliera pidiellina nel Consiglio Comunale bolognese. «Il rischio è che lo stanziamento dei fondi, che è annuale, dovrà essere ogni volta ridiscusso: e su questo sono molto preoccupata».

Il segretario Pd Raffaele Donini ha dichiarato: «Noi siamo favorevoli a continuare a concedere finanziamenti alle private. Con un milione di risorse, il 3 per cento del budget complessivo della scuola, si dà la sicurezza di un posto alla materna a 1736 bambini. Se si spostasse quel milione alle scuole comunali i soldi basterebbero per circa 150 bambini».
È ideologico pensare che le scuole paritarie siano il male assoluto. basta leggere i bilanci. Donini lo ha fatto e lo dice senza mezzi fronzoli: senza le paritarie il Comune non avrebbe abbastanza soldi per garantire il posto a scuola a tutti i bambini. Questo referendum è scandaloso perché i soldi che verrebbero spesi per metterlo in piedi, circa cinquecentomila euro, basterebbero a garantire il posto alla materna a settecento minori. Siamo alla una pura follia amministrativa. Farò un esposto al Tar, perché alla fine il referendum se lo paghino i garanti.

Le preoccupazioni del Pd bolognese sono la conferma che i dati di Agesc sui costi del sistema scolastico sono veri.
Sicuramente: se andate a vedere i libri dei bilanci comunali vi accorgerete che un bambino che frequenta una scuola comunale costa settemila euro, ad una scuola paritaria costa settecento euro.

Donini accusa i suoi colleghi della maggioranza, quelli di Sel, di agire per «pura ginnastica ideologica».
C’è una sinistra storica, che in questa città ha creato cose importanti, che si rende conto che quei servizi non si possono più gestire economicamente, e quindi richiede la collaborazione del privato e della cooperazione sociale: tutto ciò per dare un servizio al cittadino. Davanti a questa evidenza l’ideologia non ha più spazio, non deve avere spazio. Sa a che cosa era arrivato a proporre il Movimento Cinque Stelle?

No, ce lo dica.
Tra i loro emendamenti alla delibera, si chiedeva che nelle paritarie di ispirazione cattolica (per la cronaca, le uniche paritarie a Bologna, tranne una) si formasse una classe “laica”, a parte, per le famiglie che, non credenti, avessero deciso di frequentare quella scuola.

E ora? Che cosa accadrà?
A settembre andrò in tutte le scuole e cercherò di creare comitati in difesa della delibera.

Dicendo cosa?
Al Comune di Bologna vengono dati ogni anno trentacinque milioni di euro per l’intera gestione scolastica della scuola materna: di questi, un milione andrebbero alle scuole materne paritarie. Questa è la verità, l’amministrazione cittadina deve raccontare come gestisce i suoi soldi.

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6 Commenti

  1. 0527881474 scrive:

    Interessante il rapporto tra quanto riceve il Comune di Bologna (35.000.000,00€) per la gestione delle scuole d’infanzia e quanto dà alle scuole d’infanzia paritarie (1.000.000,00€). Matematicamente si tratta di 1/35 (leggasi un trentacinquesimo). In percentuale è pari al 2,86%.
    Sarebbe carino sapere quante sono le materne (complessivamente) a Bologna e la divisione fra comunali e paritarie. Dalla ripartizione, poi, dei 35.000.000,00€ si capirebbe se le paritarie sono trattate in maniera equa o no, rispetto alle materne comunali.

    • Carlo Candiani scrive:

      Fonte Repubblica – Bologna.it:
      “A Bologna ci sono 27 scuole dell’infanzia, per un totale di 73 sezioni. Sono tutte cattoliche tranne la laica Kinder Hous e la scuola Steineriana. Un sisitema che quest’anno ha accolto 1736 bambini dai tre ai cinque anni di cui 50 figli di stranieri, undici disabili e 301 da fuori Comune. Mentre nelle materne pubbliche del Comune e dello Stato, non si paga, qui c’è una retta mensile: da un minimo di 110 euro (Sacro Cuore), con una media di 200 euro. La laica Kinder Hous ha come retta mensile mille euro.”

      Alla luce di questi dati posso fare due considerazioni: le scuole cattoliche non sono certo frequentate da ricchi e mantengono rette “abbordabili” anche da chi deve comunque fare sacrifici per chi le sceglie.
      – Come ripetuto anche dall’insospettabile Donini, segretario provinciale Pd, se il referendum sospendesse le risorse economiche della delibera, con quel milione di euro che ora va per la convenzione, di quei 1736 bambini, il pubblico, potrebbe assicurarne solo 150! Perchè, dai bilanci comunali si evince che un bambino alla scuola materna statale costa allo Stato 7000 (settemila) euro annui, un bambino che frequenta la scuola paritaria (che non ci stancheremo mai di ricordare, per la legge Luigi Berlinguer del 2000 è pubblica anch’essa) allo Stato costa 700 (settecento) euro.
      Buona giornata

      • Carlo Candiani scrive:

        Vorrei, gentilmente rispondere al sig.Bocchini, che comunque per la realizzazione del referendum si spenderanno 500.000 (cinquecentomila euro) cioè la metà della somma della convenzione, cioè il posto assicurato per 700 (settecento bambini).
        Se, come dice lei, se non ho capito male, alla fine, l’intento di bloccare il fondo non passerà, a che pro imbastire tutto questo “ambaradan”?

        • ambrogio scrive:

          Quando si usano argomenti come i costi delle consultazioni per dire che sarebbe meglio non farle, siamo in presenza di anime poco nobili. Allora estendiamo il concetto alle elezioni nazionali o ai referendum sull’aqua. Cosa facciamo ci affidiamo all’uomo della provvidenza? Direi che abbiamo già dato e proprio grazie anche alla cultura cattolica.
          Comunque facciamoli i conti. Un milione diviso 1736 fa 576 euro all’anno. Vale a dire poco più di 50 euro al mese. Ora ho letto dai vostri testi che le rette sono abbordabili. Se è così ammetterete che 50 euro in più al mese non impediranno di certo alle 1736 famiglie che hanno scelto una scuola confessionale di continuare a mandare i propri figli in quelle scuole. In questo modo il Comune avrebbe qualche soldino per quelle famiglie che pur chiedendo una scuola pubblica restano escluse e si trovano costrette a frequentare una scuola che non hanno scelto. In più il mio piccolo contributo personale al bilancio pubblico del Comune non finirebbe a finanziare scuole private, cosa che trovo intollerabile. La Costituzione tra l’altro è d’accordo con me e non è poco. Il fatto che la legge 62 preveda tale finanziamento non vuol dire che lo obblighi. Prossima tappa, referendum per abrogare la 62. Che ne dite?

  2. Monica Fontanelli scrive:

    I 1700 bambini iscritti alla scuola materna privata pagano circa 3,5 milioni all’anno di retta, a cui si aggiungono i 4 milioni che vengono dallo Stato per la legge di parità, e altri 3 milioni dalla Regione Emilia-Romagna. Il costo del personale insegnante inoltre è minore perchè gli insegnanti delle scuole private percepiscono uno stipendio inferiore a quello dei colleghi statali o comunali. Tanta amarezza nel leggere le dichiarazioni di Donini, sono le stesse del PDL…

    • Carlo Candiani scrive:

      Cerchiamo di capirci, senza estrapolare pezzi di notizia a proprio piacimento:
      Si parla di convenzioni per un milione di euro alle scuole materne paritarie. Perchè? Perchè, come dicono i dirigenti del Pd bolognese, servono per far vivere queste strutture pubbliche (legge Berlinguer del 2000), altrimenti i 1700 e rotti bambini che ora le frequentano non avrebbero il posto assicurato, dato che un bambino alla scuola pubblica statale costa 7000 euro l’anno (sono 35 i milioni di euro annuali che il Comune di Bologna riceve dallo Stato per gestirle), mentre un bambino alla pubblica paritaria costa (allo Stato) 700 euro l’anno. Se quel milione di euro fosse dirottato al Comune per la statale i bambini che si potrebbero accogliere sarebbero 150 (sempre parola del Pd bolognese).
      Ora, un cittadino democratico si dovrebbe chiedere come mai tanta disparità di costi (per esempio, cara Fontanelli, invece di fare i conti in tasca alle paritarie, capire come mai costa così tanto un bambino alle statali).
      Così, pure, un cittadino democratico, caro sig. Ambrogio, potrebbe chiedersi perchè sia così intollerabile, che esistano e abbiano convenzioni le scuole materne pubbliche paritarie, quando, che siano pubbliche, lo stabilisce una legge dello Stato redatta da Luigi Berlinguer, ripeto Luigi Berlinguer.
      Un cittadino democratico dovrebbe, inoltre, porsi la domanda: come mai solo in Italia “pubblico” sia sinonimo di “statale”. Cosa che non avviene in quasi tutto il resto del mondo.
      Domande interessanti alle quali ancora nessuno mi ha risposto.
      Grazie per la gentile attenzione

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