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Se siamo troppo buoni per essere in guerra

novembre 23, 2015 Ernesto Galli della Loggia

Oggi sulla prima pagina del Corriere della Sera è apparso un interessante editoriale di Ernesto Galli della Loggia (“La violenza e noi europei smarriti”) che prende di petto i riti consolatori e le mistificazioni che sono state messe in campo dopo la strage di Parigi. Se ci illudiamo di pensare che il jihadismo è solo un «attacco al nostro modo di vivere», dice Galli della Loggia, e se il nostro impegno si riduce al roboante «non ci farete cambiare le nostre abitudini», non riusciremo mai a comprendere la sfida che ci si pone innanzi.

ISLAMOFOBIA. «In realtà – scrive – l’intera rappresentazione mediatica di quanto è accaduto e sta accadendo in Francia e altrove sembra avere soprattutto una funzione più o meno consapevolmente esorcistica del nostro smarrimento, di noi europei occidentali, di fronte a quello che è diventato per noi l’enigma della violenza. La nostra estraneità alla violenza – non a quella che, camuffata in mille modi, esiste pure da noi, bensì alla violenza in quanto uso della forza volontariamente accolto da una cultura nei suoi valori – è ormai tale che non riusciamo neppure a immaginare una società, una religione, che una simile estraneità non la condividano. Che non siano istituzionalmente favorevoli sempre e comunque alla “pace”. Il solo pensare che invece esistano lo consideriamo, già in quanto tale, un fatto di violenza. Supporre o suggerire, ad esempio, che su questo punto cruciale della violenza le società islamiche non abbiano la nostra stessa sensibilità, anzi ne abbiano una assai diversa, viene stigmatizzato, già solo questo, come l’anticamera dell’”islamofobia”».

I BUONI E I CATTIVI. Il problema, conclude Galli della Loggia, è che «siamo, vogliamo sentirci, così “buoni”, che non riusciamo a credere che qualcuno nel mondo possa invece considerarci “cattivi”. Fino al punto che ce la voglia far pagare ricorrendo a quella cosa che si chiama guerra: una cosa che al mainstream del pensiero che si dice democratico appare talmente inconcepibile da essere sottoposta, almeno qui in Italia, a un vero e proprio tabù semantico. Da noi la parola “guerra”, come ha capito benissimo il nostro presidente del Consiglio, è diventata una parola impronunciabile. E se no del resto come potremmo sentirci così buoni? Ma perché di guerra si tratti non è necessario essere in due. Basta che uno decida di spararti addosso. Certo, non è detto che ogni colpo di fucile debba rappresentare di per sé l’inizio di una guerra. Ammettiamo però che qualche migliaia di colpi e centotrenta morti possono far sorgere qualche ragionevole sospetto».

Foto Ansa


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3 Commenti

  1. beppe scrive:

    quello che è intollerabile in questi giorni è il livello della informazione. per una settimana abbiamo ascoltato i rappresentanti politici di centro sinistra dire le stesse cose che fino a un giorno prima contestavano. senza il minimo ritegno o vergogna, oggi le tv ci hanno riproposto le immagini delle manifestazioni degli islamici – quanti? – e dei soliti piazzaioli precettati dai sindacati. il ministro degli esteri HA SENTITO IL DOVERE DI RINGRAZIARE chi è sceso in piazza ( ad uso delle telecamere). non se può più di questa sceneggiata e di queste mistificazioni.

    • Marcone scrive:

      A proposito del Ministro degli Esteri, Gentiloni, non ci scordiamo che non tanti mesi fa irrideva Salvini che che denunciava il rischio di infiltrazioni di terroristi nei barconi.
      Poi lo hanno detto anche i servizi segreti, si sono avuti dei casi concreti, e allora Gentiloni ha finalmente taciuto.
      E questa gente dovrebbe tutelare l’Italia e gli italiani??
      Siamo in mano a persone completemante inadeguate, che tra l’altro governano grazie ad un colpo di stato, non avendo mai vinto nessuna elezione politica…

  2. giulia scrive:

    Continuano a dire di non aver paura ma in realtà, continuando a “forzarsi di credere che tutti al mondo siano buoni come loro stessi”, non dimostrano altro che il fatto di esser tanto terrorizzati e pietrificati dalla paura da scivolare in una sindrome di Stoccolma di massa, illudendosi che il rapitore/terrorista si innamori di loro…o almeno gli risparmi la pelle!

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