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Salviamo l’umano/5

È importante evitare quello che in psicologia si chiama diniego interpretativo. Che avviene quando si riconosce un fatto, in questo caso le persecuzioni contro i cristiani, ma lo si svuota di significato o lo si inserisce in un buco nero dove tutto è indifferenziato.
David Meghnagi, docente di Psicologia clinica presso l’Università di Roma Tre – 14 Agosto 2014 – incontro di riflessione con cristiani, ebrei e musulmani nella Sala delle Colonne del Museo del Duomo,  organizzato dalla Scuola della Cattedrale di Milano e dal Tribunale rabbinico del Centro Nord italia

Intervista a Massimo Cacciari di Simonetta Fiori – La Repubblica, 20.08.2014
(S.F.) E’ significativa anche l’enfasi che [Papa Francesco] ha posto sulla “terza guerra mondiale”.
(M.C.) “La guerra mondiale è un conflitto tra grandi potenze, qui che c’entra? Però il Pontefice ha voluto avvertirci: guardate che le guerre stanno dilagando, non possiamo assistere impotenti alle stragi quotidiane. Manca il katéchon, la forza per tenere a freno stermini e genocidi. Il Papa richiama a questa forza”.

Proponiamo la rilettura del discorso di Benedetto XVI pronunciato il 12 Settembre 2006 nell’aula magna dell’Università di Regensburg (Ratisbona). Una rilettura a puntate.

La deellenizzazione emerge dapprima in connessione con i postulati della Riforma del XVI secolo… Con ciò egli [Kant] ha ancorato la fede esclusivamente alla ragione pratica, negandole l’accesso al tutto della realtà.

Alla tesi che il patrimonio greco, criticamente  purificato, sia una parte integrante della fede cristiana, si oppone la richiesta della deellenizzazione del cristianesimo – una richiesta che dall’inizio dell’età moderna domina in modo crescente la ricerca teologica. Visto più da vicino, si possono osservare tre onde nel programma della deellenizzazione: pur collegate tra di loro, esse tuttavia nelle loro motivazioni e nei loro obiettivi sono chiaramente distinte l’una dall’altra. [11]
La deellenizzazione emerge dapprima in connessione con i postulati della Riforma del XVI secolo. Considerando la tradizione delle scuole teologiche, i riformatori si vedevano di fronte ad una sistematizzazione della fede condizionata totalmente dalla filosofia, di fronte cioè ad una determinazione della fede dall’esterno in forza di un modo di pensare che non derivava da essa. Così la fede non appariva più come vivente parola storica, ma come elemento inserito nella struttura di un sistema filosofico. Il sola Scriptura invece cerca la pura forma primordiale della fede, come essa è presente originariamente nella Parola biblica. La metafisica appare come un presupposto derivante da altra fonte, da cui occorre liberare la fede per farla tornare ad essere totalmente se stessa. Con la sua affermazione di aver dovuto accantonare il pensare per far spazio alla fede, Kant ha agito in base a questo programma con una radicalità imprevedibile per i riformatori. Con ciò egli ha ancorato la fede esclusivamente alla ragione pratica, negandole l’accesso al tutto della realtà.

[11] Della vasta letteratura sul tema della deellenizzazione vorrei menzionare innanzitutto: A Grillmeier, Hellenisierung – Judaisierung des Christentums als Deuteprinzipien der Geschichte des kirchlichen Dogmas, in: Id., Mit ihm und in ihm. Christologische Forschungen und Perspektiven. Freiburg 1975 pp. 423-488.

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