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Salviamo l’umano/4

Vogliono i loro certificati di Battesimo. “Gli servono per fare domanda come rifugiati alle Nazioni Unite. È un fenomeno iniziato molto prima dell’attuale tragedia: la gente chiede il certificato di battesimo, parte per la Turchia e chiede protezione e poi lo status di profugo all’ente apposito delle Nazioni Unite. Il certificato di battesimo serve ad avvalorare le loro dichiarazioni di essere perseguitati a causa della religione che professano. A volte durante l’omelia dicevo: “Vi ricordate di essere cristiani solo adesso che volete emigrare e mi chiedete il certificato di battesimo”.
Padre Paolo Thabet Yousif, parroco caldeo di Karamlish, reportage di Rodolfo Casadei, tempi.it

L’espressione “Terza guerra mondiale combattuta a pezzetti” impiegata da Papa Francesco “è più che pregnante e, soprattutto rimanda a due tendenze che concorrono a disegnare l’attuale fase del sistema internazionale: la prima rappresentata dal declino dell’ordine e della centralità occidentali, la seconda costituita dall’ascesa del mondo islamico come epicentro del disordine…  Il declino dell’Occidente implica il venir meno della centralità europea che negli ultimi tre secoli e mezzo si era progressivamente affermata… innanzitutto come stipite e centro regolativo del sistema”.
V. E. Parsi, Avvenire, 20\08\2014

Proponiamo la rilettura del discorso di Benedetto XVI pronunciato il 12 Settembre 2006 nell’aula magna dell’Università di Regensburg (Ratisbona). Una rilettura a puntate.

Questo incontro, tra la fede biblica e l’interrogarsi sul piano filosofico del pensiero greco, al quale si aggiunge successivamente ancora il patrimonio di Roma, ha creato l’Europa e rimane il fondamento di ciò che, con ragione, si può chiamare Europa.

Per onestà bisogna annotare a questo punto che, nel tardo Medioevo, si sono sviluppate nella teologia tendenze che rompono questa sintesi tra spirito greco e spirito cristiano. In contrasto con il cosiddetto intellettualismo agostiniano e tomista iniziò con Duns Scoto una impostazione volontaristica, la quale alla fine, nei suoi successivi sviluppi, portò all’affermazione che noi di Dio conosceremmo soltanto la voluntas ordinata. Al di là di essa esisterebbe la libertà di Dio, in virtù della quale Egli avrebbe potuto creare e fare anche il contrario di tutto ciò che effettivamente ha fatto. Qui si profilano delle posizioni che, senz’altro, possono avvicinarsi a quelle di Ibn Hazm e potrebbero portare fino all’immagine di un Dio-Arbitrio, che non è legato neanche alla verità e al bene. La trascendenza e la diversità di Dio vengono accentuate in modo così esagerato, che anche la nostra ragione, il nostro senso del vero e del bene non sono più un vero specchio di Dio, le cui possibilità abissali rimangono per noi eternamente irraggiungibili e nascoste dietro le sue decisioni effettive. In contrasto con ciò, la fede della Chiesa si è sempre attenuta alla convinzione che tra Dio e noi, tra il suo eterno Spirito creatore e la nostra ragione creata esista una vera analogia, in cui – come dice il Concilio Lateranense IV nel 1215 –certo le dissomiglianze sono infinitamente più grandi delle somiglianze, non tuttavia fino al punto da abolire l’analogia e il suo linguaggio. Dio non diventa più divino per il fatto che lo spingiamo lontano da noi in un volontarismo puro ed impenetrabile, ma il Dio veramente divino è quel Dio che si è mostrato come logos e come logos ha agito e agisce pieno di amore in nostro favore. Certo, l’amore, come dice Paolo, “sorpassa” la conoscenza ed è per questo capace di percepire più del semplice pensiero (cfr Ef 3,19), tuttavia esso rimane l’amore del Dio-Logos, per cui il culto cristiano è, come dice ancora Paolo „λογικη λατρεία“ – un culto che concorda con il Verbo eterno e con la nostra ragione (cfr Rm 12,1). [10]

Il qui accennato vicendevole avvicinamento interiore, che si è avuto tra la fede biblica e l’interrogarsi sul piano filosofico del pensiero greco, è un dato di importanza decisiva non solo dal punto di vista della storia delle religioni, ma anche da quello della storia universale – un dato che ci obbliga anche oggi. Considerato questo incontro, non è sorprendente che il cristianesimo, nonostante la sua origine e qualche suo sviluppo importante nell’Oriente, abbia infine trovato la sua impronta storicamente decisiva in Europa. Possiamo esprimerlo anche inversamente: questo incontro, al quale si aggiunge successivamente ancora il patrimonio di Roma, ha creato l’Europa e rimane il fondamento di ciò che, con ragione, si può chiamare Europa.

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