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Parte il Congresso comunista cinese. Harry Wu: «Non mi aspetto niente, scelgono solo il nuovo imperatore»

novembre 8, 2012 Leone Grotti

«Che cosa mi aspetto dal Congresso del Partito comunista cinese? Niente. Si sono mai viste riforme politiche? No. Il leader viene scelto dalla gente? No. Verrà solo nominato il nuovo imperatore del paese ma scordiamoci le riforme». Non si fa illusioni Harry Wu (nella foto del 1995, nelle mani delle guardie comuniste) sul risultato del 18mo Congresso del Partito comunista cinese, che si apre oggi e che durerà una settimana per nominare il nuovo segretario del Partito comunista, il nuovo presidente e premier della Cina, i sette componenti del Comitato centrale del Politburo, il vero organo decisionale del paese, e diversi nuovi membri del Politburo. È l’avvenimento più importante in Cina da dieci anni a questa parte perché verrà scelta la quinta generazione di leader comunisti del paese dai tempi di Mao. Il Congresso si apre dopo che in Cina si sono susseguiti lotte di potere e scandali: dall’epurazione dal Partito del “piccolo Mao” Bo Xilai all’indiscrezione sul conto in banca dell’attuale premier Wen Jiabao. Il grande dissidente cinese Harry Wu, l’uomo che ha trascorso 19 anni nei laogai, i lager comunisti cinesi istituiti da Mao Zedong per “riformare attraverso il lavoro” i nemici della Rivoluzione, l’uomo che una volta scappato negli Stati Uniti ha fatto conoscere al mondo la realtà dei laogai, così come grazie ad Aleksandr Solzenicyn la parola “gulag” è diventata di uso comune a livello internazionale, ha rilasciato un’intervista a tempi.it sul cambio della guardia nel gotha del Partito comunista.

Harry Wu, con il 18mo Congresso Hu Jintao cessa di essere segretario del Partito comunista e presidente dopo 10 anni. Prenderà il suo posto Xi Jinping, Li Keqiang sarà premier. Come valuta l’operato di Hu?
Hu Jintao è stato il successore di Deng Xiaoping, che molto stranamente ha nominato due successori: il primo è stato Jiang Zemin e il secondo appunto Hu Jintao. Ricordiamo che entrambi sono membri del Partito comunista e non sono eletti dal popolo né da membri del Partito. Quello comunista è un impero e loro sono gli imperatori per successione di Deng. Come valutare il suo operato? Il loro unico obiettivo è quello di mantenere il potere del Partito dominante. Non dimentichiamo mai che la Cina è una dittatura, un regime, non è un paese democratico.

Quando è stato nominato Hu Jintao aveva un motto: «Creare una società armoniosa». C’è riuscito?
No, da bravo membro del Partito fin da quando era giovane non ha fatto altro che cercare di mantenere il potere del Partito tale e quale era prima. Punto. Non ha mai fatto niente per il popolo cinese perché il comunismo, come sappiamo dall’Urss, non pensa mai al popolo.

Uno dei temi più importanti che i membri del Partito dovranno affrontare è quello economico: non solo l’economia cinese rallenta ma c’è un divario enorme tra ricchi e poveri. Che cosa non ha funzionato?
Nel 1976 il primo leader comunista cinese, l’imperatore Mao Zedong, è morto e da quel momento il Partito si è trovato davanti a una scelta: che cosa fare? Smettere con il comunismo o andare avanti? Si è consumata una lotta intestina ad alti livelli e alla fine Deng Xiaoping ha riguadagnato il potere. Lui che cosa ha fatto? Ha preso la via di mezzo: politicamente e socialmente mantenne al potere i comunisti ma economicamente aprì le porte al capitalismo. Ecco perché dopo 30 anni si può vedere una Cina sotto il regime comunista ma con una economia capitalista. Deng non era sicuro sul da farsi: prima lui era stato un partner di Mao, aveva ucciso persone per Mao e aveva appoggiato la sua politica, però non amava il Grande timoniere perché Mao aveva cercato di ucciderlo per ben due volte, perseguitandolo. Per questo era tentato dal criticare Mao e farlo cadere ma sapeva che così sarebbe caduto anche lui. Quindi ha pensato di cambiare solo l’economia, dal momento che l’economia comunista non aveva mai funzionato. Se oggi l’economia cinese continua però ad avere problemi è perché politicamente la Cina è ancora una dittatura: il Partito permette alle persone di diventare ricche e aprire un ristorante, magari, ma anche il sistema economico è governato dai comunisti. Ogni singolo metro di terra è sotto il loro stretto controllo.

Hu Jintao e il premier Wen Jiabao hanno parlato più volte di riforme, sia economiche che politiche, ma poi non è stato fatto niente di concreto. Perché?
Io non ho mai sentito parlare di riforme politiche. Del resto, ne hai mai vista una? No. Il prossimo leader, Xi Jinping, chi è? Io non lo so, non viene eletto dalla gente, neanche dal Partito, è nominato da Hu Jintao, è il suo successore, il nuovo imperatore del paese. È davvero tutto qui.

Eppure nelle ultime settimane si è parlato tanto di riforme e della cancellazione del nome di Mao dalla Costituzione. Si aspetta qualche cambiamento?
No, nessuno. Se viene meno la stabilità politica e il clima politico cambia, allora il nuovo leader dovrà affrontare una situazione mutata e potrebbe trovarsi costretto a cambiare le cose. Ma questo cambiamento deve essere forzato dal clima del paese, dall’ambiente, non dal leader.

Lei conosce bene per esperienza personale la realtà dei laogai. Dalla Cina è filtrata la notizia che gradualmente non verranno più prelevati organi per i trapianti dai condannati a morte. Anche il sistema dei campi di lavoro verrà abbandonato?
No. I leader del governo comunista vogliono mantenere i laogai perché così se critichi il governo, se non sei d’accordo con i leader, loro ti possono mettere in prigione e farti tacere. Quando Kruschev prese il posto di Stalin voleva abolire i gulag e liberò molti prigionieri ma i gulag continuarono ad esistere fino al 1991. I laogai finiranno solo quando finirà il controllo comunista sul paese, non prima. Oggi nei laogai ci sono ancora 3 o 4 milioni di persone in oltre 1.000 campi di concentramento.

Che cosa avviene nei laogai?
C’è il lavoro forzato e ti fanno il lavaggio del cervello per riformare la tua mente. Chi entra in un laogai deve uscire che appoggia il comunismo e la madrepatria, non deve pensare liberamente e non deve credere in nessuna religione. Ecco cosa significa riformare il pensiero.

Oggi la Cina è la seconda potenza economica del mondo, Mao è morto da 36 anni. Succedono ancora certe cose?
In ogni paese un ladro o un corrotto viene punito dalla giustizia. Se io però vado in prigione in America posso tenermi le mie idee, posso insultare Obama, posso credere in Dio, questo è il punto. In Cina io sono costretto ai lavori forzati e a riformare la mia mente, ad appoggiare il comunismo e il mio paese, devo ripudiare la mia religione, le mie visioni politiche, anche se i crimini per cui finisco in prigione non sono politici. Queste cose sono all’ordine del giorno.

Quindi non crede che le cose possano cambiare in Cina?
Non ho detto questo. Io penso che in un paio di anni ci saranno grandi cambiamenti perché Xi Jinping, il nuovo leader, è davvero debole. Noi lo conosciamo poco e non si può prevedere che cosa succederà ma in Cina ogni mese ci sono più di tremila proteste. Le stazioni di polizia vengono attaccate dalla gente comune che vuole difendere i propri diritti.

Perché alla vigilia del 18mo Congresso ci sono state così tante lotte al potere. Il caso di Bo Xilai, espulso dal partito e accusato di corruzione, non è emblematico di un clima che cambia?
Le lotte c’erano anche prima. Parliamo però di Bo Xilai e di sua moglie Gu Kailai. Il padre di Gu Kailai era un generale militare, suo marito è un membro del Politburo comunista, un rivoluzionario di alto livello, eppure lei è stata sbattuta in prigione per sempre. Qual è il suo crimine? Ha ucciso un britannico. Perché? Perché voleva estorcere soldi a Gu Kailai. Ora la domanda è: se sei membro di un Partito comunista, come spiegano Marx, Engels e Mao, dovresti essere un proletario, non dovresti avere soldi né terra né aziende né capitali. Invece Gu Kailai aveva tantissimi soldi. Noi sappiamo anche che il 90 per cento delle famiglie dei quadri comunisti di alto livello vivono in America, Italia, Regno Unito, Canada. Che cosa sta succedendo? I comunisti cinesi non sono più proletari, la corruzione è alle stelle a riprova che non c’è trasparenza in questo paese, guidato da tanti padrini. Ma credi che un padrino possa guidare questo paese per sempre? Sicuramente no, ecco perché nei prossimi anni vedremo una grande crisi.

Prima ha detto che Xi Jinping è debole, perché?
Xi Jinping è debole perché fino ad oggi non l’ho mai sentito parlare in pubblico di cose reali. Fino a poco tempo fa non sapevamo neanche quando si sarebbe aperto questo Congresso perché molti quadri comunisti di alto livello stavano combattendo l’uno contro l’altro per il potere, cioè per i soldi. Questo è un segno di debolezza.

Qual è il principale problema che la nuova leadership cinese dovrà affrontare?
Senza dubbio la stabilità del regime, che è l’unica cosa di cui gli importi davvero.

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