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Ma che maturità è questa? Torniamo a scommettere sui ragazzi

giugno 24, 2013 Giovanni Fighera

Una volta ancora le previsioni si sono avverate. Intendiamoci. Non le previsioni riguardanti il Tototema. Quelle, come ormai tutti sanno tranne i maturandi (che sperano nella cabala), non si avverano mai. Si è avverata, invece, una volta ancora la delusione sul volto dei ragazzi che agli Esami di Stato si sono dovuti cimentare con tracce che non hanno provocato il loro cuore, che non li hanno sollecitati. Come tutti gli anni, salvo poche eccezioni di cui poi parlerò, le tracce sono concepite non per diciottenni e diciannovenni che frequentino Licei o Istituti tecnici o professionali, ma per esperti di un determinato settore.

Evidentemente, la nostra società, che è diventata una società di esperti, vuole proporre questo ideale anche ai ragazzi. Chi ha scelto le tracce vuole vedere come se la possa cavare un maturando con questioni specialistiche, precise, di cui magari ha soltanto sentito parlare. Chi ha scritto le tracce ha dei figli, li conosce, li ha guardati davvero? Oppure insegna e si confronta sul serio con i suoi studenti? Lungi dal voler qui offendere qualcuno, è doveroso far riflettere il Ministero sulla realtà scolastica, sulla realtà dei giovani, sulla distanza tra la vita reale (intendo qui anche e soprattutto la dimensione esistenziale, il vissuto, l’esperienza) e le proposte della tracce. Perché i ragazzi non possono una volta tanto riflettere davvero sulla vita, sull’esperienza, sull’uomo?

Ecco alcuni esempi. Per quanto riguarda la tipologia B (saggio o articolo di giornale) nell’ambito socio-economico i documenti forniti riguardavano «Stato, mercato e democrazia». Riteniamo davvero che un ragazzo possa dire la sua, possa mostrare un’idea propria, personale, che non sia frutto di preconcetti o di quanto sta sentendo tutti i giorni in televisione su questa questione? Oppure, concordate con me che si debba essere esperti del settore, avere una cultura economica e un’età diversa per non scrivere fesserie o i soliti luoghi comuni che poi i commissari sottolineeranno dicendo che il ragazzo è caduto nello scontato o nel retorico?
Nell’ambito storico-politico (sempre tipologia B) l’argomento era «Gli omicidi politici», con documenti sull’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando, di Matteotti, di Kennedy fino ad arrivare ad Aldo Moro (quest’anno sono trentacinque anni che è morto). Ecco i misteri di Italia e internazionali in parte ancora irrisolti, sottoposti ai ragazzi: forse ci aspettiamo che essi assumano il ruolo di giovani Sherlock Holmes? Qualcuno mi dovrebbe spiegare quali siano le aspettative su un ragazzo che sostiene l’Esame di Stato? Ma, forse, chi ha proposto queste tracce non si aspetta che lo studente si faccia portavoce di una voce sua, come fa il giornalista, ma semplicemente che rielabori i documenti. Nell’ambito tecnico-scientifico l’argomento era «La ricerca scommette sul cervello» con documenti relativi alla mappatura del cervello e agli investimenti del Presidente Obama su questo progetto. Anche in questo caso un argomento ultraspecialistico.

Ebbene, il sondaggio effettuato su un campione di scuole rivela che la prova più scelta è stata proprio «La ricerca scommette sul cervello» (21,8% degli studenti) e al terzo posto la traccia di ambito socio-economico «Stato, mercato e democrazia» (scelta dal 16,3%).

Veniamo ora ad un’altra prova davvero improponibile se si tiene conto dei programmi effettivamente svolti nelle scuole: la tipologia C, ovvero il tema di Storia. La traccia recitava: «In economia internazionale l’acronimo BRICS indica oggi i seguenti Paesi considerati in una fase di significativo sviluppo economico: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica. Premesse le profonde differenze intercorrenti fra le storie di ciascuno di tali Paesi, il candidato illustri gli aspetti più rilevanti della vicenda politica di due di essi nel corso del ventesimo secolo». La difficoltà della traccia in questo caso è sottolineata dall’esiguo numero di candidati che l’hanno scelta: solo  l’1,3%.

Veniamo ora alle tracce più adatte ai maturandi. Ritengo bella, anche se non facile, la tipologia B di argomento Artistico- letterario su «Individuo e società di massa» con riflessioni di Pasolini (Scritti corsari), Montale, Canetti e Bodei. I ragazzi dovevano scrivere un articolo o un saggio sulla perdita della coscienza e della tradizione a causa della «dittatura della civiltà dei consumi». Il 20,3% dei candidati ha scelto questa traccia, a conferma forse del fatto che la questione proposta è sentita. Personalmente non so quale consapevolezza riescano ad avere oggi i ragazzi, se non sono guidati ed educati, del fatto che il loro desiderio inestirpabile di infinito (connaturato all’uomo) è trasformato dal potere in un coacervo di bisogni economici.

La tipologia più semplice (so di essere in controtendenza con questa affermazione) era l’analisi di testo. Ma in questo caso, che delusione per quei ragazzi che magari per tutti i cinque anni hanno apprezzato opere poetiche e narrative sapere che dovevano cimentarsi su una prefazione di un saggio, tra l’altro di un autore ai più di loro sconosciuto, Claudio Magris. Come può emergere la sensibilità letteraria e artistica di uno studente sulla prefazione di un libro? In secondo luogo, come può brillare la cultura di uno studente con una prova su un autore non appartenente al canone e alla tradizione letterarie? Senz’altro sarà apprezzata la capacità di uno studente ad essere originale e non ripetitivo in una prova in cui le domande ripetono reiteratamente gli stessi concetti. Sentite a cosa dovevano rispondere i ragazzi: 1) Riassumi il testo; 2) soffermati sugli aspetti formali; 3) soffermati sull’idea di frontiera; 4) soffermati sull’idea di viaggio; 5) Esponi le tue considerazioni personali; 6) Proponi una tua interpretazione complessiva facendo riferimento ad altri testi di Magris e/o di altri autori del Novecento. Puoi fare  riferimento anche a tue esperienze personali. A nessuno sfuggirà la ripetitività delle domande. Con un po’ di capacità e conoscenza dei principali autori del Novecento si poteva comunque svolgere una buona prova.

Infine, parliamo della Tipologia D, il tema di attualità, una traccia che proponeva una questione molto interessante, ma la formulazione attraverso una citazione di ambito scientifico che richiede naturalmente una capacità di argomentazione anche di carattere biologico, poteva allontanare il ragazzo o rendere complesso lo svolgimento dell’elaborato. Ecco la traccia: «Fritjof Capra (La rete della vita, Rizzoli, Milano 1997) afferma: “Tutti gli organismi macroscopici, compresi noi stessi,  sono prove viventi del fatto che le pratiche distruttive a lungo andare falliscono. Alla fine gli aggressori distruggono sempre se stessi, lasciando il posto ad altri individui che sanno come cooperare e progredire. La vita non è quindi solo una lotta di competizione, ma anche un trionfo di cooperazione e creatività. Di fatto, dalla creazione delle prime cellule nucleate, l’evoluzione ha proceduto attraverso accordi di cooperazione e di coevoluzione sempre più intricati”. Il candidato interpreti questa affermazione alla luce dei suoi studi e delle sue esperienze di vita». Questa traccia è quella che preferisco insieme a quella su individuo e società di massa. Ma mi chiedo una volta ancora: «Perché non dare ai candidati un’effettiva possibilità di scelta tra più prove, proponendo argomenti che effettivamente un ragazzo dovrebbe aver studiato, rielaborato, su cui dovrebbe aver riflettuto in modo da possedere un’idea sua?».

Forse è questa la scuola delle competenze, in cui non importa che uno studente abbia studiato tutti i principali autori del Novecento con uno sforzo non indifferente perché tanto poi gli viene proposto un testo del 2005? Forse è  questo l’esame «di orientamento», come l’ha chiamato il Ministro della pubblica istruzione Carrozza, dove non si valuta il percorso fatto, ma si introduce lo studente a ciò che si farà in futuro?  Ma qualcuno ha mai visto in qualsiasi ambito o disciplina un Esame che non valuti il passato, ma introduca al futuro? Potrebbero farmi sostenere un Esame di Karatè prima di averlo seriamente affrontato?

Con l’analisi di testo della Prima prova sempre più importante è che un ragazzo sappia capire qualsiasi brano, mentre è sempre meno significativo che uno studente abbia studiato, abbia una memoria e una sensibilità letterarie, si ricordi? Tanto il Ministero fornisce i testi, i documenti. Mi risponda il Ministero: è questa la scuola che vuole, la scuola della scarsa cultura, dell’abolizione della poesia, dell’estirpazione della bellezza e dell’acquisizione della competenza linguistica (quale poi?)? Se è questo che volete, state sbagliando tutto e io, francamente, non ci sto. E chiedo a tutti coloro che la pensano come me di fare sentire la loro voce.

Se gli studenti non sanno scrivere o non sanno cosa scrivere, non si risolve la questione offrendo loro i documenti fingendo di farli diventare giornalisti. Avete mai visto un giornalista a cui viene offerta la documentazione e gli si dice di rielaborarla? Che senso avrebbe? Se vogliamo che i nostri studenti imparino a scrivere, facciamo scrivere loro due volte a settimana un diario o Zibaldone personale. In un anno inizieremo a vedere i risultati. Ritorniamo al tema che è espressione di una cultura, di una capacità di giudizio e di rielaborazione. Torniamo a scommettere sulle capacità dei ragazzi. Certo questo comporterà un lavoro più oneroso per noi docenti. Ma ne varrà la pena.

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