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Insultano Franceschini (che non è mica Berlusconi). Così Repubblica riscopre «il rispetto per l’avversario»

aprile 22, 2013 Correttore di bozze

Il Correttore di bozze è lieto di annunciare che improvvisamente Repubblica è tornata nel mondo reale. Magari a sprazzi, ma ogni tanto capita. Oggi, per dire, è riuscita perfino a informare i suoi lettori che in Italia c’è «l’aria pesante». Così almeno scrive Tommaso Ciriaco raccontando la contestazione subita sabato sera dall’ex segretario del Pd Dario Franceschini in un ristorante romano «a due passi dal Quirinale». Contestazione «iniziata con una ragazza che esclama un po’ elettrizzata “C’è Franceschini!” e terminata con un dito medio piantato a mezzo metro dal volto del parlamentare».

Intendiamoci. Il Correttore di bozze, in quanto becero esponente della destra cattolica (e la parola “destra” sia qui pronunziata con il massimo disprezzo possibile), è ormai totalmente avvezzo a vedere ricoperte di insulti tanto la sua miserabile persona quanto quelle dei suoi impresentabili rappresentanti politici. In piazza come nei social network, nello studio tv di Lucia Annunziata come nella redazione di Ezio Mauro, è tutto un fiorire di contumelie contro la Casta dei correttori di bozze servi del potere. Tanto che il Correttore di bozze medesimo si è convinto di meritarseli, certi epiteti. Ladro fascista che non è altro. Capirete però che mica si può ingiuriare allo stesso modo un Dario Franceschini. Egli è un galantuomo, oltre che uno di noi, e se qualcuno gli mostra il ditone, Repubblica comincia a sentire «l’aria pesante» e lancia giustamente l’allarme democratico.

L’altroieri al povero Dario hanno gridato cose orribili, come ha riportato appunto Ciriaco: «Venduto! A ’nfame! Mortacci tua!». Addirittura si sono augurati che il pasto «te vada pe’ traverso! Venduto e buffone!». E ancora: «Dimettiti!», «rovina della sinistra», «dovevi votare Rodotà» e «altri insulti irriferibili». Ora. Tutti questi bei pensierini una volta se li prendeva solo quel nano malefico di Berlusconi. Lui sì che era un buffone (avete presente Piero Ricca?), un caimano, un ducetto di Arcore, priapo e via insolentendo. Si capisce perciò che un tempo simili pensierini sarebbero apparsi a Repubblica come sacrosanti atti di rivolta morale, eroica resistenza di un popolo stremato da anni di regime. Ora che tocca a Franceschini invece sembra più un gesto «sguaiato» se non «incredibile», per giunta rivolto a una persona per bene intenta a perseguire gli interessi dei cittadini. Mica come quegli intrallazzoni di Berlusconi e del Correttore di bozze, che invece di interessi fanno solo i propri.

Che questa contestazione sia un grave vulnus alla democrazia lo si capisce anche dal fatto che Repubblica abbia dovuto schierare un editorialista del calibro di Sebastiano Messina per convincere i pericolosi individui ad abbassare la cresta. E grazie al severo Messina, adesso «i giovanotti romani che sabato sera urlavano “Franceschi’, a li mortacci tua!”» sanno che il loro linguaggio era quello «crudo e volgare della curva sud», e che quella aggressione scellerata ha ricordato ai repubblicones di una certa età i Vespri siciliani, cominciati con gli sputazzi e culminati in una «sanguinosa caccia al francese».

Secondo l’intellettuale di largo Fochetti il guaio è che «tira una brutta aria per i politici. E non solo per Berlusconi che ormai si dev’essere abituato a sentire qualcuno che gli urla “Buffone!” appena lui scende dall’auto blindata (gli è successo giovedì a Udine e venerdì a Roma). Non solo per i politici di destra come Formigoni (accolto dall’urlo “traditore!”) davanti alla Camera. Non solo per i notabili centristi come Buttiglione (“parassita” e “venduto”, gli hanno detto in piazza Montecitorio)». Insomma, chiosa il Correttore di bozze, non tira una brutta aria solo per chi se la merita. «No», prosegue Messina, «adesso ci sono i democratici sotto tiro». E se non è blasfemia, poco ci manca. Tanto più che osano insultare i democratici «non in quanto casta» (poiché la casta è di destra, lo sanno tutti, compreso il Correttore di bozze), «ma proprio in quanto democratici». Peggio che vilipendere la bandiera.

Il Correttore di bozze ci tiene però a sottolineare, come fa Messina, che non bisogna pensare al Raphael e alla folla inferocita che tirava le monetine a Craxi. «Sarebbe un errore pensare che oggi stiamo vivendo la seconda puntata della stessa storia, perché non è così». All’epoca infatti «quasi nulla accadeva per caso», al contrario c’era una regia. Dei giornaloni tipo Repubblica alleati delle procure per rovesciare l’Italia come un calzino? Macché. I manovratori occulti erano «la Rete – quella di Orlando, non quella di Grillo» e «Gasparri e Buontempo» alla testa dei «giovani di destra». E te pareva?

Comunque, dicevamo, allora c’era una regia, mentre «oggi nessuno guida o teorizza una rivolta contro i politici. (…) No, il vergognoso assedio al ristorante di Franceschini non è l’indizio di una nuova rabbia popolare contro la casta». Anche perché il popolo siamo noi. Noi: il Pd, Repubblica, Franceschini, Messina e il Correttore di bozze (e Michele Serra, via). La democrazia siamo noi. La gente siamo noi. Il 99 per cento siamo noi. Impossibile che quei pezzenti là fuori non l’abbiano capito. «Piuttosto è il segnale che oggi c’è qualcuno al quale basta il dissenso dell’avversario per dargli addosso (per ora verbalmente) portando nella politica il lessico e i metodi degli ultras». Ma dove avranno mai imparato a odiare gli avversari così?

Una domanda sembra quasi affiorare in filigrana dietro le accorate ma chiare parole di Messina: ragazzi, non è che a furia di sfanculare “i politici” indistintamente abbiamo generalizzato un po’ troppo e adesso affanculo tocca andarci noi con Franceschini e tutta la baracca? Sì. Perciò, contrordine compagni: «A quei giovanotti che sabato sera hanno pensato che fosse normale, legittimo e giusto insultare un parlamentare colpevole solo di non aver cambiato idea come volevano loro, la politica oggi ha il dovere di insegnare un valore prezioso che sta drammaticamente scomparendo: il rispetto dell’avversario». Ma niente paura, c’è scritto “avversario”. Berlusconi resterà un nemico. Quella merdaccia.

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2 Commenti

  1. Quercia says:

    Io Berlusconi non lo sopporto, non l’ho mai votato e penso di non votarlo mai.

    Detto questo complimenti per l’articolo, da condividere in toto.

    • Giovanna says:

      L’anno scorso una lettrice di vanity fair scriveva nel blog del direttore vantandosi di aver insultato l’onorevole Calderoli al supermercato,e che se non fosse intervenuto una guardia, sarebbe senz’altro venuta alle mani, ricevendo il plauso incondizionato di tutti i partecipanti alla rubrica.
      Provai a scrivere al direttore che l’entusiasmo per tale manifestazione violenta mi sembrava fuori luogo,pur non avendo particolare simpatia per il politico in questione, ma il direttore, seraficamente, rispose che il fatto violento era assolutamente da approvare e lodare, citando alcune frasi di Calderoli a suo parere pessime.
      Evidentemente qualcuno, casualmente di solito di sinistra, si arroga il diritto di decidere che un parlamentare eletto dal popolo sia un avversario e altri un nemico.

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