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La Champions è per pochi, il Triplete per i migliori. Il Bayern di Heynckes entra nel club esclusivo

giugno 3, 2013 Emmanuele Michela

C’è riuscito Mourinho, Ferguson e Guardiola, ancora prima lo faceva l’Ajax di Crujiff e il Celtic dei Lisbon Lions. Chi fa il Treble entra tra i grandi e impone il suo nome nella storia del calcio.

Ormai la domanda è diventata tanto inflazionata quanto retorica: cosa può portare in più Guardiola a questo Bayern? Viene da chiederselo anche dopo la vittoria di sabato sullo Stoccarda, un 3-2 che significa Dfb Pokal, ossia la coppa di lega tedesca, ossia il tanto agognato Triplete. Ce l’ha fatta Heynckes a congedarsi alla grande, e non solo per la Champions vinta dieci giorni fa. Curioso notare come il trofeo nazionale in pochi giorni avesse catalizzato tutta la voglia e l’attenzione della tifoseria e della squadra: eppure quella coppa, forse la meno importante di quelle alzate quest’anno, è diventato l’emblema della supremazia del calcio bavarese, sancita da quella singolare onorificenza, il Treble, che solo a poche squadre è riuscito ottenere.

I LISBON LIONS. Perché nella storia del calcio il Triplete è sempre stato il simbolo di un predominio calcistico, l’incoronazione di qualcosa di mitico, fosse un allenatore, una squadra, una tattica, capace di sfamare la sua voglia di vittoria in ogni settore sportivo il calendario le offrisse, fossero le grandi serate di calcio europeo o la buona vecchia coppa di lega nazionale.
A partire dal primo club che fece la tripletta, il Celtic, anno 1967. Fu la prima vittoria di un club britannico nella Coppa Campioni, e non sono pochi a sorridere nel pensare che tutto ciò arrivò non da una delle tante grandi del pallone londinese, bensì da uno dei due club della Glasgow operaia. Una squadra segnata anche da una caratteristica che la rende ancora più leggendaria: tutti i Lisbon Lions, questo il nome dei ragazzi che in Portogallo batterono l’Inter in finale, erano nati nel raggio di 30 miglia da Glasgow, e ognuno di loro era cresciuto nel settore giovanile della squadra.

L’ANTICIPO DEL CALCIO TOTALE. A spingersi poi negli anni Settanta c’è il successo dell’Ajax del 1972, spinta dalle reti di Crujiff, l’intelligenza di Krol, la versatilità di Neeskens. Per molti la vena creativa di quella squadra, il suo calcio veloce e raffinato erano il simbolo della vitalità di quell’epoca che subito all’inizio del decennio venne celebrata. E divenne il preambolo di quella che sarebbe stata l’Olanda del calcio totale, che nei due Mondiali successivi (1974, 1978) arrivò ad un soffio da vincere la Coppa del Mondo.

ANNI NOVANTA, CI RIESCE FERGUSON. Ma anche negli anni successivi il Triplete ha saputo consegnare alla storia qualcosa di leggendario. Squadre e giocatori, ma soprattutto allenatori, rivelatisi ognuno a modo suo grandi innovatori e carismi.
A partire da Guus Hiddink, da qualcuno guardato con certa perplessità: a torto, perché il tecnico dell’Anzhi merita di entrare tra i grandi del calcio, non fosse altro che riuscì a portare in cielo il Psv nell’88 alla prima panchina ufficiale, e in questi 25 anni non ha mai smesso di proporre un gioco valido e vincente, fosse con l’Olanda o la Corea, il Real o la Turchia.
Così come ha fatto chi, invece, per 27 anni non ha mai voluto cambiare, ovvero Alex Ferguson, che il Treble lo ha conquistato con lo United nel 1999. Il suo calcio, quello dei Giggs e Butt, di Schmeichel e Beckam, dei Calypso Boys Yorke e Cole, era il mix giusto tra classe e affiatamento, la solidità di un gruppo tanto unica quanto capace di essere riproposta da Fergie anche negli anni successivi, quando tanti di quei ragazzi salutavano Old Trafford.

IL CORAGGIO DI GUARDIOLA E MOURINHO. E così si arriva agli anni Duemila, il decennio che ha sancito la crescita del Barcellona di Guardiola, vincitore della Champions del 2009. Era facile vincere con quei giocatori, impresa da pochi invece è stato farlo affermando quel gioco, il tiki taka, e sbriciolando ogni record di reti, di squadra e personale. E pensare che la prima cosa che ha fatto Pep con i blaugrana è stata mandare via gente come Ronaldinho e Deco.
Scelte coraggiose, come le tante fatte dallo Special One, José Mourinho, nel 2010: non serve spiegare perché a suo modo quell’Inter ha fatto la storia. E non serve aggiungere nulla per capire quanto fosse importante per il Bayern alzare quella coppetta sabato pomeriggio. Heynckes è entrato in una ristrettissima compagnia di vincenti.

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2 Commenti

  1. francesco taddei says:

    il triplete è solo contorno. l’importante è solo la coppa.

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