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«Altro che “adozioni internazionali in crescita”, la Russia sta per chiuderci le porte»

aprile 20, 2016 Daniele Guarneri

Mosca prepara una moratoria verso l’Italia per mancanza di comunicazione. Gli enti autorizzati contro la presidente della Commissione, che «non ci convoca da due anni» e intanto fa dichiarazioni che creano «un clima di sfiducia e sospetto»

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Le adozioni internazionali tornano a crescere? Così sostiene il magistrato Silvia Della Monica, presidente e vicepresidente della Commissione adozioni internazionali (Cai) che in una intervista a Repubblica ha spiegato: «Le nuove statistiche (relative al 2014-2015, ndr) verranno rese note entro la fine del mese. Ma posso già anticipare che per la prima volta i numeri ricominciano a crescere». In attesa dei dati ufficiali il senatore Carlo Giovanardi, con una interpellanza al presidente del Consiglio e al ministro degli Esteri, ha fatto notare che le pratiche di adozione con la Russia rischiano di essere bloccate, e quindi, in verità, le statistiche potrebbero essere presto riviste.

LA MORATORIA RUSSA. Il difensore civico dell’Infanzia Pavel Astakhov ha infatti proposto una moratoria dell’adozione dei bambini russi in Italia, invitando il nostro paese a fornire esaurienti spiegazioni sul decesso di un bambino adottivo russo nel luglio del 2014, minacciando in caso contrario di sospendere o addirittura vietare l’adozione di bambini russi da parte dell’Italia, si legge nella interpellanza di Giovanardi. Non solo, la sospensione dell’adozione potrebbe arrivare anche per il caso di un cittadino italiano di 52 anni che a Volgograd sarebbe stato accusato di presunte percosse al figlio adottato in un orfanotrofio russo. «È trascorso già più di un anno senza che da parte italiana sia stato dato alcun chiarimento. Pavel Astakhov ha suggerito un temporaneo congelamento delle adozioni se l’Italia non farà avere la documentazione su questi due casi, fissando il termine del 16 giugno entro il quale l’Italia dovrà dare spiegazioni», dice a tempi.it il senatore Giovanardi.

A RISCHIO 700 BAMBINI. Dunque, se anche fosse vero che le adozioni internazionali sono tornate a crescere dopo il calo cominciato nel 2011, le stesse potrebbero presto subire una brusca frenata. Nel 2013 (ultimi dati pubblicati sul sito della Cai) il totale dei minori adottati a livello internazionale era di 2.825, di questi il 25,8 per cento provenivano dalla Russia. Se i numeri attuali fossero gli stessi di tre anni fa, significherebbe che 728 bambini russi non potrebbero più essere adottati. Eppure la Della Monica sostiene che ci sono «eccellenti rapporti con la Federazione Russa». «Talmente eccellenti che Mosca ha proposto una moratoria per sospendere o addirittura bloccare le adozioni verso il nostro paese», commenta dispiaciuto Giovanardi.

DUE ANNI AL BUIO. Spiega il senatore: «Nella Cai sono presenti rappresentanti di tutti i ministeri, ci sarebbe la possibilità di risolvere questo problema in modo rapido ed efficiente. Eppure da un anno la Federazione Russa aspetta risposta. E sa perché? Perché è da quasi due anni che la Commissione non si riunisce». Conferma tutto l’avvocato Simone Pillon, uno dei tre rappresentanti delle associazioni familiari a carattere nazionale che fanno parte della Commissione: «Ci siamo riuniti l’ultima volta nel maggio 2014». Eppure la Della Monica sostiene che «lavora giorno e notte» per risolvere i problemi che di volta in volta deve affrontare. «Mi spiace per lei», replica Pillon. «La Commissione non è la Della Monica. È un organo collegiale, le decisioni e le posizione assunte sono prese in modo collegiale e vanno ratificate da tutti i membri. Che non si vedono, ripeto, dal maggio 2014».

SOSPETTI E SFIDUCIA. «Non capisco perché il presidente del Consiglio non prenda una posizione», attacca ancora Giovanardi. La Della Monica è stata nominata vicepresidente appena prima della caduta del governo Letta, e una volta insediato l’esecutivo Renzi, ha ricevuto tutte le deleghe in capo al presidente Cai. «È illegale. Un decreto del presidente della Repubblica stabilisce che la Commissione adozioni internazionali deve essere presieduta dal presidente del Consiglio o dal ministro della Famiglia. L’incarico è infatti sempre stato ricoperto da membri del governo (Bindi, Prestigiacomo, Giovanardi, Riccardi, Kyenge, ndr). Eppure da due anni la Della Monica è presidente e vicepresidente. C’è un evidente accavallamento delle funzioni di due cariche che dovrebbero controllarsi a vicenda».

«ANOMALIE GIÀ SANATE». Nell’intervista a Repubblica il magistrato si difende dall’accusa di non aver mai riunito la Commissione: «Al mio arrivo ho trovato che all’interno della Cai, seppure in modo indiretto, erano presenti enti che non dovrebbero invece partecipare ai lavori. Riunirò la Commissione quando avrò sanato questa anomalia». Ma secondo Pietro Ardizzi, portavoce dei 25 enti italiani autorizzati per l’adozione internazionale, «non servono due anni per “sanare” questa anomalia. E soprattutto, questo ipotetico conflitto di interessi è stato superato con un decreto del presidente del Consiglio del marzo 2015. Un anno fa», dice a tempi.it. Ardizzi è critico riguardo alle dichiarazioni rilasciate da Della Monica a Repubblica: «Creano un clima di crescente confusione e un inasprimento dei rapporti tra famiglie, operatori e istituzioni». Le affermazioni da censurare, secondo Ardizzi, sono le seguenti: «Ci sono enti che hanno avuto gestioni discutibili. Sia sul fronte economico che rispetto al rigore delle procedure adottive. Io sto cercando di ripristinare la legalità. Anche sottoponendo gli enti a vigilanza e controllo». E ancora: «Le gestioni precedenti (della Cai, ndr) hanno usato in modo scriteriato i fondi della Commissione».

FIDUCIA IN CHI? Per Ardizzi quelle del presidente della Cai sono «accuse pesanti che creano sfiducia. Ma davvero ha sottoposto gli enti a vigilanza e controllo? Le verifiche, in teoria, dovrebbero cominciare solo dopo una ratifica della Commissione che – recita il ritornello – non si raduna da due anni. E davvero le precedenti Commissioni hanno usato i fondi “in modo scriteriato”? Dove sono le prove di questo uso scriteriato? Affermazioni del genere instaurano un clima di sospetto. È troppo facile consigliare alle famiglie di “andare avanti, di avere fiducia e che l’unica garanzia è affidarsi a enti seri”, come fa lei. Ma chi sono gli enti seri? Come fa una famiglia a capirlo? Come fa ad avere fiducia e proseguire un percorso, quello dell’adozione, di per sé già difficile e spesso doloroso? Dovrebbe essere la Commissione a stilare un elenco di enti e associazioni affidabili e magari segnalare anche quelli sotto vigilanza. Ma…». Ma la Commissione non si riunisce da due anni.

Foto bambina da Shutterstock


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