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Adozioni internazionali. Tutte le bugie del governo

novembre 1, 2015 Chiara Rizzo

«La Cai operativa? Ma se si è riunita solo nel 2014. È un soviet». Intervista a Simone Pillon, avvocato, membro della commissione

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Un clamoroso calo delle adozioni internazionali di cui quasi nessuno parla, mentre il dibattito mediatico è per lo più concentrato sulla, non meno importante, stepchild adoption. Eppure, l’Italia – per anni paese modello in tutto il mondo per l’accoglienza (nazionale e internazionale) in famiglia di minori – vive un brusco cambio di tendenza. Una rivoluzione all’incontrario. Il governo Renzi come risponde al problema della flessione? Semplicemente nega che vi siano problemi. Lo scorso 5 marzo, rispondendo in Senato a due interrogazioni presentate da Carlo Giovanardi e Maurizio Sacconi, il rappresentante dell’esecutivo in aula (che quel giorno era, va ricordato, il sottosegretario alle politiche Agricole Andrea Olivero) ha rassicurato tutti: «L’operatività della commissione, intensissima negli ultimi mesi, è pienamente garantita e in atto». «Ma quando mai? Ci siamo visti una volta in due anni», denuncia a Tempi Simone Pillon, avvocato, membro della suddetta commissione.

Pillon, non siete pienamente operativi?
No. Lo scorso 19 marzo è stata l’ultima volta che ho inviato una richiesta di convocazione della commissione con posta elettronica certificata e la mia richiesta non è stata nemmeno riscontrata. Non ho avuto alcuna risposta. La commissione non viene convocata dal 27 giugno 2014.

Si tratta della riunione in cui il magistrato Silvia Della Monica è stata nominata vicepresidente della commisione?
Sì, è stata la prima riunione presieduta dall’attuale vicepresidente, che però fa anche la presidente.

Scusi, ma la presidenza non l’ha assunta su di sé il premier Matteo Renzi?
In teoria presidente della Cai dovrebbe essere il presidente del Consiglio o qualcuno da lui delegato tra i membri dell’esecutivo. Ci dovrebbe poi essere anche un organo tecnico, rappresentato dal vicepresidente, che deve essere una persona diversa. Nell’interrogazione parlamentare del 5 marzo, Olivero ha semplicemente spiegato che «la scelta del presidente del Consiglio di tenere su di sé la competenza delle adozioni internazionali, delegando le sue funzioni alla vicepresidente Silvia Della Monica, è stata gradita in sede internazionale». Il vicepresidente, poi, dovrebbe essere un magistrato con esperienze in giustizia minorile.

Invece?
Ho guardato il curriculum che è stato pubblicato online e non ne ho trovato traccia. È stata consigliere di Cassazione e magistrato a Firenze prima. È stata anche senatrice in quota Pd. Non mi risultano esperienze nel settore minorile, ma se qualcuno ha notizie diverse sono pronto ad ascoltare.

Ma in questa prima riunione del 2014, Della Monica cosa vi ha detto? Vi avrà presentato il suo programma per guidare la Cai, no?
Ci ha detto che ci saremmo aggiornati presto perché quel giorno doveva correre in Senato. La riunione del 2014 è durata dieci minuti. Una successiva riunione non è mai stata fissata.

Magari Della Monica si è rimboccata le maniche da sola, e ha continuato a lavorare in tutto questo tempo.
No. La vicepresidente non può prendere decisioni di alcun tipo in assenza della commissione, e le decisioni non possono essere operative se non vengono prima ratificate dalla Cai. L’unica cosa che è accaduta dal 2014 è che abbiamo assistito a una violenta rivoluzione della norma giuridica, perché un organo democratico, la commissione, è diventato monocratico e qualsiasi decisione abbia adottato il vicepresidente è priva di ratifica.

Il 5 marzo, invece, il sottosegretario Olivero ha garantito: «Nell’ambito dei rapporti internazionali, si è lavorato intensamente in questo anno, con esiti molto importanti. La commissione ha invitato e ricevuto molte delegazioni per importanti sessioni di lavoro».
Quello che so è che le adozioni sono crollate e che molti paesi stranieri si lamentano dell’assenza della commissione che non avvia i contatti necessari, a livello burocratico, per aprire nuovi canali. Moltissime famiglie mi chiamano perché non hanno alcuna notizia, addirittura ce ne sono state alcune che mi hanno raccontato di essere state convocate dalla vicepresidente, lasciate attendere ore, per poi non essere ricevute. La vicepresidente dice di voler fare “poche ma buone” adozioni. La verità è che si è trasformato un virtuosissimo sistema di collaborazione pubblico-privato qual era la Cai – un sistema copiato pure dagli Stati Uniti – in una specie di scatola vuota. Anzi peggio, oggi la Cai è divenuta un soviet in cui tutto passa dal volere e dal capriccio di una singola persona.

Lei ha chiesto dei chiarimenti?
Ho denunciato pubblicamente quanto accade. Ogni tanto mi convoca qualche senatore per chiedermi se ci sono novità e provare a far pressioni sul governo, ma allo stato attuale è tutto fermo.

A suo avviso c’è una motivazione dietro tutto quello che starebbe avvenendo in seno alla Cai?
Certamente. Io penso che c’è una motivazione culturale alla base di tutto quello che sta accadendo: demolire la collaborazione tra pubblico e privato che era in atto nella commissione, per imporre una visione “statocentrica” dove il privato è sottomesso allo Stato che fa e disfa a suo piacimento.

Foto Ansa


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