Zacchetti (Acli): «Lo Stato è assente, ad aiutare i cittadini c’è solo il patronato»

La riforma delle pensioni del ministro Fornero sta togliendo il sonno ai futuri pensionati. Sono molti i cittadini che hanno deciso di rivolgersi ai patronati. A Radio Tempi Paola Zacchetti, responsabile dell’Acli di Milano, commenta: «Siamo inondati di richieste d’aiuto, facciamo il possibile»

Non c’è dubbio che la riforma delle pensioni presentata dall’esecutivo Monti e targata Elsa Fornero, sia tra i titoli della manovra più contestati, soprattutto perché ritenuta iniqua. Una stretta che sta procurando non poca apprensione, specie tra chi era già “psicologicamente” pronto a lasciare il posto di lavoro. L’Acli (Associazione Lavoratori Cristiani Italiani) sta da tempo monitorando la situazione, per poter rispondere a tutte le richieste di aiuto che quotidianamente giungono al patronato: «Da quando si è iniziato a parlare di questa manovra i nostri uffici sono stati presi d’assalto». Così a Radio Tempi la responsabile della sede centrale Acli di Milano e provincia, Paola Zacchetti: «Quelli più preoccupati sono gli appartenenti alla classe 52, che hanno iniziato a lavorare molto presto e che si vedono allontanare sempre più la pensione di anzianità, destinata a scomparire».

Cosa fa il patronato?
Dal 1° gennaio di quest’anno non solo le domande di pensione, ma anche quelle di maternità e di disoccupazione sono diventate difficili da gestire per il cittadino, che ha il solo canale telematico per poterle compilare. Così aumentano le persone che si rivolgono a noi e a cui cerchiamo di dare una mano facendo il possibile, anche rispetto alle risorse di cui disponiamo.

Il ministro del Welfare Elsa Fornero ha più volte ribadito l’obiettivo di questa riforma: rendere la situazione più trasparente, eliminando le finestre. Siete d’accordo con questi cambiamenti?
La previdenza ha già subito un forte scossone nel gennaio 2011, con la finanziaria precedente era già stato disposto il requisito delle cosiddette finestre mobili, che aveva procurato un forte scossone al sistema previdenziale. Cambiare di nuovo tutto a così poco tempo di distanza non farà altro che aumentare le difficoltà dei lavoratori in mobilità e cassaintegrati.

Ascolta l’intervento integrale di Paola Zacchetti
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Insomma decisioni dal centro, che non tengono conto della base?
Decisamente sì. Sul territorio abbiamo visto persone in grossa difficoltà a causa di tutti questi cambiamenti: pensi soltanto alle persone in mobilità che hanno visto spostarsi le finestre e non hanno potuto onorare gli impegni di accompagnamento presi con i datori di lavoro.

In quale stato d’animo si trovano le persone che si rivolgono al patronato?
Sono disorientate, spaventate. Questa riforma non mette in gioco solo un anno di vita lavorativa, ma tre, quattro, addirittura cinque anni. La tensione è alta, in ufficio arrivano persone estremamente deluse e arrabbiate, che hanno perso totalmente fiducia nelle istituzioni.

E a quei politici e opinionisti che considerano i patronati solo delle macchine mangiasoldi, che cosa risponde?
Che il patronato avrebbe bisogno di maggiori risorse visto che di fatto stiamo sostituendo lo Stato assente. Ci sentiamo responsabili della vita di chi ci contatta chiedendo aiuto per una compilazione, una consulenza: con più risorse potremmo sicuramente rispondere meglio.