Vuoi una madre surrogata? Paga. L’Australia vuole legalizzare la compravendita degli uteri in affitto

John Pascoe, primo magistrato della Corte federale australiana, ha proposto di autorizzare in Australia la compravendita degli uteri e di vietare a chiunque di comprare un utero all’estero per ragioni umanitarie.

In Australia è vietato affittare un utero a pagamento: non si può cioè pagare una donna perché porti in grembo il bambino di un’altra donna grazie all’inseminazione artificiale. Per questo nel 2011, 296 australiani sono andati all’estero, soprattutto in India, per cercare una donna che fungesse da madre surrogata in cambio di qualche centinaio di dollari. Indignato forse dallo sfruttamento delle donne indiane, John Pascoe, primo magistrato della Corte federale australiana, ha proposto di autorizzare in Australia la compravendita degli uteri e di vietare a chiunque di comprare un utero all’estero.

RAGIONI UMANITARIE. A quale scopo? «Noi sappiamo che le donne qui non potrebbero essere sfruttate come avviene nei paesi poveri – ha argomentato – e sicuramente qui verrebbero pagate più di qualche centinaio di dollari, oltre al fatto che riceverebbero appropriata assistenza medica». Legalizzare la compravendita sarebbe un vantaggio anche per il nascituro, continua Pascoe: «Le parti dovrebbero stipulare un contratto che garantisca i diritti di tutti, anche del bambino, che così potrebbe essere riconosciuto a tutti gli effetti come un cittadino australiano, mentre ora i figli surrogati incontrano molti problemi per la loro nazionalità incerta».

SFRUTTARE LE DONNE AUSTRALIANE. La proposta verrà fatta in Parlamento il prossimo mese ma alcuni bioeticisti, come ad esempio Leslie Cannold, si sono opposti affermando che il nuovo sistema non farebbe altro che «legalizzare lo sfruttamento delle donne australiane e noi non dovremmo creare una situazione in cui le donne possono essere costrette economicamente» ad affittare il proprio utero. La proposta del magistrato Pascoe ha innescato un dibattito, anche etico, nella società australiana mentre le cliniche che praticano la fecondazione assistita si fregano le mani pensando ai possibili guadagni futuri.