Vittime della loro fede, non se ne vanno gli armeni

Di Zhirajr Mokini
25 Aprile 2026
Un grande mistero di male ne ha strappati via quasi due milioni. Ma gli armeni ci sono ancora. Lettera da Alfortville, Francia
Armenia
Albicocchi in fiore ai piedi del monte Ararat, in Armenia

Gentilissimo direttore, mi ha colpito recentemente il reportage in Medio Oriente pubblicato sul Tempi, che racconta la realtà difficile dei nostri fratelli cristiani.

Ogni volta che giungono notizie da quei luoghi, un oscuro sentimento di rassegnazione mi attraversa e penso che, prima o poi, i cristiani rimasti partiranno e si disperderanno.

Ormai da cinque anni vivo ad Alfortville, cittadina alle porte di Parigi. Io sono armeno e nel mondo armeno Alfortville è famosa perché è, in gran parte, composta da armeni. Come Fresno in California o altre città o quartieri sparsi nel mondo. Il motivo per cui io sono arrivato qui è semplice. Perché c’è Cl e c’è la comunità armena; per continuare il mio cammino di diventare sempre più cosciente della forma di insegnamento alla quale sono stato consegnato!

Per farle capire il clima, le dico solo che qui ad Alfortville per strada e nei quartieri si parlano tre lingue: il francese, l’arabo (immancabile in Francia) e l’armeno. Anzi, basta saper parlare armeno. Confesso che provo un certo gusto ad andare in farmacia o dal meccanico e parlare nella nostra lingua.

Quasi per caso, questo mese sono andato a vedere la mostra “Alfortville un village armenien 1920-1930”. Nei primi anni dopo il genocidio molti sopravvissuti si istallarono ad Alfortville, ripartendo non da “zero” come si dice di solito, ma dalla morte, ricostruendo – come le formiche – amicizie, famiglie, lavoro, casa, negozi, scuole, comunità, associazioni, partiti, chiesa. Il tutto è avvenuto tanto lentamente quanto incredibilmente velocemente. In soli dieci anni!

Guardando la mostra, ero commosso per questa gente, la mia gente e stirpe, la nostra gente cristiana, che era rimasta viva dentro, nonostante la morte comunitaria che avevano subito. Fa parte della nostra storia questo mistero del morire di persecuzioni e risorgere come Gesù. Ed ero anche commosso come, a distanza di quasi cento anni, gli attuali armeni si occupassero grati della memoria di quelli che erano stati i primi, certi di appartenere a quel flusso di storia generata da Dio per noi, per cui i primi sono la radice di quel che c’è ora.

Tra i pannelli finali l’audio di un canto di un trovatore ignoto, composto durante o subito dopo il genocidio, e cantato da una sopravvissuta, registrato nel 1994 prima che lei morisse.

Il lamento di Deir el Zor

È la domenica di Pasqua…
A parte Dio, non vi é altra persona per noi…
Delle teste tagliate, non sappiamo il conto…
Vittime della loro fede, se ne vanno gli armeni.

Eh sì, «vittime della loro fede, se ne vanno gli armeni»! Quel grande mistero di male che ne ha strappati via quasi due milioni. Mi viene da dire, pensando alle apparizioni a Fatima, che è cosi che inizia lo scioglimento dalle catene del maligno, con un grande olocausto di cristiani.

Subito dopo le lacrime però mi è venuto un sussulto. Non è completamente vero! Non è storicamente vero. Non se ne vanno gli armeni. Ci sono ancora ed è una questione di libertà, di “libertas ecclesiae”. Lasciateli liberi e ricostruiranno tutto, letteralmente, educandosi gli uni gli altri a farlo. Ed è cosi per tutti i cristiani.

Per il 24 aprile, anniversario del martirio di 1.500.000 di cristiani armeni canonizzati dalla chiesa armena, insieme al dolore ho anche la certezza che chi appartiene a Gesù risorgerà ovunque, sulla terra e per la vita eterna.

Zhirajr Mokini, Alfortville

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.